ArtCraft sfida Adobe e Microsoft: 13 software gratuiti creati con l’IA

Da Photoshop a Word, passando per Premiere Pro ed Excel: il progetto utilizza Claude Opus 5.5 per sviluppare alternative ai software commerciali. Il codice è su GitHub

LA NOTIZIA IN BREVE – L’intelligenza artificiale potrebbe cambiare radicalmente il mercato del software professionale, mettendo in discussione il predominio dei grandi produttori e il modello degli abbonamenti. Il progetto ArtCraft offre un primo esempio di questa trasformazione: grazie all’impiego di Claude Opus 5.5, un gruppo di sviluppatori ha realizzato 13 applicazioni open source che riproducono funzionalità di programmi celebri come Photoshop, Premiere Pro, Word ed Excel. Il lavoro si basa su tecniche di ingegneria inversa e ricostruzione indipendente, senza ricorrere, secondo gli autori, al codice proprietario dei prodotti originali. Le applicazioni sono già disponibili, ma le prime verifiche indipendenti evidenziano problemi di stabilità, compatibilità e completezza. Emergono inoltre interrogativi sulla tutela del copyright e sull’affidabilità del codice generato dall’IA. La vera sfida riguarda il futuro dell’industria informatica: quanto potranno resistere i costosi software commerciali se piccoli gruppi di programmatori riusciranno a sviluppare alternative sempre più sofisticate in tempi molto più brevi?

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – Tredici programmi gratuiti, sviluppati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale per riprodurre le funzionalità di alcuni dei software commerciali più conosciuti al mondo. Il codice sorgente è accessibile a chiunque e gli utenti possono scaricare le applicazioni senza sottoscrivere abbonamenti. Il progetto si chiama ArtCraft e sta attirando l’attenzione di programmatori, professionisti della grafica e osservatori dell’industria tecnologica. Dietro l’iniziativa c’è un piccolo gruppo di sviluppatori che ha impiegato Claude Opus 5.5, il modello di intelligenza artificiale di Anthropic, per accelerare la ricostruzione di strumenti “ispirati” (sono pressoché identici) a Photoshop, Illustrator, Premiere Pro, Microsoft Word e altri programmi professionali come AutoCAD.

Il progetto ArtCraft e il sogno di ricostruire i programmi commerciali

ArtCraft nasce nell’ambito dello sviluppo di strumenti digitali destinati ad artisti e creativi. Tra i protagonisti figura Brandon Thomas, programmatore che dichiara circa quindici anni di esperienza nel settore informatico e una lunga attività con il linguaggio Rust.

L’iniziativa è diventata popolare all’inizio di ottobre 2026, quando Thomas ha presentato pubblicamente sette applicazioni ispirate ai principali prodotti Adobe. Nel giro di pochi giorni, il catalogo si è ampliato fino a comprendere 13 programmi, secondo quanto riporta il sito ufficiale ArtCraft.

A chiarire l’origine del progetto è stato anche Michael Caffrey, cofondatore di ArtCraft. Caffrey, intervistato l’8 ottobre dalla testata statunitense Futurism, ha raccontato che il gruppo aveva inizialmente utilizzato Claude per ricostruire con un procsso di ingegnerizzazione inversa i sette principali strumenti Adobe, rimanendo sorpreso dai risultati ottenuti durante le prove interne.

Il team ha quindi deciso di distribuire il lavoro e rendere accessibile il codice. Secondo Caffrey, alcune delle prime implementazioni risultavano addirittura migliori dei prodotti presi come riferimento. Si tratta però di una valutazione degli sviluppatori, che le verifiche indipendenti al momento disponibili non confermano.

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Come ha lavorato l’intelligenza artificiale

Il concetto tecnico al centro della vicenda è quello di reverse engineering, o ingegneria inversa. Questa attività permette di studiare un sistema esistente per comprenderne caratteristiche, interfacce, formati e comportamenti.
Per sviluppare un programma con funzioni simili a quelle di Photoshop, per esempio, è possibile osservare come il software gestisce i livelli, applica i filtri, elabora le selezioni e salva i documenti. Le informazioni raccolte hanno aiutato a progettare un’applicazione autonoma, capace di eseguire compiti analoghi.

ArtCraft dichiara di aver seguito un approccio chiamato clean-room reimplementation. Nella documentazione di PhotoCraft, il team spiega di aver utilizzato specifiche pubbliche e comportamenti osservabili, senza incorporare codice sorgente, shader o risorse proprietarie di Adobe.

Claude Opus 5.5 ha assistito gli sviluppatori nella realizzazione delle nuove applicazioni. Il codice utilizza prevalentemente Rust, linguaggio particolarmente apprezzato per la gestione della memoria e per le garanzie di sicurezza che offre rispetto a numerose classi di errori.

Restano però molteplici dubbi e la ricostruzione non sembra convincere tutti. Le informazioni pubbliche consultate non consentono di stabilire con precisione quali operazioni di analisi siano state affidate all’IA, quali interventi abbiano svolto direttamente i programmatori e se i file eseguibili dei prodotti commerciali siano stati esaminati attraverso strumenti di decompilazione.

Di conseguenza, la definizione più precisa potrebbe essere quella di “ricostruzione indipendente assistita dall’intelligenza artificiale”.

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Da Photoshop a Excel: i 13 programmi disponibili

Il catalogo ArtCraft copre ormai buona parte delle attività svolte abitualmente attraverso software professionali.
Nel campo della grafica e della produzione audiovisiva troviamo PhotoCraft, ispirato a Photoshop, VectorCraft per la grafica vettoriale, FilmCraft per il montaggio video, LightCraft per la fotografia, EffectCraft per gli effetti visivi e DesignCraft per l’impaginazione editoriale. A questi si aggiunge PdfCraft, dedicato alla lettura e alla gestione dei documenti PDF.

Il progetto si è poi esteso verso ulteriori settori. WordCraft affronta l’elaborazione dei testi, GridCraft la gestione dei fogli di calcolo e DeckCraft la creazione delle presentazioni: tre ambiti tradizionalmente associati a Microsoft Word, Excel e PowerPoint.

Completano la raccolta FigCraft, per la progettazione di interfacce digitali, SoundCraft, dedicato alla registrazione e al montaggio audio, e CADCraft, rivolto al disegno tecnico assistito dal computer.

Gli sviluppatori mettono a disposizione versioni per Windows, macOS e Linux, con differenti modalità di distribuzione. Diverse applicazioni prevedono anche una compilazione WebAssembly per l’utilizzo attraverso il browser. Sul sito ufficiale compare inoltre un launcher che facilita installazione e aggiornamenti.

La presenza di un programma nel catalogo indica che il progetto ne distribuisce una versione o una build sperimentale. La disponibilità al download non garantisce ancora la presenza di tutte le funzioni offerte dai prodotti commerciali corrispondenti.

Quali vantaggi promettono rispetto ai software originali

L’obiettivo dichiarato di ArtCraft è offrire programmi familiari agli utenti professionali, mantenendo interfacce, strumenti e scorciatoie già conosciuti. Gli sviluppatori puntano tuttavia anche su una diversa architettura tecnica. Le applicazioni utilizzano codice nativo che consentono di sfruttare meglio l’hardware, bypassando totalmente i servizi remoti a valore aggiunto.

Un elemento interessante riguarda il rapporto con gli agenti di intelligenza artificiale. ArtCraft prevede di controllare le applicazioni anche tramite interfacce a riga di comando, messaggi JSON e server compatibili con il Model Context Protocol (MCP). In prospettiva, un agente software potrebbe aprire un documento, effettuare elaborazioni, applicare modifiche e salvare il risultato interagendo direttamente con gli strumenti dell’applicazione.

Le nuove versioni dei programmi ArtCraft consentirebbero inoltre future implementazioni di funzioni che aprirebbero al lavoro automatizzato, soprattutto nella produzione di immagini, documenti, elaborazioni video e contenuti editoriali. Quanto alle prestazioni, il sito ufficiale presenta risultati e capacità che derivano dalle verifiche degli stessi sviluppatori.

Le prime prove indipendenti rivelano problemi importanti

L’entusiasmo suscitato dall’iniziativa deve confrontarsi con lo stato di maturazione dei programmi. Il 10 ottobre, il giornalista Steve Paris di TechRadar ha pubblicato una prova di PhotoCraft e FilmCraft su un MacBook Pro Intel. Entrambi mostravano interfacce riconoscibili e consentivano alcune operazioni di base, ma l’esperienza ha evidenziato dei problemi.

Durante il test, PhotoCraft ha riscontrato difficoltà a gestire file HEIC, selezioni e salvataggi dei documenti. La redazione ha successivamente precisato che il supporto al salvataggio PSD esiste, pur avendo riscontrato difficoltà sul computer utilizzato. Anche FilmCraft ha mostrato lacune: il giornalista ha incontrato ostacoli nel taglio delle clip, problemi nella riproduzione dell’audio e rallentamenti durante alcune operazioni.

La rapida successione degli aggiornamenti potrebbe modificare queste condizioni in tempi brevi. Tuttavia, la prova documenta una distanza significativa rispetto alla stabilità e alla completezza dei programmi commerciali.
Il risultato rende ArtCraft interessante come progetto sperimentale e piattaforma di sviluppo condiviso. Per studi grafici, redazioni, fotografi e professionisti che devono rispettare scadenze precise, l’adozione richiede verifiche sulla compatibilità dei file e sull’affidabilità delle applicazioni.

La questione del copyright: si possono ricreare programmi commerciali?

I software commerciali godono della protezione del diritto d’autore, ma questa tutela presenta limiti che assumono particolare rilievo quando un concorrente sviluppa un programma dalle funzionalità simili.

Nell’Unione europea esiste un precedente significativo. Con la sentenza del 2 maggio 2012, causa C-406/10, relativa alla controversia fra SAS Institute e World Programming, la Corte di giustizia dell’UE ha stabilito che la funzionalità di un programma, il suo linguaggio di programmazione e i formati dei dati utilizzati per sfruttarne determinate funzioni non costituiscono, di per sé, forme espressive tutelate dal diritto d’autore sul programma.

La direttiva europea 2009/24/CE disciplina inoltre l’osservazione, lo studio e la sperimentazione del funzionamento del software, oltre a particolari condizioni che consentono la decompilazione per ottenere l’interoperabilità.

Questi principi offrono un riferimento importante per comprendere l’attività di ricostruzione indipendente. Restano tutelati il codice originale e altri elementi creativi, mentre marchi e ulteriori diritti possono sollevare questioni autonome.
Per ArtCraft, la dichiarazione di aver lavorato senza copiare codice proprietario rappresenta dunque un elemento rilevante. La pubblicazione con licenza open source, da sola, non risolve tutte le possibili questioni di proprietà intellettuale. Per accertare eventuali violazioni servirebbe un esame puntuale dei materiali e delle modalità di sviluppo.

Open source significa anche possibilità di modificare i programmi

Un altro aspetto riguarda le licenze. I repository pubblicati dall’organizzazione ArtCraft su GitHub rendono accessibile il codice sorgente delle applicazioni.

PhotoCraft, per esempio, adotta una doppia licenza MIT e Apache 2.0, due licenze permissive che consentono lo studio, la modifica e la redistribuzione del software nel rispetto delle rispettive condizioni. Tale modello permette ai programmatori indipendenti di correggere errori, aggiungere funzioni e contribuire allo sviluppo. Permette inoltre a terzi di creare versioni derivate, rispettando le licenze e gli eventuali diritti sui marchi.

La disponibilità del codice può favorire anche la trasparenza, ma richiede verifiche tecniche. Un programma costruito rapidamente con l’IA necessita comunque di controlli sulla sicurezza, test e manutenzione continuativa.

Il vero cambiamento riguarda il futuro dell’industria del software

ArtCraft pone una questione che supera la concorrenza con Adobe o Microsoft. Lo sviluppo dei programmi professionali ha storicamente richiesto gruppi numerosi, investimenti consistenti e anni di lavoro. L’intelligenza artificiale generativa può accelerare attività come la scrittura del codice, la produzione di test, la documentazione e l’implementazione di funzioni già descritte attraverso specifiche tecniche. Se questi strumenti continueranno a migliorare, gruppi relativamente piccoli potrebbero affrontare progetti che fino a pochi anni fa richiedevano risorse decisamente superiori.

Per le aziende produttrici di software commerciale potrebbe aumentare la pressione competitiva, soprattutto nei settori in cui gli utenti cercano alternative economiche, interoperabili e prive di abbonamenti. ArtCraft dimostra che l’IA può contribuire a sviluppare una famiglia molto ampia di applicazioni in tempi rapidi. Le capacità già disponibili e i problemi emersi nelle verifiche indipendenti suggeriscono però prudenza nel giudicare il risultato finale.

Link e fonti

Documentazione originale di ArtCraft, codice sorgente, dichiarazioni degli sviluppatori, prove indipendenti e riferimenti giuridici per approfondire il ruolo dell’intelligenza artificiale nella ricostruzione dei software commerciali.

  • Documentazione aziendale

    Thirteen apps. One craft.

    Ente: ArtCraft Team · Data: Consultazione:

    Catalogo ufficiale delle 13 applicazioni sviluppate dal progetto ArtCraft. Permette di verificare nomi, funzioni, sistemi operativi supportati e stato di sviluppo dei programmi. Descrive inoltre l’architettura Rust e le possibilità di automazione mediante agenti IA.

    Consulta il catalogo ufficiale ↗
  • Documentazione tecnica

    PhotoCraft – README.md

    Ente: ArtCraft Team / GitHub · Data: Consultazione:

    Documentazione originale del programma ispirato ad Adobe Photoshop. Illustra la ricostruzione indipendente in Rust, le funzioni disponibili, la compatibilità con i file PSD e le interfacce per gli agenti IA. Specifica anche la doppia licenza MIT/Apache 2.0, le attribuzioni e le restrizioni relative ai marchi.

    Consulta la documentazione tecnica ↗
  • Intervista originale

    Adobe in Trouble After Someone Reverse Engineered Adobe Creative Suite and Released It as Open Source

    Ente: Futurism · Data:

    Articolo di Joe Wilkins contenente dichiarazioni dirette di Michael Caffrey, cofondatore di ArtCraft. Documenta il ricorso a Claude 5.5, l’attività di reverse engineering dichiarata dagli sviluppatori e le motivazioni alla base del progetto. Le valutazioni sulla superiorità dei nuovi software sono opinioni del cofondatore, non risultati di test indipendenti.

    Leggi l’intervista originale ↗
  • Prova tecnica indipendente

    One dev is recreating 7 Adobe apps in Rust for free — so I tested it out

    Ente: TechRadar · Data:

    Test pratico condotto da Steve Paris su PhotoCraft e FilmCraft, con confronti rispetto a Photoshop e Premiere Pro. La prova documenta funzionalità già operative, ma anche problemi di prestazioni, gestione dei file, selezioni e riproduzione audio. I risultati riguardano versioni preliminari e lo specifico computer utilizzato nel test.

    Consulta la prova indipendente ↗
  • Direttiva europea

    Direttiva 2009/24/CE relativa alla tutela giuridica dei programmi per elaboratore

    Ente: Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea · Data:

    Testo normativo europeo che disciplina la protezione dei programmi informatici attraverso il diritto d’autore. Gli articoli 5 e 6 riguardano, a determinate condizioni, l’osservazione del funzionamento del software e la decompilazione finalizzata all’interoperabilità. È il riferimento essenziale per inquadrare i limiti giuridici dell’ingegneria inversa nell’Unione europea.

    Consulta la direttiva europea ↗
  • Sentenza della Corte di giustizia UE

    SAS Institute Inc. contro World Programming Ltd. – Causa C-406/10

    Ente: Corte di giustizia dell’Unione europea · Data:

    Sentenza fondamentale sulla possibilità di riprodurre le funzionalità di un programma informatico. La Corte ha chiarito che funzioni, linguaggio di programmazione e determinati formati di dati non sono, di per sé, espressioni tutelate dal diritto d’autore sul programma. La decisione aiuta a comprendere il quadro giuridico delle ricostruzioni indipendenti, senza stabilire la liceità del caso ArtCraft.

    Consulta la sentenza integrale ↗

Fonti consultate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net.

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Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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