Mesi trascorsi allโancora hanno favorito la crescita di colonie sugli scafi. Alla ripartenza, prevenire costerร meno che inseguire nuovi infestanti
LA NOTIZIA IN BREVE โ Il pericolo viaggia sotto la linea di galleggiamento. Le circa 1.500 navi ferme nel Golfo Persico potrebbero ripartire portando con sรฉ colonie di organismi cresciute durante i mesi di inattivitร . ร il rischio indicato da uno studio pubblicato su Biological Invasions, che richiama lโattenzione sul biofouling: alghe, molluschi e crostacei aderenti a scafi, eliche e prese dโacqua.
Il punto non รจ stabilire quante imbarcazioni siano giร contaminate, ma capire lโeffetto di una ripartenza simultanea verso decine di scali. Piรน rotte si riaprono, piรน aumentano le possibilitร che una specie trovi un ambiente adatto e si insedi.
Le conseguenze possono colpire ecosistemi, pesca, acquacoltura e infrastrutture portuali. Lo stesso fenomeno rende inoltre le navi meno efficienti, facendo crescere consumi ed emissioni. Per il Mediterraneo, giร esposto a numerose specie non indigene, la fase decisiva sarร quella precedente alla ripartenza: controllare gli scafi prima che il problema si disperda lungo le rotte commerciali.
Mesi di inattivitร possono trasformare circa 1.500 navi in vettori di organismi marini verso nuovi porti.
Lo studio non certifica una contaminazione su ogni nave. Valuta perรฒ una combinazione eccezionale: lunga sosta, acque calde e una rete commerciale capace di disperdere gli scafi in tutto il mondo.
Il biofouling inizia con uno strato microscopico. La lunga inattivitร lascia poi il tempo a larve e alghe di aderire, crescere e riprodursi.
La scelta decisiva: rallentare la ripartenza per controllare gli scafi, oppure trasferire il rischio ai porti di destinazione.
Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito lโapprofondimento
LโAPPROFONDIMENTO โ Circa 1.500 grandi navi commerciali rimaste ferme per mesi nel Golfo Persico potrebbero riprendere il mare portando sugli scafi alghe, molluschi, cirripedi, crostacei e altri organismi capaci di raggiungere nuovi porti e, in alcuni casi, insediarsi stabilmente. Lโallarme arriva da uno studio pubblicato su Biological Invasions da 24 ricercatori, coordinati dal Center for Environmental Science dellโUniversitร del Maryland con la partecipazione della Woods Hole Oceanographic Institution. Il rischio non deriva da una contaminazione accertata su ogni imbarcazione, ma dalla possibile partenza simultanea di una flotta rimasta immobile ben oltre i normali tempi operativi.
Indice
- 1 Che cosa sta crescendo sotto gli scafi?
- 2 Perchรฉ il Golfo Persico puรฒ diventare un moltiplicatore?
- 3 Quanto รจ concreto lโallarme?
- 4 Quali danni possono provocare le specie trasportate?
- 5 Il problema riguarda anche consumi ed emissioni?
- 6 Perchรฉ la pulizia puรฒ aggravare il problema?
- 7 Che cosa significa per il Mediterraneo?
- 8 Le regole internazionali sono pronte?
Che cosa sta crescendo sotto gli scafi?
Il fenomeno si chiama biofouling. Comincia con una patina di batteri, microalghe e sostanze organiche, sulla quale si insediano alghe, vermi marini, cirripedi, cozze e piccoli crostacei. Durante la navigazione, lโattrito dellโacqua e i rivestimenti antivegetativi ostacolano lโadesione. Quando una nave resta ferma, lo scafo diventa invece una superficie stabile sulla quale le larve possono attecchire, crescere e riprodursi.
Le colonie si concentrano spesso nei punti meno visibili: eliche, timoni, griglie, prese dโacqua e circuiti di raffreddamento. Sono aree riparate, difficili da ispezionare e da pulire. Anche i sistemi antivegetativi, progettati per imbarcazioni che alternano soste e navigazione, possono perdere efficacia dopo lunghi periodi di inattivitร .
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Perchรฉ il Golfo Persico puรฒ diventare un moltiplicatore?
Il Golfo Persico รจ caldo, poco profondo e caratterizzato da un ricambio delle acque limitato. In estate la temperatura superficiale puรฒ avvicinarsi ai 38 gradi, mentre la forte evaporazione mantiene elevata la salinitร .
Gli organismi capaci di vivere in questo ambiente tollerano calore, variazioni di ossigeno, inquinamento e condizioni estreme. La stessa resistenza potrebbe aiutarli a sopravvivere durante il viaggio verso porti tropicali, subtropicali o mediterranei.
La regione era giร un crocevia biologico prima della crisi. Navi provenienti da continenti diversi sostano negli stessi bacini e trasportano organismi attraverso le acque di zavorra e le superfici sommerse. Una ricerca citata dagli autori ha identificato 57 specie non indigene o di origine incerta nelle comunitร di biofouling esaminate lungo la costa occidentale del Golfo, soprattutto nelle aree portuali.
I mesi trascorsi allโancora possono aver intensificato questi scambi. Le imbarcazioni hanno continuato a liberare larve nelle acque circostanti e, nello stesso tempo, a raccogliere organismi provenienti dal Golfo, dalle infrastrutture portuali e dagli altri scafi.
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Quanto รจ concreto lโallarme?
Lo studio non contiene unโispezione diretta delle navi ferme e non stabilisce quante ospitino organismi capaci di sopravvivere fino alla destinazione successiva. I ricercatori hanno ricostruito il rischio sulla base di tre fattori: durata dellโinattivitร , velocitร di colonizzazione e rete delle rotte commerciali. Lโanalisi ha esaminato i movimenti di oltre 3 mila unitร e centinaia di migliaia di approdi in piรน di 3.500 porti e ancoraggi.
Una nave in partenza dal Golfo puรฒ raggiungere in pochi giorni un grande scalo asiatico, africano o mediterraneo. Da lรฌ, gli organismi possono passare alle acque costiere, alle strutture sommerse o ad altre imbarcazioni. Molte specie non superano il viaggio o trovano ambienti inadatti. Per diventare invasive devono sopravvivere, essere liberate nel nuovo porto, riprodursi e competere con le popolazioni locali. Il numero delle navi, perรฒ, moltiplica le occasioni di insediamento: anche una probabilitร limitata assume un peso diverso quando coinvolge centinaia di scafi diretti verso continenti differenti.
Quali danni possono provocare le specie trasportate?
Una specie invasiva puรฒ occupare spazio, sottrarre nutrimento, alterare la catena alimentare e diffondere parassiti o agenti patogeni.
Tra gli organismi citati compare la cozza verde asiatica, originaria dellโIndo-Pacifico e giร presente nel Golfo Persico. In condizioni favorevoli forma aggregazioni dense, colonizza moli, condotte e strutture portuali, compete con i molluschi locali e aumenta i costi di manutenzione.
Gli effetti possono raggiungere pesca, acquacoltura e industria. Cozze e cirripedi ostruiscono filtri, prese dโacqua e circuiti di raffreddamento utilizzati da porti, cantieri, impianti industriali e centrali elettriche.
Carolyn Tepolt, biologa della Woods Hole Oceanographic Institution e coautrice dello studio, ricorda che lโeradicazione diventa spesso impraticabile dopo lโinsediamento. Una colonia presente su uno scafo puรฒ essere rimossa; la stessa specie, una volta diffusa lungo la costa, richiede interventi costosi e raramente risolutivi.
Il problema riguarda anche consumi ed emissioni?
Il biofouling aumenta la rugositร dello scafo e la resistenza allโavanzamento. Per mantenere la stessa velocitร , i motori devono sviluppare piรน potenza e consumare piรน carburante.
Lโeffetto varia in base al tipo di nave, alla velocitร e allโestensione delle colonie. Uno studio promosso dallโOrganizzazione marittima internazionale ha calcolato che uno strato viscoso spesso mezzo millimetro, distribuito su metร della superficie sommersa, puรฒ aumentare le emissioni di gas serra del 25-30% in determinate condizioni operative.
La stima non rappresenta la media della flotta mondiale, ma mostra quanto possa incidere anche una contaminazione modesta. La pulizia degli scafi riduce quindi sia il rischio biologico sia la spesa per il carburante. Il problema nasce quando centinaia di unitร devono essere trattate nello stesso periodo.
Perchรฉ la pulizia puรฒ aggravare il problema?
Lโispezione prima della partenza richiede sommozzatori, robot, personale specializzato e strutture capaci di trattare il materiale rimosso.
Una pulizia eseguita senza sistemi di aspirazione puรฒ disperdere nellโacqua larve, frammenti e organismi ancora vitali. Insieme al materiale biologico possono staccarsi anche particelle delle vernici antivegetative.
I sistemi piรน sicuri raccolgono i residui e li trasferiscono a terra per il trattamento, ma richiedono piรน tempo e risorse. Alla riapertura delle rotte, la pressione economica spingerร invece verso partenze rapide per riportare le navi in servizio, consegnare i carichi e recuperare i ritardi accumulati.
Rinviare il controllo al porto di destinazione accelera la partenza, ma trasferisce altrove il rischio. Per stabilire le prioritร servono dati sulla durata della sosta, sullโultima pulizia, sul tipo di rivestimento, sulle condizioni dello scafo e sugli scali previsti.
Che cosa significa per il Mediterraneo?
Il Mediterraneo ospita giร piรน di mille specie marine non indigene, secondo il Programma delle Nazioni Unite per lโambiente. Centinaia risultano stabilmente insediate.
Il Canale di Suez รจ una delle principali porte dโingresso, insieme alle acque di zavorra, al biofouling e alle altre attivitร legate al trasporto marittimo. Lo studio individua tra gli scali piรน esposti Alessandria, Pireo, Algeciras, Jeddah, Mumbai, Colombo, Singapore e Rotterdam.
I porti italiani non compaiono tra le prime destinazioni indicate, ma una specie arrivata al Pireo o ad Alessandria puรฒ raggiungere successivamente altri scali attraverso i collegamenti regionali.
Per lโItalia, la risposta piรน concreta riguarda la sorveglianza. I programmi della Strategia marina giร prevedono controlli sulle specie non indigene nelle aree portuali e lungo le principali vie di introduzione. Incrociare questi monitoraggi con lโelenco delle navi rimaste a lungo nel Golfo permetterebbe di concentrare le verifiche sugli arrivi piรน esposti.
Anche il DNA ambientale, attraverso lโanalisi delle tracce genetiche presenti nellโacqua, puรฒ aiutare a individuare organismi difficili da osservare direttamente e a orientare i campionamenti.
Le regole internazionali sono pronte?
LโOrganizzazione marittima internazionale ha adottato linee guida per la gestione del biofouling, con registri di bordo, programmi di manutenzione e verifiche dopo lunghi periodi di inattivitร .
La loro applicazione resta perรฒ disomogenea. Per le acque di zavorra esiste una convenzione internazionale vincolante; per gli organismi attaccati alle superfici sommerse, gli obblighi comuni sono ancora in fase di definizione.
La crisi di Hormuz mette in evidenza questa lacuna. Le tecnologie per ispezionare e pulire gli scafi esistono, ma mancano una procedura uniforme, capacitร operative adeguate e un sistema rapido per condividere le informazioni tra armatori, Stati di bandiera e porti di destinazione.
Il momento decisivo sarร la ripartenza. Finchรฉ le navi restano ferme, gli organismi sono ancora confinati sugli scafi o nelle acque del Golfo. Quando ogni unitร imboccherร una rotta diversa, la prevenzione diventerร molto piรน difficile.
Link utili:
Studio originale pubblicato su Biological Invasions
Organizzazione marittima internazionale: biofouling delle navi
Note per i lettori
Lโimmagine usata per questo articolo รจ stata creata grazie allโutilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
