I dati raccolti dal centro della Via Lattea e le simulazioni riaprono il dibattito sull’identità dell’oggetto supermassiccio che governa la dinamica della nostra galassia
Al centro della Via Lattea c’è qualcosa che non torna. Da decenni gli astronomi osservano un oggetto invisibile che domina la dinamica della nostra galassia, trascinando stelle e gas su orbite rapide e fortemente distorte. Si tratta di Sagittarius A* (Sgr A*), la sorgente compatta che segna il cuore gravitazionale della Via Lattea, da sempre identificata come un buco nero supermassiccio con una massa pari a circa quattro milioni di volte quella del Sole. Un’ipotesi solida, supportata da misure sempre più precise e, dal 2022, anche dalla celebre immagine dell’ombra ottenuta dall’Event Horizon Telescope.
Eppure, questa certezza potrebbe essere meno granitica di quanto si creda. Secondo un nuovo studio pubblicato il 5 febbraio 2026 su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, i dati osservativi che descrivono il cuore della Via Lattea restano compatibili anche con uno scenario radicalmente diverso. Al posto di un buco nero dotato di orizzonte degli eventi, al centro della galassia potrebbe trovarsi un nucleo superdenso di materia oscura fermionica, privo di singolarità ma capace di esercitare una gravità altrettanto intensa.
Gli autori sostengono che lo stesso modello sia in grado di spiegare sia le orbite delle stelle più vicine a Sagittarius A, come la celebre S2, sia il comportamento delle stelle e del gas alle periferie galattiche, tradizionalmente attribuito alla presenza di un alone di materia oscura diffusa. In questa lettura, ciò che avviene nel cuore della Via Lattea e ciò che osserviamo su scala galattica non sarebbero fenomeni separati, ma parti di un’unica struttura fisica.
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Materia oscura fermionica: alternativa al buco nero
La materia oscura è una forma di massa invisibile che permea l’universo e da tempo si ritiene responsabile della dinamica delle galassie e della struttura cosmica. Nel nuovo modello, questa sostanza invisibile non starebbe solo nei grandi aloni periferici delle galassie: potrebbe concentrarsi in un nucleo superdenso nel cuore galattico, capace di imitare la gravità di un buco nero.
Secondo gli autori dello studio, guidati da Valentina Crespi dell’Instituto de Astrofísica de La Plata, la materia oscura fermionica potrebbe creare un cuore compatto circondato da un vasto alone diffuso, che insieme generano gli effetti gravitazionali osservati. Questo modello si basa sui dati più recenti della missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea, che ha mappato con grande precisione la rotazione delle stelle e del gas anche nelle regioni esterne della Via Lattea.
Il punto centrale dell’ipotesi è che un nucleo di materia oscura può spiegare tanto le orbite rapide delle cosiddette “stelle S” vicinissime al centro galattico quanto la dinamica delle stelle più distanti, dando una descrizione unificata del comportamento dinamico della galassia.
Perché l’ipotesi sorprende
L’idea che Sgr A non sia un buco nero non è completamente nuova: alcuni studi precedenti avevano già esplorato scenari alternativi con materia oscura, ma senza un quadro teorico completo. Già nel 2021 si era discusso di particelle di materia oscura denominati darkinos, ipotetiche particelle fermioniche in grado di congregarsi al centro galattico.
La novità di questa pubblicazione sta nella sua capacità predittiva: il modello non solo spiega l’orbita di stelle come S2 e la nube G2, ma mette in relazione queste osservazioni con la curva di rotazione complessiva della Via Lattea. In altre parole, la materia oscura spiegherebbe fenomeni su scale molto diverse con una sola struttura continua.
Il team sostiene anche che, con i dati attualmente disponibili, non è ancora possibile distinguere definitivamente se la gravità osservata al centro galattico sia dovuta a un buco nero o a un nucleo di materia oscura. Anche l’immagine di ombra ottenuta da EHT, che molti avevano interpretato come prova diretta del buco nero, può essere in parte riprodotta da una configurazione molto compatta di materia oscura capace di piegare la luce in modo simile.
Il ruolo dell’immagine di EHT e le sfide della teoria
La celebre immagine pubblicata dal progetto Event Horizon Telescope nel 2022 ha rappresentato un traguardo storico: per la prima volta abbiamo visto direttamente la regione immediatamente attorno a un oggetto compatto al centro della nostra galassia, mostrando un anello luminoso attorno a una regione scura. Questo risultato forniva una prova consistente, anche se indiretta, dell’esistenza di un buco nero supermassiccio.
La nuova teoria non nega l’importanza di questi dati: piuttosto, suggerisce che l’ombra osservata potrebbe emergere anche da una massa estremamente compatta di materia oscura che curva la luce in modo analogo. In altre parole: non basta una foto, per dirimere completamente la questione.
Per arrivare a una risposta definitiva saranno cruciali le future osservazioni con strumenti ad altissima risoluzione e sensibilità, come l’interferometro GRAVITY+ sul Very Large Telescope in Cile, che potrebbe captare dettagli nella distribuzione delle orbite stellari e nella geometria della gravità locale.
Prospettive e implicazioni per la fisica
Se l’ipotesi della materia oscura al posto di un buco nero fosse confermata, si tratterebbe di una rivoluzione concettuale epocale. Un oggetto così centrale nella nostra comprensione cosmologica potrebbe essere un ponte verso una nuova fisica oltre la Relatività Generale e il modello standard delle particelle.
Tuttavia, la comunità scientifica mantiene ancora una posizione cauta: il modello del buco nero supermassiccio rimane la spiegazione più semplice e coerente con molti dati sperimentali raccolti negli ultimi decenni, inclusi quelli di altri telescopi e osservatori di onde gravitazionali e ottiche.
La sfida aperta dagli ultimi studi invita a una nuova fase di osservazioni ad alta precisione e a confronti teorici tra modelli alternativi, con l’obiettivo finale di capire se siamo davvero di fronte a una singolarità spaziotemporale o alla prima prova visibile di un cuore oscuro di materia invisibile.
A cura della Redazione GTNews
Link utili:
dynamics of S-stars and G-sources orbiting a supermassive compact object made of fermionic dark matter | Monthly Notices of the Royal Astronomical Society | Oxford Academic
Buco nero al centro della Via Lattea? C’è chi dice no – MEDIA INAF
