La polio torna a far paura: l’Europa scopre di non essere immune

Il virus riappare nelle acque reflue di sei Paesi europei, e l’OMS lancia l’allarme: “Anche una piccola quota di non vaccinati può riaccendere l’incubo del secolo scorso”

Sembrava una minaccia archiviata nei libri di storia, ma la poliomielite torna a far paura. Dopo decenni di silenzio, il virus che paralizzò milioni di bambini nel Novecento riaffiora dove meno ci si aspetta: nei sistemi fognari europei. I nuovi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) mostrano che la copertura vaccinale contro la polio è scesa al 93%, il livello più basso dal 2017. Una percentuale che, pur sembrando alta, non basta a proteggere tutti.

Nel solo 2024, circa 450.000 neonati non hanno ricevuto il vaccino antipolio, interrompendo un trend positivo che durava da anni. È bastata questa flessione per riaccendere i riflettori su un rischio che credevamo superato. L’OMS ha individuato tracce di poliovirus di tipo 2 nelle acque reflue di Finlandia, Germania, Israele, Polonia, Spagna e Regno Unito. Nessun caso clinico, per ora, ma il messaggio è chiaro: il virus è ancora tra noi.

Secondo gli esperti, anche una piccola “falla” nella copertura può offrire al virus un varco per tornare a diffondersi. “Finché anche un solo bambino resta infettato, nessun Paese può dirsi davvero polio-free”, ribadisce l’OMS.

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Israele, il focolaio che ha riaperto il caso

Il primo campanello d’allarme concreto è arrivato da Israele, dove nel febbraio 2025 è stato scoperto un poliovirus di tipo 1 in un bambino non vaccinato. Le autorità sanitarie hanno reagito subito, dichiarando un focolaio epidemico e avviando una campagna di vaccinazione straordinaria nelle aree più vulnerabili. Le misure, secondo i report più recenti, hanno funzionato: negli ultimi mesi non sono emersi nuovi casi.

Ma la vicenda israeliana ha fatto da promemoria al resto del continente: la polio può tornare anche dove non si vede da anni.

In Asia, intanto, la situazione resta critica. Pakistan e Afghanistan rimangono gli unici Paesi in cui il virus circola in forma endemica. Solo nel 2024, il Pakistan ha registrato 74 casi confermati di poliovirus selvaggio di tipo 1, mentre l’Afghanistan continua a lottare contro focolai localizzati. I flussi migratori e i viaggi internazionali mantengono viva la minaccia di reintroduzione anche in regioni ufficialmente “polio-free”.

Disinformazione e paura: le nuove varianti del virus

Dietro il calo vaccinale non ci sono solo difficoltà logistiche. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) segnala che, tra il 2022 e il 2023, oltre 600.000 bambini europei non hanno completato il ciclo di immunizzazione. La causa principale? La crescente esitazione vaccinale.

L’ondata di disinformazione sanitaria esplosa dopo la pandemia, unita alla falsa percezione che la polio sia ormai “una malattia del passato”, ha minato la fiducia dei genitori. Si aggiungono poi gli effetti a lungo termine delle interruzioni dei programmi vaccinali durante il Covid-19, soprattutto nei Paesi con sistemi sanitari più fragili.

Ma la realtà, ricordano gli epidemiologi, è diversa: quando la copertura scende sotto il 90%, il virus trova un terreno fertile per diffondersi di nuovo. E anche una sola catena di trasmissione può diventare epidemia.

Sorveglianza, vaccini e memoria: come evitare un ritorno al 1900

L’Europa non registra casi autoctoni di poliomielite dal 2002, ma questo non significa che la minaccia sia finita. Gli esperti spiegano che la sorveglianza ambientale – cioè l’analisi delle acque reflue – è oggi uno dei pilastri più efficaci della prevenzione.

Ogni frammento genetico di virus rilevato nei sistemi fognari è un avviso in tempo reale, una possibilità di bloccare la catena prima che arrivi alle persone. “L’eradicazione non è un punto d’arrivo, ma un processo continuo”, sottolineano i tecnici OMS.

La lezione è chiara: i risultati ottenuti non sono eterni. Dopo aver quasi cancellato il virus negli anni ’90 – passando da 350.000 casi annui a poche decine – l’umanità rischia di tornare indietro di decenni. Solo una comunicazione scientifica trasparente, unita a una rinnovata fiducia nelle istituzioni sanitarie, può impedire che la polio torni a scrivere la storia.

Una battaglia che non si vince una volta sola

La poliomielite è stata il simbolo di ciò che la cooperazione mondiale può ottenere, ma anche della fragilità dei successi sanitari. Oggi il virus sopravvive nelle ombre della disattenzione, pronto a riemergere se abbassiamo la guardia. La memoria collettiva si affievolisce, i genitori più giovani non hanno visto cosa significava convivere con la paralisi infantile. Eppure basta ricordare le immagini dei polmoni d’acciaio o dei bambini che imparavano a camminare con le stampelle per capire perché il vaccino è un atto di civiltà. L’Europa ha i mezzi per difendersi, ma deve volerlo.

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