Auto a benzina e diesel, dall’Europa circa l’1% della CO₂ mondiale: quanto costa la transizione ai cittadini?

Bruxelles chiede agli automobilisti una costosa transizione verso l’elettrico, mentre l’intera UE produce meno del 6% dei gas serra globali. Le attività militari mondiali potrebbero incidere per il 5,5%. Dai conflitti in Ucraina e a Gaza emergono numeri che riaprono il dibattito sull’efficacia delle politiche ambientali e sui sacrifici richiesti ai cittadini

LA NOTIZIA IN BREVE – La lotta al cambiamento climatico impone all’Europa scelte industriali ed economiche che incidono sulla vita di milioni di cittadini. Il passaggio alle auto elettriche, tuttavia, solleva interrogativi sul rapporto tra i costi della transizione e i benefici ambientali ottenibili. Secondo i dati della Commissione europea, l’UE contribuisce per appena il 5,78% alle emissioni mondiali di gas serra, mentre Cina, Stati Uniti e India continuano a rappresentare quote molto più elevate.

Il confronto si allarga al settore militare. Una ricerca internazionale stima che le attività delle forze armate mondiali possano generare circa il 5,5% dei gas serra globali, sebbene il dato presenti ampi margini d’incertezza. Le guerre in Ucraina e a Gaza mostrano inoltre come combattimenti, incendi, distruzioni e ricostruzioni possano lasciare un’impronta climatica destinata a durare per anni.

Le automobili elettriche offrono vantaggi nella riduzione della CO₂ e degli inquinanti allo scarico, ma comportano prezzi d’acquisto spesso superiori, investimenti industriali e nuove dipendenze produttive. Intanto Bruxelles valuta di ammorbidire gli obiettivi del 2035, consentendo la sopravvivenza di alcuni motori a combustione.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – Le auto a benzina e diesel che circolano nell’Unione europea, comprese le moderne ibride con motore a combustione, producono circa l’1% dell’anidride carbonica fossile emessa ogni anno nel mondo. Una percentuale sorprendentemente piccola se confrontata con le trasformazioni richieste da Bruxelles all’industria automobilistica e ai cittadini. La transizione verso l’elettrico comporta investimenti miliardari, vetture spesso più costose e la riconversione di intere filiere produttive. Nel frattempo, uno studio internazionale stima che le attività militari mondiali possano essere responsabili di circa il 5,5% delle emissioni globali di gas serra, considerando anche eserciti, basi, produzione di armamenti e attività svolte in tempo di pace.

Sono dati che riguardano categorie di emissioni differenti, ma permettono di osservare il problema ambientale da una prospettiva più ampia, proprio mentre l’Europa discute di modificare le regole che, dal 2035, avrebbero dovuto imporre emissioni allo scarico pari a zero per tutte le nuove automobili. Un accordo politico raggiunto lo scorso 20 ottobre propone di ridurre l’obiettivo portandolo dal 100% all’87,5%, lasciando spazio alla vendita di alcuni modelli con motore termico.

L’Europa produce meno del 6% dei gas serra mondiali

Secondo il rapporto EDGAR 2026, elaborato dal Centro comune di ricerca della Commissione europea, nel 2025 le attività umane hanno immesso nell’atmosfera 54,15 miliardi di tonnellate di gas serra. La Cina è responsabile del 29,51% del totale, gli Stati Uniti dell’11,11% e l’India dell’8,33%. L’intera Unione europea si ferma al 5,78%, mentre la Russia contribuisce per il 4,75%.

La Cina produce quindi oltre cinque volte le emissioni dei 27 Paesi dell’Unione. La differenza emerge anche osservando gli ultimi decenni. Tra il 1990 e il 2025 le emissioni europee sono diminuite di circa il 36%, mentre quelle mondiali sono aumentate di quasi il 69%. Nel solo 2025, nonostante una lieve riduzione registrata nell’UE, il totale globale è cresciuto ancora dello 0,7%.

Le politiche europee stanno contribuendo a ridurre le emissioni del continente, ma il loro effetto sulle quantità prodotte nel mondo resta limitato, quasi irrilevante. L’andamento globale dipende infatti dalle scelte energetiche e industriali delle altre grandi economie, dove carbone, petrolio e gas continuano a essere largamente utilizzati.

Come si arriva all’1% attribuito alle auto a benzina e diesel

La Commissione europea stima che le automobili siano responsabili di circa il 16% delle emissioni di CO₂ dell’Unione. Il rapporto EDGAR indica invece che l’UE produce il 6,12% dell’anidride carbonica fossile mondiale. Combinando queste percentuali si ottiene una quota vicina allo 0,98%, arrotondabile all’1%. Il valore riguarda le emissioni dirette delle automobili, prodotte quasi interamente dai motori a benzina e diesel, comprese le ibride. Parliamo di un ordine di grandezza di circa 390 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, contro quasi 40 miliardi di tonnellate emesse complessivamente nel mondo. Il calcolo non comprende le polveri sottili, gli ossidi di azoto e gli altri inquinanti del traffico, né tutte le emissioni generate dalla costruzione dei veicoli e dalla produzione dei carburanti.

Anche eliminando tutte le emissioni allo scarico delle vetture oggi circolanti nell’Unione, la riduzione diretta sarebbe nell’ordine di un punto percentuale della CO₂ fossile prodotta annualmente nel mondo. Le regole del 2035 avrebbero un effetto iniziale molto più piccolo, perché riguardano soltanto le nuove immatricolazioni e il ricambio del parco automobilistico richiede molti anni.

Attività militari potrebbero produrre il 5,5% dei gas serra mondiali

Esiste un settore il cui impatto sul clima riceve un’attenzione relativamente limitata: quello militare. Navi da guerra, aerei da combattimento, carri armati, mezzi logistici, basi operative e industrie degli armamenti consumano enormi quantità di energia. A queste attività si aggiungono le conseguenze ambientali dei conflitti. Uno studio pubblicato nel novembre 2022 da Scientists for Global Responsibility e Conflict and Environment Observatory ha stimato che l’intero apparato militare mondiale potrebbe contribuire per circa il 5,5% alle emissioni globali di gas serra.

La percentuale non rappresenta una misurazione completa. Gli stessi ricercatori indicano un intervallo di incertezza compreso tra il 3,3% e il 7%, dovuto soprattutto alla difficoltà di ottenere informazioni dettagliate sulle attività militari. Inoltre, lo studio riguarda l’impronta complessiva degli apparati militari, anche in tempo di pace, e non soltanto le guerre. Il valore stimato è vicino, per ordine di grandezza, al 5,78% attribuito alle emissioni territoriali dell’Unione europea nel 2025. I due dati riguardano però anni e metodi di calcolo differenti e una parte delle emissioni militari è già compresa nei bilanci dei singoli Paesi.

Ucraina, quattro anni di guerra hanno generato 311 milioni di tonnellate di gas serra

Le conseguenze climatiche di un conflitto possono essere enormi anche quando non vengono considerate le attività militari svolte normalmente dagli eserciti. Secondo il rapporto pubblicato nel febbraio 2026 dalla Initiative on GHG Accounting of War, i primi quattro anni dell’invasione russa dell’Ucraina hanno generato circa 311 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Il periodo esaminato va dal 24 febbraio 2022 al 23 febbraio 2026.

Per comprendere le dimensioni del fenomeno, questa quantità corrisponde a circa l’80% della CO₂ prodotta in un anno da tutte le automobili europee. Va però precisato che il dato ucraino riguarda quattro anni e diversi gas serra, mentre quello automobilistico misura un solo anno di emissioni dirette di CO₂. Distribuendo la stima del conflitto sui quattro anni, si ottiene una media di circa 78 milioni di tonnellate annue.

Il bilancio non comprende soltanto il carburante consumato dai mezzi militari. I ricercatori hanno considerato anche gli incendi di foreste e terreni agricoli, le distruzioni degli impianti energetici, le deviazioni dei voli civili e le emissioni associate agli interventi di ricostruzione già avviati. A queste conseguenze si aggiungono contaminazioni del suolo, residui di esplosivi, sostanze tossiche e danni agli ecosistemi, che non vengono rappresentati attraverso il solo calcolo della CO₂.

Anche la guerra a Gaza ha un’impronta climatica

Uno studio pubblicato nel marzo 2026 sulla rivista scientifica One Earth ha esaminato le emissioni associate alla guerra tra Israele e Hamas, comprendendo attività militari, infrastrutture e ricostruzione. Gli autori stimano oltre 1,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente prodotte direttamente dalle attività del conflitto fino a gennaio 2025. Considerando anche le emissioni associate a infrastrutture precedenti alla guerra e quelle previste per la futura ricostruzione, la stima complessiva sale a 33,2 milioni di tonnellate.

La distruzione degli edifici comporta infatti un costo ambientale che prosegue dopo la fine dei combattimenti. Rimuovere le macerie, produrre cemento e acciaio, trasportare materiali e ricostruire infrastrutture richiede grandi quantità di energia. Nei territori colpiti dalle esplosioni possono inoltre rimanere polveri, amianto e altri materiali pericolosi.

Quanto costa la transizione elettrica alle famiglie europee?

Le conseguenze delle politiche ambientali diventano concrete quando si deve acquistare un’automobile. Per milioni di persone, soprattutto nelle campagne e nei piccoli centri, possedere una vettura è indispensabile per lavorare, accompagnare i figli a scuola o raggiungere i servizi sanitari.

Secondo il Global EV Outlook 2026 dell’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2025 le automobili elettriche vendute in Europa costavano mediamente circa il 20% in più rispetto ai modelli tradizionali. Il divario si sta riducendo, ma resta significativo nelle fasce di prezzo più accessibili.

Nello stesso anno meno del 10% dei modelli elettrici disponibili sul mercato europeo costava meno di 30.000 euro, contro circa un quarto delle vetture tradizionali sotto una soglia equivalente.

I costi di utilizzo possono essere inferiori, grazie alla maggiore efficienza del motore elettrico e alla manutenzione generalmente meno onerosa. La convenienza dipende però dalla percorrenza, dal prezzo dell’elettricità e dalla possibilità di ricaricare a casa. Chi dispone di un garage e di un impianto fotovoltaico si trova in condizioni molto diverse da chi deve affidarsi alle colonnine pubbliche.

Anche l’industria automobilistica affronta investimenti considerevoli per sviluppare nuovi modelli, trasformare gli stabilimenti e aggiornare le competenze dei lavoratori. Nel frattempo cresce la concorrenza cinese. Nel 2025 quasi il 55% delle nuove automobili vendute in Cina era elettrico, comprese le ibride ricaricabili. In Europa la quota era intorno al 28%. La Cina ha inoltre prodotto quasi tre quarti delle vetture elettriche fabbricate nel mondo.

CO₂ e polveri sottili, perché bisogna distinguerle

Le emissioni responsabili del riscaldamento globale e l’inquinamento atmosferico sono due problemi collegati, ma da leggere in modo differente. La CO₂ contribuisce all’aumento della temperatura terrestre, mentre sostanze come gli ossidi di azoto e il particolato possono danneggiare direttamente la salute delle persone, soprattutto nelle città trafficate. Le automobili elettriche non producono gas di scarico, ma continuano a generare polveri attraverso l’usura degli pneumatici e dell’asfalto. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, nel 2023 queste fonti, insieme all’usura dei freni, rappresentavano il 77% del PM10 e il 60% del PM2,5 emessi dal trasporto stradale europeo.

Sul fronte climatico, uno studio dell’International Council on Clean Transportation del 2025 stima che una vettura elettrica venduta nell’UE produca durante il proprio ciclo di vita circa il 73% di gas serra in meno rispetto a un’automobile equivalente a benzina. Il calcolo considera anche la produzione della batteria e l’elettricità necessaria per ricaricarla, assumendo l’evoluzione prevista del sistema elettrico europeo.

Le emissioni militari sono soggette agli stessi controlli?

La differenza principale non riguarda soltanto le quantità emesse, ma anche la trasparenza dei dati disponibili. Le emissioni delle nuove automobili vengono misurate secondo procedure e obiettivi stabiliti dalla normativa europea. Per le attività militari, invece, le informazioni sono spesso incomplete, frammentarie o difficili da verificare.

I Paesi possono includere molte emissioni militari nei propri inventari nazionali, ma ad oggi non esiste una rendicontazione mondiale uniforme capace di ricostruire l’impronta climatica degli eserciti, delle filiere degli armamenti e delle operazioni di guerra. Andrebbe analizzato il carburante consumato dai mezzi militari, come anche gli incendi, le distruzioni industriali e le ricostruzioni che possono generare emissioni che si protraggono per anni. La presenza di ordigni inesplosi e sostanze tossiche crea problemi ambientali di natura diversa e spesso persistenti.

Quanto costa ridurre le emissioni?

Alla fine, una delle grandi domande alle quali le istituzioni europee dovrebbero rispondere, con dati chiari e confrontando costi ed efficacia delle diverse politiche ambientali, riguarda quanto sia necessario spendere per eliminare una singola tonnellata di CO₂. E soprattutto chi debba sostenere questa spesa. Ai cittadini vengono chiesti sacrifici importanti, ma è legittimo domandarsi se i benefici ambientali siano proporzionati ai costi sostenuti e se esistano soluzioni capaci di ottenere risultati migliori, senza gravare ulteriormente sui bilanci delle famiglie.

Link e fonti

Rapporti ufficiali, studi scientifici e analisi indipendenti per approfondire il peso delle automobili europee sulle emissioni mondiali, l’impatto climatico delle attività militari e i costi della transizione elettrica.

  • Rapporto ufficiale

    GHG emissions of all world countries – 2026 Report

    Ente: Commissione europea – Joint Research Centre (JRC), progetto EDGAR
    Data:

    Il rapporto ufficiale sulle emissioni di gas serra di tutti i Paesi del mondo, aggiornato al 2025. Permette di verificare il peso dell’Unione europea rispetto a Cina, Stati Uniti, India e Russia, distinguendo la CO₂ fossile dall’insieme dei gas serra. È la base statistica per il confronto internazionale presentato nell’articolo.

    Consulta il rapporto →
  • Documentazione ufficiale

    Cars and vans

    Ente: Commissione europea – Direzione generale Azione per il clima
    Consultazione:

    La Commissione attribuisce alle automobili circa il 16% delle emissioni di CO₂ dell’UE. Combinando questa quota con i dati EDGAR si ricava la stima indicativa dell’1% mondiale citata nell’articolo. La pagina documenta inoltre l’obiettivo vigente del 100% di riduzione delle emissioni delle nuove auto dal 2035 e la proposta di revisione presentata dalla Commissione, distinta dalle successive intese politiche.

    Consulta il documento →
  • Rapporto di ricerca

    Estimating the Military’s Global Greenhouse Gas Emissions

    Enti: Scientists for Global Responsibility (SGR) e Conflict and Environment Observatory (CEOBS)
    Consultazione:

    Pubblicato nel novembre 2022, il rapporto stima che le attività militari mondiali possano contribuire per circa il 5,5% alle emissioni globali di gas serra, con un intervallo d’incertezza compreso tra il 3,3% e il 7%. Comprende le attività degli apparati militari anche in tempo di pace. Gli autori segnalano importanti lacune nei dati disponibili: il 5,5% non è una misurazione definitiva.

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  • Rapporto tecnico

    Climate damage caused by Russia’s war in Ukraine: 24 February 2022 – 23 February 2026

    Enti: Initiative on GHG Accounting of War ed Ecoaction
    Data:

    La sesta valutazione delle emissioni legate all’invasione russa dell’Ucraina stima un impatto cumulativo di 311 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente nei primi quattro anni di guerra. Il bilancio considera attività militari, incendi, infrastrutture danneggiate e ricostruzione. Il valore riguarda l’intero periodo 2022-2026, non un singolo anno.

    Consulta il rapporto →
  • Studio scientifico

    Israel-Gaza conflict carbon emissions exceeded 30 million tons

    Rivista: One Earth – Cell Press
    Data:

    Studio scientifico che valuta l’impronta climatica del conflitto tra Israele e Hamas. Stima oltre 1,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente dalle attività dirette del conflitto fino a gennaio 2025. La cifra complessiva di 33,2 milioni comprende anche infrastrutture precedenti alla guerra e soprattutto emissioni future previste per la ricostruzione. Non si tratta quindi di emissioni già interamente prodotte.

    Consulta lo studio →
  • Rapporto internazionale

    Trends in electric cars – Global EV Outlook 2026

    Ente: International Energy Agency (IEA)
    Data:

    Il capitolo del rapporto annuale IEA analizza diffusione, prezzi e competitività delle automobili elettriche nel 2025. Documenta il divario medio di prezzo in Europa, vicino al 20%, e la limitata disponibilità di modelli elettrici sotto i 30.000 euro. Permette inoltre di confrontare il mercato europeo con quello cinese.

    Consulta il rapporto →
  • Indicatore istituzionale

    Emissions of air pollutants from transport in Europe

    Ente: European Environment Agency (EEA)
    Consultazione:

    La banca dati dell’Agenzia europea dell’ambiente distingue le emissioni dei gas di scarico dalle polveri prodotte dall’usura di freni, pneumatici e strade. Nel 2023 queste ultime fonti rappresentavano il 77% del PM10 e il 60% del PM2,5 emessi dal trasporto stradale europeo. I dati aiutano a distinguere il problema della CO₂ da quello dell’inquinamento atmosferico locale.

    Consulta i dati →
  • Rapporto tecnico-scientifico

    Life-cycle greenhouse gas emissions from passenger cars in the European Union: A 2025 update and key factors to consider

    Ente: International Council on Clean Transportation (ICCT)
    Data:

    Analisi del ciclo di vita delle automobili vendute nell’Unione europea, dalla produzione allo smaltimento. Stima che un’elettrica a batteria possa produrre il 73% di gas serra in meno rispetto a un modello equivalente a benzina, considerando il mix elettrico europeo previsto durante l’utilizzo. È una valutazione modellistica, non una misura identica per ogni veicolo.

    Consulta il rapporto →

Verifica redazionale

Fonti consultate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net.

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Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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