Reattore a fusione, l’Europa “ce lo vuole mettere in… casa”

Individuati in Italia 196 siti su un totale di 900 in Europa. La mappa che rivela le macro aree ma non dice per evitare l’ennesimo no degli italiani

Nel 2011 la quasi totalità degli italiani ha detto “no” alla possibilità di costruire centrali nucleari. Un rifiuto netto, plebiscitario, che sembrava aver chiuso per sempre la discussione. Invece, sembra che qualcuno abbia deciso per noi dove costruirne uno. Stando a quanto emerge da uno studio di Gauss Fusion con la Technical University of Munich (TUM) sarebbero 900 i siti europei idonei ad ospitare un impianto per la fusione nucleare e, sorpresa delle sorprese, 196 sono in Italia. E non stiamo parlando di aree remote: molte sono zone industriali o prossime alle città. Insomma, dopo aver detto “no” al nucleare, il Paese scopre che la fusione potrebbe arrivare “nel giardino” della propria casa. Non si parla neppure di una banale ipotesi, ma di un progetto ormai avanzato, con tanto di mappa tecnica predisposta.

Gli esperti avrebbero individuato 900 siti europei, di cui quasi il 22% solo nel nostro Paese. Grazie allo studio sono state analizzate geologia, sismicità, reti elettriche, sistemi di raffreddamento e infrastrutture esistenti. Un lavoro imponente, che però ha un dettaglio inquietante: i 196 siti italiani non vengono resi pubblici. Esiste una mappa, ma non un elenco. Esiste l’indicazione dei territori, ma non la lista dei comuni. L’Italia è dentro, ma gli italiani non devono sapere dove.

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Il corridoio del Po: la futura “zona rossa” della fusione

Il report individua in modo chiaro il cuore del potenziale nucleare italiano: il Nord, lungo il corridoio del fiume Po, tra Milano, Cremona, Parma, Verona, Venezia e Bologna. Nella mappa ufficiale, che trovate in allegato in formato Pdf, compaiono i punti che delimitano i 7 cluster principali del Nord Italia. Non sono siti, ma aree estese, e questo rende la situazione ancora più ambigua.

Cremona appare come uno dei nodi più ricettivi, grazie alla vicinanza con stazioni elettriche ad alta tensione: un dettaglio tecnico, ma fondamentale, perché la fusione ha bisogno di una rete stabile e potente. La stessa mappa evidenzia zone industriali consolidate come Milano, Verona, Parma, Bologna, Venezia, aree dove convivono alta richiesta energetica e infrastrutture già pronte per essere riconvertite. E qui il contrasto politico emerge con forza: mentre la narrativa italiana dipinge il nucleare come incompatibile con il nostro territorio, lo studio tedesco segnala che proprio il territorio più popoloso e più industriale del Paese è quello ideale per ospitare un reattore a fusione. E lo fa senza chiedere nulla ai cittadini che lo abitano.

Il Sud non è escluso: previsti 15 cluster costieri

La seconda metà della mappa italiana si concentra sul Sud. Il report indica 15 cluster costieri, distribuiti in modo da coprire quasi tutto il Meridione da est a ovest. A pagina 10 del documento, infatti, compaiono Brindisi, Napoli, Catanzaro, Catania e Cagliari, ognuna con zone di potenziale interesse. Non si tratta di aree casuali: sono tutte vicine al mare, elemento indispensabile per i sistemi di raffreddamento termico.

E qui scatta un’altra contraddizione: il Sud è storicamente escluso dalle grandi strategie industriali, ma improvvisamente diventa interessante per l’energia del futuro. Non certo per decisione politica, ma perché la natura geologica e infrastrutturale dei territori risulta utile alle esigenze tecniche della fusione. Insomma, la fusione diventa la prima tecnologia in grado di portare nel Meridione un ruolo strategico.

La mappa che non dice dove nascerà la centrale

Il punto più controverso del report TUM/Gauss Fusion è però un altro: la lista precisa dei 196 siti italiani non esiste in nessun documento pubblico. C’è la mappa dei cluster, c’è la suddivisione geografica, ci sono le aree indicative. Ma i siti veri, quelli che potrebbero ospitare fisicamente un reattore, non sono elencati. Non sappiamo se si trovino dentro aree industriali attive, vecchie centrali dismesse, terreni agricoli ai margini delle città, o zone costiere già congestionate. Sappiamo solo che sono 196. E questo crea uno scenario paradossale:

  • l’Europa ne conosce i nomi,
  • le aziende coinvolte ne conoscono la posizione,
  • i governi ne sono probabilmente informati,
  • ma i cittadini no

La mappa, così com’è, è un gigantesco “campo largo” pieno di ombre. E un’informazione opaca, soprattutto quando si parla di energia nucleare, anche se di “nuova generazione”.

La posizione ufficiale: la fusione deve entrare nelle città

La CEO di Gauss Fusion, Milena Roveda, conferma apertamente questa visione: «I futuri impianti a fusione non saranno infrastrutture isolate, ma dovranno integrarsi nei territori, nelle filiere produttive e nelle reti energetiche esistenti». In altre parole, non verranno messi nel deserto, ma vicino alle città. E prosegue: «Questo studio dimostra che l’Europa, e l’Italia in particolare, con i suoi distretti industriali, dispone già delle condizioni per accelerare il passaggio dalla ricerca all’adozione della fusione su scala industriale». E infine: «È un passo concreto verso un modello energetico più sicuro, competitivo e realmente sovrano».

Sono dichiarazioni nette, chiare, che non lasciano spazio a interpretazioni: la fusione non verrà costruita lontano dalle persone, ma accanto alle loro case. E questo spiega perfettamente il senso del titolo: ce lo vogliono mettere… in casa.

E quindi? La fusione è un’opportunità o un’imposizione?

La risposta, oggi, non c’è. Perché nessuno ha ancora deciso dove sorgerà la centrale, né quando. La scelta finale è prevista entro il 2027, ma lo scenario è già chiaro:

  • l’Italia è candidata fortissima
  • i territori sono già stati valutati
  • i criteri tecnici sono stati definiti
  • il referendum del 2011 conta sempre meno.

La fusione potrebbe rappresentare un’opportunità enorme per il Paese, certo, ma la modalità con cui sta entrando nel dibattito, senza un dibattito, rischia di trasformarla in un’imposizione. Perché l’energia del futuro, per essere accettata, deve essere discussa. E soprattutto deve essere conosciuta.

Fonte:
Leading European Industries to build Fusion Power Plants

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