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La Jiangnan Shipbuilding (gruppo della China State Shipbuilding Corporation) ha presentato il progetto di quella che viene definita la prima nave mercantile al mondo alimentata da un reattore nucleare a torio. Si parla di una capacità fino a 24.000 TEU (contenitori standard) o in certi conti circa 14.000 container, un’enormità nel panorama navale commerciale. Il cuore tecnico del sistema è un reattore a sali fusi («TMSR»), progettato per operare con torio-232 e convertire parte del combustibile in uranio-233, in un ciclo che promette maggiore efficienza e sicurezza rispetto alle centrali convenzionali.
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Perché la scelta del torio e del reattore a sali fusi
La decisione di puntare sul torio non è casuale. Questo metallo, più abbondante dell’uranio tradizionale, garantisce potenziali vantaggi: minori scorie radioattive a lungo termine, e, secondo i promotori, un profilo di sicurezza innalzato. Nel modello a sali fusi, il combustibile (o parte di esso) è disciolto in sali liquidi, il che permette al reattore di operare a pressioni inferiori rispetto ai classici reattori ad acqua pressurizzata: un punto che i tecnici cinesi evidenziano come vantaggioso dal punto di vista della sicurezza. Inoltre, la propulsione della nave, non direttamente collegata alle eliche tramite il reattore, utilizza un ciclo con anidride carbonica supercritica (sCO₂) che converte il calore in elettricità con efficienza stimata tra il 45 % e il 50 %, contro il ~33 % delle turbine a vapore tradizionali. (I numeri soggetti a conferma tecnica)
Quali sfide e quali incognite restano sul tavolo
Nonostante l’entusiasmo, il progetto nasconde molte zone grigie. Ad esempio, l’uso di un reattore al torio per una nave cargo solleva interrogativi su manutenzione, sicurezza in viaggio, gestione del combustibile, e normative internazionali. Come sottolineato da analisti indipendenti, l’idea di una nave commerciale alimentata da nucleare – per quanto “moderna” – porta con sé problemi legati alla proliferazione, alla corrosione dei materiali (nel caso dei sali fusi) e alla logistica di porti che devono gestire navi con impianti nucleari a bordo. Dal punto di vista tecnologico, la Cina ha effettivamente realizzato un reattore sperimentale a sali fusi al torio, il TMSR‑LF1, che ha superato la criticità nel 2023. Ma applicare quella tecnologia in un ambiente marittimo presenta condizioni molto più severe: salt spray, vibrazioni, manutenzioni più complesse.
Impatto strategico e marittimo della “rivoluzione torio”
In un mondo che osserva la decarbonizzazione dei trasporti e l’innovazione nel comparto navale, questa mossa della Cina appare come un colpo ad effetto. Si tratta non solo di costruire una nave più efficiente, ma di lanciare un segnale: la Cina vuole assumere un ruolo guida anche nell’energia nucleare “avanzata”. Il progetto potrebbe – se realizzato – cambiare il bilancio energetico del trasporto marittimo, riducendo la dipendenza dai carburanti fossili. Allo stesso tempo, denota una strategia geoeconomica: dotarsi di tecnologia proprietaria (in questo caso il ciclo torio-sali fusi) che può essere esportata oppure integrata in ambiti militari-navali.
Fonte:
China unveils power of thorium reactor for world’s largest cargo ship | South China Morning Post
