Zuckerberg cestina il Metaverso: 1.500 licenziamenti

Meta smonta il sogno virtuale: la realtà virtuale è un flop, licenziamenti e occhi puntati sull’intelligenza artificiale

Per anni Mark Zuckerberg ha venduto al mondo il Metaverso come la prossima grande rivoluzione di internet. Quelli che sono cascati nei proclami non sono stati, benché qualche pseudo imprenditore ci abbia creduto. Quello che doveva essere una sorta di universo parallelo, immersivo, dove avatar 3D interagiscono, lavorano, giocano e vivono digitalmente, si è rivelato obsoleto ancor prima di nascere. Oculus, la start-up di realtà virtuale acquistata nel 2014, doveva essere il biglietto d’ingresso. Da lì è nata una divisione hardware imponente. Nel 2021, Zuckerberg ha perfino cambiato il nome dell’azienda da Facebook a Meta, per celebrare la svolta totale verso questa visione. Eppure qualcosa si è inceppato pesantemente. I visori VR non hanno spopolato tra i consumatori. Gli acquisti languono, nonostante decine di miliardi spesi per costruire l’infrastruttura, sviluppare software e convincere il mondo che indossare cuffie e lenti è il futuro. Nel frattempo gli investitori, sempre più scettici, hanno iniziato a guardare con sospetto questa enorme puntata sul virtuale.

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Tagli in Meta: Reality Labs sotto la scure

Una notizia che sa di resa, oppure di pivot totale, è arrivata nelle ultime ore. Meta ha annunciato che taglierà circa 1.500 posti di lavoro nella sua divisione Reality Labs, che si occupa soprattutto di realtà virtuale e tecnologia connessa al Metaverso. Secondo fonti interne citate dal New York Times, la riduzione riguarda appena il 10% dei lavoratori di Reality Labs – un reparto che conta circa 15.000 persone – ma è altamente simbolica.

Stiamo parlando di una porzione consistente di risorse umane dedicate alla visionaria visione di Zuckerberg. I tagli non coinvolgono l’intera Meta, che ha all’incirca 78.000 dipendenti, ma il focus scelto – proprio quello dedicato alla realtà virtuale – dice quasi più di mille conferenze stampa.

“Stop alla realtà virtuale, avanti all’intelligenza artificiale”

“I licenziamenti sono destinati a frenare la costruzione della realtà virtuale per il metaverso”, ha detto Zuckerberg, secondo quanto riportato dall’agenzia Adnkronos, “su come potrebbe essere il social networking in una versione di internet basata su V.R.”

Questo sembra essere il messaggio in bottiglia lanciato da Meta agli investitori e al mercato: un’ammissione, più o meno elegante, che il Metaverso così come concepito non funziona come sperato.

E non è solo un problema di vendite: è un cambio di paradigma. Meta vuole competere con OpenAI, Google e i grandi del settore sull’intelligenza artificiale. È qui che si concentra ora il budget, la ricerca e la visione strategica.

Metaverso vs IA: quando la strada cambia

Meta ha spinto i manager di alto livello a rivedere i loro bilanci per il 2026. Il mantra ora è uno: più budget per Tbd Lab, l’unità interna che ha il compito di costruire sistemi avanzati di IA. Meno soldi ai visori VR, più investimenti nei data center, quelle gigantesche strutture di calcolo necessarie per l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale di nuova generazione.

Secondo Andrew Bosworth, direttore tecnico di Facebook, “Meta ha spostato parte degli investimenti dal Metaverso verso gli occhiali A.I.”.

Una frase che suona quasi come una confessione: il futuro che Zuckerberg ora vede è un mondo in cui l’IA si integra nella vita quotidiana non con una pesante cuffia VR, ma con smart glasses leggeri e connessi.

“Gli occhiali intelligenti saranno il modo principale per integrare la superintelligenza nella nostra vita quotidiana”, ha precisato lo stesso Zuckerberg in una teleconferenza con gli investitori, sottolineando che la visione Meta ora punta a un’interazione più “umana” e meno ingombrante con la tecnologia.

La resa del Metaverso o evoluzione pragmatica?

Mentre i licenziamenti sono visti da molti come la fine di una fase, c’è chi sostiene che sia solo un adattamento necessario. Il Metaverso, così come era stato immaginato (e venduto), sembrava richiedere anni prima di diventare mainstream. Ma i mercati e gli investitori vogliono risultati adesso.

Così Meta ha scelto di demolire dove non funziona, per costruire dove potrebbe funzionare meglio. Un approccio che può sembrare spietato, ma non insolito in Silicon Valley. La VR di Meta non sparisce del tutto, ma viene ridimensionata. Gli smart glasses e l’intelligenza artificiale diventano il nuovo cuore pulsante del progetto tecnologico. Il futuro, almeno per ora, sembra meno “Matrix” e più “assistente intelligente sempre con te”.

A cura della Redazione GTNews

Meta plans to cut around 10% of employees in Reality Labs division, NYT reports | Reuters

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