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Dai “pultroppo” ai “c’è né”: la lingua italiana viene maltrattata ogni giorno. Colpa di Internet, abitudini scorrette e poca lettura
Quasi sette italiani su dieci inciampano nella grammatica, e non solo quando scrivono velocemente in chat: gli errori ormai invadono anche il parlato, dalle frasi di tutti i giorni ai commenti sui social. L’indagine, condotta da Libreriamo su un campione di 1.600 persone, dipinge un Paese che fatica sempre più a usare in modo corretto il proprio idioma. A dominare la classifica degli strafalcioni troviamo errori come “qual’è”, “pultroppo”, “propio”, “avvolte” e gli eterni dubbi tra “c’è ne” e “c’è né”.
Secondo gli esperti, questa deriva è in parte alimentata dall’abuso di neologismi, dall’uso di anglicismi e dal linguaggio informale dei social: formule veloci, scorciatoie, abbreviazioni e un lessico che punta più alla rapidità che alla precisione. «L’italiano è un luogo simbolico che ci accoglie al di là delle differenze», spiega Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo. «Va conosciuto e salvaguardato, perché genera identità e senso di comunità».
Il quadro non è rassicurante: il 62% sbaglia l’apostrofo, il 56% inciampa nel congiuntivo, il 52% usa pronomi errati, il 50% sbaglia le declinazioni verbali e il 52% fallisce anche la punteggiatura. Ma cosa si può fare per invertire la rotta? Secondo gli esperti, leggere di più, scrivere a mano, ridurre l’uso compulsivo dei chatbot e allenare la mente con strumenti come i “book-game” rappresentano un ottimo punto di partenza.
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Gli strafalcioni più diffusi
Tra gli errori più frequenti c’è il famigerato “qual è”, che va sempre scritto senza apostrofo. Seguono i classici dubbi sulla corretta elisione e sul troncamento che portano a “un pò” al posto di “un po’”. Il 56% continua a sbagliare il congiuntivo, con frasi come “L’importante è che hai superato l’esame” al posto del corretto “che tu abbia superato l’esame”.
Un altro problema riguarda i pronomi indiretti: “Gli ho detto che era molto bella” resta un errore diffusissimo, specie tra gli italiani all’estero che semplificano la lingua perdendo automatismi corretti.
Verbi e tempi
Molti scivoloni derivano dall’uso errato dei tempi verbali o degli ausiliari: da “ho andato” a “venìrono”, fino ai verbi irregolari declinati a caso. Errori che riflettono una perdita di familiarità con la struttura della lingua e con le sue logiche più profonde.
Punteggiatura e ortografia
La punteggiatura resta un terreno minato: virgole piazzate a caso, due punti usati come ornamento e punti e virgola impiegati senza criterio. Anche l’ortografia crea danni notevoli: “evaquare” invece di “evacuare”, “profiquo” al posto di “proficuo”, “innocquo” anziché “innocuo”.
Gli errori più originali (e più imbarazzanti)
Nella categoria degli errori “creativi” compaiono alcune perle diventate un classico delle conversazioni online. Tra queste spicca: «Devo fare la ceretta al linguine», che nel settore beauty è ormai una barzelletta quotidiana.
Altra tendenza dilagante è l’uso indiscriminato della K, soprattutto nei messaggi veloci: “Ke fai?”, “Ke cosa succede?”. Seguono le abbreviazioni da chat come “tt”, “nn”, “x”, che trasformano la lingua italiana in un geroglifico digitale.
Molti errori ricorrono due volte nella stessa giornata, come “avvolte” al posto di “a volte”, oppure “pultroppo”, che continua a comparire persino nei commenti più articolati.
Infine, tra i preferiti degli italiani ci sono i falsi amici gastronomici: “salciccia” anziché “salsiccia”, o il mitico “cortello” al posto di “coltello”. Errori così frequenti da sembrare quasi normali.
Come migliorare il rapporto con la lingua italiana
Gli esperti concordano su un punto: il rimedio numero uno per recuperare padronanza è leggere con regolarità. Abitudine che dovrebbe essere trasmessa già da bambini. Altro passo indispensabile è tornare a scrivere a mano, pratica che rafforza memoria e precisione.
Limitare l’uso frequente dei chatbot di intelligenza artificiale è un altro consiglio utile, perché se usati in modo inconsapevole possono consolidare errori presenti nei testi generati. Infine, uno strumento efficace è l’allenamento mentale tramite quiz, giochi linguistici e book-game come “501 quiz sulla lingua italiana”, progettati per stimolare il cervello con la “retrieval practice”, una tecnica che rafforza l’apprendimento attraverso il recupero attivo delle informazioni.
