Indice
- 1 Il colore “perfetto” ha un lato oscuro che uno studio ha misurato per la prima volta. Il rischio melanoma si moltiplica
- 2 Quando il rischio non è solo “probabile”
- 3 Il danno invisibile che la pelle accumula
- 4 Melanomi anche dove il sole non arriva
- 5 Più sedute, più mutazioni: un effetto cumulativo
- 6 Prevenzione: cosa cambia dopo questo studio
Il colore “perfetto” ha un lato oscuro che uno studio ha misurato per la prima volta. Il rischio melanoma si moltiplica
C’è un momento in cui l’abbronzatura smette di essere una scelta estetica e diventa un problema biologico. Quel momento, oggi, ha finalmente dei numeri. Una ricerca pubblicata su Science Advances ha messo nero su bianco ciò che per anni è rimasto nel campo delle ipotesi: l’uso dei lettini solari aumenta di quasi tre volte il rischio di melanoma, il tumore cutaneo più aggressivo. Non solo. La luce ultravioletta artificiale lascia un’impronta profonda nel DNA delle cellule della pelle, raddoppiando il numero di mutazioni potenzialmente pericolose.
Lo studio nasce da un’osservazione clinica che ha insospettito i ricercatori: un numero crescente di donne sotto i 50 anni, con una storia di abbronzatura indoor, presentava melanomi multipli, comparsi contemporaneamente o a distanza di tempo. Un’anomalia che ha spinto gli scienziati ad andare oltre le statistiche tradizionali e a guardare direttamente dentro le cellule.
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Quando il rischio non è solo “probabile”
Per quantificare l’effetto dei lettini solari, i ricercatori hanno confrontato i dati di circa 3.000 persone che avevano utilizzato lampade abbronzanti con quelli di un gruppo di controllo della stessa età, che non vi aveva mai fatto ricorso. Le differenze sono emerse subito. Nel gruppo esposto, il melanoma era stato diagnosticato nel 5,1% dei casi, contro il 2,1% dei non utilizzatori.
Una volta corretti tutti i fattori che potevano influenzare il risultato – esposizione al sole naturale, sesso, età, stile di vita – il dato non è cambiato. Anzi, si è rafforzato. Il rischio di sviluppare melanoma risultava 2,85 volte più alto tra chi aveva frequentato i lettini solari. Un valore che sposta il discorso dal “potrebbe” al “succede”.
Il danno invisibile che la pelle accumula
Il punto più inquietante dello studio, però, arriva quando l’analisi si sposta dal numero dei casi al DNA delle cellule cutanee. I ricercatori hanno esaminato i melanociti – le cellule da cui origina il melanoma – prelevati da soggetti con e senza una storia di abbronzatura artificiale.
Il risultato è netto. In chi aveva utilizzato i lettini solari, il tasso di mutazioni genetiche era circa doppio rispetto ai non utilizzatori. Mutazioni non casuali, ma coerenti con un danno da radiazioni ultraviolette. Un segnale biologico chiaro, che racconta una storia diversa da quella che si vede allo specchio.
Melanomi anche dove il sole non arriva
C’è un altro elemento che rende questi dati difficili da ignorare. Nei soggetti esposti alla luce UV artificiale, i melanomi non compaiono solo nelle zone tipicamente colpite dal sole, come viso e spalle. Al contrario, emergono anche in aree del corpo normalmente protette, come la base della schiena o i glutei.
Questo suggerisce che l’abbronzatura indoor produca un danno diffuso, che interessa l’intera superficie cutanea. Una differenza sostanziale rispetto all’esposizione solare naturale, che tende a colpire in modo più localizzato. È come se la pelle, sotto le lampade, accumulasse un debito genetico uniforme, destinato prima o poi a presentare il conto.
Più sedute, più mutazioni: un effetto cumulativo
Lo studio evidenzia anche una relazione diretta tra numero di esposizioni e aumento del rischio. Più sedute di abbronzatura artificiale si effettuano, maggiore è il carico mutazionale osservato nelle cellule. Un effetto cumulativo che spiega perché molti melanomi diagnosticati in questi soggetti siano multipli.
Ma il dato forse più allarmante è un altro: anche poche esposizioni, soprattutto se avvengono in giovane età, possono innescare alterazioni genetiche persistenti. Alterazioni che restano silenziose per anni, prima di trasformarsi in malattia.
Prevenzione: cosa cambia dopo questo studio
Dal punto di vista della salute pubblica, i risultati rafforzano una posizione già nota ma spesso sottovalutata. L’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica da anni le lampade UV tra gli agenti sicuramente cancerogeni. In Italia, dal 2011, l’uso dei lettini solari è vietato ai minorenni, alle donne in gravidanza e a chi presenta specifici fattori di rischio. Per chi in passato ha fatto ricorso all’abbronzatura artificiale, il consiglio degli specialisti è chiaro: evitare ulteriori esposizioni e sottoporsi a controlli dermatologici regolari. Nel melanoma, la diagnosi precoce resta l’arma più efficace.
A cura della Redazione GTNews
