Più Oasi, più dati, più scuole. E un avvertimento: “Senza biodiversità non c’è futuro”
Nel giorno dedicato al suolo, alle sue fragilità e al suo ruolo nel reggere la vita sul pianeta, 3Bee decide di festeggiare un compleanno particolare: non quello dell’azienda, ma quello dell’idea fondativa nata esattamente dieci anni fa. Un’intuizione che ha unito tecnologia e natura quando ancora nessuno parlava di nature tech, trasformando la semplice esigenza di proteggere le api in un archivio vivente di dati, ecosistemi e progetti di rigenerazione. È nel dicembre di dieci anni fa che i due co-fondatori, Niccolò Calandri e Riccardo Balzaretti, immaginano di usare sensori e algoritmi non per automatizzare processi industriali, ma per dare voce a un bioindicatore silenzioso: l’ape. Da quella scelta nasce Hive-Tech, il primo dispositivo capace di monitorare in tempo reale lo stato dell’alveare, diventato poi la base di tutto ciò che 3Bee ha costruito. E da Hive-Tech nasce anche Adotta un Alveare, la campagna che ha portato cittadini e aziende a sentirsi parte attiva nella tutela degli impollinatori, aprendo la strada alle Oasi della Biodiversità, oggi cuore pulsante della missione rigenerativa dell’azienda.
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La crescita della rete e i numeri di un decennio di progetti
L’avanzata di 3Bee non si è limitata alla tecnologia. Il modello si è allargato creando, in dieci anni, più di 100 Oasi della Biodiversità in Europa, attrezzate con oltre 10.000 dispositivi IoT che registrano continuamente dati ambientali. Attorno a questo ecosistema nasce un network da 1.500 partner, tra aziende, confindustrie, enti locali e parchi naturali, mentre la community digitale alimenta un patrimonio di citizen science che conta più di 2 milioni di scatti e il censimento di 6.000 specie. A rafforzare il lavoro sul territorio ci sono i Coltivatori di Biodiversità, 150 tra apicoltori e grower che curano quotidianamente le Oasi e tengono aggiornato un flusso dati che cresce di anno in anno.
Sul fronte sociale, il progetto “A scuola di biodiversità” ha coinvolto oltre 500 istituti e creato una comunità di 140.000 adottatori, trasformando gli studenti in giovani osservatori del territorio e promotori del cambiamento. L’educazione ambientale diventa così parte integrante della strategia rigenerativa, un passaggio che 3Bee considera cruciale per garantire continuità alla tutela degli ecosistemi.
Nasce XNatura: AI, satelliti e sensori per prevedere il rischio ambientale
Il decennio di crescita culmina con XNatura, la nuova divisione di nature intelligence. Una piattaforma che combina intelligenza artificiale, sensori IoT, analisi satellitare e modelli predittivi per aiutare imprese e istituzioni a valutare il rischio ambientale prima che diventi emergenza. L’azienda entra così in una fase più matura: dall’osservazione dell’ambiente alla gestione anticipata di ciò che può comprometterlo. Un passaggio che conferma la direzione della nuova strategia, fatta di dati analizzati, condivisi e trasformati in strumenti decisionali.
Gli obiettivi per i prossimi cinque anni: più Oasi, più dati, più scuole
In occasione dell’anniversario, 3Bee presenta un piano di crescita che punta a una scalata del suo impatto rigenerativo. L’obiettivo principale è raddoppiare le Oasi della Biodiversità, ampliando significativamente la superficie dedicata agli impollinatori e alle specie vegetali autoctone. Parallelamente, la società vuole decuplare le osservazioni, arrivando a quota 50 milioni su più di 10.000 specie. Dati che permetteranno di costruire mappe ecologiche sempre più precise e utili alla gestione del territorio.
Il terzo obiettivo guarda al mondo dell’istruzione: portare da 500 a 1500 le scuole coinvolte nei progetti formativi. Per l’azienda, l’educazione resta l’anticorpo più efficace contro la perdita di biodiversità. Ed è in questo contesto che il CEO, Niccolò Calandri, ricorda il senso dell’intero percorso: “Dieci anni fa è nata l’idea di unire tecnologia e natura per proteggere le api e, partendo da loro, gli impollinatori. Oggi 3Bee non si limita più a osservare la biodiversità, ma si impegna attivamente per rigenerarla. I prossimi cinque anni saranno decisivi per scalare il nostro impatto. Raddoppieremo gli sforzi nella rigenerazione, dimostrando che l’investimento nella biodiversità è l’unica strada per un futuro resiliente”.
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