Il virus Mpox cambia volto e diventa più contagioso

Boom di casi in Africa: cresce la preoccupazione della comunità scientifica. Nuove varianti e trasmissione sessuale tra giovani

L’Mpox, virus noto in passato come vaiolo delle scimmie, sta mostrando una diffusione sempre più ampia e preoccupante nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo un team internazionale di esperti, tra cui il dottor Jason Kindrachuk dell’Università di Manitoba, il comportamento del virus è cambiato in modo allarmante, coinvolgendo non più solo aree rurali ma anche zone urbane densamente popolate. “L’espansione di questo virus è preoccupante. I virus non hanno passaporti, non rispettano i confini. Dobbiamo riportare la situazione sotto controllo”, ha dichiarato Kindrachuk, professore associato e presidente della ricerca canadese in patogenesi molecolare dei virus emergenti. Uno studio pubblicato nei primi mesi del 2025 da The Lancet ha analizzato i dati raccolti in 13 anni, evidenziando come Mpox sia passato da 18 province colpite su 26 nel 2010, a ben 24 su 26 nel 2023. Questo cambiamento indica una mutazione del comportamento del virus e una maggiore capacità di diffusione, anche tra soggetti precedentemente meno esposti.

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Nuove varianti virali e casi nelle aree urbane

Fino a poco tempo fa, i contagi da Mpox erano per lo più legati al contatto con la fauna selvatica, soprattutto roditori, e colpivano in prevalenza soggetti di età inferiore ai 15 anni. Tuttavia, nuove analisi condotte nella provincia del Sud Kivu hanno rivelato una variante virale emergente, denominata subclade Ib, associata a una trasmissione umana sostenuta.
Il cambiamento si accompagna a un altro dato significativo: la fascia d’età maggiormente colpita è ora quella tra i 15 e i 34 anni, con numerosi casi che mostrano lesioni cutanee e genitali. Questo quadro fa pensare a una diffusione per via sessuale, come ha spiegato Kindrachuk: “Molti dei casi riguardano persone identificate come sex worker o coinvolti nel lavoro sessuale”. La presenza di sintomi localizzati ha rafforzato i sospetti sulla nuova modalità di trasmissione, rendendo necessarie ulteriori analisi cliniche e virologiche.

L’impatto nei grandi centri urbani e il caso Kinshasa

Un altro elemento di forte preoccupazione riguarda la diffusione del virus nella capitale Kinshasa, città con 17 milioni di abitanti e hub strategico per l’intera regione africana. “Storicamente, i casi a Kinshasa erano pochi. Ora, invece, stiamo osservando una diffusione crescente, come conferma la nostra ultima pubblicazione su The Lancet”, ha affermato Kindrachuk. La presenza del virus in una metropoli così vasta rappresenta un ulteriore ostacolo per il contenimento, poiché “non si tratta più solo di intervenire in aree isolate, ma di fronteggiare un contagio in un nodo urbano centrale, con collegamenti diretti con altri Paesi africani”. Questa nuova configurazione della malattia impone strategie sanitarie più complesse, con investimenti urgenti nella sorveglianza epidemiologica e nelle risorse ospedaliere urbane.

Contagi in gravidanza e trasmissione madre-feto

La quarta ricerca pubblicata nel giugno 2025 su The New England Journal of Medicine ha evidenziato un aspetto ancora più delicato: la trasmissione intrauterina del virus Mpox. In almeno tre casi documentati, donne incinte hanno trasmesso l’infezione ai feti, causando infezione neonatale o perdita della gravidanza. Questo dato ha spinto i ricercatori a richiedere nuovi studi specifici. “Ora servono ricerche su larga scala per comprendere gli effetti dell’Mpox in gravidanza e sviluppare protocolli clinici adeguati”, ha sottolineato Kindrachuk.
Alla luce di questi risultati, gli scienziati ritengono fondamentale l’introduzione di vaccinazioni preventive per le donne in gravidanza, così da evitare complicanze potenzialmente gravi. Le attuali evidenze rafforzano l’urgenza di un approccio proattivo e multidisciplinare nella gestione del virus.

Prevenzione e collaborazione internazionale

Il gruppo di ricerca guidato da Kindrachuk opera in stretta collaborazione con le autorità locali congolesi e le principali organizzazioni sanitarie mondiali. L’obiettivo comune è costruire una risposta coordinata e basata sui dati scientifici, capace di affrontare le diverse manifestazioni del virus. “La complessità della situazione sta aumentando, ma ogni nuova informazione ci permette di migliorare gli interventi sul campo”, ha dichiarato lo scienziato. I dati raccolti non solo guidano le azioni immediate, ma rappresentano anche un patrimonio fondamentale per la formazione del personale sanitario e per il supporto a lungo termine delle strutture di risposta emergenziale.

Un virus in trasformazione

La situazione in Congo dimostra quanto i virus emergenti possano evolversi rapidamente, modificando modalità di trasmissione, gruppi a rischio e impatto sanitario. L’Mpox, da zoonosi rara confinata in aree rurali, è diventata una minaccia urbana e intergenerazionale. Le mutazioni, la trasmissione sessuale, l’impatto sulla gravidanza e la diffusione nei grandi centri impongono una nuova attenzione globale. Servono vaccinazioni mirate, strategie di prevenzione efficaci e cooperazione internazionale per prevenire scenari più gravi in futuro.

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