Celle solari a 10 metri sotto il mare: il test apre la strada ai sensori autonomi

I moduli in perovskite hanno prodotto 324 mWh in due ore nel Mar Cinese Meridionale. La durata di 5,5 anni indicata dai ricercatori deriva da test di invecchiamento accelerato

LA NOTIZIA IN BREVE โ€“ Sviluppate delle celle solari in perovskite in grado di produrre elettricitร  anche a 10 metri di profonditร  nel mare. Il test, condotto nel Mar Cinese Meridionale, ha mostrato che i moduli riescono a sfruttare la parte dello spettro solare che penetra piรน in profonditร  nellโ€™acqua, generando 324 mWh in due ore.

Lโ€™obiettivo รจ alimentare direttamente sottโ€™acqua piccoli sensori, telecamere, sistemi di comunicazione e altri dispositivi a basso consumo, riducendo la dipendenza da batterie e cavi. Nei test di laboratorio le celle hanno raggiunto unโ€™efficienza del 34,71% con uno spettro equivalente a quello presente a 10 metri. Piรน delicato il tema della durata: i 5,5 anni indicati dai ricercatori derivano da prove di invecchiamento accelerato. La verifica decisiva arriverร  da esposizioni prolungate in mare, dove biofouling, salinitร  e infiltrazioni possono incidere sulle prestazioni.

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Lโ€™APPROFONDIMENTO โ€“ A 10 metri sotto il mare cโ€™รจ ancora luce sufficiente per produrre elettricitร . Lo dimostra un esperimento condotto nel Mar Cinese Meridionale, dove un gruppo di ricercatori cinesi ha immerso moduli fotovoltaici in perovskite progettati per sfruttare la radiazione solare che riesce a raggiungere quella profonditร . Durante una prova di due ore il sistema ha generato 324 milliwattora, energia poi utilizzata per ricaricare batterie agli ioni di litio.

Il test รจ stato realizzato al largo delle isole Weizhou dal gruppo coordinato da Wen-Hua Zhang, dellโ€™Universitร  dello Yunnan e della Southwest United Graduate School. I risultati sono stati pubblicati sulle pagine della rivista scientifica Joule e portano il fotovoltaico subacqueo oltre le sperimentazioni condotte finora soprattutto vicino alla superficie.

Un dato va chiarito. In alcune ricostruzioni della ricerca compare una produzione di 324 Wh in due ore. Lo studio riporta 324 mWh, mille volte meno. La potenza media durante la prova รจ quindi nellโ€™ordine dei 162 milliwatt. Rispetto ai comuni pannelli fotovoltaici le produzioni sono esigue, โ€œquasi insignificantiโ€, ma degne di nota perchรฉ rendono interessante la tecnologia in un settore molto diverso: sensori ambientali, telecamere, sistemi di comunicazione e piccoli dispositivi autonomi che devono lavorare sottโ€™acqua consumando pochissima energia.

La luce cambia giร  nei primi metri

Il problema principale per una cella solare immersa รจ lโ€™acqua, che assorbe rapidamente una parte della radiazione. Rosso e infrarosso scompaiono giร  alle profonditร  piรน basse, mentre una quota maggiore delle lunghezze dโ€™onda comprese nelle regioni del blu e del verde riesce a penetrare piรน in profonditร . A 10 metri lo spettro disponibile รจ molto diverso da quello che raggiunge un pannello installato su un tetto.

I ricercatori hanno sviluppato una perovskite con un bandgap di circa 1,96 elettronvolt, adatta a utilizzare proprio quella parte della luce. Nel materiale รจ stato inserito anche PHMG, cloridrato di poliesametilene guanidina, un composto utilizzato nello studio per ridurre i difetti della struttura cristallina, limitare la migrazione degli ioni e favorire il trasporto delle cariche elettriche.

Il gruppo ha poi costruito un sistema capace di riprodurre in laboratorio gli spettri luminosi presenti a differenti profonditร . Le celle sono state testate prima in condizioni controllate e successivamente montate su un sistema robotico portato in mare. I moduli hanno prodotto elettricitร  anche durante una prova reale a circa 10 metri di profonditร .

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Unโ€™efficienza del 34,71% con la luce che arriva a 10 metri

Durante i test di laboratorio le celle hanno raggiunto unโ€™efficienza di conversione del 34,71% utilizzando una luce simulata equivalente a quella disponibile a 10 metri sottโ€™acqua. Il valore misura la quota della radiazione disponibile che la cella riesce a trasformare in elettricitร . A quella profonditร  lโ€™energia luminosa complessiva รจ molto inferiore rispetto alla superficie, mentre lo spettro residuo coincide bene con quello per cui la perovskite รจ stata progettata.

Sotto la normale illuminazione solare di riferimento AM1.5G, la stessa tecnologia ha raggiunto invece unโ€™efficienza certificata del 16,79%.

La prova in mare fornisce unโ€™indicazione piรน immediata delle quantitร  in gioco: 324 mWh raccolti in due ore.

La resa potrร  cambiare molto da un luogo allโ€™altro. La quantitร  di luce disponibile sottโ€™acqua dipende infatti dalla trasparenza, dai sedimenti sospesi, dal fitoplancton, dalle condizioni meteorologiche e naturalmente dalla profonditร .

Per un piccolo dispositivo elettronico conta perรฒ anche un altro fattore: produrre poca energia in modo continuo puรฒ essere piรน utile che immagazzinarne molta in una batteria destinata prima o poi a scaricarsi.

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Il problema delle batterie sottโ€™acqua

Sensori oceanografici e strumenti di monitoraggio possono restare immersi per mesi. Lโ€™autonomia energetica diventa quindi uno dei vincoli principali. Una batteria richiede il recupero periodico dellโ€™apparecchiatura o un sistema di ricarica. Un collegamento via cavo aumenta costi, complessitร  e difficoltร  di installazione, soprattutto quando il punto di osservazione si trova lontano dalla costa.

Un piccolo pannello subacqueo potrebbe ricaricare lentamente un accumulatore durante le ore di luce e alimentare strumenti che lavorano con consumi molto bassi. Le applicazioni piรน immediate riguardano il monitoraggio di temperatura, salinitร , ossigeno disciolto e qualitร  dellโ€™acqua. La stessa soluzione potrebbe servire per telecamere, apparecchiature scientifiche, sistemi destinati allโ€™acquacoltura e alcuni robot autonomi.

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La durata di 5,5 anni arriva dai test accelerati

Lo studio dedica una parte importante anche alla stabilitร  delle celle. Durante 1.160 ore di funzionamento in condizioni che riproducevano la luce presente a 10 metri, i dispositivi hanno mostrato un degrado molto contenuto. Unโ€™altra prova ha registrato circa il 96% dellโ€™efficienza iniziale dopo 300 giorni di conservazione in atmosfera di azoto.

I ricercatori hanno utilizzato questi risultati insieme a test di invecchiamento accelerato per calcolare la cosiddetta durata T80, cioรจ il tempo previsto prima che le prestazioni scendano allโ€™80% del valore iniziale. La stima ottenuta รจ di 48.094 ore a 25 ยฐC, pari a circa 5,49 anni.

La verifica decisiva richiederร  dunque esposizioni molto piรน lunghe in condizioni marine reali. Alghe, batteri e altri organismi possono progressivamente depositarsi sulla superficie del modulo e ridurre la quantitร  di luce disponibile. Il fenomeno รจ conosciuto come biofouling ed รจ uno dei problemi classici delle apparecchiature lasciate a lungo sottโ€™acqua. A questo si aggiungono la salinitร , le variazioni di temperatura, le infiltrazioni e le sollecitazioni meccaniche.

Cโ€™รจ anche una questione legata ai materiali. Le celle utilizzate nel lavoro sono basate su perovskiti contenenti piombo. Lโ€™incapsulamento dovrร  quindi garantire nel tempo sia lโ€™isolamento dallโ€™acqua sia il contenimento dei materiali in caso di danneggiamento.

La prova decisiva sarร  restare anni in mare

Il fotovoltaico subacqueo viene studiato da diversi anni. Celle con bandgap ampio sono considerate particolarmente adatte perchรฉ possono essere ottimizzate sulle lunghezze dโ€™onda che penetrano meglio nellโ€™acqua. Finora molte sperimentazioni erano rimaste confinate al laboratorio oppure a profonditร  di pochi metri. Il lavoro cinese porta insieme celle ottimizzate, moduli di superficie maggiore, un sistema robotico e una prova reale a 10 metri.

E da qui comincia la parte piรน difficile. Serviranno test in acque con caratteristiche differenti, comprese quelle piรน torbide, e soprattutto permanenze molto piรน lunghe in mare. Solo misurazioni prolungate potranno dire quanto incidono incrostazioni biologiche, corrosione e infiltrazioni sulla produzione elettrica.

Link e fonti utili

Studi e approfondimenti scientifici per verificare i dati sul fotovoltaico subacqueo.

Studio originale

Celle solari in perovskite progettate per lavorare sottโ€™acqua

Fonte: Joule โ€“ Cell Press
Anno: 2026

Lo studio descrive lo sviluppo delle celle a largo bandgap, i test di stabilitร  e la prova in mare a circa 10 metri di profonditร , con una produzione misurata di 324 mWh in due ore.

Consulta lo studio su Joule โ†’
Approfondimento scientifico

A dive into underwater solar cells

Fonte: Nature Photonics
Anno: 2023

Una panoramica sulle tecnologie fotovoltaiche destinate allโ€™ambiente subacqueo, sui materiali piรน adatti e sui principali problemi ancora aperti, tra cui biofouling, stabilitร  e protezione delle celle.

Leggi lโ€™approfondimento su Nature Photonics โ†’
Fonti selezionate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net. Ultimo controllo: 13 settembre 2026.

Note per i lettori

Lโ€™immagine usata per questo articolo รจ stata creata grazie allโ€™utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca รจ giornalista professionista, attivo nellโ€™informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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