Antibiotici, consumi record portano l’Italia tra i Paesi più esposti alla resistenza

La fotografia dell’Agenzia Italiana del Farmaco rivela un paradosso che pesa su sanità e pazienti. Crescono i casi di infezioni che non rispondono più alle cure

Cala il numero delle prescrizioni, ma aumenta il consumo complessivo e con esso il rischio sanitario più temuto: quello delle infezioni che non rispondono più agli antibiotici. L’ultimo rapporto della AIFA fotografa un’Italia ancora ai vertici europei per utilizzo di questi farmaci, con una spesa che supera 1,5 miliardi di euro e un trend che si concentra sempre più negli ospedali.

La riduzione delle ricette mediche, soprattutto nella medicina territoriale, aveva suggerito un miglioramento delle abitudini prescrittive. Ed effettivamente è così: si prescrive meno spesso, ma quando si interviene si utilizzano antibiotici più forti, ad ampio spettro e per periodi più lunghi. Il risultato è un aumento della pressione selettiva sui batteri, che accelerano i meccanismi di difesa e diventano più difficili da trattare.

Ospedali al centro del fenomeno

Il cambiamento più rilevante riguarda l’ambito ospedaliero, dove si concentra una quota crescente del consumo totale. Qui vengono utilizzati i farmaci più “critici”, spesso indispensabili per pazienti fragili o con infezioni complesse. È proprio in questi contesti che si crea un equilibrio delicato: la necessità clinica spinge verso terapie aggressive, ma l’uso ripetuto e intensivo favorisce la selezione di ceppi resistenti.

Ogni trattamento efficace nel breve periodo può contribuire, nel lungo termine, a ridurre l’efficacia degli stessi farmaci. Gli ospedali diventano così il punto in cui si gioca una partita decisiva tra cura immediata e sostenibilità futura delle terapie.

Bambini e anziani, i due poli della vulnerabilità

Il rapporto evidenzia due fasce di popolazione particolarmente coinvolte. I bambini continuano a ricevere antibiotici con frequenza elevata, spesso per infezioni respiratorie che in molti casi hanno origine virale. In queste situazioni il farmaco non agisce sul patogeno responsabile, ma contribuisce comunque a modificare la flora batterica e a favorire la resistenza.

All’estremo opposto, gli anziani rappresentano un’altra area critica. Le condizioni di salute più fragili, le comorbidità e i ricoveri frequenti portano a trattamenti ripetuti e talvolta prolungati. In questo contesto, la probabilità di sviluppare infezioni resistenti aumenta sensibilmente, così come il rischio di complicanze.

Quando i farmaci smettono di funzionare

L’allarme riguarda la crescita delle infezioni resistenti. Batteri che un tempo venivano eliminati con terapie standard oggi richiedono combinazioni di farmaci, tempi più lunghi e in alcuni casi non rispondono affatto. Oggi si registrano infezioni che durano più a lungo, i ricoveri si prolungano, le complicazioni aumentano. In alcune situazioni si arriva a condizioni che riducono drasticamente le opzioni terapeutiche disponibili. L’antibiotico, da soluzione rapida, diventa un elemento di un percorso più incerto e complesso.

Un costo che cresce insieme al rischio

La spesa complessiva supera 1,5 miliardi di euro e riflette non solo il costo dei farmaci, ma anche quello delle conseguenze cliniche. Terapie più lunghe, ricoveri estesi e gestione delle complicanze incidono in modo significativo sui bilanci sanitari. La crescita dei costi segue la stessa traiettoria della resistenza. Più i batteri diventano difficili da trattare, più il sistema sanitario deve investire risorse per ottenere risultati che in passato richiedevano interventi più semplici.

Il nodo dell’appropriatezza

Il rapporto AIFA mette in evidenza un passaggio chiave: la questione non riguarda solo quanto si prescrive, ma come si prescrive. L’appropriatezza diventa il criterio centrale. Significa scegliere l’antibiotico giusto, nella dose corretta e per il tempo necessario, evitando utilizzi non indispensabili.

Le aspettative dei pazienti, che spesso associano la guarigione a una terapia antibiotica, le decisioni cliniche prese in condizioni di incertezza e le differenze organizzative tra regioni contribuiscono a mantenere elevato il consumo.

Una sfida che riguarda tutti

L’Italia continua a essere tra i Paesi europei più esposti al rischio di antibiotico-resistenza e il cambiamento delle abitudini prescrittive non ha ancora prodotto un’inversione di tendenza.

La sfida si gioca su più livelli. Da un lato, la medicina deve affinare strumenti diagnostici e strategie terapeutiche per ridurre l’uso non necessario di antibiotici. Dall’altro, serve una maggiore consapevolezza diffusa, perché ogni utilizzo improprio contribuisce a un problema collettivo.

A cura della Redazione GTNews

Link utili:
Rapporto AIFA 2025 sugli antibiotici

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