Addio ai classici pannelli solari: le tegole cinesi possono cambiare il fotovoltaico in Italia

Meno impatto visivo e una doppia funzione, edilizia ed energetica: la convenienza si gioca soprattutto quando il tetto va rifatto

LA NOTIZIA IN BREVE – Le tegole fotovoltaiche cinesi provano a togliere dai tetti quell’effetto da impianto aggiunto che ancora scoraggia molti proprietari, ancor più se residenti in zone sottoposte a restrizioni urbanistiche e architettoniche particolari. Le celle diventano parte della copertura, producono elettricità e sostituiscono tegole o lastre tradizionali. È il principio del fotovoltaico integrato BIPV, già utilizzato anche per facciate e pensiline.

In Italia la soluzione avrebbe senso soprattutto quando il tetto deve essere rifatto: in quel caso il confronto non riguarda più soltanto il prezzo dei pannelli, ma l’intero cantiere. Ville, condomini, alberghi e agriturismi potrebbero essere i primi interessati, insieme agli edifici nei quali i moduli tradizionali creano problemi estetici o paesaggistici. Prima dell’acquisto, però, servono conti precisi e qualche garanzia in più: tenuta all’acqua, autorizzazioni, ricambi e assistenza nel tempo. Perché una tegola solare non è soltanto un generatore: è anche un pezzo di tetto, e deve continuare a comportarsi come tale per molti anni.

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L’APPROFONDIMENTO – Vecchi pannelli fotovoltaici addio, almeno quando il tetto deve essere rifatto da zero. Dalla Cina arrivano finalmente le tegole capaci di produrre elettricità e sostituire la copertura tradizionale, senza trasformare case, ville e strutture ricettive in distese di moduli scuri. Ne abbiamo sentito parlare per anni, e le abbiamo viste su speciali e approfondimenti, ma il loro reperimento sul mercato restava qualcosa di complicato. Ora sembra che la tecnologia sia tanto matura dal poter essere utilizzata anche in Italia, e potrebbe trovare spazio persino nei contesti sottoposti a vincoli estetici, purché superi il controllo di costi, certificazioni e autorizzazioni.

Che cosa cambia quando il modulo diventa parte del tetto?

La differenza non riguarda soltanto l’aspetto dell’edificio. Un impianto tradizionale, quello caratterizzato dai classici pannelli rettangolari, viene fissato sopra una copertura già completa: sotto restano tegole, guaina e isolamento. Nel fotovoltaico integrato, invece, l’elemento che genera corrente contribuisce anche a proteggere la casa.

La sigla utilizzata nel settore è BIPV, Building-Integrated Photovoltaics. Comprende tetti, facciate, vetrate e pensiline nelle quali le celle solari svolgono anche una funzione costruttiva. Rimuovendo il modulo, è inevitabile, occorre installare un altro materiale per richiudere l’edificio.

Le tegole fotovoltaiche non hanno tutte l’aspetto dei coppi italiani. Alcune sono piccole e curve, altre somigliano a lastre scure lunghe più di un metro. Per i capannoni esistono coperture metalliche di grande formato, progettate per essere montate su superfici molto più estese.

GoodWe, uno dei produttori cinesi presenti in questo settore, propone nella serie Sunshine elementi a doppio vetro destinati ai tetti inclinati. Il modello riportato nel catalogo italiano sviluppa 92 watt, mentre nella gamma internazionale compare da qualche tempo una versione da 110 watt. Il sistema comprende soluzioni per il drenaggio dell’acqua e la ventilazione posteriore, due aspetti che in una normale scheda commerciale possono sembrare secondari, ma che sul tetto fanno una bella differenza.

Una copertura solare deve infatti continuare a funzionare durante un temporale, resistere alle raffiche e accompagnare l’acqua verso le grondaie. Colmi, bordi, finestre e comignoli vanno raccordati senza lasciare punti deboli. Il lavoro non si limita al collegamento dei cavi.

Ma non sono tutte rose e fiori, i nuovi pannelli presentano anche dei problemi riconducibili alla gestione delle temperature. I pannelli tradizionali restano sollevati dalle tegole e l’aria circola sul retro. I moduli incorporati nella falda tendono a dissipare meno calore; senza un’intercapedine adeguata possono perdere rendimento proprio nelle giornate più soleggiate. Per questa ragione PVGIS, il simulatore della Commissione europea, distingue gli impianti liberi da quelli integrati nella copertura.

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Quando la spesa può diventare conveniente?

Ogni impianto pertanto va adeguatamente progettato, perché bisogna capire in quali condizioni si trova il tetto. Se il manto è recente, impermeabile e ancora destinato a durare, rimuoverlo per installare una copertura fotovoltaica potrebbe non esser la scelta più logica. I pannelli tradizionali costano meno, richiedono un cantiere più semplice e possono essere sostituiti senza aprire la falda.

Il conto cambia davanti a tegole deteriorate, infiltrazioni o isolamento da rifare. Ponteggi, demolizione, guaine e finiture sarebbero comunque necessari. In questo caso le tegole solari possono sostituire una parte dei materiali che il proprietario dovrebbe acquistare per ricostruire la copertura.

Il confronto va quindi fatto tra due lavori completi. Da una parte ci sono il nuovo tetto, le staffe, i binari e i pannelli sovrapposti. Dall’altra una falda che protegge l’edificio e produce elettricità. La seconda soluzione elimina alcune componenti, ma ne introduce altre meno standard: raccordi laterali, colmi, passaggi dei cavi e pezzi privi di celle nelle zone in cui non può essere montato un elemento intero.

Anche la forma dell’edificio pesa sul preventivo finale. Due falde ampie e regolari permettono di utilizzare molti moduli identici. Abbaini, terrazze, rientranze e camini richiedono più lavorazioni e riducono la superficie produttiva. Il prezzo al metro quadrato pubblicizzato dal fabbricante, da solo, dice quindi poco, e lo stesso vale per la potenza. Orientamento, inclinazione, ombre e posizione geografica incidono sulla produzione annuale. Una falda rivolta a sud offre in genere la condizione migliore; una disposizione est-ovest può però distribuire l’energia tra mattina e pomeriggio, adattandosi meglio ai consumi di alcune famiglie e attività.

PVGIS permette di ottenere una prima stima, ma il risultato deve essere applicato al disegno reale della copertura. Un tetto da cento metri quadrati raramente offre cento metri quadrati utilizzabili: bordi, colmi, finestre e zone ombreggiate sottraggono spazio.

In Italia le applicazioni più credibili riguardano ville di nuova costruzione, condomini che devono rifare il tetto, alberghi, agriturismi e immobili nei quali l’aspetto esterno incide sul valore della struttura. Per un’attività ricettiva inserita in un borgo o in un paesaggio rurale, una copertura uniforme può avere anche un peso commerciale.

Le detrazioni fiscali aiutano, ma devono essere considerate sul progetto effettivo. Nel 2025 e nel 2026 l’aliquota ordinaria per gli interventi ammessi è del 36% e sale al 50% per il proprietario o il titolare di un diritto reale che interviene sull’abitazione principale, nel rispetto dei requisiti previsti. Una copertura BIPV comprende però opere elettriche ed edilizie, isolamento, guaine e lattonerie: le diverse voci vanno definite prima dei pagamenti.

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Perché i centri storici restano il banco di prova?

Una tegola aderente alla falda, opaca e vicina al colore del manto originario risulta meno invasiva di una fila di pannelli rialzati. In alcuni edifici può rendere praticabile un progetto che con i moduli convenzionali incontrerebbe maggiori resistenze, ma questo non significa che il fotovoltaico integrato sia automaticamente autorizzato. Nei centri storici e nelle aree tutelate contano la visibilità dalla strada, il valore dell’immobile, il paesaggio circostante e il tipo di vincolo. Persino due case vicine possono essere sottoposte a regole differenti.

Il decreto legislativo 190 del 2024 ha riordinato le procedure per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili. Le semplificazioni introdotte convivono con la tutela dell’ambiente, dei beni culturali e del paesaggio.

Per evitare spiacevoli inconvenienti la verifica urbanistica e paesaggistica dovrebbe precedere l’ordine del materiale. Il tecnico deve controllare il regime applicabile all’immobile e preparare gli elaborati richiesti dal Comune o dalla Soprintendenza. Anche finitura e colore possono risultare decisivi: un elemento nero e lucido non viene valutato nello stesso modo di una superficie opaca progettata per confondersi con la copertura esistente.

La scelta delle tegole solari al posto dei normali pannelli non cancella il vincolo. Semmai avvicina l’esigenza della produzione energetica a quella della conservazione dell’aspetto dell’edificio.

Chi risponderà della copertura tra quindici anni?

Il tetto appena terminato racconta poco sulla qualità dell’investimento. Il vero test arriverà con la grandine, le escursioni termiche e la prima tegola da sostituire. I pannelli tradizionali appartengono a una filiera ormai standardizzata. Quando un modello esce di produzione, spesso si riesce a trovare un elemento dalle caratteristiche simili. Le coperture integrate utilizzano invece profili, incastri, dimensioni e connettori che possono appartenere a una sola linea commerciale.

Se quella serie scompare dal catalogo, reperire pochi ricambi rischia di diventare complicato. Prima dell’acquisto occorre sapere per quanto tempo saranno disponibili, chi li conserverà e quale impresa sarà in grado di intervenire senza smontare una porzione eccessiva della falda.

Le norme tecniche affrontano sicurezza e prestazioni. La IEC 63092-1 riguarda i moduli fotovoltaici utilizzati come prodotti da costruzione; la IEC 63092-2 prende in esame il sistema BIPV installato, comprese struttura e modalità di montaggio. Per la connessione in bassa tensione resta centrale la CEI 0-21. La certificazione, tuttavia, riguarda il prodotto e le condizioni previste dalle prove. La tenuta del tetto dipende anche dalla posa, dalle guaine, dai raccordi e dallo smaltimento dell’acqua. Un modulo conforme può comunque essere installato male.

Per questo le responsabilità devono risultare chiare nel contratto. Il fabbricante può rispondere dell’elemento fotovoltaico, l’impresa edile dell’impermeabilizzazione e l’installatore della parte elettrica. Quando i confini restano vaghi, al primo guasto ciascuno può attribuire il problema agli altri.

Anche le garanzie coprono aspetti diversi. Quella sulla potenza indica quanta capacità produttiva dovrebbe rimanere dopo un certo numero di anni, ma non comprende automaticamente vetri rotti, infiltrazioni, ponteggi e manodopera. Assistenza locale e disponibilità dei ricambi possono quindi valere più di un piccolo risparmio iniziale. Sul tetto di una casa il costo non finisce con la posa.

Inutile sottolineare che i pannelli convenzionali continueranno a essere la soluzione più economica sulle coperture sane. Le tegole solari hanno uno spazio diverso: edifici nuovi, tetti da ricostruire e immobili nei quali l’impatto visivo condiziona la possibilità stessa di installare il fotovoltaico. La tecnologia delle tegole fotovoltaica in ogni caso è reale e può essere utilizzata.

Link utili:
IEA PVPS – Guida tecnica al fotovoltaico integrato negli edifici
Normattiva – Decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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