Indice
- 1 Dal 30 aprile 2026 si ferma un’esperienza nata a Cagliari quando Internet era agli inizi, con dodici giornalisti fuori dalla redazione e un archivio di milioni di articoli che rischia di sparire
- 2 Una storia nata quando il web era frontiera
- 3 Una redazione che ha fatto scuola
- 4 Resta il nodo dell’archivio storico
- 5 La memoria digitale è fragile
- 6 Dodici giornalisti e una voce che si ferma
- 7 Cagliari, la Sardegna e il web italiano
- 8 L’addio e ciò che resta
Dal 30 aprile 2026 si ferma un’esperienza nata a Cagliari quando Internet era agli inizi, con dodici giornalisti fuori dalla redazione e un archivio di milioni di articoli che rischia di sparire
Tiscali Notizie chiude, e lo fa dopo 26 anni di pubblicazioni, lasciando dodici giornalisti con un futuro incerto. Con l’ultimo editoriale, firmato dal direttore Stefano Loffredo, il 30 aprile si è fermata una delle esperienze che hanno contribuito a costruire il giornalismo online italiano, quando Internet era ancora una scommessa. Per chi, come me, ha lavorato dentro quella storia, questa chiusura ha un peso immenso.
Ha anche il peso civile di una domanda rimasta aperta. Che fine farà l’archivio di ventisei anni di articoli, speciali, approfondimenti, podcast, interviste e cronache pubblicate da una testata che per milioni di lettori è stata una porta quotidiana sull’informazione? La chiusura è stata confermata anche dalla Fnsi, che ha indicato il 30 aprile come ultimo giorno di pubblicazione e ultimo giorno di lavoro per i dodici giornalisti della redazione.
Una storia nata quando il web era frontiera
Tiscali Notizie nacque alla fine degli anni Novanta, dentro un progetto che in Sardegna guardava molto più avanti del tempo in cui stava nascendo. L’intuizione del fondatore, Renato Soru, era semplice quanto potente. Offrire accesso a Internet significava dare agli utenti una ragione per tornare ogni giorno dentro il portale. La posta elettronica, il meteo, i servizi digitali e le notizie formavano un ambiente nuovo, vicino ai grandi portali americani come Yahoo! e MSN, ma radicato in una realtà italiana ancora dominata da carta stampata, radio e televisione.
Tiscali Notizie divenne una scuola di giornalismo digitale. Si lavorava sulle agenzie, sugli aggiornamenti continui, sulla gerarchia delle notizie, sui titoli pensati per una homepage che per molti lettori era la vera porta d’ingresso alla Rete. Prima dei social, prima degli smartphone, prima della SEO come linguaggio quotidiano, lì si imparava a scrivere per il web con strumenti ancora artigianali, all’epoca anche con l’uso del codice HTML. Il direttore Loffredo, nell’addio pubblicato dalla testata, ha ricordato «intere generazioni di cronisti, redattori e web editor» passate da quelle pagine.
Una redazione che ha fatto scuola
Tiscali è stata per anni molto più di una “cosa sarda”. La sua sede era a Cagliari, ma la sua traiettoria appartiene alla storia nazionale dell’informazione digitale. «Si spegne un pezzo di storia dell’informazione in questo Paese», ha scritto l’Associazione della Stampa Sarda. Il sindacato ha parlato di scelte aziendali inspiegabili che mettono a tacere un patrimonio fatto di professionalità, notizie e lavoro. Ha ricordato anche un dato che aiuta a capire la portata della vicenda. Tiscali Notizie ha superato gli 5 milioni di lettori unici al mese tanto dall’esser stato per anni tra le dieci testate giornalistiche più lette d’Italia.
Per chi ha vissuto questa redazione dall’interno, quei numeri raccontano solo una parte della storia. Dietro c’erano turni, domeniche, notti elettorali, emergenze sanitarie, guerre, crisi politiche, scoperte scientifiche, cronache locali diventate nazionali, pezzi scritti in emergenza, con tempi risicati, e molti altri costruiti con pazienza. C’erano giornalisti che hanno imparato il mestiere davanti a un monitor, tecnici che tenevano in piedi il sistema, direttori che hanno attraversato fasi diverse del portale, collaboratori che hanno lavorato spesso lontano dai riflettori. E c’erano lettori abituati a trovare su quella pagina una selezione continua di notizie, in un’Italia digitale cresciuta anche grazie a esperienze come questa.
Resta il nodo dell’archivio storico
La chiusura della redazione, oltre a sancire la perdita di figure professionali di peso, apre anche un capitolo delicato, quello dell’archivio. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e l’Ordine regionale della Sardegna hanno chiesto di salvare gli articoli, le inchieste e gli approfondimenti pubblicati in questi decenni, definendo Tiscali Notizie uno dei punti di riferimento storici del panorama online. L’appello riguarda un patrimonio che non appartiene soltanto all’azienda o ai giornalisti che lo hanno prodotto. Riguarda la memoria pubblica di una fase intera del Paese.
Il giornalista Mario Tedeschini Lalli si chiede che cosa accadrà a breve all’«immenso archivio di 26 anni di giornalismo» e se qualche istituzione pubblica possa farsene carico, almeno per impedire che venga cancellato da una decisione improvvisa. Al momento gli utenti non possono più visionare i lavori, che pur essendo linkati su Google News e altri motori di ricerca, rimandano alla nuova pagina commerciale Tiscali.it.
La memoria digitale è fragile
L’amarezza aumenta perché l’ultimo articolo di saluto, secondo quanto segnalato nelle ore successive alla pubblicazione, è diventato difficile da raggiungere ed è rimasto accessibile attraverso la Wayback Machine, un archivio esterno nato proprio per salvare ciò che il web perde, cancella o dimentica: un vero e proprio paradosso.
La questione dell’archivio non riguarda nostalgia aziendale. Riguarda fonti, responsabilità, tracciabilità e diritto dei cittadini a non vedere dissolto un pezzo di informazione pubblica. In ventisei anni Tiscali Notizie ha seguito passaggi politici, economici, scientifici, ambientali e sociali che oggi fanno parte della storia recente italiana. Cancellare o rendere irraggiungibile quel materiale significherebbe impoverire anche il lavoro futuro di studiosi, giornalisti, lettori, ricercatori e cittadini.
Dodici giornalisti e una voce che si ferma
Il dato occupazionale resta durissimo. Dodici giornalisti hanno visto chiudere la propria redazione alla vigilia del Primo maggio, dentro una crisi che colpisce una testata storica e restringe ancora il perimetro del lavoro giornalistico professionale. Assostampa Sarda e Fnsi hanno dichiarato di essere state accanto ai colleghi e di voler continuare a tenere un faro acceso sulla vicenda.
La chiusura arriva mentre il sistema dell’informazione italiana attraversa una fase di fragilità profonda. Le redazioni si assottigliano, il lavoro giornalistico viene spesso percepito come un costo comprimibile, le piattaforme assorbono pubblicità e attenzione, gli archivi digitali restano sospesi tra valore pubblico e proprietà privata.
Cagliari, la Sardegna e il web italiano
Cagliari e la Sardegna hanno avuto un ruolo speciale nella nascita di questa esperienza. Tiscali ha portato da un’isola una spinta tecnologica e imprenditoriale capace di parlare a tutto il Paese. In quella stagione, l’informazione online era ancora un’ipotesi da costruire giorno per giorno. Applicare il contratto giornalistico al digitale sembrava complicato, quasi una forzatura rispetto ai modelli tradizionali. Eppure quella strada è stata aperta e percorsa.
La chiusura di Tiscali Notizie lascia una domanda che chiama in causa azienda, istituzioni, ordini professionali, sindacato, politica e comunità dei lettori. Salvare l’archivio sarebbe il primo atto minimo di responsabilità verso una storia che ha formato giornalisti, informato milioni di persone e contribuito alla crescita del web italiano. Resterà la ferita occupazionale, che merita risposte vere e percorsi credibili.
L’addio e ciò che resta
Nell’editoriale finale, il direttore della testata ha scritto che «ventisei anni non sono solo un numero». È vero. Sono un pezzo di vita professionale per chi ha lavorato nella redazione. Sono una parte della memoria informativa per chi ha letto quelle pagine. Sono una traccia della trasformazione italiana da Paese analogico a Paese digitale. Sono anche la prova che il giornalismo online non nacque come scorciatoia, contenitore automatico o semplice riempitivo di portale. Nacque con persone, competenze, turni, responsabilità e fatica.
Oggi quella redazione si ferma. Il suo lavoro, però, non può finire nel nulla. Salvare l’archivio di Tiscali Notizie significa riconoscere che l’informazione digitale ha una storia, e che quella storia merita la stessa cura riservata alle pagine di carta conservate nelle emeroteche. Per chi ha scritto, corretto, titolato e pubblicato dentro quella testata, sarebbe almeno un modo per evitare che la chiusura diventi “cancellazione”. Per i lettori, sarebbe la possibilità di continuare a consultare un pezzo importante del web italiano. Per il Paese, sarebbe un gesto semplice e necessario di memoria civile.
A cura di GTNews
