Le truffe pubblicitarie online fanno la felicità dei social

Un’analisi europea rivela numeri record di annunci ingannevoli, perdite per gli utenti e un sistema di moderazione strutturalmente inadeguato

Mentre milioni di utenti ogni giorno scorrono i feed di Facebook, Instagram o TikTok, una parte rilevante della pubblicità visualizzata non promuove prodotti reali né servizi legittimi. Secondo un nuovo whitepaper pubblicato da Juniper Research, quasi un annuncio pubblicitario su dieci è una truffa, e le piattaforme che li ospitano ne traggono ricavi diretti.

La ricerca, commissionata da Revolut e condotta in modo indipendente, quantifica per la prima volta l’impatto economico degli scam ads su scala europea. Il dato non riguarda episodi isolati, ma un fenomeno ormai strutturale, inserito nel funzionamento stesso dell’ecosistema pubblicitario digitale.

L’Italia emerge come uno dei mercati più colpiti. Nel solo 2025 le piattaforme social hanno incassato 433 milioni di euro da annunci fraudolenti rivolti agli utenti italiani. Un flusso di denaro che cresce mentre le segnalazioni aumentano e le promesse di contrasto si moltiplicano. Numeri che aiutano a spiegare perché, nonostante gli strumenti di moderazione e i proclami pubblici, le truffe continuino a comparire con regolarità nei feed quotidiani.

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Cosa sono gli scam ads e perché funzionano

Gli scam ads sono annunci pubblicitari ingannevoli progettati per indurre l’utente a effettuare un pagamento, fornire dati personali o investire in prodotti e servizi inesistenti. Possono presentarsi come offerte commerciali, opportunità finanziarie, falsi abbonamenti o presunti investimenti ad alto rendimento.

Una delle loro caratteristiche principali è l’imitazione di brand legittimi. Loghi, colori e linguaggi vengono riprodotti con grande accuratezza, spesso accompagnati da immagini di personaggi pubblici usate senza autorizzazione, per rafforzare l’illusione di affidabilità.

A livello europeo, lo studio stima che nel 2025 siano state mostrate agli utenti quasi un trilione di impression di annunci fraudolenti. Per l’Italia il numero è particolarmente elevato: 94 miliardi di visualizzazioni in un solo anno. In termini pratici, significa che un utente medio si imbatte in circa 190 scam ads al mese, una frequenza destinata a crescere fino a 250 entro il 2030, se non verranno introdotti controlli più efficaci.

Italia tra i Paesi più colpiti d’Europa

Nel confronto europeo, l’Italia figura stabilmente tra i mercati più esposti. Insieme a Repubblica Ceca e Bulgaria, registra una delle percentuali più alte di annunci fraudolenti rispetto al totale, con circa il 14% delle impression pubblicitarie riconducibili a truffe, contro una media europea del 10%. Un divario significativo, che segnala come gli utenti italiani vengano considerati bersagli particolarmente redditizi.

Questa esposizione dipende da più fattori. Da un lato, l’elevata penetrazione dei social network e l’uso quotidiano dello smartphone. Dall’altro, la velocità con cui gli annunci vengono approvati e distribuiti, che rende complesso un controllo preventivo su larga scala. Il risultato è un contesto in cui la frode pubblicitaria non rappresenta più un’eccezione, ma una componente stabile del flusso commerciale digitale.

Il costo per gli utenti: non solo economico

Le conseguenze per chi cade vittima di uno scam ad non si limitano alla perdita di denaro. Secondo Juniper Research, la perdita media per truffa riuscita in Italia nel 2025 ammonta a 688 euro. Una cifra rilevante, ma solo una parte del problema.

Lo studio evidenzia che le vittime sperimentano spesso “disagio emotivo, sentimenti di imbarazzo o di violazione”. Queste reazioni possono portare a ridurre la fiducia nella pubblicità online e, nei casi più estremi, ad abbandonare del tutto alcune piattaforme social. A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce l’evoluzione tecnologica delle truffe. L’uso crescente dell’intelligenza artificiale consente ai criminali di generare testi, immagini e video sempre più convincenti, personalizzati e difficili da distinguere da contenuti autentici.

Come riconoscere uno scam ad: i segnali chiave

Dall’analisi del fenomeno emergono pattern ricorrenti che permettono di identificare molti annunci fraudolenti. Gli scam ads promettono risultati garantiti, guadagni rapidi o soluzioni miracolose, utilizzando un linguaggio emotivo e urgenziale: “offerta limitata”, “ultimi posti”, “metodo segreto”.

Spesso rimandano a siti esterni poco trasparenti, con domini recenti o incoerenti, dove viene richiesto un pagamento immediato o l’inserimento di dati sensibili.

Un altro segnale frequente è l’assenza di informazioni verificabili sull’inserzionista: mancano riferimenti legali chiari, contatti reali o una storia pubblica del brand. Presi singolarmente, questi elementi possono sembrare marginali. Nel loro insieme, però, delineano uno schema tipico delle truffe pubblicitarie, che si ripete con sorprendente regolarità su tutte le principali piattaforme.

Il conflitto di interessi delle piattaforme social

Le piattaforme di social media incassano ricavi da tutti gli annunci pubblicitari ospitati, indipendentemente dalla loro natura. A livello europeo, lo studio stima che nel 2025 i social abbiano generato circa 5,9 miliardi di euro da scam ads, pari a circa il 10% del fatturato pubblicitario complessivo. Questo dato evidenzia un conflitto strutturale. Ogni annuncio fraudolento rimosso comporta una perdita economica diretta, creando un equilibrio delicato tra sicurezza degli utenti e crescita dei ricavi.

Come sottolinea Juniper Research, le piattaforme controllano l’intero ecosistema pubblicitario: dalla domanda all’offerta, dagli algoritmi di distribuzione ai processi di approvazione e rilevamento. Questa posizione dominante comporta “la maggior parte della responsabilità nella riduzione degli scam ads”.

Meta sotto osservazione: rimuovere o nascondere

La ricerca si concentra in particolare su Meta, proprietaria di Facebook e Instagram. L’azienda ha dichiarato di aver rimosso 134 milioni di annunci fraudolenti nei primi undici mesi dell’anno e di aver eliminato 12 milioni di account collegati a scam ads nella prima metà del 2025. Tuttavia, documenti interni citati da Reuters raccontano una storia più complessa.

Secondo il whitepaper, in alcuni Paesi Meta avrebbe ridotto la visibilità delle ricerche nella libreria pubblica degli annunci, rimuovendo parole chiave associate a truffe note invece di eliminare direttamente gli annunci. Come osserva lo studio, “questo implica che, invece di risolvere il problema, la priorità fosse nasconderlo”.

Un approccio che, se confermato, solleverebbe seri interrogativi sulla trasparenza del sistema.

Uno scenario destinato a peggiorare

Le previsioni al 2030 delineano un quadro ancora più critico. In Europa, le impression di scam ads potrebbero superare 1,4 trilioni, con un aumento del 41% rispetto al 2025. I ricavi da pubblicità fraudolente supererebbero i 10 miliardi di euro, mentre il numero medio di annunci truffa visualizzati dagli utenti crescerebbe del 32%.

Per l’Italia, le impression salirebbero a 129 miliardi, con 547 milioni di euro di ricavi per le piattaforme. Una crescita alimentata dall’espansione delle audience digitali, dalle economie mobile-first e dall’uso sempre più sofisticato dell’AI da parte dei truffatori. Paradossalmente, questa dinamica rischia di erodere la fiducia degli utenti e danneggiare le piattaforme stesse nel lungo periodo.

Regole, responsabilità e limiti della regolazione

Anche i regolatori sono chiamati a intervenire. In Europa, strumenti come il Digital Services Act mirano a rafforzare la responsabilità delle piattaforme. Tuttavia, la ricerca sottolinea che la responsabilità primaria non può essere delegata esclusivamente ai regolatori. Le piattaforme, secondo Juniper Research, dovrebbero essere “lo stakeholder che guida l’azione e l’implementazione dei framework di sicurezza”.

Attendere interventi esterni equivale ad ammettere una scarsa volontà di agire volontariamente per proteggere gli utenti.

Quando i profitti ostacolano la sicurezza

I dati raccolti dipingono un quadro inequivocabile, e inquietante. Con centinaia di milioni di euro di ricavi annui solo in Italia, le piattaforme social beneficiano economicamente della diffusione di annunci fraudolenti. Si tratta di una conseguenza diretta dei modelli di business pubblicitari. E le piattaforme potrebbero accettare di sacrificare la sicurezza dei propri utenti in cambio di miliardi di ricavi.

A cura della Redazione GTNews

Link utili:
Whitepapers | Juniper Research

Social Media Platforms Earn Billions from Scam Ads – Infosecurity Magazine

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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