L’Europa chiude l’era dell’elettronica usa e getta: dal 2027 le batterie dovranno essere sostituibili

Sei deroghe tutelano sicurezza e impermeabilità, mentre sugli auricolari wireless resta ancora un’incertezza normativa

LA NOTIZIA IN BREVE – Dal 18 febbraio 2027 i dispositivi venduti nell’Unione europea dovranno essere progettati per consentire la rimozione e la sostituzione della batteria durante la loro vita utile. L’obiettivo è contrastare l’elettronica usa e getta, prolungare la durata degli apparecchi e facilitare il recupero di litio, cobalto e altri materiali preziosi. La Commissione europea ha però introdotto sei nuove deroghe: per alcuni prodotti, tra cui smartwatch, fitness tracker, giocattoli elettrici e apparecchi destinati ad atmosfere esplosive, l’intervento potrà essere affidato a tecnici indipendenti quando sicurezza, impermeabilità o dimensioni rendono rischiosa l’apertura da parte dell’utente. Per smartphone e tablet valgono già le norme europee sull’Ecodesign, che impongono ricambi disponibili, procedure di smontaggio accessibili e batterie capaci di conservare almeno l’80% della capacità dopo 800 cicli. Resta invece incerta la posizione degli auricolari true-wireless, non citati esplicitamente nell’atto. La svolta dipenderà ora da costi sostenibili, ricambi reperibili e controlli capaci di trasformare il diritto alla riparazione in una possibilità concreta.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – Dal 18 febbraio 2027, chi acquisterà nell’Unione europea un dispositivo alimentato da una batteria portatile dovrà poter rimuovere e sostituire l’accumulatore durante la vita utile del prodotto. Gli apparecchi progettati in modo da rendere impossibile tale operazione, classificabili come elettronica “usa e getta”, non potranno più essere immessi sul mercato europeo. La Commissione europea, con un atto delegato adottato il 14 luglio 2026, ha però aggiunto sei categorie alle deroghe già previste: per questi prodotti l’intervento potrà restare riservato a tecnici indipendenti. Tra le nuove eccezioni figurano alcuni dispositivi indossabili, i giocattoli elettrici ricaricabili e le apparecchiature progettate per operare in atmosfere potenzialmente esplosive.

Che cosa significa poter sostituire una batteria?

La nuova disciplina non impone il ritorno generalizzato allo sportellino posteriore dei vecchi telefoni cellulari. La batteria potrà trovarsi all’interno dell’involucro, ma l’architettura del prodotto dovrà consentirne la rimozione e l’installazione di un ricambio senza distruggere il dispositivo, danneggiarne le funzioni o compromettere la sicurezza.

Per la norma, l’utilizzatore finale è un adulto privo di qualifiche tecniche specifiche. Potrà servirsi di utensili normalmente reperibili in commercio, come cacciaviti o leve da apertura. Qualora occorra uno strumento specialistico legato a quella categoria di prodotto, il produttore dovrà fornirlo gratuitamente. La procedura esclude invece utensili proprietari irraggiungibili sul mercato, solventi e fonti di calore necessarie a sciogliere adesivi o smontare l’apparecchio.

Una batteria sostituibile, dunque, non coincide necessariamente con una batteria estraibile in pochi secondi. Il criterio decisivo riguarda la possibilità concreta di completare l’intervento con mezzi accessibili, seguendo istruzioni comprensibili e lasciando il prodotto pienamente funzionante.

La disponibilità del ricambio rappresenta l’altra metà dell’obbligo. Le batterie compatibili dovranno rimanere acquistabili per almeno cinque anni dall’immissione sul mercato dell’ultimo esemplare del modello, a un prezzo ragionevole e privo di discriminazioni tra utenti e riparatori. Anche viti, guarnizioni o altri elementi monouso necessari per richiudere correttamente l’apparecchio dovranno risultare disponibili.

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Quali sono le sei nuove categorie escluse dall’intervento dell’utente?

L’atto adottato dalla Commissione non libera i prodotti dall’obbligo di avere una batteria sostituibile. Sposta l’intervento dalle mani del consumatore a quelle di un professionista indipendente, dotato delle competenze e degli strumenti necessari.

La categoria destinata a interessare il maggior numero di persone comprende alcuni dispositivi indossabili, tra cui smartwatch, fitness tracker, occhiali intelligenti e altri sistemi elettronici incorporati negli abiti o negli accessori. Seguono i giocattoli elettrici con batterie ricaricabili, per i quali la deroga avrà carattere temporaneo e resterà valida fino al 31 luglio 2030.

Bruxelles ha incluso anche le sonde termometriche wireless destinate a entrare in contatto con gli alimenti durante la preparazione, come alcuni termometri intelligenti inseriti nella carne durante la cottura. Un’apertura eseguita in modo scorretto potrebbe danneggiare la sigillatura e favorire la contaminazione del cibo da parte delle sostanze contenute nella cella.

La deroga riguarda poi le apparecchiature disciplinate dalla direttiva ATEX, progettate per lavorare in atmosfere potenzialmente esplosive. In questa famiglia rientrano sensori, pompe, motori antideflagranti e altri sistemi utilizzati in stabilimenti dove possono accumularsi gas, vapori o polveri infiammabili. Una chiusura ricostruita male o un collegamento elettrico inadeguato potrebbero compromettere le certificazioni di sicurezza.

Completano l’elenco i dispositivi indossabili che somministrano medicinali per via sottocutanea e le unità telematiche installate sui tetti di macchine agricole o da cantiere, esposte durante il lavoro a vibrazioni, polvere, acqua e forti sollecitazioni.

Le deroghe potranno trovare applicazione soltanto quando l’accesso dell’utente alla batteria risulti necessario per tutelare la sicurezza della persona e l’integrità dell’apparecchio. La semplice convenienza industriale, il risparmio sui costi di progettazione o il desiderio di mantenere il prodotto più sottile non costituiscono, da soli, una giustificazione prevista dal testo.

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Perché smartwatch e fitness tracker potranno restare sigillati?

Gli smartwatch concentrano display, sensori biometrici, antenne, circuiti e batterie agli ioni di litio in pochi centimetri. Le celle, spesso sottili e strettamente incapsulate, possono subire perforazioni o deformazioni durante un’apertura inesperta. Il danneggiamento dei separatori interni può generare un cortocircuito, un rapido aumento della temperatura e, nei casi più gravi, un incendio.

La Commissione consente quindi la sostituzione professionale quando il dispositivo risulta troppo piccolo per permettere una manipolazione sicura oppure quando dipende da un involucro compatto e sigillato per resistere ad acqua, polvere e urti. La deroga vale anche quando l’accesso diretto comprometterebbe durata o sicurezza.

Questo passaggio non trasforma però tutti gli smartwatch in prodotti automaticamente esentati. La norma descrive condizioni tecniche, non un lasciapassare attribuito all’intera categoria. Un orologio intelligente abbastanza grande, progettato con un sistema di apertura sicuro e richiudibile, potrebbe restare soggetto alla sostituzione da parte dell’utente.

La vera contesa riguarda il confine tra impossibilità tecnica e scelta progettuale. Un prodotto impermeabile può richiedere guarnizioni e adesivi, ma diversi sistemi elettronici dimostrano che una buona tenuta all’acqua può convivere con componenti accessibili. La miniaturizzazione rappresenta un limite reale; il modo in cui il produttore distribuisce gli spazi, sceglie i fissaggi e progetta l’involucro resta una decisione industriale.

Perché le associazioni dei riparatori contestano le deroghe?

Right to Repair Europe, coalizione che riunisce oltre 190 organizzazioni in 30 Paesi, ha chiesto alla Commissione di limitare le eccezioni ai casi nei quali il produttore dimostri una vera impossibilità tecnica. Secondo la rete, la sicurezza dei bambini nei giocattoli potrebbe essere garantita attraverso un vano chiuso con una vite, accessibile a un adulto ma protetto dall’apertura accidentale.

La coalizione contesta soprattutto l’inclusione degli indossabili. Nel documento inviato a Bruxelles sostiene che le prove raccolte durante l’istruttoria non dimostrerebbero, per tutti i prodotti esaminati, l’impossibilità di riprogettare l’apparecchio mantenendone sicurezza e funzionalità. Chiede quindi che guarnizioni, strumenti, manuali, valori di serraggio e metodi per verificare il ripristino dell’impermeabilità vengano messi a disposizione dei riparatori indipendenti.

La critica coglie il punto centrale della riforma: la sostituibilità scritta sulla carta acquista valore soltanto quando un laboratorio estraneo alla rete ufficiale riesce a ordinare la batteria, aprire il prodotto e richiuderlo a un costo proporzionato.

Che cosa accadrà agli auricolari true-wireless?

Gli auricolari completamente wireless rappresentano la zona più incerta del nuovo quadro. Il testo cita smartwatch, fitness tracker, occhiali intelligenti e altri dispositivi elettronici integrati negli abiti o negli accessori, ma evita un riferimento esplicito agli auricolari.

Le dimensioni minime e l’involucro sigillato potrebbero farli rientrare tra gli indossabili ammessi alla sostituzione professionale. La parola “accessori”, da sola, lascia però spazio a letture diverse. L’atto delegato richiede comunque la presenza delle condizioni relative a sicurezza, forma, dimensioni o necessità di una struttura compatta.

Le linee guida della Commissione aggiungono un’ulteriore distinzione. Quando la funzione principale della custodia consiste nel trasferire energia agli auricolari, la charging case può essere considerata essa stessa una batteria portatile, in modo simile a un power bank. In questo caso l’articolo 11 dedicato ai prodotti che incorporano batterie potrebbe non applicarsi alla custodia. Le due piccole celle inserite negli auricolari restano invece componenti di dispositivi autonomi.

Le stesse linee guida precisano di avere valore interpretativo e non vincolante. L’applicazione concreta spetterà alle autorità di vigilanza, mentre l’interpretazione definitiva del diritto europeo appartiene alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Un chiarimento specifico sugli auricolari prima del febbraio 2027 eviterebbe classificazioni discordanti tra prodotti quasi identici.

Come cambieranno smartphone e tablet?

Per smartphone, telefoni cellulari e tablet slate prevalgono le regole specifiche dell’Ecodesign europeo, applicabili ai nuovi prodotti immessi sul mercato dal 20 giugno 2025. La normativa non obbliga i produttori a installare una cover apribile con le dita, ma impone una progettazione compatibile con lo smontaggio e la riparazione.

La batteria dovrà poter essere sostituita da una persona senza esperienza oppure da un riparatore con conoscenze generali. Nel secondo caso, batteria e dispositivo dovranno rispettare requisiti più severi di durata. Questa soluzione permette di mantenere telefoni sottili e resistenti all’acqua senza trasformare l’accumulatore in un componente irraggiungibile.

Le batterie dovranno resistere ad almeno 800 cicli completi di carica e scarica, conservando almeno l’80 per cento della capacità originaria. I produttori dovranno consegnare i ricambi essenziali entro cinque-dieci giorni lavorativi e mantenerli disponibili per sette anni dalla conclusione delle vendite del modello nell’Unione europea.

La nuova etichetta energetica europea mostra anche autonomia, durata in cicli, resistenza alle cadute, protezione da acqua e polvere e classe di riparabilità. Il consumatore può quindi confrontare due smartphone non soltanto attraverso fotocamera e memoria, ma anche valutando quanto sarà semplice mantenerli in funzione nel tempo.

Il software potrà impedire l’uso di una batteria compatibile?

La riparabilità dipende ormai tanto dalle viti quanto dal codice informatico. Alcuni produttori associano attraverso un numero seriale una batteria a uno specifico esemplare del dispositivo. Questa pratica, chiamata parts pairing, può generare messaggi di errore, eliminare informazioni sullo stato di salute dell’accumulatore o limitare alcune funzioni dopo una sostituzione.

Il regolamento permette al software di verificare la sicurezza e la corretta comunicazione tra dispositivo e ricambio, ma gli vieta di ostacolare l’impiego di una batteria compatibile. Per smartphone e tablet, i produttori dovranno inoltre assicurare ai riparatori professionali un accesso non discriminatorio ai programmi, ai firmware e agli strumenti necessari per ripristinare tutte le funzioni.

Il concetto di compatibilità riguarda anche la sicurezza. Il ricambio dovrà possedere caratteristiche elettriche, chimiche e dimensionali adatte al dispositivo. La norma tutela quindi il mercato delle batterie alternative senza imporre l’accettazione di componenti privi dei requisiti necessari.

Perché l’Europa interviene proprio sulle batterie?

La batteria rappresenta uno dei principali fattori che determinano la fine anticipata di un prodotto elettronico. Con il trascorrere dei cicli di ricarica, la capacità diminuisce e l’autonomia si accorcia. Quando l’accumulatore risulta saldato, fortemente incollato o inaccessibile, il costo della riparazione può avvicinarsi al prezzo di un apparecchio nuovo.

L’obiettivo europeo consiste nel separare la durata della batteria da quella del dispositivo. Un accumulatore degradato dovrà diventare un componente da cambiare, non una condanna alla rottamazione dell’intero prodotto. In questo modo Bruxelles punta ad allungare la vita degli apparecchi, ridurre la domanda di nuove materie prime e migliorare il recupero di litio, cobalto, nichel, rame e altri materiali.

La possibilità di estrarre le batterie facilita inoltre la raccolta differenziata. Le piccole celle al litio abbandonate dentro giocattoli, tessuti elettronici e dispositivi indossabili possono raggiungere gli impianti di trattamento insieme ai rifiuti e provocare incendi quando vengono schiacciate o perforate.

Il regolamento fissa per i produttori un tasso di raccolta dei rifiuti di batterie portatili pari al 63 per cento entro la fine del 2027 e al 73 per cento entro il 2030. Rendere gli accumulatori accessibili offre dunque un vantaggio industriale e ambientale: il dispositivo può continuare a funzionare, mentre la batteria esausta entra più facilmente nei circuiti di recupero.

Come è stata costruita la decisione europea?

Alla base dell’atto delegato non figura uno studio scientifico sperimentale, con gruppi di controllo e risultati statistici. La Commissione ha svolto una valutazione tecnico-regolatoria, costruita sulle richieste di deroga presentate da imprese e altri soggetti interessati.

La raccolta delle candidature è rimasta aperta per tre mesi, tra febbraio e aprile 2025. Bruxelles ha ricevuto 81 domande, alcune delle quali relative a più prodotti, e ha affidato a Oeko-Institut e Ramboll Germany il compito di valutarne la solidità tecnica. Il rapporto reca tra gli autori Yifaat Baron, Katja Moch, Carl-Otto Gensch, Frederick Adjei, Andreas Köhler, Mercedes Küffner, Valentina Romagnoli, Thomas Berlinghof e Rebecca Bliklen. La pubblicazione, diffusa il 10 luglio 2026 dall’Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea, possiede il DOI 10.2779/4685397.

La Commissione ha consultato il gruppo europeo di esperti sui rifiuti l’11 dicembre 2025 e il 5 febbraio 2026. Ha poi pubblicato la bozza per raccogliere osservazioni dal 28 aprile al 26 maggio e l’ha sottoposta al Comitato dell’Organizzazione mondiale del commercio sugli ostacoli tecnici agli scambi tra il 12 giugno e l’11 luglio 2026.

Il documento tecnico presenta una committenza istituzionale chiara e autori identificabili, ma segue la struttura di un rapporto commissionato dalla Direzione generale Ambiente, non quella di una ricerca accademica sottoposta a revisione tra pari. La qualità dell’atto va quindi valutata attraverso la trasparenza dei criteri, la coerenza delle deroghe e la capacità delle autorità di verificarne l’applicazione sul mercato.

Quali limiti presenta l’istruttoria?

La Commissione ha classificato il provvedimento come atto tecnico e ha quindi rinunciato a una valutazione d’impatto completa e a una consultazione pubblica preliminare. Ha comunque aperto la bozza ai commenti e coinvolto Stati membri, industria, associazioni dei consumatori, riparatori e organizzazioni della società civile.

Il principale limite nasce dall’origine delle informazioni: molte prove derivano dalle richieste presentate da soggetti interessati a ottenere l’eccezione. I consulenti hanno esaminato queste domande, ma il futuro sistema di controllo dovrà verificare che ogni produttore applichi la deroga soltanto quando le caratteristiche del singolo apparecchio la rendono davvero necessaria.

Un altro elemento critico riguarda il costo. La norma parla di prezzo “ragionevole”, senza indicare una percentuale massima rispetto al valore del dispositivo. Una batteria teoricamente disponibile a un prezzo elevato, sommata alla manodopera e alla spedizione, potrebbe continuare a spingere il consumatore verso un nuovo acquisto.

Che cosa cambierà in Italia?

L’Italia ha adeguato il proprio ordinamento al regolamento europeo con il decreto legislativo 10 febbraio 2026, n. 29, pubblicato il 6 marzo ed entrato in vigore il giorno successivo. Le prescrizioni di progettazione europee operano direttamente, mentre il decreto nazionale aggiorna responsabilità, controlli e gestione dei rifiuti di batterie.

Per i consumatori italiani la data decisiva resta il 18 febbraio 2027, ma l’obbligo non agirà retroattivamente. I dispositivi immessi sul mercato prima di quella data resteranno fuori dalla nuova disciplina sulla rimozione e sostituzione. La presenza di vecchie scorte può quindi rendere graduale il cambiamento nei negozi e nelle piattaforme online.

Per produttori e importatori il passaggio richiederà nuovi involucri, istruzioni, catene di fornitura dei ricambi e procedure per i riparatori. Le imprese che vendono smartwatch, giocattoli, strumenti professionali e apparecchi connessi dovranno stabilire se il prodotto ricade nella regola generale oppure possiede i requisiti tecnici per la sostituzione professionale.

I laboratori indipendenti potranno beneficiare di un mercato più ampio, a condizione di ottenere batterie, guarnizioni, utensili e informazioni tecniche. Il rischio consiste nella creazione di una riparabilità soltanto formale, affidata a ricambi costosi o a procedure digitali controllate dal produttore.

Come si potrà capire se la riforma funziona?

Il successo della normativa emergerà attraverso risultati misurabili: crescita delle sostituzioni, riduzione dei dispositivi rottamati per una batteria degradata, maggiore disponibilità di ricambi e aumento della raccolta separata.

Le autorità dovranno osservare soprattutto il prezzo medio della riparazione, i tempi di consegna delle batterie, il numero di laboratori capaci di intervenire fuori dalle reti ufficiali, la durata effettiva dei dispositivi e la frequenza con cui i produttori ricorrono alle deroghe.

Servirà anche un sistema di vigilanza capace di acquistare e smontare campioni presenti sul mercato, verificare le istruzioni, controllare la disponibilità dei ricambi e provare l’eventuale presenza di blocchi software. La dichiarazione del produttore rappresenta il punto di partenza; una verifica indipendente dovrà stabilire se la batteria risulta sostituibile nella vita reale.

Quando diventeranno definitive le nuove deroghe?

L’atto del 14 luglio è stato adottato dalla Commissione ma deve ancora superare il controllo del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea. Le due istituzioni dispongono di tre mesi dalla notifica per sollevare obiezioni; il termine può essere prolungato di altri due mesi. In assenza di contestazioni, il regolamento entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. La regola generale dell’articolo 11 partirà in ogni caso il 18 febbraio 2027. Da quel momento una batteria esaurita dovrà smettere, nella maggior parte dei prodotti, di segnare la fine dell’intero apparecchio.

Link utili:
Atto delegato della Commissione europea sulle batterie sostituibili
Linee guida UE sulla rimozione e sostituzione delle batterie

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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