Cambia l’impostazione predefinita sui computer dell’Eurocamera: una scelta operativa che punta a ridurre la dipendenza tecnologica da fornitori esterni
Il Parlamento europeo volta le spalle a Google come motore di ricerca predefinito. Sui computer interni dell’istituzione la scelta iniziale non sarà più il motore di Mountain View, ma Qwant, servizio francese che punta sulla tutela della privacy e sulla riduzione della dipendenza dalle grandi piattaforme extraeuropee. La misura, stando alla comunicazione citata da POLITICO, dovrebbe entrare in vigore dal 4 giugno 2026 e riguarda le ricerche effettuate dalla barra degli indirizzi di Firefox ed Edge. Deputati, assistenti e personale potranno comunque modificare le impostazioni o usare altri motori di ricerca. La novità riguarda quindi il motore impostato di default, non un divieto di accesso a Google.
La decisione arriva mentre Bruxelles prova a costruire una strategia più concreta sulla sovranità digitale. L’Europa utilizza ogni giorno piattaforme, servizi cloud, software, sistemi operativi e motori di ricerca sviluppati quasi sempre fuori dal proprio spazio giuridico. Sostituire Google sui computer del Parlamento non basta a cambiare questo equilibrio, ma porta il tema dentro l’uso quotidiano degli strumenti digitali.
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Perché il Parlamento europeo sceglie Qwant?
La motivazione indicata nella comunicazione interna riguarda la protezione dei dati personali e la riduzione della dipendenza da tecnologie extraeuropee. Qwant è un motore di ricerca francese, attivo dal 2013, che ha costruito la propria identità sulla privacy. Si presenta come il motore che “non sa niente di te”, con un riferimento diretto ai modelli fondati sulla raccolta e sull’uso commerciale dei dati degli utenti. Il servizio dichiara di non vendere dati personali, di non conservare la cronologia delle ricerche e di non usare le query per costruire profili pubblicitari. Per un’istituzione pubblica è un punto decisamente importante. Le ricerche effettuate ogni giorno da migliaia di persone possono rivelare dossier, priorità politiche, temi riservati, rapporti internazionali e abitudini di lavoro. Anche dati apparentemente frammentari, se aggregati, possono diventare informazioni rilevanti.
Qwant è un’alternativa a Google?
Qwant è un’alternativa, ma oggi resta lontano da Google per dimensioni, servizi collegati e forza di mercato. Google controlla circa il 90 per cento delle ricerche online a livello mondiale, mentre Qwant ha una quota molto inferiore all’1 per cento. La scelta del Parlamento europeo, proprio per questo, ha un valore politico e industriale. Bruxelles non premia il motore più usato, ma uno strumento più coerente con i criteri di privacy, giurisdizione europea e minore dipendenza da un unico fornitore globale.
Per una pubblica amministrazione la scelta di un servizio digitale passa anche dal trattamento dei dati, dalla trasparenza, dal controllo giuridico, dalla possibilità di cambiare fornitore e dalla crescita di una filiera europea.
Quali sono i limiti della scelta?
Qwant è europeo e orientato alla privacy, ma la piena autonomia tecnologica nella ricerca online resta un obiettivo da costruire. Negli anni il motore si è appoggiato anche a tecnologie e risultati di altri operatori. Nel 2024 ha avviato con Ecosia un progetto per sviluppare un indice di ricerca europeo più indipendente.
Un motore di ricerca richiede infrastrutture complesse, crawling, indicizzazione, ranking, sistemi anti-spam, aggiornamento continuo delle fonti e capacità di restituire risultati utili in pochi istanti. Un’alternativa europea credibile ha bisogno di investimenti importanti, tempo e utenti. La scelta del Parlamento può contribuire a questo percorso, trasformando una preferenza politica in uso concreto.
Che cosa c’entra il Tech Sovereignty Package?
Il passaggio a Qwant si inserisce nel contesto del Tech Sovereignty Package, il pacchetto con cui l’Unione europea punta a rafforzare la propria autonomia tecnologica. Il tema non riguarda solo i motori di ricerca, ma anche cloud, intelligenza artificiale, semiconduttori, appalti pubblici, cybersicurezza e infrastrutture digitali.
L’obiettivo è ridurre le dipendenze critiche nei settori in cui circolano dati sensibili e servizi essenziali. Sanità, energia, finanza, difesa, ricerca e pubbliche amministrazioni hanno bisogno di strumenti affidabili, controllabili e compatibili con il diritto europeo. In questo quadro anche un motore di ricerca assume un peso strategico, perché orienta l’accesso quotidiano alle informazioni.
Qwant può essere usato anche dagli utenti comuni?
Qwant può essere usato da qualsiasi cittadino. Non è un browser, ma un motore di ricerca accessibile da Chrome, Firefox, Edge, Safari o da qualsiasi altro browser. Può anche essere impostato come motore predefinito, così le ricerche digitate nella barra degli indirizzi passano da Qwant invece che da Google. Sono disponibili anche applicazioni per smartphone e una versione Qwant Junior pensata per bambini e ragazzi.
Per un utente comune il vantaggio principale riguarda la privacy. Le ricerche online raccontano molto più di quanto sembri. Possono riguardare salute, lavoro, problemi economici, acquisti, viaggi, interessi personali e opinioni politiche. Usare un motore che limita la raccolta dei dati riduce la profilazione e distribuisce meglio il potere informativo oggi concentrato nelle mani di pochi operatori.
Quali vantaggi offre nella vita di tutti i giorni?
Il vantaggio più immediato è la semplicità. Non bisogna cambiare computer, telefono o sistema operativo. Basta modificare il motore di ricerca predefinito nel browser già utilizzato.
C’è poi il tema della diversificazione. Usare sempre Google significa passare ogni giorno dalla stessa porta d’ingresso al web. Provare Qwant, ma anche DuckDuckGo, Brave Search, Ecosia, Startpage o Bing, permette di confrontare risultati diversi, scoprire fonti alternative e ridurre la dipendenza da un unico ecosistema. Per chi si informa online, questo aspetto riguarda sia la privacy sia la qualità dell’accesso alle notizie.
Qwant Junior può essere utile per famiglie e scuole, perché offre un ambiente di ricerca pensato per i minori. Non sostituisce l’accompagnamento degli adulti, ma può aiutare bambini e ragazzi a muoversi online in uno spazio più adatto alla loro età.
Dove Google resta più forte?
Google mantiene un vantaggio enorme nella qualità complessiva dei risultati, nell’ampiezza dell’indice e nell’integrazione con Maps, YouTube, Gmail, Android, Shopping, News e molti altri servizi. Per ricerche locali, tecniche, commerciali o molto specifiche può risultare ancora più rapido e completo. Per un utente comune la scelta più realistica è provare Qwant come motore predefinito per alcuni giorni e usare Google quando serve un confronto. Dopo una settimana diventa più chiaro quali ricerche funzionano bene, dove emergono limiti e quanto le abitudini quotidiane dipendano davvero dal motore dominante.
Che cosa possono fare le amministrazioni pubbliche?
Il caso del Parlamento europeo offre un metodo replicabile. Prima di cambiare strumenti digitali, un’amministrazione dovrebbe censire i servizi usati ogni giorno, dai motori di ricerca al cloud, dalla posta elettronica alle videoconferenze, dai software di produttività ai sistemi di archiviazione. La valutazione dovrebbe poi considerare dove finiscono i dati, chi li controlla, quali norme extraeuropee possono incidere sul servizio, quali alternative europee o open source sono disponibili e quali funzioni verrebbero perse con una migrazione.
La strada più efficace passa da sperimentazioni progressive. Servono progetti pilota, formazione del personale, indicatori di qualità, monitoraggio dei problemi e possibilità di correggere la rotta. Un motore alternativo può essere testato come opzione predefinita in alcune strutture, valutando accuratezza, velocità, stabilità, privacy e soddisfazione degli utenti prima di estendere la scelta.
Che cosa significa per editori e siti web?
Per gli editori digitali la decisione del Parlamento europeo conferma una tendenza già evidente. Dipendere quasi totalmente da Google espone a cambi algoritmici, oscillazioni improvvise di traffico, compressione dei risultati organici e crescente presenza dell’intelligenza artificiale nelle pagine di ricerca. La diversificazione diventa una necessità editoriale. Un sito di informazione dovrebbe controllare la propria presenza anche sugli altri motori, curare newsletter, feed, canali social proprietari, community, notifiche, traffico diretto e collaborazioni editoriali. La ricerca resterà importante, ma il rapporto con i lettori deve poggiare su più canali.
| Motore o servizio | Che cos’è | Punto di forza | Limite principale | Perché sfida Google |
|---|---|---|---|---|
| Qwant | Motore di ricerca francese, attivo dal 2013 | Privacy, sede europea, minore dipendenza da piattaforme extra Ue | Quota di mercato molto ridotta e autonomia tecnologica ancora in costruzione | È il caso politico più forte in Europa, dopo la scelta del Parlamento Ue come motore predefinito |
| DuckDuckGo | Motore di ricerca e browser orientati alla privacy | Non traccia le ricerche e non salva la cronologia dell’utente | Risultati meno integrati rispetto all’ecosistema Google | Intercetta gli utenti che vogliono cercare online senza profilazione pubblicitaria (DuckDuckGo) |
| Brave Search | Motore di ricerca collegato all’ecosistema Brave | Indice indipendente, privacy, niente profilazione | Meno massa critica rispetto a Google e minore familiarità per il grande pubblico | È una delle alternative più interessanti perché prova a costruire un indice autonomo, non solo un’interfaccia diversa (Brave Search) |
| Ecosia | Motore di ricerca con finalità ambientale | Usa i profitti per progetti climatici e riforestazione | Dipende ancora da partner esterni per risultati e annunci | Sfida Google sul piano etico, trasformando le ricerche in sostegno a progetti ambientali (ecosia.org) |
| Startpage | Motore privacy con risultati non profilati | Offre risultati di qualità senza tracciare, profilare o conservare dati personali | Meno riconoscibile e meno ricco di servizi collegati | Si rivolge a chi vuole risultati simili a quelli di Google, ma con più tutela della riservatezza (startpage.com) |
| Perplexity | Answer engine basato sull’intelligenza artificiale | Risposte dirette, fonti citate, ricerca in linguaggio naturale | Rischi legati ad accuratezza, copyright e rapporto con gli editori | Cambia il modello della ricerca, perché l’utente non parte più da una lista di link ma da una risposta già sintetizzata (Perplexity AI) |
| ChatGPT Search | Ricerca web integrata in ChatGPT | Risposte aggiornate con link alle fonti, dentro un’interfaccia conversazionale | Non sostituisce sempre la ricerca tradizionale e richiede attenzione alla verifica delle fonti | Porta la ricerca dentro il dialogo con l’IA, riducendo la necessità di passare da un motore classico (OpenAI) |
| Bing con Copilot Search | Motore Microsoft integrato con funzioni IA | Risposte sintetiche, riepiloghi e integrazione con l’ecosistema Microsoft | Resta molto distante da Google sul mercato globale | È il concorrente tradizionale più solido per quota e infrastruttura, rafforzato dall’IA generativa (Microsoft) |
| You.com | Motore e piattaforma AI search | Modalità di ricerca AI, strumenti per sviluppatori, opzioni enterprise e zero data retention | Meno noto al grande pubblico | Punta sulla ricerca come servizio intelligente e personalizzabile, soprattutto per utenti professionali e aziende (you.com) |
| Kagi | Motore di ricerca a pagamento, senza pubblicità | Niente ads, meno rumore, maggiore controllo dell’esperienza | Il modello a pagamento limita la diffusione di massa | Sfida il modello gratuito basato su pubblicità, proponendo una ricerca finanziata direttamente dagli utenti (kagi.com) |
Come si misura il successo della scelta europea?
Il successo del passaggio a Qwant dipenderà dall’uso effettivo del servizio. Sarà importante capire quanti utenti interni continueranno a usarlo, quale qualità attribuiranno ai risultati, se il tracciamento verrà ridotto, se l’esperienza tecnica resterà stabile e se altre amministrazioni seguiranno lo stesso percorso. La decisione del Parlamento europeo non cambia da sola gli equilibri della ricerca online, ma introduce un precedente. Le istituzioni possono scegliere strumenti più coerenti con i propri obiettivi, testarli sul campo e creare spazio per alternative Ue. In un mercato dominato da un solo motore, anche una semplice impostazione predefinita diventa una scelta politica, economica e culturale.
Link utili:
Qwant – Il motore di ricerca che valorizza l’utente come utente, non come prodotto
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
