Indice
- 1 Dalle Ande emerge un progetto gigantesco che riporta il Paese al centro della corsa globale alle risorse strategiche, tra investimenti miliardari e territori fragili sotto pressione
- 2 Rame, oro e argento: numeri fuori scala
- 3 Acqua e ghiacciai: il vero nodo andino
- 4 Strade, energia e residui: l’impatto reale
- 5 Lavoro e consenso: la sfida sociale
Dalle Ande emerge un progetto gigantesco che riporta il Paese al centro della corsa globale alle risorse strategiche, tra investimenti miliardari e territori fragili sotto pressione
Uno dei più grandi giacimenti al mondo di rame, oro e argento potrebbe riportare l’Argentina al centro della corsa globale ai metalli strategici. Il distretto di Vicuña, situato tra la provincia di San Juan e il confine con il Cile, entra così nei radar dei mercati con numeri impressionanti. Che qualcosa sia già cambiato lo si evince subito. Nell’area sono arrivate le prime squadre che hanno allestito campi operativi, alterando rapidamente il modo di vivere la montagna. A oltre 4.200 metri nulla è semplice. Ogni intervento richiede investimenti e precisione tecnica. Servono energia stabile, acqua potabile e una infrastruttura che consenta la comunicazione con la valle.
Ma i depositi scoperti sono tanto importanti da giustificare qualsiasi sforzo, anche economico. Filo del Sol e Josemaría vengono integrati in una joint venture paritaria tra BHP e Lundin Mining, con l’obiettivo dichiarato di sviluppare uno dei più grandi distretti di rame ancora inesplorati su scala globale. Accanto ai numeri, cresce subito il fronte ambientale. Restano gli ecosistemi d’alta quota, le falde, le comunità locali che chiedono lavoro ma anche tutele concrete. Una partita che si gioca tra lo sviluppo industriale e l’irrinunciabile necessità di tutelare l’ambiente.
Rame, oro e argento: numeri fuori scala
Le cifre diffuse nello studio integrato del 16 febbraio 2026 spiegano l’impatto del progetto. Nella categoria Measured & Indicated emergono 14 milioni di tonnellate di rame, 36 milioni di once di oro (1.120 tonnellate) e 729 milioni di once di argento (22.675 tonnellate). Alla base si aggiunge la componente Inferred, che porta altri 32 milioni di tonnellate di rame, 61 milioni di once d’oro (circa 1.900 tonnellate) e 1,051 miliardi di once d’argento (circa 32.700 tonnellate). La distinzione resta fondamentale: la prima categoria offre maggiore affidabilità, la seconda incorpora margini di incertezza legati alla geologia e allo sviluppo futuro.
La stessa documentazione chiarisce un passaggio spesso ignorato nel racconto pubblico: una PEA (Preliminary Economic Assessment) rappresenta uno studio preliminare, utile per definire scenari, ma ancora esposto a variabilità economiche e autorizzative. Il salto dai numeri alla miniera operativa richiede tempo, capitali e condizioni favorevoli.
Sul fronte economico, Reuters riporta una traiettoria già delineata: circa 800 milioni di dollari di investimenti previsti nel 2026, dopo quasi 400 milioni nel 2025, con un possibile avvio produttivo intorno al 2030. Le stime indicano un investimento complessivo vicino ai 5 miliardi di dollari, con valutazioni di settore che ipotizzano cifre anche superiori. La percezione globale cambia rapidamente: Vicuña diventa un acceleratore strategico per il rame, materia chiave per energia, reti elettriche, mobilità e industria.
Acqua e ghiacciai: il vero nodo andino
Nelle Ande il progetto si misura prima di tutto con l’acqua, risorsa che tiene insieme industria, ecosistemi e vita quotidiana. Qui contano falde, neve, ghiacciai e ambienti periglaciali, che funzionano come serbatoi naturali e regolatori stagionali. La letteratura scientifica, inclusi i report dell’IPCC, descrive una dinamica precisa: il ritiro dei ghiacciai aumenta la variabilità idrica e riduce la disponibilità nel medio periodo. Su questo sfondo si inserisce il progetto Josemaría, che ha ottenuto l’approvazione degli aggiornamenti dell’Informe de Impacto Ambiental.
La vita utile stimata sale da 19 a 25 anni, mentre la capacità di trattamento raggiunge 175 mila tonnellate al giorno. Il piano idrico prevede un sistema multi-fonte con un recupero dichiarato di circa il 73% dell’acqua di processo.
Questo dato indica quanta acqua rientra nel ciclo e quanta deve essere reperita. Restano aperte le domande su prelievi, controllo e sostenibilità degli acquiferi. Sul piano politico, il dibattito si anima. Il Senato argentino ha approvato a fine febbraio 2026 una riforma della legge sui ghiacciai promossa dal governo di Javier Milei. Il testo passa ora alla Camera e apre un confronto diretto sulla gestione delle riserve idriche d’alta quota.
Dentro questo scenario emergono due dichiarazioni nette: “È un punto di svolta”. “Tutti gli argentini saranno colpiti dalla carenza d’acqua che questo provocherà”.
Due frasi che raccontano la tensione tra sviluppo industriale e tutela ambientale.
Strade, energia e residui: l’impatto reale
La miniera nel mentre trasforma l’intera area. A ridisegnare il territorio è la logistica. Secondo un’analisi Reuters del 2025, il progetto richiede una strada di circa 220 km per raggiungere i siti operativi e una linea elettrica ad alta tensione paragonabile a quella di una città. Gli aggiornamenti ambientali più recenti parlano di oltre 170 km di viabilità complessiva, con lavori intensivi: sbancamenti, drenaggi, contenimenti. Poi arrivano i tailings, i residui della lavorazione, e la questione si sposta sulla sicurezza a lungo termine. Dopo il disastro di Disastro di Brumadinho, il settore ha adottato il Global Industry Standard on Tailings Management, con l’obiettivo dichiarato di “zero harm”.
In alta quota, questo standard si confronta con sismicità, gelo-disgelo ed eventi estremi, richiedendo monitoraggi continui per decenni. Il contesto regionale rafforza il quadro. In Cile, la commissione mineraria Cochilco segnala un aumento della domanda di acqua ed energia per sostenere la produzione di rame. Cresce il ruolo della desalinizzazione e dell’acqua di mare, con costi e impatti distribuiti lungo nuove filiere. Il rame della transizione si regge su sistemi complessi, e l’acqua resta il punto più sensibile.
Ogni grande giacimento porta con sé la promessa di nuova occupazione e servizi: in sintesi un enorme sviluppo locale. Il progetto Vicuña insiste con investimenti rilevanti e programmi per fornitori locali. Nel tempo, l’obiettivo dichiarato è trasformare il distretto in un polo industriale stabile, capace di generare ricadute economiche diffuse.
In una dichiarazione ufficiale, il CEO Ron Hochstein afferma: “Il progetto Vicuña rappresenta un’opportunità trasformazionale per l’Argentina”.
Le comunità locali chiedono garanzie verificabili e partecipazione reale. La dimensione economica si misura negli investimenti e nell’export. La dimensione ambientale si gioca sulle regole, proprio mentre cambia l’architettura normativa delle risorse idriche andine. Il progetto Vicuña resta così sospeso tra due forze: crescita industriale e tutela dei territori.
A cura di Roberto Zonca
Link utili:
Lundin Mining | News
