Due farmaci anti-diabete efficaci contro obesità ed emicrania

I due medicinali aiutano a perdere oltre il 20 per cento del peso: i risultati sorprendenti degli studi presentati a Napoli e Chicago

Un nuovo orizzonte nella lotta all’obesità e all’emicrania arriva da due recenti studi scientifici, entrambi incentrati sull’efficacia di farmaci noti nel trattamento del diabete di tipo 2: il liraglutide e il semaglutide. Gli studi, condotti rispettivamente dall’Università Federico II di Napoli e dalla Wharton Medical Clinic in Canada, sono stati presentati nei principali congressi internazionali di neurologia e diabetologia. Il primo ha dimostrato che il liraglutide, oltre a ridurre leggermente il peso, può diminuire in modo marcato la frequenza degli attacchi di emicrania cronica nei soggetti obesi. Il secondo ha evidenziato che un dosaggio superiore di semaglutide, non ancora approvato, consente una riduzione media del 20,7% del peso corporeo, con picchi fino al 25% in un terzo dei pazienti trattati.

Queste ricerche aprono nuove prospettive terapeutiche per milioni di persone affette da obesità, emicrania o entrambi i disturbi, spesso collegati da un complesso intreccio metabolico e neurologico. I risultati suggeriscono che gli analoghi del GLP-1 potrebbero agire non solo sul metabolismo glicemico ma anche sul sistema nervoso centrale, con effetti benefici inattesi. Le implicazioni cliniche potrebbero portare, in futuro, a un approccio integrato tra neurologia, endocrinologia e nutrizione.

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Liraglutide: meno emicranie nei pazienti obesi

Il primo studio, coordinato dal Centro Cefalee dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, ha coinvolto 26 pazienti con obesità e emicrania cronica, ovvero persone che soffrivano di almeno 15 giorni di mal di testa al mese. Ai partecipanti è stato somministrato il liraglutide, un farmaco approvato contro il diabete e utilizzato anche per il controllo del peso.

Nel corso di tre mesi di osservazione, la frequenza media degli attacchi si è ridotta di 11 giorni al mese, con un evidente miglioramento della qualità di vita. “La maggior parte dei pazienti si è sentita meglio entro le prime due settimane e ha riferito che la qualità della vita è migliorata in modo significativo”, ha affermato il ricercatore Simone Branca, coautore dello studio.

Secondo gli autori, questo effetto non sarebbe direttamente collegato alla perdita di peso, che è stata modesta, ma piuttosto a un’azione del farmaco sul sistema nervoso centrale. In particolare, si ipotizza una riduzione della secrezione del liquido cerebrospinale, che influirebbe sulla liberazione di sostanze implicate nell’insorgenza dell’emicrania.

Semaglutide ad alte dosi: risultati senza precedenti

Il secondo studio, denominato “Step Up”, è stato presentato durante il congresso dell’American Diabetes Association a Chicago. Coordinato dal dottor Sean Wharton, direttore della Wharton Medical Clinic (Canada), ha indagato l’efficacia del semaglutide in dosaggi superiori rispetto a quelli oggi disponibili per il pubblico.

“Lo studio Step Up ha dimostrato che aumentando la dose di semaglutide è possibile ottenere una maggiore perdita di peso rispetto a quanto visto in precedenza”, ha spiegato Wharton. Il dosaggio testato, pari a 7,2 mg settimanali, è stato confrontato con il dosaggio standard da 2,4 mg e con un placebo, su 1.407 persone obese senza diabete di tipo 2.

I risultati sono stati sorprendenti: una riduzione media del 20,7% del peso corporeo in 72 settimane e, per circa un terzo dei partecipanti, un calo di oltre il 25%. Il farmaco appartiene alla classe degli analoghi del GLP-1, che mimano un ormone intestinale capace di regolare l’appetito e la glicemia.

Benefici estesi a cuore, fegato e articolazioni

Il semaglutide, oltre agli effetti dimagranti, offre una protezione aggiuntiva contro numerose patologie associate all’obesità. “Sappiamo già che semaglutide ha effetti benefici sul rischio di sviluppare malattie cardiache, epatiche, osteoartrite del ginocchio, diabete tipo 2 e prediabete”, ha dichiarato Wharton.

Questa nuova evidenza rinforza l’idea che, agendo su più fronti, il farmaco possa diventare un pilastro terapeutico nella gestione globale dell’obesità. Tuttavia, il dosaggio da 7,2 mg non è ancora stato approvato dalle autorità regolatorie e non è attualmente in commercio.

L’efficacia sembra dunque promettente, ma occorreranno ulteriori studi per valutarne sicurezza a lungo termine, effetti collaterali e sostenibilità nel tempo. Intanto, il semaglutide resta una delle opzioni più efficaci già disponibili, nella sua formulazione standard.

Un futuro multidisciplinare per la cura dell’obesità

Questi risultati confermano che l’approccio farmacologico all’obesità sta cambiando profondamente. I farmaci nati per trattare il diabete stanno offrendo benefici inaspettati anche a livello neurologico e metabolico. La possibilità di trattare più patologie con un unico farmaco potrebbe ridurre costi, migliorare l’aderenza e facilitare percorsi terapeutici integrati.

La comunità scientifica guarda ora con interesse alle interazioni tra metabolismo e sistema nervoso centrale, in particolare nella regolazione dell’appetito e nella modulazione del dolore. Gli analoghi del GLP-1 potrebbero essere solo la punta dell’iceberg: il futuro della terapia dell’obesità potrebbe passare per la sinergia tra endocrinologia, neurologia e farmacologia di precisione.

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