Mortalità fino al 75% e zero vaccini. Contagi confermati tra medici e infermieri, quarantene e tracciamenti estesi: cresce l’attenzione su un patogeno classificato ad alta priorità globale
Il mondo torna a tremare. Dopo il Covid-19, un nuovo focolaio virale ad alta letalità riaccende l’attenzione dei sistemi sanitari internazionali. Il virus Nipah (NiV), già noto agli infettologi di tutto il mondo, torna a preoccupare la comunità internazionale a seguito di un focolaio nello Stato del Bengala Occidentale, in India. Le autorità, al 23 gennaio 2026, hanno confermato cinque casi di infezione. I contagi riguardano medici e infermieri in servizio presso un ospedale privato a Barasat, alle porte di Calcutta. Circa 100 le persone messe in quarantena, immediato l’innalzamento della sorveglianza epidemiologica locale.
Il caso indice sarebbe un paziente deceduto prima dell’esito dei test, dopo aver presentato sintomi respiratori gravi e febbre alta, richiamando immediatamente l’attenzione sui rischi connessi al virus Nipah. Le notizie più recenti, benché non dettagliate, raccontano di condizioni critiche per alcuni operatori sanitari e di un’accelerazione delle misure di contenimento.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce Nipah un patogeno ad alta priorità proprio per la sua elevata letalità e per l’assenza di vaccini o terapie specifiche. In altre parole, si tratta di una situazione che richiede attenzione massima.
Cos’è il virus Nipah: natura, trasmissione e storia
Il virus Nipah (NiV) appartiene alla famiglia dei Paramyxoviridae, genere Henipavirus, e viene classificato come zoonosi, ovvero un virus che si trasmette dagli animali all’uomo. Il suo reservoir naturale sono i pipistrelli della frutta (genere Pteropus), che possono diffondere il virus tramite fluidi corporei, contaminando cibi come il succo di palma dattero o altri alimenti esposti alla loro saliva o urina.
Una volta passata all’uomo, la trasmissione può avvenire anche da persona a persona, soprattutto in contesti di contatto stretto come famiglie o setting sanitari.
Il virus fu identificato per la prima volta nel 1998 in Malesia e Singapore durante un’epidemia che coinvolse suini e allevatori, causando oltre 265 casi umani e 105 decessi. Da allora sono stati documentati focolai ricorrenti in Bangladesh e India, con casi anche nel sud-est asiatico. Ad oggi si tratta di un patogeno poco diffuso su scala globale, con una circolazione limitata principalmente a aree specifiche dell’Asia.
Mortalità, sintomi e impatto clinico della malattia da Nipah
Il quadro clinico della malattia da virus Nipah può variare enormemente, da infezioni asintomatiche a forme gravissime e letali. I sintomi iniziali sono spesso simili a quelli di un’influenza (febbre, dolori muscolari, malessere generale, nausea o vomito), ma nei casi più severi l’infezione può evolvere in encefalite acuta, insufficienza respiratoria e coma.
La mortalità stimata varia dal 40 % al 75 % nelle epidemie documentate, con alcuni focolai storici che hanno raggiunto percentuali superiori. Ad oggi non esiste alcuna terapia antivirale specifica, né vaccini approvati: le cure sono esclusivamente di supporto, volte ad alleviare i sintomi.
L’infettivologo Matteo Bassetti ha commentato la situazione: “L’India si sta muovendo rapidamente per contenere un’epidemia di virus Nipah nello stato orientale del Bengala Occidentale… sono state adottate tempestivamente misure locali di quarantena e sorveglianza.”
Dove sono stati registrati i primi casi e la diffusione recente
Il caso indice storico di Nipah risale ai primi anni Novanta in Malesia e Singapore, ma negli ultimi anni i focolai più frequenti si sono verificati in Bangladesh e India, in particolare nello Stato del Kerala e ora nel Bengala Occidentale.
Nel 2024 e nel 2025 ci sono state diverse segnalazioni di casi in Kerala, con alcuni esiti letali, mentre l’attuale cluster ha interessato principalmente operatori sanitari di un ospedale.
Paesi confinanti, come il Nepal, stanno già intensificando i controlli alle frontiere e la sorveglianza sanitaria per evitare la diffusione transfrontaliera.
Quanto è probabile una trasformazione in pandemia
A oggi, gli esperti concordano su un aspetto: il virus non ha la stessa trasmissibilità di virus come SARS-CoV-2 (Covid-19). La trasmissione avviene soprattutto attraverso contatti stretti e fluidi corporei, e non esiste evidenza di diffusione rapida a livello comunitario su larga scala. Tuttavia, la sua elevata letalità e la possibilità di mutazioni lo pongono sotto stretta osservazione da parte di OMS e centri di ricerca. Alcuni epidemiologi sottolineano che Nipah può diffondersi tra gli esseri umani soprattutto in ambienti dove il contatto ravvicinato è comune, ma finora non ha manifestato potenziale pandemico comparabile ad altri virus pericolosi.
In termini percentuali, sebbene non esista un dato numerico ufficiale consolidato, molti virologi considerano basso il rischio di una pandemia globale, purché le misure di sorveglianza, quarantena e controllo dei contatti restino efficaci.
A cura di Roberto Zonca
Link di approfondimento consigliati:
WHO – Nipah virus fact sheet
CDC – Nipah virus clinical overview
