BE-CAR7: la nuova CAR-T che colpisce le leucemie considerate “incurabili”

Una terapia genica “universale” cancella il tumore nel 64% dei pazienti refrattari: la ricerca riscrive ciò che ritenevamo impossibile

Per anni la leucemia linfoblastica acuta di tipo T (LLA-T) è stata una sentenza per migliaia di pazienti. Il termine “acuta’” indica non a caso la velocità di progressione della malattia, che in genere insorge e peggiora molto rapidamente”, spiegano dal Policlinico Sant’Orsola di Bologna. In questo scenario arriva una terapia genica che accende ora una speranza. Si chiama BE-CAR7 e stando a quanto spiegato dagli scienziati è una versione evoluta delle famose CAR-T. Il nuovo trattamento ha permesso di ottenere remissioni profonde in nove pazienti su undici (82%) affetti da una forma definita “incurabile” e di mantenere sette di loro (64%) liberi dalla malattia, in alcuni casi fino a tre anni.

Lo studio di Fase 1, condotto dal Great Ormond Street Hospital for Children NHS Trust (GOSH) di Londra insieme al University College London (UCL), mostra che la terapia funziona anche dove la chemioterapia non riusciva più a contenere il tumore.

Come BE-CAR7 trasforma i linfociti T in un’arma universale

Alla base di questa rivoluzione c’è il concetto di immunoterapia cellulare, già noto con le CAR-T, ma spinto oltre i limiti finora esplorati. La terapia standard prevede il prelievo dei linfociti T dal paziente, la loro ingegnerizzazione in laboratorio e la reinfusione nel sangue.

L’Istituto Oncologico Europeo (IEO) riassume il cuore del meccanismo: “In entrambi i casi, le cellule T vengono prelevate e inviate ad un laboratorio specializzato, dove vengono modificate geneticamente per produrre una proteina (chiamata recettore) che riconosce un’altra proteina (chiamata antigene) sulla superficie delle cellule tumorali. Questo riconoscimento consente alle cellule T modificate di identificare e attaccare il cancro”.

Nel caso di BE-CAR7, però, il punto di partenza non sono più le cellule del singolo paziente, ma quelle di donatori sani, lavorate con un sofisticato base editing che non taglia il DNA ma lo corregge in punti strategici. In termini pratici, queste cellule vengono “ripulite” di alcuni marcatori chiave, come CD7 e CD52, e rese di fatto universali, cioè utilizzabili in più pazienti senza scatenare reazioni immunitarie devastanti. Attraverso un virus vettore, ai linfociti viene poi installato il recettore chimerico per l’antigene (CAR), la vera “arma intelligente” capace di riconoscere e inseguire le cellule leucemiche.

Una volta infuse, le cellule così ingegnerizzate non solo sfuggono agli attacchi del sistema immunitario e ai farmaci immunosoppressori, ma si comportano come un esercito programmato per eliminare le cellule T malate del paziente. Dopo circa quattro settimane, se il piano funziona, il midollo è abbastanza “ripulito” da permettere il trapianto di midollo osseo.

Dati clinici: numeri piccoli, effetto enorme

Lo studio ha coinvolto bambini e adulti affetti da LLA-T, e nessuno di loro rispondeva più ai trattamenti standard. Nonostante il numero ridotto, tipico di una sperimentazione di Fase 1, i risultati sono stati sorprendenti. Il dottor Rob Chiesa, coautore dello studio, ricorda che circa il 20 percento dei bambini con leucemia linfoblastica acuta di tipo T non risponde alla chemioterapia come il restante 80 percento. È proprio per loro che terapie come BE-CAR7 possono diventare la linea di demarcazione tra l’assenza di alternative e una nuova chance.

La dottoressa Deborah Yallop, ematologa consulente del King’s College di Londra, non usa giri di parole: “Abbiamo assistito a risultati straordinari nella guarigione di una leucemia che sembrava incurabile: è un approccio molto efficace”.

Il lavoro, dal titolo “Universal Base-Edited CAR7 T Cells for T-Cell Acute Lymphoblastic Leukemia”, è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine, una delle riviste più autorevoli al mondo in ambito medico, a conferma del peso scientifico dell’innovazione.

La storia di Alyssa, adolescente che sfida le statistiche

Dietro i numeri ci sono volti, famiglie, biografie interrotte e poi rimesse in moto. La prima persona ad aver ricevuto la terapia BE-CAR7 è stata Alyssa Tapley, oggi sedicenne. La diagnosi è arrivata quando aveva solo 13 anni, con una leucemia T che non rispondeva né alla chemioterapia né agli altri trattamenti disponibili. A quel punto, i medici le hanno proposto una strada ancora sperimentale, con pochissimi precedenti, ma con una logica chiara: provare a resettare il sistema immunitario e prepararla a un nuovo trapianto. Alyssa ha accettato, con la consapevolezza che l’esito non era garantito e che quella scelta avrebbe potuto, comunque, aiutare altri pazienti.

Il suo racconto, diffuso in un comunicato del Great Ormond Street Hospital: “Ho scelto di partecipare alla ricerca perché sentivo che, anche se non avesse funzionato per me, avrebbe potuto aiutare altri. Anni dopo, sappiamo che ha funzionato e sto davvero bene. Ho fatto tutte quelle cose che si dovrebbero fare quando si è adolescenti. Sono andata in barca a vela, ho trascorso del tempo lontano da casa per conseguire il premio Duke of Edinburgh, ma anche solo andare a scuola è qualcosa che sognavo quando ero malata. Non do nulla per scontato. Il prossimo passo sulla mia lista è imparare a guidare, ma il mio obiettivo finale è diventare una ricercatrice scientifica e contribuire alla prossima grande scoperta che possa aiutare persone come me.” In poche righe c’è l’essenza della ricerca medica: non solo numeri, ma vita restituita a chi l’aveva quasi perduta, e una generazione di pazienti che, guarita, sceglie di trasformarsi in forza attiva per la scienza.

Rischi, prospettive e prossimi passi della terapia BE-CAR7

La terapia BE-CAR7 è un approccio complesso, che richiede laboratori specializzati, una gestione estrema del rischio infettivo e un coordinamento serrato tra ematologi, immunologi e centri trapianto. Il trapianto di midollo osseo che segue il trattamento resta una procedura invasiva, con un periodo in cui il sistema immunitario del paziente è quasi azzerato. Tuttavia, di fronte a una malattia definita “incurabile”, la combinazione tra immunoterapia genica e trapianto si dimostra straordinariamente efficace.

La speranza del professor Waseem Qasim e del suo team è che le cellule T base-edited possano presto esser prodotte rapidamente e su scala più ampia. Per arrivarci serviranno nuove fasi di sperimentazione clinica, su numeri più grandi, e una valutazione approfondita della sicurezza a lungo termine. Se i risultati verranno confermati, terapie come BE-CAR7 potrebbero cambiare la storia della leucemia linfoblastica T e aprire un capitolo inedito nella lotta ai tumori del sangue più ostinati.

A cura di Roberto Zonca

Link utili:
Base-Edited CAR7 T Cells for Relapsed T-Cell Acute Lymphoblastic Leukemia | New England Journal of Medicine

Base-Edited CAR7 T Cells for Relapsed T-Cell Acute Lymphoblastic Leukemia – PubMed
Base-Edited CAR7 T Cells for Relapsed T-Cell Acute Lymphoblastic Leukemia (PDF)

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