Indice
- 1 Dimenticato per millenni sotto la sabbia, un santuario solare dell’epoca delle piramidi riaffiora grazie a una missione italiana
- 2 Il tempio a valle, porta sacra tra Nilo e deserto
- 3 Perché oggi è stato possibile scavare
- 4 Gli scavi italiani e l’annuncio ufficiale
- 5 Un edificio monumentale e sorprendente
- 6 Una scoperta che cambia prospettiva
- 7 Le prossime tappe della missione
Dimenticato per millenni sotto la sabbia, un santuario solare dell’epoca delle piramidi riaffiora grazie a una missione italiana
Dal deserto di Abu Ghurab, a pochi chilometri dal Cairo, arriva una scoperta destinata a lasciare il segno negli studi sull’Antico Egitto. Una missione archeologica dell’Università di Torino, in collaborazione con l’Università di Napoli L’Orientale, ha individuato il tempio a valle meglio conservato mai scoperto all’interno di un complesso solare dedicato al dio Ra. Il santuario risale all’epoca delle grandi piramidi, nel cuore del III millennio a.C., e appartiene al complesso cultuale del faraone Nyuserra, uno dei sovrani più rilevanti della V dinastia. Si tratta di un ritrovamento eccezionale perché i templi solari dell’Antico Regno sono strutture rarissime, spesso note solo attraverso frammenti o resti incompleti.
La scoperta consente di osservare per la prima volta in modo organico una parte fondamentale di questi complessi, finora rimasta inaccessibile. Non un edificio come tanti, ma un nodo cruciale del culto solare, capace di raccontare riti, percorsi e simboli di un’Egitto che faceva del Sole il centro dell’ordine cosmico.
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Il tempio a valle, porta sacra tra Nilo e deserto
Nell’architettura sacra egizia il tempio a valle svolgeva una funzione chiave. Era il punto di ingresso al santuario superiore, il luogo in cui il mondo degli uomini incontrava quello degli dei. Qui transitavano offerte quotidiane, sacerdoti, addetti al culto e materiali necessari alla vita rituale. Il tempio collegava fisicamente il deserto alla valle del Nilo, ma soprattutto li univa sul piano simbolico, trasformando lo spazio naturale in spazio sacro.
Il tempio solare di Nyuserra è considerato il più antico edificio di culto esplicitamente dedicato a Ra, divinità centrale del pantheon egizio. Il sito era stato individuato già alla fine dell’Ottocento dall’archeologo tedesco Ludwig Borchardt, ma l’esplorazione del tempio a valle era allora impossibile a causa dell’elevato livello della falda freatica.
Perché oggi è stato possibile scavare
A rendere possibile l’esplorazione è stato il mutamento dell’ambiente. Nel corso del Novecento, lo spostamento del corso del Nilo e soprattutto gli effetti della Diga di Assuan hanno abbassato il livello delle acque sotterranee.
Quello che per decenni era rimasto nascosto sotto l’acqua e la sabbia è tornato accessibile. Un cambiamento non archeologico, ma ambientale, che ha aperto una finestra su un capitolo rimasto chiuso per oltre un secolo.
Gli scavi italiani e l’annuncio ufficiale
Le campagne di scavo del 2024 e 2025, dirette dall’egittologo Massimiliano Nuzzolo dell’Università di Torino, in collaborazione con Rosanna Pirelli dell’Università di Napoli L’Orientale, si sono concentrate nell’area prossima all’antico corso del Nilo.
Proprio lì si trovava l’accesso al santuario solare. I risultati sono stati annunciati ufficialmente dal Ministero Egiziano delle Antichità e del Turismo, che ha confermato l’eccezionalità del ritrovamento.
Il tempio a valle di Nyuserra è uno dei pochissimi esempi noti di questo tipo legati ai complessi solari e offre nuove informazioni su architettura, rituali e organizzazione religiosa dell’Antico Regno.
Un edificio monumentale e sorprendente
Le strutture emerse delineano un edificio imponente. L’area scavata supera i 1.000 metri quadrati, pari a circa la metà dell’intero santuario, e il tempio doveva raggiungere un’altezza superiore ai 5,5 metri.
La decorazione era particolarmente ricca. Sono stati identificati granito rosa, calcare bianco finissimo e quarzite rossa, materiali riservati a edifici di altissimo prestigio. Numerosi blocchi conservano iscrizioni geroglifiche con il nome di Nyuserra e riferimenti a festività religiose, probabilmente parte di un calendario rituale esposto all’esterno.
Le analisi hanno inoltre rivelato una lunga e inattesa seconda vita del sito. Dopo circa un secolo di utilizzo cultuale, il tempio fu abbandonato e successivamente rioccupato come insediamento abitativo per oltre 300 anni.
Una scoperta che cambia prospettiva
«L’importanza cruciale di questa scoperta – spiega Massimiliano Nuzzolo – risiede nel fatto che questo tempio è uno dei soli due esempi noti di templi a valle appartenenti a complessi solari. Ci offre una nuova prospettiva sull’architettura sacra dell’epoca delle grandi piramidi e rappresenta il caso meglio conservato e più longevo di riutilizzo di una struttura cultuale in area menfita».
Parole che sintetizzano il valore scientifico del ritrovamento, destinato a diventare un riferimento per lo studio dei templi solari e del culto di Ra.
Le prossime tappe della missione
La missione è finanziata dalle università coinvolte e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, con il supporto delle autorità egiziane e delle istituzioni culturali italiane al Cairo. Gli scavi proseguiranno nei prossimi mesi con l’obiettivo di portare alla luce nuovi elementi utili a chiarire origine, sviluppo e funzione dei templi solari nell’antico Egitto. Il deserto, ancora una volta, promette di restituire storie rimaste sepolte per millenni.
A cura di Roberto Zonca
Link per approfondire:
Italian archaeological mission in Abu Ghurab unearths remains of Valley Temple of King Nyuserre Ini
