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Il telescopio spaziale della NASA, a nove mesi dal lancio, ha completato la prima mappa integrale dell’intero cielo
Guardare il cielo una volta sola non basta più. Meglio farlo 102 volte, cambiando colore a ogni sguardo. È quello che ha fatto SphereX, il telescopio spaziale della NASA, che a nove mesi dal lancio ha completato la prima mappa integrale dell’intero cielo. Un risultato che, sulla carta, sembra già definitivo. In realtà è solo l’inizio. L’immagine ottenuta raccoglie dati nel visibile e nell’infrarosso, usando sei rivelatori e un sistema di filtri capace di scomporre la luce in una tavolozza mai vista prima.
Il progetto nasce con l’obiettivo di capire come si sono formate e trasformate le strutture cosmiche nel corso della storia dell’Universo. Per farlo, SphereX non osserva in profondità un singolo punto, ma scansiona tutto il cielo, più e più volte. Ogni colore racconta una storia diversa. Ogni lunghezza d’onda svela oggetti invisibili all’occhio umano. Galassie lontanissime emergono dove prima c’era solo buio. Nubi di polvere diventano improvvisamente protagoniste. Il risultato è una mappa che non è solo un’immagine, ma un archivio cosmico destinato a diventare una base di riferimento per l’astrofisica dei prossimi anni.
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Sei mesi per girare l’Universo
SphereX è stato lanciato l’11 marzo e ha rispettato il cronoprogramma con precisione quasi maniacale. In circa sei mesi ha completato una scansione completa del cielo, orbitando attorno alla Terra 14 volte e mezzo al giorno. Il telescopio cambia continuamente latitudine, passando da nord a sud e sorvolando i poli.
Ogni giorno scatta circa 3.600 immagini, seguendo una striscia circolare del cielo. Con il passare dei giorni, il punto di vista cambia grazie anche al moto della Terra attorno al Sole. È così che, tassello dopo tassello, l’intera volta celeste viene ricostruita a 360 gradi.
Le osservazioni scientifiche sono iniziate a maggio e si sono concluse a dicembre. Il prodotto finale non è una singola fotografia, ma 102 mappe diverse, ciascuna associata a una specifica lunghezza d’onda. Un mosaico che copre tutto, senza zone d’ombra.
Milioni di galassie, milioni di stelle
L’immagine rilasciata dalla NASA mostra soprattutto galassie esterne alla Via Lattea. Alcune relativamente vicine, altre talmente lontane da raccontare un universo giovane. Qua e là compaiono anche stelle della nostra galassia, quasi a ricordare da dove osserviamo. Secondo le stime degli astronomi, SphereX potrà raccogliere dati su oltre 450 milioni di galassie e più di 100 milioni di stelle della Via Lattea. Numeri che fanno girare la testa, ma che spiegano bene la portata del progetto.
«È incredibile quante informazioni SphereX abbia raccolto in soli sei mesi», commenta Shawn Domagal-Goldman, direttore della divisione di astrofisica della NASA a Washington. «Abbiamo essenzialmente 102 nuove mappe dell’intero cielo, ciascuna con una lunghezza d’onda diversa e contenente informazioni uniche sugli oggetti che osserviamo». E aggiunge: «Penso che ogni astronomo troverà qualcosa di valore qui, perché le missioni della NASA consentono al mondo di rispondere a domande fondamentali su come è nato l’universo e su come è cambiato fino a permettere la nostra esistenza».
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Perché sono importanti i colori
In astrofisica, cambiare colore non è un effetto estetico. È un cambio di realtà. Alcune regioni dello spazio, come le dense nubi di polvere dove nascono stelle e pianeti, non emettono luce visibile. Nell’infrarosso, però, diventano improvvisamente luminose.
SphereX è la prima missione capace di mappare l’intero cielo in così tante bande spettrali. Utilizza sei rivelatori, ciascuno associato a un filtro progettato con 17 gradazioni di colore. Il risultato è matematico e spettacolare: 6 × 17 = 102 colori per ogni immagine.
Questa abbondanza di dati permette di distinguere oggetti diversi anche quando appaiono sovrapposti. Consente di separare stelle da galassie. Aiuta a riconoscere strutture nascoste. È una nuova grammatica per leggere il cosmo.
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Dal cielo piatto alla mappa 3D
Uno degli obiettivi più ambiziosi della missione è la ricostruzione tridimensionale dell’universo. Grazie ai 102 colori, gli astronomi possono stimare la distanza di centinaia di milioni di galassie. L’immagine bidimensionale si trasforma così in una mappa in cui gli oggetti sono distribuiti nello spazio e nel tempo.
Osservare galassie a distanze diverse significa guardare indietro nel tempo, lungo quasi 14 miliardi di anni di storia cosmica. È come sfogliare un album fotografico dell’universo, pagina dopo pagina.
Capire come le galassie si raggruppano, come cambiano e come evolvono aiuta a chiarire i meccanismi fondamentali che regolano il cosmo. E, indirettamente, anche il nostro posto al suo interno.
Altre tre mappe in arrivo
La missione nominale di SphereX dura due anni. In questo periodo il telescopio dovrebbe completare altre tre scansioni complete del cielo. Ogni nuova mappa permetterà confronti, verifiche e studi ancora più precisi. Un dettaglio tutt’altro che secondario: tutti i dati sono pubblici. Scienziati e cittadini possono accedervi liberamente.
A cura di Redazione GTNews
Link utili:
NASA’s SPHEREx Observatory Completes First Cosmic Map Like No Other – NASA
