Indice
- 1 In Italia colpisce sempre più giovani, ma lo screening resta un miraggio. Ascierto: “Serve un piano nazionale, non solo campagne spot”
- 2 Giovani in spiaggia, dermatologi in allarme
- 3 Screening: costo o investimento?
- 4 Educare al controllo della pelle: un’arma sottovalutata
- 5 Come sconfiggere il melanoma
In Italia colpisce sempre più giovani, ma lo screening resta un miraggio. Ascierto: “Serve un piano nazionale, non solo campagne spot”
Il melanoma, tumore cutaneo aggressivo e sempre più diffuso, non guarda più solo agli adulti. Colpisce anche chi ha meno di 50 anni, diventando una delle neoplasie più frequenti in questa fascia d’età. A lanciare l’allarme è Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli. I numeri fanno impressione: “in vent’anni i casi si sono più che raddoppiati”, afferma l’oncologo. Ma ciò che sorprende di più è la leggerezza con cui molti, soprattutto i giovani, ignorano le regole elementari di protezione dai raggi UV. Nonostante campagne e spot, il vizio di abbronzarsi senza limiti resta radicato, e le conseguenze finiscono per pesare non solo sulla salute individuale, ma anche sulle casse dello Stato.
Giovani in spiaggia, dermatologi in allarme
Ascierto sottolinea come la scarsa attenzione alla prevenzione rappresenti un fattore determinante. Le radiazioni solari non perdonano, eppure protezioni solari, cappelli e controlli dermatologici restano strumenti usati a singhiozzo. “Il melanoma è oggi uno dei principali tumori che insorgono in giovane età”, ricorda l’esperto, con dati che parlano chiaro: è il terzo tumore più diffuso sotto i 50 anni, senza distinzione di genere.
Di fronte a questo scenario, la responsabilità non è solo dei singoli. Secondo Ascierto, lo Stato deve fare la sua parte. Serve un approccio strutturato, un piano nazionale di screening che permetta un controllo annuale delle nevi nei soggetti più a rischio. Perché aspettare che la malattia si presenti in forma aggressiva, quando si potrebbe fermarla sul nascere?
Screening: costo o investimento?
Il nodo centrale è la diagnosi precoce. Se il melanoma viene identificato in fase iniziale, le possibilità di guarigione superano il 90%. Non si tratta di un dettaglio statistico, ma della differenza tra vivere o convivere con terapie pesanti e costose. “Un melanoma diagnosticato precocemente permette di ridurre il ricorso a trattamenti onerosi”, spiega Ascierto. Una logica tanto semplice quanto disattesa: spendere oggi in prevenzione per risparmiare domani su cure molto più impegnative. Ma la sanità italiana continua a oscillare tra campagne spot e progetti locali. L’idea di uno screening gratuito e sistematico resta nel cassetto. Eppure, la matematica sanitaria è spietata: meno melanomi avanzati significano meno farmaci costosi, meno ospedalizzazioni e meno invalidità permanenti.
Educare al controllo della pelle: un’arma sottovalutata
Oltre alla prevenzione istituzionale, c’è un altro fronte cruciale: l’educazione individuale. “Lo screening non è solo diagnosi precoce, è anche educazione”, sottolinea l’oncologo. Imparare a controllarsi la pelle, riconoscere un neo sospetto, rivolgersi al medico in caso di cambiamenti: piccoli gesti che possono salvare la vita.
L’auto-osservazione, se unita a programmi di screening organizzati, diventa un’arma potente. Ma per arrivare a questo serve un cambio culturale. In Italia, il check-up annuale della pelle non è ancora percepito come quello del cuore o della pressione. Finché non entrerà nelle abitudini di massa, il melanoma continuerà a crescere indisturbato.
Come sconfiggere il melanoma
Ascierto è chiaro: “Lo screening non è un costo, ma un investimento che salva vite e riduce i costi sociali e sanitari”. Non si tratta di una proposta visionaria, ma di una strategia concreta già adottata per altri tumori con ottimi risultati. L’appello del presidente della Fondazione Melanoma è rivolto direttamente alle istituzioni: servono fondi, linee guida e una campagna nazionale che trasformi la prevenzione da slogan a pratica quotidiana. Il messaggio finale è netto: il melanoma non aspetta. E mentre i casi aumentano, il tempo per reagire diminuisce. Se lo Stato non interviene, a pagare saranno in tanti: i pazienti, i loro familiari e, inevitabilmente, l’intero sistema sanitario.
