Usa se stesso come cavia per studiare la longevità: pochi mesi e il suo corpo è irriconoscibile

Digiuno fino a 48 ore, allenamento quotidiano, dieta controllata e sonno anticipato: al professor Dean Ho, 47 anni, un modello statistico ha attribuito un’età biologica di appena 31,8 anni. I risultati dello studio DELTA mostrano cambiamenti nel metabolismo e in diversi parametri fisiologici, ma riguardano un solo partecipante

LA NOTIZIA IN BREVE – Un esperimento condotto su un solo partecipante ha trasformato Dean Ho, professore della National University of Singapore, in un caso di studio sulla longevità. Per mesi il ricercatore ha combinato digiuno prolungato, attività fisica, alimentazione controllata e un sonno molto più regolare, mentre il suo organismo veniva seguito attraverso analisi, dispositivi indossabili e biomarcatori. Il risultato più curioso arriva da un modello statistico, che ha stimato per Ho un’età biologica di 31,8 anni a fronte dei suoi 47 anni anagrafici.

Lo studio DELTA, pubblicato su PLOS One, ha registrato anche variazioni nella flessibilità metabolica, nella frequenza cardiaca e nella qualità del sonno. Ma il dato sull’età biologica non dimostra un vero ringiovanimento: descrive soltanto quanto il profilo fisiologico del professore assomigli a quello associato a persone più giovani. E soprattutto riguarda un unico individuo, quindi non basta per stabilire se lo stesso protocollo possa produrre risultati simili negli altri.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – Un professore di 47 anni della National University of Singapore ha trasformato se stesso nell’unico partecipante a un esperimento sulla longevità. Dopo mesi di digiuno controllato, allenamento, alimentazione programmata e monitoraggio continuo, un modello statistico ha stimato la sua età biologica in appena 31,8 anni. Si chiama Dean Ho ed è direttore dell’Institute for Digital Medicine (WisDM) della NUS Yong Loo Lin School of Medicine. Il ricercatore è diventato così, allo stesso tempo, autore e “cavia” dello studio DELTA, pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One. Durante l’esperimento il gruppo ha registrato cambiamenti nella flessibilità metabolica, nel sonno, nella frequenza cardiaca e in diversi biomarcatori. Il dato sull’età biologica è quello che colpisce di più, ma gli stessi autori invitano a interpretarlo correttamente: non dimostra che Ho sia realmente ringiovanito di 15 anni.

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Che cosa volevano scoprire Ho e colleghi

I ricercatori volevano scoprire quanto può raccontare del nostro stato di salute un esame effettuato una o due volte l’anno. Pressione, colesterolo, glicemia, peso e marcatori infiammatori forniscono informazioni fondamentali, ma fotografano l’organismo in un momento preciso. Il gruppo di Singapore ha provato invece a seguire ciò che accade tra una misurazione e l’altra, osservando come alcuni parametri reagiscono quando il corpo affronta uno stress e quanto tempo impiegano poi a recuperare. È ciò che i ricercatori chiamano biological resilience, resilienza biologica.

Nel caso di Ho, lo stress poteva arrivare da un digiuno prolungato, da una sessione di allenamento o dal passaggio da una condizione alimentare a un’altra. Il team ha registrato DELTA come studio N-of-1: un solo partecipante, seguito però attraverso una lunga serie di misurazioni ripetute.

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In che cosa consisteva il protocollo DELTA?

Il programma seguito da Ho andava ben oltre una normale dieta. Per gran parte del periodo di studio concentrava i pasti in una finestra di quattro ore, generalmente tra le 11 e le 15, e trascorreva quindi almeno 20 ore senza mangiare. In alcune fasi ha affrontato digiuni di 48 ore con sola acqua, senza calorie né integratori. Il gruppo utilizzava queste prove soprattutto per seguire glucosio, chetoni e altri biomarcatori prima, durante e dopo il digiuno.

Ho affiancava al regime alimentare un programma quotidiano di esercizi di forza e diverse sessioni cardiovascolari, comprese attività ad alta intensità. La NUS descrive allenamenti mattutini che potevano raggiungere circa 90 minuti. Anche l’alimentazione seguiva uno schema, ispirato alla dieta mediterranea: verdure a foglia, cavolo rosso, olio extravergine d’oliva, pesce, pollo, ceci, semi, frutti di bosco e altri alimenti selezionati dal gruppo. Il protocollo comprendeva inoltre un programma di integrazione.

Per mesi il professore ha indossato WHOOP 4.0, Garmin Epix Pro 2 e Apple Watch 9. I dispositivi hanno aiutato il gruppo a seguire sonno, frequenza cardiaca, variabilità del battito e attività fisica. DELTA, però, non nasceva per confrontare l’accuratezza dei tre strumenti. La differenza rispetto a un normale controllo medico stava soprattutto nella quantità e nella continuità dei dati raccolti.

Come hanno calcolato l’età biologica di 31,8 anni?

L’età biologica non corrisponde a una seconda data di nascita nascosta nei nostri organi. È una stima statistica costruita mettendo insieme diversi indicatori associati allo stato dell’organismo. Il gruppo ha sviluppato un sistema chiamato Healthspan Copilot, basato su GPT. Per stimare l’età biologica ha utilizzato fino a dieci parametri, fra cui emoglobina glicata, peso, circonferenza addominale, proteina C-reattiva ad alta sensibilità, HDL, pressione sistolica e diastolica, frequenza cardiaca, sesso ed età anagrafica.

Un modello di regressione ha confrontato questi dati con quelli di una popolazione di riferimento. I ricercatori hanno poi verificato il risultato anche attraverso un normale software statistico.

Con i parametri di Ho raccolti nell’aprile 2025 il calcolo ha restituito 31,8 anni. Nel profilo figuravano, tra l’altro, un’emoglobina glicata del 4,6%, 74 chilogrammi di peso, una circonferenza addominale di 73,7 centimetri, HDL a 65 mg/dL, pressione di 109/63 mmHg e frequenza cardiaca di 57 battiti al minuto.

Il numero va però letto per ciò che rappresenta. Il modello dice che, considerando quelle variabili, il profilo di Ho assomiglia a quello associato a un’età inferiore. Non stabilisce che cellule, arterie, cervello, sistema immunitario e altri organi siano tornati biologicamente indietro di quindici anni.

Gli autori trattano infatti il risultato come un dato esplorativo utile a formulare nuove ipotesi. Il gruppo ha applicato il Copilot ai dati in modo retrospettivo e dovrà ancora verificarne il funzionamento prospetticamente su popolazioni più ampie.

Che cosa è successo al metabolismo?

Quando passano molte ore senza mangiare, l’organismo riduce progressivamente la dipendenza dal glucosio e aumenta l’utilizzo dei grassi, producendo corpi chetonici. I ricercatori definiscono flessibilità metabolica proprio la capacità di passare da un carburante all’altro. Il gruppo ha seguito questo processo con misurazioni molto ravvicinate.

Durante alcune prove Ho arrivava al secondo giorno di un digiuno di 48 ore e svolgeva esercizi di forza. I ricercatori controllavano glucosio e chetoni a intervalli di pochi minuti. In questo modo hanno potuto osservare l’uscita dalla chetosi durante lo sforzo e il successivo rientro nella fase di recupero.

In un’altra serie di cinque sessioni l’ingresso in chetosi è avvenuto inizialmente attorno alle 20 ore, fino a una rilevazione di circa 16,5 ore. La NUS riferisce anche osservazioni precedenti superiori alle 24 ore.

Il paper evita però di trasformare questa sequenza in una dimostrazione di miglioramento progressivo. Gli autori specificano che le osservazioni disponibili non bastano per sostenere che Ho sia diventato, prova dopo prova, sempre più rapido nell’entrare in chetosi. DELTA riesce a mostrare quasi in diretta come il metabolismo reagisce e cambia, invece di confrontare soltanto due valori raccolti a distanza di molte ore o giorni.

Perché hanno controllato ApoB, infiammazione e omocisteina

Il gruppo ha seguito anche una serie di marcatori meno conosciuti dal grande pubblico. Tra questi compare ApoB, una proteina presente nelle lipoproteine aterogene e utilizzata nella valutazione del rischio cardiovascolare. I ricercatori hanno misurato anche ApoA, il rapporto ApoB/ApoA, omocisteina e hs-CRP, un indicatore dell’infiammazione sistemica.

Le analisi avvenivano prima del digiuno di 48 ore, al termine e dopo la ripresa dell’alimentazione. In alcune circostanze ApoB aumentava durante il digiuno per poi avvicinarsi di nuovo ai livelli precedenti. Altre variazioni emergevano dalle misurazioni senza raggiungere la significatività statistica.

Per il gruppo, però, conta proprio questa dinamica. DELTA guarda alla traiettoria: quanto cambia un indicatore, quanto rapidamente lo fa e in quanto tempo recupera. Il concetto si può spiegare con un esempio. Due persone potrebbero avere lo stesso valore di ApoB in una normale analisi del sangue, ma reagire in maniera molto diversa allo stesso stress metabolico.

Quanto è cambiato il sonno?

Prima dell’esperimento Ho tendeva ad andare a letto intorno a mezzanotte. Durante DELTA ha anticipato progressivamente l’orario fino a circa 21.15, cercando di addormentarsi entro le 21.45. Ha anche eliminato i sonnellini pomeridiani, limitato gli schermi prima di dormire e organizzato con maggiore attenzione attività fisica e assunzione di caffeina.

Il paper confronta il periodo precedente con la fase finale dello studio. Il sonno totale medio passa da circa 372 minuti, poco più di sei ore, a 493 minuti, oltre otto ore. Il sonno REM cresce da circa 65 a 108 minuti, mentre il tempo medio trascorso sveglio durante la notte scende da circa 27 a 13 minuti. Anche il sonno profondo aumenta rispetto al periodo retrospettivo.

Sono differenze importanti. Attribuirle soltanto all’orario anticipato, però, sarebbe impossibile.

Nello stesso periodo Ho stava cambiando alimentazione, attività fisica, digiuno, gestione della giornata e altre abitudini. Inoltre il gruppo non controllava nel periodo precedente variabili come stress, carico di lavoro, stagionalità e routine quotidiana. Sappiamo quindi che il sonno è cambiato nettamente. DELTA non permette invece di stabilire quale parte del programma abbia contribuito di più.

E la frequenza cardiaca?

La NUS segnala anche una forte riduzione della frequenza cardiaca a riposo, passata nel corso del programma da circa 65 a 46 battiti al minuto. L’università collega il cambiamento a una migliore efficienza cardiovascolare e capacità di recupero. Ho, però, era già un soggetto sano e fisicamente attivo e durante l’esperimento ha seguito un programma di allenamento intenso.

Il dato serve dunque a descrivere la sua evoluzione personale, ma non rappresenta in alcun modo un valore che altre persone dovrebbero cercare di raggiungere. Una frequenza cardiaca molto bassa può essere perfettamente normale in una persona allenata; in situazioni differenti può invece richiedere una valutazione medica.

Che cosa racconta il microbioma?

I ricercatori hanno raccolto campioni intestinali prima e dopo i digiuni di 48 ore e durante diversi regimi alimentari. Non hanno trovato Fusobacteria nei campioni analizzati, ma questo risultato non permette di concludere che DELTA abbia modificato il microbioma in quella direzione.

Anzi, i principali confronti tra i gruppi batterici non mostrano differenze statisticamente significative nelle diverse condizioni alimentari. Il gruppo non ha trovato differenze significative neppure in diversi indici di diversità e nel rapporto fra Firmicutes e Bacteroidetes.

Gli stessi ricercatori escludono di poter stabilire, con questi dati, un rapporto causale tra il protocollo e l’assenza persistente di Fusobacteria.

È un passaggio utile perché mostra anche l’altra faccia di un monitoraggio così ampio. Quando si raccolgono moltissimi dati compaiono variazioni, stabilità e coincidenze. Non tutto ciò che si osserva nasce necessariamente dall’intervento.

Che valore ha uno studio condotto su una singola persona?

Più di un semplice racconto personale, ma molto meno di una prova valida per tutti. Gli studi N-of-1 servono a osservare in profondità un singolo individuo. Ripetendo le misurazioni nelle diverse condizioni, i ricercatori possono confrontare la persona con se stessa e individuare fenomeni che una semplice analisi prima-dopo potrebbe perdere.

DELTA ha portato questo principio molto lontano. Il gruppo ha messo insieme prelievi ripetuti, misure metaboliche, dispositivi indossabili, attività fisica, sonno e microbioma per ricostruire una storia fisiologica estremamente dettagliata.

Ho rappresentava però un caso particolare: uomo sano, fisicamente attivo, senza malattie croniche o metaboliche note e senza farmaci prescritti.

Da qui nasce il limite principale. Lo studio racconta che cosa è successo a Dean Ho, ma non consente di dire come reagirebbero altre persone. C’è poi un secondo problema: Ho ha cambiato contemporaneamente molte cose. Digiuno, alimentazione, attività fisica, sonno e altre abitudini si sovrapponevano. Separarne gli effetti diventa quindi impossibile.

Possiamo imitare il programma di Dean Ho?

DELTA non è percorso da seguire quasi fosse un manuale alla portata di tutti. Venti ore quotidiane senza cibo e, soprattutto, digiuni di 48 ore sono interventi molto diversi da un generico consiglio a mangiare meglio. Ho li affrontava all’interno di un protocollo approvato, dopo valutazioni mediche e con controlli ripetuti. Gli stessi ricercatori ricordano che il digiuno non è adatto a tutti e che uno studio su una sola persona non permette di estendere automaticamente quel regime agli altri.

La cautela diventa ancora più importante per chi assume farmaci o convive con diabete, disturbi alimentari, patologie cardiovascolari o altre condizioni che possono rendere rischioso un digiuno prolungato.

Che ruolo ha avuto l’intelligenza artificiale

L’AI non ha diretto autonomamente l’esperimento e non ha scoperto una terapia contro l’invecchiamento. Il gruppo ha sviluppato l’Healthspan Copilot soprattutto per organizzare i dati, restituire feedback e favorire l’aderenza al programma.

Qui entra in gioco la gamification. Vedere parametri, progressi e variazioni trasformati in informazioni facili da leggere può aiutare una persona a mantenere comportamenti che altrimenti abbandonerebbe dopo poco tempo.

Anche l’età biologica di 31,8 anni rientra in questa logica. Un numero così immediato può diventare un forte incentivo motivazionale. Proprio per questo, però, il modello dovrà superare verifiche molto più severe. Il sistema utilizzato in DELTA non funziona come strumento diagnostico e il gruppo dovrà ancora testarne prospetticamente la capacità di stimare l’età biologica su popolazioni numerose e indipendenti.

La domanda futura non sarà soltanto se il Copilot produca numeri coerenti, ma se il suo utilizzo aiuti davvero le persone a mantenere comportamenti salutari e, soprattutto, se quei comportamenti si traducano in risultati clinici.

Ci sono interessi economici collegati al progetto?

Come spesso accade anche in questa ricerca sono presenti innumerevoli interessi economici, ma gli autori sono stati corretti e li hanno dichiarati anche nel paper. La National University of Singapore e il National University Health System hanno sostenuto economicamente la ricerca. Secondo quanto riportano gli autori, i finanziatori non hanno partecipato ulteriormente alla progettazione dello studio, all’analisi dei dati, alla decisione di pubblicare o alla preparazione del lavoro.

C’è però un altro elemento da conoscere. Dean Ho e diversi coautori figurano tra i co-inventori di tecnologie legate direttamente ai temi studiati, tra cui una piattaforma per l’ottimizzazione della salute basata su digital twin e biomarcatori di resilienza e una domanda di brevetto relativa al GPT-based Healthspan Copilot. Alcuni ricercatori compaiono inoltre fra gli inventori di una tecnologia dedicata alla gamification dell’aderenza ai programmi sanitari.

Ho è anche cofondatore scientifico di KYAN Technologies e consulente di altre società indicate nella dichiarazione sui conflitti d’interesse.

Questi rapporti non cancellano i risultati dello studio, ma rendono necessaria la trasparenza, soprattutto perché alcune tecnologie sperimentate potrebbero avere in futuro uno sviluppo commerciale.

Che cosa ha scoperto DELTA?

Forse il dato più interessante dell’esperimento non è 31,8. DELTA prova a mostrare che alcuni indicatori della salute potrebbero raccontare di più quando li osserviamo mentre cambiano. Quanto sale ApoB durante un digiuno? Quanto impiega a tornare verso il valore precedente? Quanto rapidamente il metabolismo passa dal glucosio ai chetoni? Che cosa succede a sonno e frequenza cardiaca quando una persona modifica radicalmente le proprie abitudini?

Sono domande diverse da quelle alle quali risponde una normale analisi del sangue. Ora il gruppo deve compiere il salto più difficile: uscire dal caso Dean Ho e ampliare la sperimentazione, con un maggior numero di partecipanti, con età e condizioni di salute differenti, protocolli capaci di separare gli effetti dei singoli interventi e verifiche indipendenti dell’algoritmo che stima l’età biologica. Bisognerà anche capire se un monitoraggio tanto intenso abbia senso nella pratica sanitaria ordinaria, dove costi, tempi e numero di esami contano quanto l’interesse scientifico dei dati raccolti.

Dean Ho, insomma, non ha dimostrato di essere tornato trentenne ma che seguire il corpo come un processo continuo può rivelare informazioni che una fotografia scattata una volta all’anno inevitabilmente perde.

Link utili e fonti

Studi, documenti e pagine istituzionali per approfondire l’esperimento DELTA, l’età biologica e il lavoro del professor Dean Ho.

  • Studio scientifico

    Studio DELTA pubblicato su PLOS One

    PLOS One · 12 agosto 2026

    Il lavoro scientifico originale sul protocollo N=1 seguito da Dean Ho, con metodologia, risultati, biomarcatori, limiti, finanziamenti e dichiarazioni sui conflitti di interesse.

    Leggi lo studio completo ↗
  • Università

    NUS Medicine: i risultati dell’esperimento

    National University of Singapore · agosto 2026

    La presentazione ufficiale della NUS Medicine dedicata allo studio DELTA, con i principali risultati ottenuti da Dean Ho durante il periodo di monitoraggio.

    Consulta NUS Medicine ↗
  • Registro clinico

    Registrazione ufficiale dello studio N-of-1

    ClinicalTrials.gov · NCT06630637

    La scheda del trial dedicato al monitoraggio del digiuno intermittente e dell’ottimizzazione della salute attraverso dispositivi indossabili.

    Consulta il registro clinico ↗
  • Profilo istituzionale

    Dean Ho alla National University of Singapore

    NUS Yong Loo Lin School of Medicine · consultato il 16 agosto 2026

    Profilo accademico del professor Dean Ho, direttore dell’Institute for Digital Medicine (WisDM), con incarichi, attività di ricerca e riferimenti istituzionali.

    Profilo di Dean Ho ↗
Fonti consultate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net. Ultimo controllo: .

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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