Sardegna nel mirino dei colossi dell’energia: la mappa dei progetti stranieri da Nuraminis alla Gallura

Dalle batterie al litio alle pale offshore, fondi norvegesi, danesi e francesi si contendono terreni, connessioni elettriche e concessioni marine ancora in attesa di autorizzazione

A cura di Roberto Zonca

LA NOTIZIA IN BREVE – Dalle campagne del Campidano al mare del Sulcis, di Alghero e della Gallura, la Sardegna è diventata uno dei territori più ambiti dagli investitori internazionali delle rinnovabili. Batterie al litio, impianti fotovoltaici e parchi eolici galleggianti coinvolgono fondi e gruppi norvegesi, danesi, francesi, svedesi e britannici. A Nuraminis, Altinium sviluppa due sistemi di accumulo per complessivi 177 megawatt e punta a venderli una volta ottenute le autorizzazioni. Tra Serdiana e il Gerrei, Fred. Olsen Renewables prepara tredici aerogeneratori alti più di 200 metri. Copenhagen Infrastructure Partners guarda alle acque del Sulcis, mentre Ingka Investments, legata al gruppo Ikea, è entrata nell’operazione offshore davanti ad Alghero. In Gallura, Copenhagen Energy ha presentato una proposta dalle dimensioni eccezionali. Nessuna delle iniziative esaminate è già diventata un impianto costruito. Terreni, connessioni e pratiche amministrative, tuttavia, hanno già alimentato compravendite e raccolte finanziarie. Resta da stabilire quale vantaggio concreto ne ricaverà l’isola in termini di lavoro, compensazioni e tutela del territorio.

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L’APPROFONDIMENTO – Da Nuraminis a Serdiana, attraverso Ussana, Sant’Andrea Frius, San Nicolò Gerrei e Dolianova, fino alle acque davanti al Sulcis, ad Alghero e alla Gallura: la corsa internazionale all’energia della Sardegna possiede ormai nomi, coordinate e dimensioni ben precise. Tra i soggetti coinvolti compaiono la norvegese Fred. Olsen Renewables, il fondo danese Copenhagen Infrastructure Partners, la francese Ardian e Ingka Investments, braccio finanziario del gruppo che controlla la maggior parte dei negozi Ikea. I progetti esaminati si trovano ancora nelle fasi di sviluppo, finanziamento o autorizzazione. Nessuno di questi è ancora diventato un impianto costruito. Considerati insieme, però, mostrano la pressione esercitata sul territorio da una massa di iniziative sostenute da capitali esterni all’isola.

Terreni e connessioni accendono la corsa degli investitori

Vento, sole e grandi estensioni scarsamente popolate fanno della Sardegna una destinazione naturale per chi investe nelle rinnovabili. A rendere l’isola ancora più appetibile contribuisce il rafforzamento della rete elettrica, a partire dal Tyrrhenian Link, il collegamento sottomarino con Sicilia e Campania. Una maggiore capacità di scambio con il resto del Paese consente agli sviluppatori di immaginare nuovi impianti contando su una rete in grado di assorbirne la produzione. Sullo sfondo c’è l’obiettivo nazionale assegnato all’isola: 6.200 megawatt aggiuntivi da fonti rinnovabili entro il 2030.

La partita comincia ben prima dell’arrivo delle ruspe. Occorre individuare i terreni, stringere accordi con i proprietari, prenotare l’accesso alla rete, preparare gli studi ambientali e avviare le autorizzazioni. Ogni passaggio accresce il valore del progetto, che può essere ceduto a un operatore disposto a finanziare il cantiere. È qui che si incrociano due linguaggi lontani: nei prospetti per gli investitori compaiono portafogli, rendimenti e potenza installabile; nei paesi interessati quelle stesse cifre significano campi, pascoli, strade rurali, paesaggi e case.

Le carte svelano l’operazione di Nuraminis

La documentazione più dettagliata è stata portata all’attenzione pubblica dal giornalista Mauro Pili e arriva dalla Francia. Sulla piattaforma di finanziamento Enerfip compare Green Transition BSP 1, programma sviluppato da Altinium II che riunisce quattro impianti di accumulo tra Sardegna e Puglia.

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I due interventi sardi, indicati con le sigle L25 e L26, ricadono a Nuraminis. Il primo avrebbe una potenza di 99 megawatt, il secondo di 78. La capacità complessiva dichiarata raggiunge così 177 MW e circa 932 MWh. Sono numeri da grande infrastruttura industriale: le batterie preleverebbero energia dalla rete nei momenti di maggiore disponibilità per restituirla quando la domanda, e spesso il prezzo, salgono.

Altinium ha finanziato lo sviluppo del portafoglio italiano anche attraverso il risparmio privato. Una prima emissione obbligazionaria ha raccolto quasi 3 milioni di euro; la seconda puntava a ottenerne circa altri due per studi ambientali, pratiche amministrative e costi di connessione.

Il piano illustrato agli investitori prevede di accompagnare i progetti fino allo stadio ready to build, quando tutte le condizioni per aprire il cantiere dovrebbero essere state raggiunte, e di cederli successivamente. Costruzione e gestione passerebbero al futuro acquirente, mentre il ricavato della vendita servirebbe anche a rimborsare le obbligazioni. Enerfip riferisce che le domande di autorizzazione unica sono state presentate nel luglio 2025; il cronoprogramma del promotore colloca nel 2027 la fine dello sviluppo e nel 2028 la possibile cessione. Date che restano legate all’esito dei procedimenti pubblici.

Le carte finanziarie raccontano dunque un bene già destinato a rivalutarsi e a cambiare proprietario. A Nuraminis, intanto, mancano ancora informazioni decisive: l’ubicazione esatta, la distanza dalle abitazioni e le misure previste contro incendi e contaminazioni.

Nella stessa zona ricade “Ussana 3”, un impianto agrivoltaico previsto tra Ussana e Nuraminis, affiancato da un accumulo da 16 MW e 64 MWh. È un procedimento distinto, i cui dati non possono essere sommati automaticamente a quelli di Green Transition. La vicinanza alla stazione elettrica di Nuraminis aiuta però a capire perché più operatori abbiano scelto la medesima area.

Tredici pale attraversano Serdiana e il Gerrei

Pochi chilometri più a est, il litio lascia spazio al vento. Sedda Perdonau prevede 13 aerogeneratori da 6 MW, per un totale di 78 MW, distribuiti fra Sant’Andrea Frius, San Nicolò Gerrei, Serdiana e Dolianova. Donori, Samatzai e Nuraminis sarebbero attraversati dalle opere elettriche e dai collegamenti.

Le torri, alte complessivamente più di 200 metri, rappresentano soltanto la parte più visibile dell’intervento. Servirebbero anche piazzole di montaggio, strade adatte ai trasporti eccezionali, scavi, cavidotti e sottostazioni. L’impronta sul territorio andrebbe quindi oltre il suolo materialmente occupato dagli aerogeneratori.

Negli atti figura Serra Perdonau Wind Srl, società italiana incaricata di sviluppare l’iniziativa. Dietro di essa si trova Fred. Olsen Renewables, gruppo norvegese controllato da Bonheur e quotato alla Borsa di Oslo. La denominazione locale della società-veicolo può far pensare a un’operazione radicata sul posto; proprietà e regia industriale conducono invece fuori dall’isola, secondo uno schema ormai comune nel settore.

Il tracciato incontra pascoli, terreni agricoli, aree gravate da uso civico e zone prossime a testimonianze archeologiche. Nelle osservazioni depositate durante la valutazione ambientale ricorrono anche i possibili effetti sul paesaggio e sull’avifauna. Sarà l’iter a stabilire se il progetto possa convivere con quei luoghi e a quali condizioni.

Domande e risposte Cosa sappiamo sui rischi di batterie, pale eoliche e impianti offshore e quali verifiche mancano ancora.
  1. Incendi

    Le grandi batterie al litio previste a Nuraminis possono incendiarsi o esplodere?

    Il rischio esiste, ma la sola potenza dell’impianto non permette di stabilire quanto sia elevato. Un guasto, un danneggiamento o il surriscaldamento di una cella possono innescare la cosiddetta fuga termica, con sviluppo di calore, fumo e gas. L’evento può propagarsi ai moduli vicini se i sistemi di contenimento non funzionano correttamente.

    La valutazione richiede dati che non emergono dalle sole comunicazioni finanziarie: tecnologia e composizione delle celle, distanza fra i container, sensori, sistemi di spegnimento, riserva idrica, accessibilità per i vigili del fuoco e piano di emergenza. Senza il progetto esecutivo non è possibile dichiarare l’impianto sicuro o pericoloso in termini assoluti.

  2. Contaminazione

    Un incendio in un sistema di accumulo può contaminare terreni, pozzi o falde acquifere?

    È uno scenario da valutare, non una conseguenza automatica. Durante un incendio possono prodursi fumi e residui; inoltre, l’acqua utilizzata nello spegnimento può raccogliere sostanze presenti nei moduli e trasportarle all’esterno dell’area.

    Il rischio concreto dipende dalla composizione delle batterie, dal suolo, dalla profondità della falda e soprattutto dai sistemi di raccolta e confinamento delle acque contaminate. Per Nuraminis servono quindi informazioni puntuali su impermeabilizzazione, drenaggi, vasche di contenimento e procedure previste dopo un eventuale incidente.

  3. Abitazioni

    Quale distanza dovrebbe separare le batterie al litio dalle case e dalle attività agricole?

    Non esiste una distanza universale ricavabile soltanto dai megawatt dichiarati. Le misure di sicurezza devono essere definite sulla base delle caratteristiche dell’impianto, della disposizione dei container, degli scenari d’incendio, delle vie di accesso e della presenza di abitazioni o altre attività nelle vicinanze.

    Per giudicare i progetti di Nuraminis occorre conoscere le particelle interessate e la distanza effettiva da case, aziende, strade e pozzi. Finché la localizzazione precisa e gli elaborati antincendio non sono pubblicamente disponibili, ogni valutazione sulla sicurezza della popolazione resta incompleta.

  4. Eolico terrestre

    Le pale alte più di 200 metri previste tra Serdiana e il Gerrei comportano rischi per chi vive nei dintorni?

    I rischi più discussi riguardano rumore, ombre intermittenti e incidenti meccanici, ma devono essere stimati sul singolo sito. Cedimenti strutturali, incendi della navicella o distacco di parti sono eventi possibili, generalmente poco frequenti. La loro gestione dipende dalle distanze, dalla manutenzione, dalle caratteristiche delle turbine e dalle limitazioni di accesso.

    Rumore e ombreggiamento variano invece con la posizione delle case, il vento, i rilievi e le ore di funzionamento. Modelli previsionali e monitoraggi devono verificare il rispetto dei limiti applicabili. La sola altezza dell’aerogeneratore non basta per quantificare l’esposizione dei residenti.

  5. Mare e coste

    Quali problemi di sicurezza possono creare i parchi eolici galleggianti davanti al Sulcis, ad Alghero e in Gallura?

    Le criticità riguardano soprattutto navigazione, ancoraggi, cavi sottomarini e gestione delle emergenze in mare. Le turbine galleggianti devono resistere a vento, onde e corrosione; occorre inoltre evitare interferenze con rotte navali, pesca, attività militari e altri usi dello spazio marino.

    La valutazione ambientale deve considerare anche il rumore dei cantieri, i fondali, la fauna marina e i punti di approdo dei cavi. Poiché i progetti esaminati sono ancora in sviluppo o autorizzazione, configurazioni, distanze e misure di sicurezza possono cambiare. Le potenze annunciate non descrivono necessariamente ciò che sarà costruito.

Il fondo danese progetta 42 turbine davanti al Sulcis

Dal Campidano la mappa si allunga verso il mare del Sulcis. Ichnusa Wind Power è progettato a circa 35 chilometri dalla costa sud-occidentale, con l’approdo dei cavi nell’area industriale di Portovesme, nel territorio di Portoscuso.

Il disegno comprende 42 turbine galleggianti da 12 MW, pari a 504 MW complessivi. La produzione stimata sfiora 1,6 TWh all’anno, quantità che i promotori paragonano ai consumi di circa 600 mila abitazioni.

Fra i protagonisti c’è Copenhagen Infrastructure Partners, fondo danese specializzato nelle infrastrutture energetiche. CIP aveva avviato l’operazione insieme a GreenIT, partecipata da Plenitude e CDP Equity; Ichnusa è poi confluito nel portafoglio di Divento. Nel 2025 quest’ultima ha firmato un accordo con Saipem per valutare l’impiego della piattaforma galleggiante Star 1. Sono state autorizzate anche indagini scientifiche e tecniche sui fondali e sulle condizioni ambientali, attività preliminari che non equivalgono all’apertura del cantiere.

I promotori indicano il 2029 come possibile anno di costruzione. Prima dovranno concludersi la valutazione ambientale e gli altri passaggi amministrativi; resteranno poi da assicurare l’accesso ai meccanismi di sostegno e la decisione finale d’investimento.

Con una produzione simile, il progetto guarderebbe ben oltre il fabbisogno di Portoscuso e dei centri vicini. Al territorio toccherebbero l’approdo dei cavi e una parte della logistica. Molto meno definito è ciò che rimarrebbe nel tempo: occupazione stabile, commesse per le imprese locali e compensazioni.

Ikea entra nel parco galleggiante davanti ad Alghero

A circa 24 chilometri da Capo Caccia e Alghero si estende l’area scelta per Sardinia Northwest. La prima versione indicava quasi 1,3 GW di potenza e fino a 86 turbine; elaborazioni successive hanno ridotto l’ipotesi a 54 aerogeneratori. La configurazione finale dipenderà dalla valutazione ambientale e dalle decisioni dei nuovi proprietari.

L’iniziativa era nata all’interno di AvenHexicon, partecipata dalla svedese Hexicon e dall’italiana Avapa Energy. Nell’aprile 2025 Hexicon ha venduto la propria quota del 50 per cento a Ingka Investments e alla francese Oxan Energy. Ingka è il braccio finanziario di Ingka Group, il maggiore gestore mondiale dei negozi Ikea; Oxan opera nello sviluppo dell’eolico marino. Insieme hanno costituito NexVenti e sono diventate socie di Avapa.

La cessione comprendeva anche un secondo progetto previsto in Sicilia. Hexicon ha incassato 2,5 milioni di euro iniziali e potrà ricevere altri pagamenti al raggiungimento di traguardi quali l’approvazione ambientale, l’aggiudicazione delle aste e la decisione finale d’investimento. Il corrispettivo complessivo può arrivare a 20 milioni.

Quella cifra non finanzia l’acquisto delle turbine: misura il valore assegnato alla metà di due iniziative ancora sulla carta. Remunera il lavoro già compiuto e, attraverso le rate future, il superamento dei passaggi più delicati. Prima ancora che una pala compaia all’orizzonte di Alghero, il progetto è già entrato nel circuito delle compravendite internazionali.

Copenhagen Energy mette gli occhi sulla Gallura

Più a nord, Zefiro Vento, società riconducibile alla danese Copenhagen Energy, ha chiesto la concessione per un grande parco offshore a circa 20 chilometri da Olbia. Lo specchio di mare individuato si trova davanti a Olbia, Golfo Aranci, Loiri Porto San Paolo, Arzachena, Palau e La Maddalena. La proposta originaria arrivava a 210 turbine da 15 MW, equivalenti a 3.150 MW: una scala eccezionale anche per il mercato europeo.

Quel dato descrive l’ambizione iniziale, non un impianto approvato. Navigazione, pesca, paesaggio, fondali, rotte aeree, attività militari e collegamento alla rete sono soltanto alcuni degli aspetti da esaminare. Un intervento tanto esteso potrebbe uscire dall’istruttoria profondamente ridimensionato o fermarsi prima.

Nelle richieste che riguardano le acque sarde compaiono inoltre Nora Ventu e Del Toro. Alcune aree si sovrappongono, perciò la somma delle potenze dichiarate non offre una previsione attendibile di quanto sarà installato. Restituisce, semmai, la misura dell’interesse concentratosi attorno al mare dell’isola.

Centinaia di megawatt senza un indirizzo pubblico

Non tutte le operazioni consentono di risalire ai territori interessati. Nel luglio 2022 il fondo francese Ardian Clean Energy Evergreen Fund ha annunciato l’acquisto da Atlas e Heron Advisory di tre progetti fotovoltaici in Sardegna, per circa 100 MW, senza indicare i Comuni.

Nel 2023 EOS Investment Management, gestore con sede a Londra, ha comunicato l’acquisizione di un impianto fotovoltaico da 42 MW, valutato circa 45 milioni di euro e previsto in un’area industriale sarda. Anche qui la località è rimasta fuori dal comunicato.

La svedese OX2 viene associata da banche dati di settore a Sardinia Solar PV Park I, progetto da circa 30 MW. La spagnola Repsol, dopo l’acquisizione di Asterion Energies, ha incluso la Sardegna nel proprio portafoglio italiano di iniziative eoliche e solari. Le informazioni pubbliche disponibili non permettono però di collegare con certezza questi investimenti a specifici Comuni.

Potenza, valore dell’operazione e rendimento atteso bastano a presentare un affare agli investitori. Per chi vive nell’isola, la conoscenza del progetto comincia da domande molto più concrete: dove sorgerà, quali terreni interesserà e chi controlla davvero la società che ha depositato gli atti.

Alla Sardegna manca ancora il bilancio dell’operazione

Giudicare queste iniziative soltanto dalla nazionalità dei capitali sarebbe fuorviante. La Sardegna deve ridurre l’impiego di carbone, petrolio e gas, mentre gli accumuli possono rendere più stabile una rete alimentata in misura crescente da sole e vento. A decidere il segno dell’operazione saranno le condizioni imposte ai progetti e il rapporto costruito con i territori.

Il bilancio non può fermarsi ai megawatt promessi. Comprende i posti di lavoro destinati a sopravvivere ai cantieri, le commesse affidate alle imprese sarde, i canoni, le compensazioni, il consumo di suolo e gli effetti sul paesaggio. Comprende anche la destinazione dell’energia prodotta. Nelle presentazioni finanziarie, tuttavia, queste voci restano spesso sullo sfondo, mentre potenza e prospettive di rendimento vengono illustrate fino all’ultima cifra.

Link e fonti

Documenti societari, pagine ufficiali e comunicati utilizzati per ricostruire investimenti, dimensioni e stato dei progetti energetici.

  • Finanziamento

    Green Transition BSP 1: il programma di accumulo

    Enerfip · Documentazione per gli investitori

    La piattaforma descrive il portafoglio sviluppato da Altinium II, il ricorso alle obbligazioni e il percorso previsto fino alla possibile cessione dei progetti.

    Consulta il documento
  • Progetto offshore

    Ichnusa Wind Power nel mare del Sulcis

    Divento · Pagina ufficiale del progetto

    La scheda indica 42 turbine galleggianti da 12 megawatt, 504 megawatt complessivi e una produzione stimata in circa 1,6 terawattora all’anno.

    Consulta la scheda
  • Accordo industriale

    Saipem e Divento studiano le piattaforme galleggianti

    Saipem · Comunicato del 5 marzo 2025

    Il comunicato riguarda l’impiego della tecnologia Star 1 nei progetti Ichnusa Wind Power e 7 Seas Med e conferma che l’iniziativa sarda si trova ancora in fase di sviluppo.

    Leggi il comunicato
  • Investimento

    Ingka e Oxan entrano in Sardinia Northwest

    Ingka Group · Comunicato del 26 marzo 2025

    Ingka Investments e Oxan Energy annunciano l’accordo con Avapa Energy per sviluppare i parchi galleggianti Sardinia Northwest e Sicily South.

    Leggi il comunicato
  • Operazione finanziaria

    Hexicon cede la propria quota dei progetti italiani

    Hexicon/Nasdaq · Documento del 26 marzo 2025

    Il documento riporta il pagamento iniziale di 2,5 milioni di euro e i corrispettivi condizionati che possono portare il valore complessivo fino a 20 milioni.

    Apri il documento
  • Eolico offshore

    Il modello di sviluppo di Copenhagen Energy

    Copenhagen Energy · Pagina aziendale

    La società illustra il proprio modello nell’eolico marino, dallo studio iniziale del sito fino allo sviluppo e all’eventuale ingresso di partner industriali.

    Visita la pagina
  • Fotovoltaico

    Ardian acquisisce tre iniziative in Sardegna

    Ardian · Comunicato del 22 luglio 2022

    Il fondo francese annuncia l’acquisizione da Atlas e Heron Advisory di tre progetti fotovoltaici in sviluppo, per una potenza potenziale complessiva di circa 100 megawatt.

    Leggi il comunicato
  • Fotovoltaico

    EOS IM acquisisce un impianto da 42 megawatt

    EOS Investment Management · 22 maggio 2023

    La comunicazione riguarda un progetto fotovoltaico previsto su terreno industriale in Sardegna, con una potenza di 42 megawatt e un investimento indicato in circa 45 milioni di euro.

    Consulta la fonte

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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