Indice
- 1 Le Alpi rivelano un passato tropicale e una “valle dei dinosauri” tra le più grandi al mondo
- 2 La scoperta casuale tra Livigno e Bormio
- 3 Prosauropodi: giganti erbivori del Triassico
- 4 Piste parallele e tracce circolari: vita di branco
- 5 Dal Sasso: “Una vera valle dei dinosauri”
- 6 Studi complessi tra droni e telerilevamento
Le Alpi rivelano un passato tropicale e una “valle dei dinosauri” tra le più grandi al mondo
Nel cuore del Parco nazionale dello Stelvio, tra Lombardia e Trentino-Alto Adige, la montagna si trasforma in una pagina di preistoria. Migliaia di orme di dinosauri, impresse nella roccia dolomitica, sono riaffiorate su pareti oggi quasi verticali, offrendo una delle testimonianze più spettacolari mai individuate sulle Alpi. Un’immagine che spiazza, ma che trova una spiegazione precisa nella storia geologica della regione. Più di 200 milioni di anni fa, nel Triassico superiore, quest’area non era affatto montuosa: si presentava come una laguna pianeggiante affacciata sull’Oceano Tetide, con un clima tropicale e cicli di marea regolari. È su quei fondali fangosi che i dinosauri lasciarono le loro impronte. Il successivo sollevamento della catena alpina ha poi ruotato e innalzato quegli strati, portando oggi le tracce su superfici che sembrano sfidare la gravità. Quello che appare incredibile allo sguardo moderno è, in realtà, il risultato coerente di lunghi processi tettonici che hanno modellato le Alpi.
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La scoperta casuale tra Livigno e Bormio
Il ritrovamento risale a metà settembre, durante un’escursione in Valdidentro, nella Valle di Fraele, in un’area del Parco compresa tra Livigno e Bormio. È stato il fotografo naturalista Elio Della Ferrera a notare per primo le strane impronte sulla roccia, alcune con un diametro fino a 40 centimetri, disposte su superfici ormai inclinate in modo impressionante.
Consapevole dell’eccezionalità di quanto stava osservando, Della Ferrera ha documentato accuratamente le tracce e ha inviato le immagini agli studiosi e alla Soprintendenza, avviando così il percorso scientifico di verifica e analisi. Da una semplice escursione è nata una scoperta destinata a riscrivere una parte importante della paleontologia italiana.
Prosauropodi: giganti erbivori del Triassico
Le prime valutazioni indicano che le impronte appartengano ai prosauropodi, grandi dinosauri erbivori dal collo allungato, considerati gli antenati diretti dei più noti sauropodi del Giurassico. Animali imponenti, capaci di raggiungere 10 metri di lunghezza, che popolavano le pianure costiere del Triassico. La conservazione delle orme è eccezionale: in diversi punti sono chiaramente visibili le dita e perfino i segni degli artigli, un dettaglio raro che consente analisi morfologiche molto precise. Questo livello di definizione rende il sito particolarmente prezioso, non solo per la quantità delle tracce, ma anche per la loro qualità scientifica.
Piste parallele e tracce circolari: vita di branco
L’orientamento delle impronte racconta una storia ancora più affascinante. Le piste parallele indicano che i dinosauri si muovevano in branchi coordinati, seguendo percorsi comuni lungo le antiche lagune. In alcune zone, però, le tracce assumono una disposizione circolare, un elemento che apre a ipotesi comportamentali più complesse. Secondo gli studiosi, questa configurazione potrebbe suggerire strategie difensive o interazioni tra gruppi diversi, forse in risposta alla presenza di altri branchi o a situazioni di rischio. Sono dettagli che trasformano le orme in una vera cronaca fossilizzata della vita sociale dei dinosauri.
Dal Sasso: “Una vera valle dei dinosauri”
A dare notizia ufficiale della scoperta sono stati Regione Lombardia e Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Naturale di Milano. Dal Sasso non ha nascosto l’importanza del ritrovamento, definendolo il più rilevante per i dinosauri italiani dopo quello di Ciro, il celebre fossile scoperto nel Sud Italia.
“Si tratta di una vera e propria valle dei dinosauri, che si estende per chilometri: è il sito più grande delle Alpi e uno dei più ricchi al mondo”, ha dichiarato il paleontologo, sottolineando la portata internazionale della scoperta.
Studi complessi tra droni e telerilevamento
L’entusiasmo scientifico si accompagna a una sfida logistica tutt’altro che semplice. L’area delle orme non è raggiungibile tramite i sentieri, rendendo impossibili i rilievi tradizionali sul campo. Per questo motivo, gli studiosi dovranno ricorrere a droni, fotogrammetria avanzata e altre tecniche di telerilevamento per mappare e analizzare il sito. Un lavoro che richiederà anni di studi, ma che promette di restituire una delle ricostruzioni più dettagliate mai realizzate su un ecosistema dinosauresco alpino.
Link di approfondimento:
Scoperte migliaia di orme di dinosauri nel Parco dello Stelvio – Terra e Poli – Ansa.it
