Pollo maleodorante servito ai clienti, scandalo KFC in Europa

Indagini televisive, controlli sanitari e richieste di trasparenza accendono i riflettori sulla gestione degli alimenti nella catena di fast food

Il caso KFC esplode in Europa con una sequenza di segnalazioni che scuote la fiducia dei consumatori. In Danimarca prima e in Repubblica Ceca poi emergono accuse pesanti: pollo maleodorante, etichette modificate e condizioni igieniche giudicate critiche. La vicenda, partita da inchieste giornalistiche, si trasforma rapidamente in un dossier seguito dalle autorità sanitarie. Al centro della tempesta c’è la gestione degli alimenti nei ristoranti della catena, un tema che tocca direttamente la sicurezza dei clienti. Il clamore mediatico cresce e trascina con sé interrogativi concreti anche per altri Paesi europei. In Italia l’attenzione sale, soprattutto dopo l’intervento dell’associazione Essere Animali, che chiede verifiche puntuali sui circa 150 punti vendita presenti sul territorio nazionale. Il quadro che emerge dalle indagini estere spinge osservatori e consumatori a chiedere maggiore trasparenza nella filiera. Il tema, insomma, esce dalla dimensione locale e assume una portata continentale.

La prima ondata parte dalla Danimarca nel giugno 2025, quando il programma televisivo Kontant manda in onda un’inchiesta destinata a fare rumore. Secondo le testimonianze raccolte, alcuni dipendenti avrebbero servito pollo scongelato oltre la data indicata, applicando nuove etichette per aggiornare le scadenze. Le autorità veterinarie e alimentari danesi avviano controlli su tutti gli 11 ristoranti del Paese.

Gli esiti risultano pesanti: nessun locale ottiene un punteggio igienico adeguato. Gli ispettori segnalano frigoriferi sporchi o con temperature elevate, prodotti etichettati in modo scorretto e, in alcuni casi, presenza di muffe. La catena procede quindi alla chiusura dei ristoranti danesi in attesa di un nuovo operatore in franchising.

Il secondo caso scuote la Repubblica Ceca

A distanza di circa tre mesi, nel settembre 2025, un’indagine indipendente riaccende l’attenzione. Questa volta il focus si sposta sulla Repubblica Ceca, dove emergono pratiche descritte come simili a quelle già denunciate in Danimarca. Le immagini e le testimonianze diffuse parlano di carne conservata a lungo e di etichette modificate prima della vendita.

L’Autorità statale di ispezione agricola e alimentare ceca effettua oltre 140 controlli nel corso dell’anno. Le verifiche individuano violazioni in circa un ristorante su tre. KFC respinge le accuse, mentre il caso assume anche una dimensione politica. Un eurodeputato ceco presenta infatti un’interrogazione alla Commissione europea chiedendo quali misure verranno adottate per garantire il rispetto degli standard UE.

Italia sotto osservazione dopo le rivelazioni

Nel pieno della polemica interviene l’associazione Essere Animali, che chiede chiarimenti sulla situazione italiana. L’organizzazione domanda a KFC Italia prove documentali capaci di dimostrare che nei ristoranti nazionali non si verifichino pratiche analoghe a quelle emerse all’estero.

La richiesta si inserisce in un contesto di forte attenzione pubblica. In Italia circa il 70% dei clienti KFC consuma all’interno dei locali, una quota molto più alta rispetto a quella registrata in diversi Paesi anglosassoni. Il pubblico, composto in gran parte da giovani tra 16 e 38 anni con crescente presenza di famiglie, rappresenta una platea ampia che guarda con interesse agli sviluppi della vicenda.

Per accompagnare l’iniziativa, Essere Animali diffonde un video che rielabora in chiave critica il noto claim pubblicitario della catena. Il messaggio punta a sollecitare un confronto diretto con l’azienda e a mantenere alta l’attenzione sul tema della sicurezza alimentare.

Benessere animale e filiera nel mirino

Lo scandalo sulle scadenze si intreccia con valutazioni più ampie sulla filiera. Il report The Pecking Order, che analizza ogni anno gli standard delle principali catene di fast food, assegna a KFC Italia un giudizio definito “scarso”, in linea con l’anno precedente. Secondo i dati citati, tra il 2022 e il 2023 l’utilizzo di razze di pollo considerate migliorative scende dal 7,21% allo 0,9%. Il report collega questa scelta a un aumento della mortalità negli allevamenti e a un maggiore impiego di antibiotici.

Nel marzo 2024, inoltre, indagini sotto copertura di Essere Animali presso un fornitore in provincia di Verona mostrano condizioni definite critiche: polli allevati in capannoni affollati e animali con lesioni compatibili con il contatto prolungato con lettiere ricche di ammoniaca.

Il confronto mancato con l’azienda

Uno dei nodi principali resta il dialogo tra l’associazione e KFC Italia. Essere Animali riferisce di aver cercato un confronto per quasi tre anni, con l’obiettivo di spingere l’azienda ad aderire all’European Chicken Commitment, standard già adottato in diversi Paesi europei.

L’organizzazione parla di centinaia di email inviate, numerosi commenti sui social e oltre 50.000 firme raccolte tramite petizione pubblica. In questo contesto arriva la dichiarazione del presidente Simone Montuschi: «Con un fatturato di 179 milioni di euro e l’obiettivo di superare i 200 punti vendita entro il 2027, KFC Italia può e deve fare di più. Più di 50 mila persone hanno firmato la nostra petizione e KFC Italia non può ignorarle». La vicenda resta aperta e continua a sollevare interrogativi su controlli, filiera e comunicazione verso i consumatori.

A cura della Redazione GTNews

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