Indice
- 1 Prometheus punta a produrre calore e idrogeno a temperatura ambiente, con una tecnologia LENR
- 1.1 Un reattore diverso dai microimpianti classici
- 1.2 Il nodo scientifico delle reazioni a bassa energia
- 1.3 Come funzionerebbe il dispositivo Um
- 1.4 Il bilancio energetico e la richiesta di prove
- 1.5 Una caldaia domestica entro tre anni
- 1.6 Dalle abitazioni ai trasporti pesanti
- 1.7 Una rivoluzione possibile, ancora da misurare
Prometheus punta a produrre calore e idrogeno a temperatura ambiente, con una tecnologia LENR
Un reattore senza uranio, alimentato con acqua salata ed elettricità, capace secondo i suoi sviluppatori di produrre calore e una piccola quantità di idrogeno a temperatura ambiente. È questa la promessa tecnologica di Prometheus, una startup milanese nata nel 2021 e inserita nel Kilometro Rosso, il distretto dell’innovazione di Bergamo.
Il dispositivo si chiama Um e appartiene alla categoria dei cosiddetti LENR, sigla che indica le reazioni nucleari a bassa energia, spesso associate alla vecchia espressione “fusione fredda”. Prometheus presenta la propria tecnologia come una terza via rispetto alla fissione tradizionale e alla fusione ad altissima temperatura. L’azienda sostiene infatti di avere ottenuto un bilancio energetico positivo pari a 1,5, con una produzione termica superiore all’energia immessa nel sistema e con generazione di idrogeno.
Stando a quanto pubblicato sulle pagine di Wired Italia esisterebbe una conferma da parte di un ente terzo sulla prevedibilità e ripetibilità del sistema, oltre a un accordo di programma con ENEA. Manca tuttavia un il passaggio all’industrializzazione, con la trasformazione del prototipo in una macchina affidabile, certificabile, economica e utilizzabile in contesti reali.
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Un reattore diverso dai microimpianti classici
Ma quali sono le differenze tra UM e microreattori nucleari tradizionali? In Italia si parla anche di Solo, il progetto di Terra Innovatum, presentato come microreattore modulare destinato alla commercializzazione entro il 2028. In quel caso si resta nella famiglia della fissione nucleare, con un impianto compatto, refrigerato a gas e alimentato da uranio a basso arricchimento. La scala cambia, la logica di base resta quella del nucleare convenzionale.
Prometheus segue una strada differente. Il reattore Um, secondo la descrizione dell’azienda, usa acqua salata, elettricità ed elettrodi metallici. Una scintilla controllata avvierebbe il processo, con produzione di calore e idrogeno. Niente uranio, niente combustibile fossile e strutture compatte: almeno nel modello raccontato dalla startup. L’oggetto immaginato per il mercato domestico somiglia più a una caldaia tecnologica che a un impianto nucleare.
Il nodo scientifico delle reazioni a bassa energia
Le LENR sono da decenni uno dei capitoli più controversi della fisica applicata. L’idea è che possano avvenire fenomeni nucleari in condizioni energetiche molto più basse rispetto alla fusione termonucleare classica. Ma la difficoltà nasce dalla fisica: avvicinare i nuclei atomici e superare la loro repulsione richiede, nella teoria consolidata, condizioni molto particolari.
Una revisione storica ARPA-E sui rapporti del Dipartimento dell’Energia statunitense ricorda che le prove disponibili erano state giudicate insufficienti per dimostrare in modo conclusivo una sorgente utile di energia, pur lasciando spazio a esperimenti mirati e ben progettati. Nel 2024, un documento del Parlamento europeo ha richiamato anche il finanziamento ARPA-E da 10 milioni di dollari per otto progetti di ricerca e dimostrazione sulle LENR.
Come funzionerebbe il dispositivo Um
Secondo Prometheus, il cuore del processo è una scintilla elettrica generata in acqua salata. L’impulso favorirebbe la liberazione di idrogeno, che entrando in contatto con il metallo degli elettrodi contribuirebbe alla produzione di calore. Questa resta una delle spiegazioni tecniche proposte, mentre l’interpretazione fisica completa è ancora in fase di studio. L’amministratore delegato Fabrizio Petrucci parla di “approccio pragmatico e ingegneristico”, e aggiunge, “la montagna ha partorito il topolino”, come a voler descrivere il contrasto tra la complessità teorica delle LENR e l’apparente semplicità dell’applicazione.
Prometheus punta su materiali reperibili, su una filiera europea e su un dispositivo più semplice possibile, evitando configurazioni costose o difficili da scalare. La vera prova sul campo arriverà con test estesi, pubblici e ripetibili, capaci di separare con precisione energia immessa, calore prodotto, eventuali contributi chimici e possibili fenomeni nucleari.
Il bilancio energetico e la richiesta di prove
Il dato più importante rivendicato da Prometheus è il bilancio energetico positivo. Un valore di 1,5 significa, nella lettura fornita dall’azienda, che il sistema produrrebbe una quantità di energia termica pari a una volta e mezza quella assorbita. In un settore come questo, la parola chiave è replica. Una macchina che dichiara energia in uscita superiore a quella in ingresso deve essere valutata con calorimetria robusta, protocolli indipendenti, celle di controllo, cicli lunghi e margini d’errore trasparenti.
QualEnergia ha osservato che i test disponibili, per come sono stati comunicati, lasciano ancora aperta la domanda sull’origine dell’anomalia energetica. Se Um funziona davvero come Prometheus afferma, la verifica sarà il principale alleato dell’azienda.
Una caldaia domestica entro tre anni
La prima applicazione indicata da Prometheus riguarda la casa. L’azienda immagina una versione di Um per produrre calore e idrogeno, con una funzione simile a quella di una caldaia elettrica o di uno scaldabagno. Secondo quanto riportato in un precedente articolo di GiornaleTecnologico, l’orizzonte indicato per i dispositivi domestici è di circa tre anni.
Fondamentale, e anzi decisivo, sarà il percorso regolatorio. Anche una produzione minima di idrogeno può richiedere norme stringenti, visto che si tratta di un gas industriale. Prometheus sostiene che nel settaggio domestico le quantità sarebbero molto ridotte e utilizzabili, per esempio, in una fuel cell dedicata ai controlli elettronici del sistema. Restano da chiarire sicurezza, certificazione elettrica, durata degli elettrodi, gestione dell’acqua salata, manutenzione e responsabilità in caso di installazione domestica. Un prototipo può impressionare; un prodotto da mettere nelle case deve funzionare per anni con standard molto severi.
Dalle abitazioni ai trasporti pesanti
Prometheus lavora a un sistema capace di produrre idrogeno direttamente a bordo del mezzo, quando serve. L’obiettivo sarebbe ridurre il problema dello stoccaggio, oggi uno dei nodi principali dell’idrogeno nei trasporti pesanti. Bombole ad alta pressione, serbatoi criogenici, sicurezza e logistica rendono questa molecola interessante, ma complessa. Un apparato capace di generarla “on demand” potrebbe cambiare la progettazione di navi, mezzi industriali e veicoli militari.
La startup sostiene di aver avviato dei contatti con una compagnia di trasporto marittimo e con realtà del comparto difesa. L’orizzonte indicato, in questo caso, è più lungo rispetto alla versione domestica, con circa cinque anni per mostrare i primi propulsori destinati a mezzi di medie dimensioni, compresi i carri armati. Anche qui serviranno prove in condizioni reali, con vibrazioni, corrosione, temperature variabili, continuità operativa e non ultima la sicurezza.
Una rivoluzione possibile, ancora da misurare
Un reattore compatto, alimentato con acqua ed elettricità, capace di produrre calore e idrogeno senza uranio, aprirebbe scenari importanti per abitazioni, fabbriche e trasporti. Allo stesso tempo, la storia delle LENR impone prudenza. Allo stato attuale mancano dati indipendenti, pubblicazioni tecniche, certificazioni, test comparativi, analisi economiche e un quadro normativo chiaro.
A cura della Redazione GTNews
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