La sperimentazione ENEA alla Casaccia apre la strada a un controllo biologico mirato, capace di limitare gli insetticidi e rafforzare la prevenzione sanitaria
LA NOTIZIA IN BREVE – La lotta alla zanzara tigre entra nell’era del controllo biologico. Tra luglio e ottobre 2025, nel Centro Ricerche ENEA Casaccia di Roma, i ricercatori hanno rilasciato circa 1,6 milioni di maschi incompatibili di Aedes albopictus, riducendo dell’88% la produzione di uova fertili capaci di superare l’inverno. Nella fase finale della sperimentazione, la fertilità ha raggiunto valori prossimi allo zero.
La piattaforma, sperimentata per la prima volta in Europa su larga scala da ENEA, Google e Sapienza Università di Roma, applica la Tecnica del Maschio Incompatibile (IIT). I maschi trasportano un particolare ceppo del batterio naturale Wolbachia e, accoppiandosi con le femmine selvatiche, generano uova sterili. Il metodo agisce esclusivamente sulla specie bersaglio, mentre i maschi si nutrono di nettare e sostanze zuccherine.
La strategia può ridurre la presenza di un vettore capace di trasmettere dengue, chikungunya e Zika e contenere l’impiego di insetticidi chimici. Nel 2026 ENEA anticipa i rilasci e aumenta i dosaggi, integrando la tecnica con la rimozione dei ristagni e il controllo delle larve. Il test romano apre così la strada a programmi preventivi e sostenibili per le città europee.
Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento:
L’APPROFONDIMENTO – Un esercito di maschi sterili ha colpito la zanzara tigre nel punto più delicato del suo ciclo vitale: la riproduzione. Tra luglio e ottobre 2025, i ricercatori hanno liberato circa 1,6 milioni di maschi di Aedes albopictus nei 53 ettari del Centro Ricerche ENEA Casaccia, alle porte di Roma. La campagna ha ridotto dell’88% la capacità della popolazione di generare uova fertili capaci di superare l’inverno, mentre la fertilità ha raggiunto valori prossimi allo zero nella fase finale della stagione.
La sperimentazione, condotta da ENEA, Google LLC attraverso il progetto Debug e Sapienza Università di Roma, rappresenta la prima applicazione europea su larga scala di una piattaforma dedicata alla Tecnica del Maschio Incompatibile, nota con la sigla IIT. Il metodo sfrutta una relazione naturale tra le zanzare e il batterio Wolbachia per interrompere la capacità riproduttiva delle femmine selvatiche dopo l’accoppiamento.
Che cosa ha dimostrato il test della Casaccia?
Il dato più rilevante riguarda insieme quantità e fertilità delle uova. Le ovitrappole collocate nel campus ENEA hanno raccolto ogni settimana un numero medio di uova sensibilmente più basso rispetto alle aree di confronto. La soglia di 100 uova per trappola, indicata dalla letteratura scientifica come valore di attenzione durante la circolazione di virus trasmessi dalle zanzare, è comparsa soltanto in 2 campionamenti su 16.
Nell’area di controllo della Sapienza, la stessa soglia è comparsa in 12 campionamenti su 16. Nel campus ENEA, durante la stagione 2024, il valore era emerso in 14 campionamenti su 16. Il confronto mostra l’effetto della strategia: meno uova, fertilità fortemente ridotta e una quota molto più bassa di embrioni destinati a sostenere la popolazione nell’anno successivo.
Il risultato acquista ulteriore peso osservando il rapporto tra maschi incompatibili e maschi selvatici, pari in media a 1,7 a 1. Un rapporto relativamente contenuto ha prodotto un impatto marcato, soprattutto nella parte finale della campagna. Rilasci più precoci, dosaggi maggiori e una copertura più regolare della stagione riproduttiva potrebbero rafforzare ulteriormente l’efficacia della tecnica.
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Come funziona la Tecnica del Maschio Incompatibile?
La IIT introduce nell’ambiente grandi quantità di maschi appartenenti alla specie bersaglio e portatori di una variante di Wolbachia capace di generare incompatibilità riproduttiva con le femmine selvatiche. Quando questi maschi si accoppiano, gli embrioni arrestano il proprio sviluppo e le uova perdono la capacità di schiudersi.
La strategia punta sulla competizione. Più maschi incompatibili circolano nell’area trattata, più aumenta la probabilità che una femmina scelga uno di loro. Ogni accoppiamento incompatibile sottrae nuove larve alla generazione successiva e riduce progressivamente la densità della popolazione.
I maschi di zanzara si alimentano soprattutto di sostanze zuccherine e nettare, mentre le femmine utilizzano il sangue per completare la maturazione delle uova. Il rilascio dei maschi concentra così l’intervento sulla riproduzione e mantiene un’elevata specificità: gli esemplari cercano femmine della propria specie e agiscono sulla popolazione bersaglio.
Perché Wolbachia riesce a bloccare la fertilità?
Wolbachia vive in simbiosi con una grande parte degli insetti presenti in natura e passa dalle femmine alla progenie. Il batterio modifica alcuni processi cellulari legati alla fecondazione e crea una compatibilità selettiva tra maschi e femmine.
Il gruppo ENEA ha sostituito il ceppo di Wolbachia tipico della zanzara tigre con un ceppo già diffuso nella zanzara comune. Questa combinazione ha prodotto una linea di maschi capace di accoppiarsi con le femmine selvatiche generando uova sterili. Il meccanismo riproduce una dinamica biologica già presente negli insetti e la trasforma in uno strumento di gestione ecologica.
L’approccio impiega maschi della stessa specie e un batterio ampiamente presente negli ecosistemi. La sua precisione protegge gli altri insetti e riduce la pressione chimica sugli ambienti urbani e periurbani.
Perché la zanzara tigre rappresenta una priorità sanitaria?
La zanzara tigre ha colonizzato ampie aree europee grazie alla sua capacità di adattarsi alle città, sfruttare piccoli ristagni d’acqua e deporre uova resistenti. Il suo ciclo entra nella vita quotidiana di quartieri, scuole, ospedali, parchi, aziende e abitazioni. Le punture incidono sulla qualità della vita, mentre il ruolo di vettore amplia il problema verso la sanità pubblica.
Aedes albopictus può trasmettere i virus di dengue, chikungunya e Zika. L’aumento delle temperature, l’allungamento della stagione calda, la mobilità internazionale e la presenza stabile del vettore creano condizioni sempre più favorevoli alla comparsa di focolai anche in Europa.
La prevenzione richiede una strategia integrata. Il controllo dei focolai larvali, la cura degli spazi urbani, la sorveglianza epidemiologica e le tecniche biologiche possono lavorare insieme. La IIT aggiunge un elemento decisivo: riduce la popolazione prima che il rischio sanitario raggiunga livelli critici e agisce lungo più generazioni.
Quale ruolo hanno svolto ENEA, Google e Sapienza?
La collaborazione ha unito competenze complementari. ENEA ha sviluppato la linea di zanzara tigre incompatibile e ha costruito il modello sperimentale. Il gruppo italiano aveva già ottenuto per primo al mondo una popolazione con le caratteristiche necessarie all’applicazione della tecnica.
Google, attraverso il progetto Debug, ha moltiplicato la colonia, selezionato i maschi, organizzato l’inscatolamento e curato il trasporto aereo da Miami fino all’area di rilascio.
Sapienza Università di Roma ha contribuito alla validazione scientifica, al monitoraggio entomologico e al confronto con le aree di controllo. Il lavoro ha permesso di misurare l’effetto reale del trattamento e di distinguerlo dalle normali oscillazioni stagionali.
Che cosa cambia con la campagna del 2026?
Il team ENEA ha avviato nel 2026 una nuova fase della sperimentazione. Il programma anticipa i rilasci per intercettare la popolazione fin dall’inizio della stagione riproduttiva e aumenta i quantitativi di maschi incompatibili. L’obiettivo consiste nel costruire una pressione costante durante i mesi in cui la zanzara tigre cresce più rapidamente.
I ricercatori valuteranno anche l’integrazione con altre misure compatibili, tra cui la rimozione dei ristagni, la gestione dei focolai larvali e l’impiego mirato di larvicidi. Questa combinazione segue i principi della lotta integrata: ogni strumento agisce in un momento diverso del ciclo biologico e rafforza l’efficacia complessiva.
Riccardo Moretti, ricercatore del Laboratorio Agricoltura 4.0 dell’ENEA, individua nel risultato una prospettiva concreta per la prevenzione sanitaria. Una popolazione più bassa di zanzare vettori riduce le occasioni di trasmissione e aiuta le amministrazioni a mantenere il rischio epidemiologico sotto le soglie di attenzione.
Può diventare un modello per le città europee?
Il Centro Ricerche Casaccia offre un banco di prova particolarmente utile. I suoi 53 ettari comprendono edifici, vegetazione, aree operative e spazi periurbani, caratteristiche simili a molti contesti presenti nelle città italiane. Il campus permette quindi di studiare la tecnica in condizioni più vicine alla realtà rispetto ai test di laboratorio o alle piccole aree sperimentali.
Maurizio Calvitti, ricercatore della Divisione Sistemi Agroalimentari Sostenibili dell’ENEA, colloca il progetto dentro una visione più ampia di transizione ecologica, adattamento climatico e rigenerazione urbana. La gestione dei vettori entra nella progettazione delle città future insieme al verde, all’acqua, alla salute ambientale e alla capacità dei territori di reagire agli effetti del riscaldamento globale.
La diffusione del metodo richiederà protocolli chiari, capacità produttiva, sistemi affidabili di separazione dei sessi, monitoraggi continui e coordinamento con i servizi sanitari locali. Il test romano offre una base concreta e mostra che una strategia biologica può incidere in modo marcato sulla fertilità della zanzara tigre anche in un ambiente esteso e complesso.
Quale prospettiva apre questa ricerca?
La campagna della Casaccia sposta il controllo della zanzara tigre da una logica prevalentemente reattiva a una strategia preventiva e programmata. Gli insetticidi adulticidi agiscono durante le emergenze e per periodi limitati; la IIT interviene sulla capacità della popolazione di rigenerarsi e costruisce i propri effetti stagione dopo stagione.
Il progetto può rafforzare la prevenzione sanitaria riducendo la presenza di zanzare capaci di trasmettere arbovirus e, allo stesso tempo, contenere il ricorso agli insetticidi chimici ad ampio spettro. Le amministrazioni avrebbero così a disposizione uno strumento biologico da integrare con la manutenzione degli spazi pubblici, la sorveglianza del territorio e il coinvolgimento dei cittadini.
Link utili:
Salute: da ENEA nuovo metodo biotecnologico contro la zanzara tigre
