Indice
- 1 Vista, udito e tatto non bastano a spiegare come percepiamo il mondo: il corpo integra decine di segnali diversi in ogni esperienza quotidiana
- 2 I sensi non lavorano mai da soli
- 3 Propriocezione, equilibrio e percezione interna
- 4 Il gusto non è solo gusto
- 5 Quando l’equilibrio cambia ciò che vediamo
- 6 Dalla ricerca ai musei: i sensi sotto la lente
- 7 Un invito a riscoprire ciò che sentiamo
Vista, udito e tatto non bastano a spiegare come percepiamo il mondo: il corpo integra decine di segnali diversi in ogni esperienza quotidiana
Passiamo gran parte della giornata davanti a uno schermo, convinti che la realtà arrivi a noi quasi solo attraverso vista e udito. In realtà, mentre leggiamo, scriviamo o camminiamo, il corpo registra molto di più. Sentiamo la ruvidità o la morbidezza delle superfici, la tensione muscolare nelle spalle, la consistenza del pane tra le dita. Al mattino il formicolio del dentifricio, l’acqua della doccia che scorre sulla pelle, l’odore dello shampoo e, poco dopo, l’aroma del caffè. Tutto avviene insieme. Non a compartimenti stagni, ma come un’unica esperienza continua e multisensoriale. Per secoli ci siamo affidati alla visione di Aristotele, secondo cui i sensi erano cinque. Ma lo stesso filosofo credeva che il mondo fosse fatto di cinque elementi, un’idea ormai superata. Oggi la ricerca neuroscientifica suggerisce qualcosa di molto più complesso: potremmo avere tra 22 e 33 sensi diversi, costantemente attivi e intrecciati tra loro.
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I sensi non lavorano mai da soli
Quello che percepiamo non è mai isolato. Ciò che tocchiamo influenza ciò che vediamo, e ciò che vediamo modifica ciò che sentiamo.
Un esempio sorprendente riguarda i prodotti per capelli. Profumi diversi nello shampoo possono cambiare la percezione della texture dei capelli. “Una fragranza di rosa può far sembrare i capelli più setosi”, mostrano gli studi.
Lo stesso accade con il cibo. Gli aromi nei yogurt a basso contenuto di grassi possono farli sembrare più cremosi e ricchi, senza aggiungere addensanti. Gli odori che salgono dalla bocca al naso vengono modificati dalla viscosità dei liquidi, alterando la sensazione al palato.
Secondo “i miei colleghi neuroscienziati”, ha spiegato il professor Charles Spence, del Crossmodal Laboratory di Oxford, “il numero dei sensi umani potrebbe arrivare fino a 33”.
Propriocezione, equilibrio e percezione interna
Tra questi sensi “invisibili” c’è la propriocezione, che ci permette di sapere dove si trovano le nostre braccia e le nostre gambe anche a occhi chiusi. C’è poi il senso dell’equilibrio, che nasce dall’integrazione tra vista, propriocezione e sistema vestibolare dell’orecchio interno.
Un altro senso fondamentale è l’interocezione, grazie alla quale percepiamo ciò che accade dentro di noi: l’aumento del battito cardiaco, la fame, la sete. Esiste anche un senso di agency, la sensazione che un movimento sia davvero nostro. In alcuni pazienti colpiti da ictus questo senso può svanire, al punto da credere che qualcun altro stia muovendo il loro braccio.
C’è infine il senso di appartenenza corporea. Alcune persone, dopo un danno neurologico, possono sentire un arto ma non riconoscerlo come parte del proprio corpo.
Il gusto non è solo gusto
Anche i sensi che crediamo “classici” sono in realtà combinazioni complesse. Il tatto include dolore, temperatura, prurito e pressione. Il gusto, quando mangiamo, nasce dall’unione di olfatto, tatto e gustazione.
La gustazione riguarda i recettori della lingua, capaci di riconoscere dolce, salato, acido, amaro e umami. Ma sapori come fragola, mango o lampone non hanno recettori dedicati. Non esiste un’aritmetica del gusto. Non abbiamo “recettori per il lampone”.
Questi sapori emergono soprattutto dall’olfatto retronasale: le molecole odorose si liberano mentre mastichiamo e risalgono dalla bocca al naso. Il tatto completa il quadro, legando odori e sapori e fissando le nostre preferenze per uova più morbide o più sode, o per la consistenza vellutata del cioccolato.
Quando l’equilibrio cambia ciò che vediamo
Anche la vista non è mai “pura”. È influenzata dall’equilibrio. Su un aereo fermo a terra, guardando lungo la cabina, tutto appare normale. Durante il decollo, però, sembra che la parte anteriore dell’aereo si sollevi rispetto a noi. Otticamente non cambia nulla. È il sistema vestibolare che, segnalando l’inclinazione all’indietro, modifica ciò che “vediamo”.
Dalla ricerca ai musei: i sensi sotto la lente
Filosofi, neuroscienziati e psicologi collaborano al Center for the Study of the Senses della School of Advanced Study dell’Università di Londra. Nel 2013 il centro ha lanciato il progetto Rethinking the Senses, diretto dal compianto professor Sir Colin Blakemore.
Qui si è scoperto che modificare il suono dei propri passi può far sentire il corpo più leggero o più pesante. Al Tate Britain, audioguide che fanno parlare i soggetti dei ritratti aiutano i visitatori a ricordare più dettagli visivi delle opere.
Un altro risultato curioso riguarda il cibo in aereo. Il rumore di fondo riduce la percezione di dolce, salato e acido, ma non dell’umami. Poiché i pomodori ne sono ricchi, “il succo di pomodoro risulta più saporito in volo”.
Un invito a riscoprire ciò che sentiamo
Nell’esposizione interattiva Senses Unwrapped, a King’s Cross, i visitatori sperimentano illusioni come quella peso-dimensione: una pietra più piccola sembra più pesante, anche se la bilancia dimostra che pesa quanto le altre. Gli esempi sono ovunque. Basta fermarsi un istante. La prossima volta che cammini all’aperto o assapori un pasto, prova a notare come tutti i tuoi sensi lavorano insieme, in silenzio, per costruire ogni singola sensazione.
A cura di Redazione GTNews
Link utili:
Human senses and sensors from Aristotle to the present – PMC
Why Humans Could Have As Many As 33 Senses
