Diabete di tipo 1, al San Raffaele parte lo screening genetico sui neonati

Una goccia di sangue dal tallone per stimare il rischio prima dei sintomi e accompagnare le famiglie tra controlli mirati, counselling e studi di prevenzione

LA NOTIZIA IN BEVE โ€“ Il San Raffaele di Milano avvia il primo screening genetico neonatale italiano per individuare, giร  nei primi giorni di vita, i bambini con elevata predisposizione al diabete di tipo 1. Il programma porta lโ€™Italia nella rete europea GPPAD-02, attiva dal 2017 in diversi Paesi e con oltre 600.000 neonati giร  valutati.

Il test utilizza una goccia di sangue dal tallone, raccolta durante gli esami neonatali. Con il consenso dei genitori, lโ€™analisi combina profilo genetico e storia familiare per stimare il rischio individuale. I bambini con probabilitร  superiore al 10%, circa lโ€™1% dei neonati analizzati, possono accedere a follow-up, counselling e studi internazionali di prevenzione primaria.

La novitร  riguarda il tempo della medicina: GPPAD-02 osserva la predisposizione genetica prima della comparsa degli autoanticorpi, mentre lo screening nazionale previsto dalla Legge 130/2023 intercetta segnali di autoimmunitร  giร  avviata. A Milano il progetto coinvolge diabetologi, neonatologi e pediatri, con il coordinamento di Emanuele Bosi e Graziano Barera. Lโ€™obiettivo punta a circa 10.000 neonati lโ€™anno e apre una nuova strada per studiare il diabete di tipo 1 prima dei sintomi.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito lโ€™approfondimento:

Lโ€™APPROFONDIMENTO โ€“ Il San Raffaele di Milano avvia il primo screening genetico neonatale italiano per intercettare, fin dai primi giorni di vita, i bambini con elevata predisposizione al diabete di tipo 1. Il programma inserisce lโ€™Italia nella rete europea GPPAD-02, attiva dal 2017 in Germania, Belgio, Svezia, Austria e Regno Unito, con oltre 600.000 neonati giร  valutati. Lo screening usa una goccia di sangue dal tallone, raccolta nel percorso degli esami neonatali. Con il consenso dei genitori, lโ€™analisi combina profilo genetico e storia familiare per stimare il rischio individuale. I bambini con probabilitร  superiore al 10%, circa lโ€™1% dei neonati valutati, possono accedere a follow-up, counselling e studi internazionali di prevenzione primaria.

GPPAD-02 guarda alla predisposizione genetica prima della comparsa degli autoanticorpi, mentre lo screening nazionale previsto dalla Legge 130/2023 individua segnali di autoimmunitร  giร  avviata. A Milano il progetto coinvolge diabetologi, neonatologi e pediatri, sotto il coordinamento di Emanuele Bosi e Graziano Barera. Lโ€™obiettivo punta a coinvolgere circa 10.000 neonati lโ€™anno e a costruire nuove strategie contro il diabete di tipo 1.

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Che cosa cambia con lo screening genetico neonatale per il diabete di tipo 1?

Il punto decisivo riguarda il momento in cui la medicina prova a osservare la malattia. Il diabete di tipo 1 compare quando il sistema immunitario attacca progressivamente le cellule beta del pancreas, le cellule che producono insulina. La diagnosi arriva spesso quando il danno ha giร  ridotto in modo significativo la capacitร  dellโ€™organismo di controllare la glicemia. A quel punto la famiglia entra in una nuova quotidianitร  fatta di insulina, sensori, controlli, alimentazione, scuola, attivitร  sportiva e gestione delle emergenze.

Lo screening genetico neonatale sposta lโ€™attenzione molto prima. Cerca una predisposizione, quindi una probabilitร  piรน alta rispetto alla popolazione generale. Questo dettaglio merita precisione: il test genetico indica un rischio, non formula una diagnosi. Un bambino con rischio elevato puรฒ crescere sano; un bambino con rischio basso puรฒ comunque sviluppare la malattia. La ricerca lavora proprio dentro questa complessitร , perchรฉ il diabete di tipo 1 nasce dallโ€™incontro tra genetica, sistema immunitario, ambiente e fattori ancora oggetto di studio.

Il valore del programma GPPAD-02 nasce da questa finestra temporale. Identificare i bambini piรน predisposti permette di seguire nel tempo lโ€™evoluzione del rischio, informare le famiglie, raccogliere dati comparabili tra diversi Paesi e proporre, quando i criteri clinici lo consentono, lโ€™accesso a studi di prevenzione primaria. La sanitร  italiana entra cosรฌ in un percorso europeo che prova a passare dalla sola diagnosi precoce alla comprensione delle fasi iniziali della malattia.

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Come funziona il test con la goccia di sangue dal tallone?

Il programma si inserisce nel percorso neonatale dei primi giorni di vita. Lo screening usa una goccia di sangue prelevata dal tallone, lo stesso gesto clinico che molte famiglie associano agli screening neonatali giร  previsti. La partecipazione richiede il consenso informato dei genitori e mantiene una natura volontaria. Questo elemento protegge il rapporto tra ricerca, cura e famiglia: i genitori ricevono informazioni, valutano il percorso e scelgono.

Lโ€™analisi combina dati genetici e storia familiare. GPPAD usa un punteggio di rischio basato su varianti genetiche associate al diabete di tipo 1 e integra il dato con lโ€™eventuale presenza di parenti di primo grado con la malattia. Il risultato serve a stimare la probabilitร  che il bambino sviluppi autoimmunitร  delle cellule beta e, in seguito, diabete di tipo 1.

La soglia operativa indicata dal programma riguarda i bambini con una probabilitร  superiore al 10%. Nella casistica europea, questa fascia comprende circa lโ€™1% dei neonati sottoposti a screening. Per queste famiglie si apre un percorso di follow-up, con controlli programmati e counselling. In presenza dei requisiti richiesti dagli studi, i bambini possono entrare in trial internazionali che valutano strategie preventive.

La costruzione del percorso conta quanto il test. Uno screening genetico in etร  neonatale richiede comunicazione accurata, tempi di ascolto e personale preparato. Una probabilitร  elevata puรฒ generare ansia, quindi la famiglia deve ricevere un messaggio chiaro: il risultato orienta il monitoraggio e la ricerca, non consegna una malattia giร  scritta nel destino del bambino.

Perchรฉ GPPAD-02 guarda prima degli autoanticorpi?

Nel diabete di tipo 1 gli autoanticorpi rappresentano segnali importanti: indicano che il sistema immunitario ha iniziato a riconoscere come bersaglio alcune strutture legate alle cellule beta pancreatiche. La comparsa di autoanticorpi multipli aumenta il rischio di progressione verso la malattia clinica. Per questo la ricerca degli autoanticorpi aiuta a intercettare bambini che hanno giร  imboccato una traiettoria autoimmune.

GPPAD-02 interviene in una fase ancora precedente. Cerca bambini geneticamente predisposti prima dellโ€™autoimmunitร  misurabile. Questa differenza cambia lโ€™obiettivo. La prevenzione secondaria tenta di rallentare una malattia giร  avviata. La prevenzione primaria prova a capire se alcuni interventi possano ridurre la comparsa dellโ€™autoimmunitร  stessa.

La medicina preventiva entra cosรฌ in un terreno piรน ambizioso e piรน delicato. La ricerca deve dimostrare efficacia, sicurezza, sostenibilitร  e accettabilitร  per le famiglie. Il programma europeo consente di raccogliere numeri ampi, seguire i bambini nel tempo e confrontare dati prodotti con criteri comuni. In questo senso lโ€™ingresso dellโ€™Italia aggiunge valore alla rete e porta il San Raffaele dentro una piattaforma internazionale giร  strutturata.

Qual รจ la differenza con lo screening nazionale della Legge 130/2023?

La Legge 130/2023 ha introdotto in Italia un programma nazionale di screening pediatrico per il diabete di tipo 1 e la celiachia. Il suo obiettivo riguarda lโ€™individuazione precoce dei segnali di autoimmunitร  nella popolazione pediatrica. Questo percorso cerca soprattutto autoanticorpi e punta a ridurre diagnosi tardive, complicanze acute e accessi in emergenza, in particolare nei casi in cui il diabete si manifesta con chetoacidosi.

GPPAD-02 segue una logica diversa e complementare. Il programma del San Raffaele parte dalla nascita e cerca il rischio genetico prima della comparsa degli autoanticorpi. Le due strategie guardano quindi a due momenti diversi della stessa storia naturale: una fotografa lโ€™avvio dellโ€™autoimmunitร , lโ€™altra osserva la predisposizione che puรฒ precederla.

Questa distinzione aiuta i lettori e le famiglie a evitare confusione. Lo screening nazionale serve alla diagnosi precoce e alla prevenzione delle complicanze. GPPAD-02 serve alla ricerca sulla prevenzione primaria e al monitoraggio dei bambini geneticamente piรน predisposti. Insieme, i due percorsi possono rafforzare la conoscenza italiana sul diabete di tipo 1, migliorare lโ€™organizzazione dei centri clinici e avvicinare pediatria, diabetologia, immunologia e genetica.

Perchรฉ il diabete di tipo 1 richiede diagnosi precoce e ricerca preventiva?

Il diabete di tipo 1 accompagna la persona per tutta la vita. La terapia insulinica, le tecnologie per il monitoraggio continuo della glicemia e i microinfusori hanno migliorato enormemente la gestione quotidiana. La malattia resta perรฒ impegnativa, soprattutto nellโ€™infanzia. Ogni famiglia deve imparare a riconoscere ipoglicemie, iperglicemie, attivitร  fisica, pasti, febbre, crescita, sonno e scuola dentro un equilibrio costante.

La diagnosi precoce riduce il rischio di esordio grave. Molti bambini ricevono la diagnosi quando i sintomi diventano evidenti: sete intensa, dimagrimento, stanchezza, bisogno frequente di urinare. In alcuni casi lโ€™esordio porta alla chetoacidosi, una condizione seria che richiede assistenza urgente. Gli screening aiutano a riconoscere il rischio prima di questa fase e a preparare famiglie e medici.

La prevenzione primaria aggiunge un ulteriore livello, perchรฉ punta a capire se il processo autoimmune possa essere evitato, modulato o ritardato prima della sua partenza. Gli studi internazionali collegati a GPPAD esplorano approcci diversi: immunologici, nutrizionali, vaccinali e di modulazione del microbiota. Ogni strategia deve passare attraverso sperimentazioni rigorose, perchรฉ riguarda bambini sani con predisposizione elevata.

Che cosa possono aspettarsi le famiglie coinvolte?

Le famiglie che aderiscono al programma ricevono un percorso ordinato. Il primo passaggio riguarda lโ€™informazione e il consenso. Il secondo riguarda il prelievo e lโ€™analisi. Il terzo e ultimo passaggio riguarda la comunicazione del risultato. In caso di rischio elevato, il centro propone colloqui specialistici, controlli nel tempo e, quando i criteri dello studio lo permettono, la partecipazione a trial clinici internazionali.

Il counselling rappresenta una parte essenziale del programma. Un genitore deve capire il significato del rischio, la differenza tra predisposizione e malattia, le opzioni disponibili e i limiti della ricerca. Lโ€™adesione a studi clinici richiede libertร , trasparenza e fiducia. Nessuna famiglia dovrebbe vivere il risultato come una condanna; il programma deve trasformare il dato genetico in sorveglianza, conoscenza e accesso informato alla ricerca.

Il follow-up puรฒ avere anche un effetto pratico. Una famiglia preparata riconosce prima eventuali segnali, mantiene un rapporto piรน stretto con i centri specialistici e affronta con maggiore consapevolezza il percorso clinico. La medicina predittiva offre valore quando unisce dati, protezione psicologica e presa in carico reale.

Il ruolo del San Raffaele nella ricerca sul diabete di tipo 1

Lโ€™IRCCS Ospedale San Raffaele ha costruito negli anni una posizione di rilievo nella cura e nello studio del diabete di tipo 1. Il lavoro coinvolge diabetologi, pediatri, immunologi, ricercatori e laboratori dedicati. Lโ€™ingresso nella rete GPPAD aggiunge un tassello al percorso giร  sviluppato su diagnosi precoce, meccanismi immunologici, terapie cellulari e nuove strategie di monitoraggio.

Il coordinamento italiano del programma fa capo al professor Emanuele Bosi, primario del Servizio di Diabetologia del San Raffaele e professore ordinario di Medicina Interna allโ€™Universitร  Vita-Salute San Raffaele. Accanto a lui lavora il dottor Graziano Barera, responsabile dellโ€™Unitร  Operativa di Neonatologia, Patologia Neonatale e Pediatria. Questa collaborazione mette insieme due competenze decisive: la capacitร  di intercettare il neonato nel percorso assistenziale dei primi giorni e la competenza diabetologica necessaria a seguire il rischio nel tempo.

Milano diventa cosรฌ il primo punto italiano di accesso a GPPAD-02. Nei prossimi mesi altri ospedali potrebbero affiancare il San Raffaele, con lโ€™obiettivo di arrivare a circa 10.000 neonati lโ€™anno sottoposti a screening genetico. Questa crescita richiederร  organizzazione, laboratori, percorsi informativi, personale formato e regole solide per lโ€™uso dei dati.

Perchรฉ una rete europea rafforza la ricerca italiana?

La prevenzione primaria del diabete di tipo 1 richiede grandi numeri e lunghi tempi di osservazione. Un singolo centro puรฒ raccogliere dati importanti, ma una rete internazionale consente di costruire evidenze piรน robuste. GPPAD riunisce centri europei, coordina protocolli, mette in comune competenze e segue bambini con criteri confrontabili.

La piattaforma, coordinata dallโ€™Institute of Diabetes Research dellโ€™Helmholtz Munich, nasce per identificare i neonati con rischio genetico elevato e inserirli in studi di prevenzione. I trial collegati valutano strategie come lโ€™insulina orale, lโ€™uso di specifici batteri intestinali o interventi immunologici. Lโ€™obiettivo resta lo stesso: ridurre lโ€™incidenza dellโ€™autoimmunitร  delle isole pancreatiche e, di conseguenza, del diabete di tipo 1.

Per lโ€™Italia, lโ€™ingresso nel network crea almeno tre vantaggi. Il primo riguarda lโ€™accesso a protocolli internazionali giร  avviati. Il secondo riguarda la possibilitร  di contribuire con dati raccolti nel Servizio sanitario nazionale e in un centro clinico di riferimento. Il terzo riguarda la formazione di competenze utili anche per altri programmi di medicina preventiva, dalla genetica agli screening pediatrici.

Evitare allarmismi e promesse eccessive

Uno screening genetico neonatale apre opportunitร , ma richiede prudenza. La genetica misura la predisposizione, ma non garantisce certezza. Il rischio superiore al 10% indica una probabilitร  molto piรน alta rispetto alla media, ma lascia spazio a esiti diversi. Alcuni bambini ad alto rischio svilupperanno autoimmunitร , altri resteranno sani. Alcuni bambini a rischio basso potranno comunque sviluppare il diabete di tipo 1.

Oggi la ricerca lavora su strategie di prevenzione primaria, ma la pratica clinica dispone ancora di strumenti limitati per impedire lโ€™insorgenza della malattia nei bambini geneticamente predisposti. Proprio per questo servono studi ampi, trasparenti e controllati. Anche la gestione dei dati merita attenzione. Il profilo genetico di un neonato richiede tutele rigorose, consenso informato, accesso limitato alle informazioni e finalitร  chiare. Il valore scientifico del programma cresce quando le famiglie percepiscono affidabilitร , riservatezza e accompagnamento clinico. La fiducia rappresenta una condizione operativa, non un dettaglio laterale.

Che cosa significa prevenzione primaria nel diabete di tipo 1?

La prevenzione primaria cerca di intervenire prima che compaia il processo autoimmune. Nel diabete di tipo 1 significa osservare bambini con rischio genetico elevato e valutare se un intervento precoce possa educare, modulare o orientare il sistema immunitario. Gli studi GPPAD esplorano proprio questa possibilitร .

La logica assomiglia a un cambio di paradigma. La medicina ha imparato a curare meglio il diabete di tipo 1 dopo la diagnosi. Poi ha iniziato a riconoscere prima lโ€™autoimmunitร . Ora la ricerca prova a salire ancora piรน a monte, quando la malattia esiste solo come probabilitร  biologica. Questo passaggio richiede metodo, perchรฉ ogni intervento precoce deve dimostrare benefici superiori ai rischi.

Lโ€™interesse scientifico cresce anche perchรฉ il diabete di tipo 1 puรฒ insegnare molto sulle malattie autoimmuni. Capire perchรฉ il sistema immunitario comincia ad attaccare le cellule beta puรฒ aiutare a leggere meglio altri disturbi in cui genetica, ambiente e risposta immune si intrecciano. In questo senso lo screening neonatale diventa anche una piattaforma di conoscenza.

Quale prospettiva apre per pediatri e sanitร  pubblica?

Per i pediatri, lโ€™ingresso di strumenti predittivi cambia il rapporto con le famiglie. La visita pediatrica puรฒ integrare sempre di piรน informazioni su rischio, prevenzione, monitoraggio e invio ai centri specialistici. Questo richiede formazione, linguaggio condiviso e percorsi regionali chiari. Un test utile perde forza se il sistema non sa gestire il risultato.

Per la sanitร  pubblica, la sfida riguarda lโ€™equilibrio tra innovazione e sostenibilitร . Uno screening deve avere protocolli validati, benefici misurabili, costi controllabili e una rete di centri capaci di seguire i casi individuati. GPPAD-02 parte come programma di ricerca, mentre la Legge 130/2023 definisce uno screening pediatrico nazionale con finalitร  di diagnosi precoce. Il dialogo tra questi livelli puรฒ aiutare lโ€™Italia a costruire un modello piรน maturo.

La prospettiva piรน concreta riguarda la costruzione di una filiera: identificazione del rischio, counselling, monitoraggio, studi clinici, raccolta dati, ritorno di conoscenza ai pediatri e alle famiglie. Il San Raffaele avvia il primo passo italiano dentro questa filiera europea.

Che cosa cambia adesso in Italia?

Lโ€™avvio del programma a Milano segna lโ€™ingresso dellโ€™Italia in un campo di ricerca giร  avanzato in Europa. La novitร  non riguarda solo il test, ma lโ€™organizzazione che lo sostiene. Un neonato puรฒ entrare in un percorso che parte dal punto nascita, passa attraverso la genetica, coinvolge diabetologi e pediatri, arriva al follow-up e puรฒ aprire lโ€™accesso a studi internazionali.

Il prossimo passaggio riguarderร  lโ€™estensione ad altri ospedali italiani. Lโ€™obiettivo di circa 10.000 neonati allโ€™anno indica una scala significativa, ma ancora compatibile con una fase di crescita controllata. Serviranno criteri omogenei, personale formato, materiale informativo per i genitori e una comunicazione pubblica capace di distinguere ricerca, diagnosi e prevenzione. La posta in gioco riguarda la possibilitร  di conoscere il diabete di tipo 1 prima dei sintomi, prima della diagnosi e persino prima dellโ€™autoimmunitร . Il San Raffaele porta lโ€™Italia dentro questa fase. Il resto dipenderร  dalla qualitร  dei dati, dalla partecipazione delle famiglie e dalla capacitร  della ricerca di trasformare il rischio genetico in strumenti di prevenzione verificati.

Link utili:
IRCCS Ospedale San Raffaele

Note per i lettori

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono in alcun modo parere medico o prescrizione. Prima di intraprendere qualsiasi terapia o integrazione, รจ necessario consultare il proprio medico curante.

Roberto Zonca

Roberto Zonca รจ giornalista professionista, attivo nellโ€™informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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