Proteine del latte senza mucche grazie ai batteri

Creata caseina con batteri E. coli: svolta per formaggi e yogurt vegani, sostenibili e identici a quelli animali

Una nuova frontiera dell’alimentazione sostenibile si apre grazie alla biotecnologia. Un team di ricercatori ha modificato geneticamente il batterio Escherichia coli per fargli produrre le proteine chiave del latte, indispensabili per la preparazione di formaggi e yogurt. Il risultato è una caseina identica a quella vaccina, ma senza l’utilizzo di animali. Questa innovazione potrebbe rivoluzionare il mercato dei prodotti caseari vegani, offrendo alternative che non solo imitano il gusto e la consistenza del latte tradizionale, ma che lo replicano a livello molecolare. Il traguardo è stato presentato in uno studio pubblicato su Trends in Biotechnology e si basa su due strategie differenti per ottenere la forma più funzionale della caseina, la proteina predominante del latte. La scoperta arriva in un momento storico in cui il settore alimentare è sotto pressione per ridurre l’impatto ambientale e le sofferenze animali legate all’allevamento intensivo. Il valore globale del mercato della caseina ha raggiunto i 2,7 miliardi di dollari nel 2023, ma il suo costo ecologico e etico è sempre più oggetto di discussione.

Le altre notizie del canale SALUTE E BENESSERE

Due strategie per riprodurre la caseina senza animali

Caseina ingegnerizzata: identica, ma cruelty-free

La caseina è fondamentale per la nutrizione umana, soprattutto nell’infanzia, poiché fornisce aminoacidi essenziali ed è facilmente digeribile. Ma riprodurla in laboratorio non è semplice. I ricercatori si sono concentrati su un dettaglio cruciale: la fosforilazione, un processo biochimico che conferisce alla proteina la capacità di legarsi al calcio. Questo legame è ciò che garantisce le proprietà nutrizionali e strutturali del latte.

Per superare le difficoltà nel replicare questa funzione, gli scienziati hanno sviluppato due approcci distinti. Il primo ha previsto l’uso di tre enzimi del Bacillus subtilis, noti come chinasi, per aggiungere gruppi fosfato alla proteina. Il secondo approccio ha invece impiegato una versione “fosfomimetica” della caseina, sostituendo gli aminoacidi serina (normalmente fosforilati) con acido aspartico, che ne imita la carica elettrica e gli effetti funzionali.

Micelle, calcio e digeribilità: test superati

Per valutare se la nuova caseina fosse davvero paragonabile a quella bovina, il team ha eseguito una serie di test approfonditi: analisi strutturali, esperimenti di legame con il calcio e simulazioni della digestione intestinale. I risultati hanno confermato che entrambe le versioni batteriche della proteina erano altamente digeribili, con una capacità di legare il calcio simile a quella della caseina naturale. Questo è fondamentale, poiché nel latte la formazione delle micelle di caseina è ciò che consente al calcio e al fosfato di essere assorbiti efficacemente dall’organismo.

La dimostrazione che proteine ricombinanti possono emulare le proprietà della caseina vaccina senza coinvolgere animali rappresenta un importante passo avanti per l’industria alimentare vegana, e potrebbe anche aprire nuove possibilità nel settore nutraceutico e farmaceutico.

Verso latticini senza allevamenti: i prossimi passi

Fosfomimetica o fosforilazione? Due strade per un obiettivo

Gli scienziati hanno evidenziato come entrambe le strategie siano valide, ma con caratteristiche diverse. La fosforilazione mediata da chinasi consente di ottenere una proteina estremamente simile alla caseina naturale, ma richiede sistemi enzimatici più complessi. Al contrario, la versione fosfomimetica è più semplice da produrre e potrebbe essere più adatta a una produzione su larga scala. In entrambi i casi, l’obiettivo rimane lo stesso: creare alimenti sostenibili, nutrienti e privi di sofferenza animale.

Tuttavia, i ricercatori invitano alla prudenza. “Servono ulteriori analisi quantitative per sfruttare appieno il potenziale dei batteri ingegnerizzati nella produzione di caseina”, spiegano nello studio. È infatti necessario affinare i processi di fermentazione, controllare i costi industriali e garantire la sicurezza alimentare dei prodotti derivati. Se questi ostacoli verranno superati, sarà possibile immaginare un futuro in cui formaggi, yogurt e altri derivati del latte saranno realizzati in laboratorio, con impatti minimi sull’ambiente e massima attenzione al benessere animale.

Le implicazioni per l’industria alimentare globale

Questa scoperta si inserisce nel solco delle tecnologie emergenti destinate a ridisegnare completamente la filiera agroalimentare. Dopo la carne coltivata e le uova sintetiche, anche il settore lattiero-caseario sta per essere rivoluzionato. L’utilizzo di cell factories microbiche per la produzione di biomolecole apre scenari promettenti non solo per i consumatori vegani, ma anche per coloro che soffrono di intolleranza al lattosio o cercano alimenti più etici e sostenibili.

A lungo termine, soluzioni come quella proposta in questo studio potrebbero portare alla decarbonizzazione dell’industria alimentare, alla riduzione del consumo idrico e al superamento delle problematiche legate all’inquinamento da allevamenti intensivi. Le proteine del latte prodotte dai batteri rappresentano quindi non solo una promessa per il mercato, ma anche una risposta concreta alle sfide ambientali del nostro tempo.

Fonte:
Trends in Biotechnology

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

Correlati

Exit mobile version