Indice
- 1 Lo studio Global Burden of Disease 2023 rivela un paradosso inquietante: aspettativa di vita in crescita, ma decessi in aumento tra i 15 e i 39 anni
- 2 Depressione, ansia e dipendenze: il peso invisibile della salute mentale
- 3 Da pandemie a patologie croniche: la classifica delle cause di morte
- 4 Fattori di rischio: l’elenco dei killer silenziosi
- 5 Una generazione lasciata indietro
Lo studio Global Burden of Disease 2023 rivela un paradosso inquietante: aspettativa di vita in crescita, ma decessi in aumento tra i 15 e i 39 anni
Per la prima volta nella storia moderna, il mondo registra un doppio volto: da un lato le persone vivono più a lungo, dall’altro cresce la mortalità fra i giovani. È quanto emerge dal Global Burden of Disease 2023, la più vasta analisi epidemiologica mai condotta, pubblicata su The Lancet e presentata al World Health Summit di Berlino.
L’indice globale dell’aspettativa di vita è tornato ai livelli pre-pandemici, 76,3 anni per le donne e 71,5 per gli uomini, con un guadagno di oltre vent’anni rispetto al 1950. Ma sotto questi numeri positivi si nasconde un segnale d’allarme: “tassi di mortalità più elevati tra adolescenti e giovani adulti”, specialmente nei Paesi ricchi. A pesare sono suicidi, overdose di droga, consumo eccessivo di alcol, insieme a un’ondata di disturbi mentali in forte crescita. Il risultato è un quadro in cui l’umanità sopravvive di più, ma non necessariamente meglio.
Depressione, ansia e dipendenze: il peso invisibile della salute mentale
Gli autori dello studio descrivono un “aumento vertiginoso” dei disturbi mentali nel decennio 2011-2023: +63% per l’ansia e +26% per la depressione. Un trend che colpisce in particolare la fascia dei 20-39 anni, dove la combinazione di precarietà economica, isolamento sociale e dipendenze sta erodendo il benessere psicologico di intere generazioni.
Nel frattempo, le disuguaglianze geografiche restano profonde: l’aspettativa di vita raggiunge 83 anni nelle regioni ad alto reddito, ma non supera i 62 nell’Africa subsahariana. In quest’area la mortalità femminile tra i 15 e i 29 anni è risultata “superiore del 61% rispetto alle stime precedenti”, per via di complicazioni materne, incidenti stradali e meningite.
“La rapida crescita dell’invecchiamento e l’evoluzione dei fattori di rischio hanno inaugurato una nuova era di sfide sanitarie”, ha dichiarato Christopher Murray, direttore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME). “I governi devono reagire con strategie nuove e più tempestive”.
Da pandemie a patologie croniche: la classifica delle cause di morte
Il report certifica una transizione epocale nelle cause di mortalità: le malattie infettive arretrano, sostituite da patologie croniche e disturbi metabolici. Il Covid-19, che nel 2021 era la principale causa di morte, nel 2023 è sceso al 20° posto, lasciando il podio a cardiopatia ischemica, ictus e broncopneumopatia cronica ostruttiva. Dal 1990 a oggi i decessi per morbillo, tubercolosi e malattie diarroiche si sono ridotti drasticamente, ma sono aumentati quelli legati a diabete, insufficienza renale cronica, Alzheimer e Hiv/Aids.
La media globale dell’età al decesso è passata da 46,4 anni nel 1990 a 62,9 nel 2023, ma il divario resta abissale: le donne nei Paesi ricchi vivono fino a 80 anni, mentre in Africa subsahariana l’età media di morte per le donne è di 37 anni.
Fattori di rischio: l’elenco dei killer silenziosi
Quasi la metà dei decessi globali è attribuibile a fattori di rischio modificabili, secondo il GBD. I principali: ipertensione, fumo, obesità, glicemia alta, inquinamento atmosferico, colesterolo elevato, disfunzioni renali e esposizione al piombo. Proprio quest’ultimo è stato rivalutato come fattore diretto di rischio cardiovascolare. Anche il clima gioca un ruolo crescente: caldo estremo e smog colpiscono in particolare l’Asia meridionale, l’Africa e il Medio Oriente. Nei bambini sotto i cinque anni dominano invece malnutrizione, scarsa igiene e acqua contaminata, mentre nella fascia 15-49 anni i pericoli principali restano rapporti non protetti e infortuni sul lavoro.
Una generazione lasciata indietro
Gli autori dello studio chiedono ai governi di estendere le priorità sanitarie oltre la mortalità infantile, includendo adolescenti e giovani adulti nei programmi di prevenzione.
“I tagli agli aiuti internazionali rischiano di cancellare decenni di progressi”, ha avvertito Emmanuela Gakidou, docente dell’IHME. “Molti Paesi dipendono dai fondi globali per farmaci, vaccini e assistenza primaria. Senza di essi, il divario continuerà ad ampliarsi”.
