Indice
- 1 Dal 1° luglio 2026 i piccoli acquisti online da Paesi extra-UE perderanno la franchigia doganale. Il nuovo prelievo colpirà le spedizioni fino a 150 euro con un dazio forfettario da 3 euro per ogni categoria di articolo contenuta nel pacco
- 2 Perché Bruxelles interviene sui piccoli pacchi?
- 3 Cosa significa dazio da 3 euro?
- 4 Il prezzo basso diventa meno immediato
- 5 Le istruzioni dell’Agenzia delle Dogane
- 6 Cosa cambia per corrieri e piattaforme?
- 7 Il contributo italiano da 2 euro
- 8 Cosa guardare prima di comprare
- 9 Il 2028 sarà il passaggio decisivo
Dal 1° luglio 2026 i piccoli acquisti online da Paesi extra-UE perderanno la franchigia doganale. Il nuovo prelievo colpirà le spedizioni fino a 150 euro con un dazio forfettario da 3 euro per ogni categoria di articolo contenuta nel pacco
Dal 1° luglio anche il piccolo ordine fatto su una piattaforma estera potrà arrivare a casa con un sovraprezzo. La novità riguarda i pacchi provenienti da Paesi extra-UE con valore fino a 150 euro, il che significa gran parte dello shopping online quotidiano: abbigliamento a basso prezzo, accessori per smartphone, gadget elettronici e prodotti acquistati su marketplace internazionali spediti da fuori Unione europea. Finora queste merci beneficiavano della franchigia doganale, ma dal prossimo luglio quella soglia perderà il suo effetto e sarà applicato un dazio forfettario da 3 euro.
Il prelievo non scatterà semplicemente sul pacco, inteso come spedizione unica, ma sulle categorie merceologiche contenute al suo interno, che dovranno essere identificate dai rispettivi codici tariffari doganali. Un carrello con più prodotti dello stesso tipo potrà quindi subire un solo aggravio. Un ordine misto, composto da articoli diversi, potrà invece costare di più. Per chi compra online cambia il modo di valutare la convenienza. Il prezzo visto sul sito resterà solo una parte della scelta.
Perché Bruxelles interviene sui piccoli pacchi?
La decisione dell’Unione Europea arriva dopo anni di crescita rapidissima dell’e-commerce extra-UE. Nel 2024 sono entrati nel mercato europeo 4,6 miliardi di piccoli pacchi e il 91% proveniva dalla Cina. Sono numeri che spiegano meglio di qualsiasi formula tecnica la portata del problema. Le dogane europee si trovano davanti a un flusso continuo di micro-spedizioni, spesso di valore molto basso, che richiedono controlli su origine, valore dichiarato, sicurezza dei prodotti e rispetto delle regole comunitarie.
Il tema tocca direttamente milioni di utenti e in qualche modo protegge anche i venditori nazionali Ue che vedranno cancellare una concorrenza vista da alcuni ostile e da altri vantaggiosa. L’acquisto da pochi euro è diventato una pratica normale per milioni di persone. Sono tantissimi gli utenti che comprano un singolo cavo, come anche una maglietta, una cover, o un piccolo accessorio.
Bruxelles vuole ridurre il vantaggio competitivo delle piattaforme extra-UE che vendono direttamente ai consumatori europei sfruttando spedizioni leggere, prezzi bassissimi e un sistema doganale nato in un’epoca in cui l’e-commerce aveva dimensioni molto più contenute. Il confronto riguarda soprattutto i grandi operatori internazionali, compresi quelli nati in Cina, che hanno costruito una parte del proprio successo sulla vendita diretta di milioni di piccoli prodotti.

Cosa significa dazio da 3 euro?
Come anticipato poco sopra il prelievo si applica per categoria doganale. Se nel pacco ci sono più prodotti riconducibili alla stessa voce tariffaria, il dazio resta pari a 3 euro, se invece la spedizione contiene articoli appartenenti a categorie diverse il costo può moltiplicarsi.
Un esempio: sei camicie identiche, con lo stesso codice tariffario, generano un solo dazio da 3 euro. Una camicia di seta e due capi in lana appartengono invece a due categorie doganali diverse e portano il prelievo a 6 euro. Un ordine composto da un accessorio per smartphone, un capo di abbigliamento e un oggetto per la casa potrebbe arrivare a 9 euro, prima dell’eventuale effetto dell’IVA e degli altri costi di gestione dello sdoganamento.
Il prezzo basso diventa meno immediato
Il modello dell’e-commerce a basso costo si fonda su prodotti economici, grande scelta e spedizione diretta al consumatore. La nuova regola, benché non cancelli questo modello, lo rende meno lineare. Il prezzo mostrato nella pagina del prodotto dovrà essere letto dal consumatore con maggiore attenzione perché il costo finale potrà variare, anche di molto, a seconda degli oneri doganali, dell’IVA e dalle modalità di importazione e gestione del corriere.
Le istruzioni dell’Agenzia delle Dogane
L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha pubblicato le prime indicazioni operative per accompagnare il passaggio al nuovo sistema. Le istruzioni riguardano soprattutto importatori, spedizionieri, corrieri e operatori doganali, cioè i soggetti che dovranno gestire concretamente dichiarazioni, codici, contabilizzazione del dazio e adeguamento dei sistemi informatici.
Con l’entrata in vigore della nuova disciplina sarà eliminato il codice C07, utilizzato finora per attestare la franchigia sulle spedizioni di modesto valore. Continueranno invece a essere usati i codici F48, relativo al regime IOSS, e F49, legato al regime speciale. Per le operazioni soggette a IVA ordinaria arriverà il codice F53.
Il nuovo dazio sarà classificato come diritto doganale di tipo A00. Questo significa che rientrerà anche nella base imponibile IVA. Per il consumatore il dato tecnico si traduce in un effetto semplice: il costo finale può risultare superiore al solo importo nominale del dazio, perché l’imposta può essere calcolata anche tenendo conto del prelievo doganale.
Cosa cambia per corrieri e piattaforme?
La riforma obbliga gli operatori a rivedere procedure e sistemi. L’ADM ha indicato aggiornamenti sui tracciati dichiarativi H1 e H7, l’integrazione dei nuovi codici TARIC nel database europeo, la definizione delle modalità di contabilizzazione del dazio e l’adeguamento delle garanzie per gli operatori titolari dell’autorizzazione alla dilazione di pagamento, la cosiddetta DPO.
Questa parte sembra lontana dalla vita quotidiana degli utenti, ma in realtà incide sul modo in cui i pacchi verranno trattati. Più dati, più codici e più controlli possono influire sui tempi di sdoganamento, sulla precisione delle dichiarazioni, sulla gestione dei prodotti sospetti e sulla responsabilità delle piattaforme che vendono nel mercato europeo.
Dal 1° novembre ci sarà poi un’altra novità. Diventeranno obbligatori nuovi requisiti sugli identificativi di prodotto, i cosiddetti Product Identifiers. Serviranno a rendere più accurata l’analisi dei rischi e a individuare meglio le merci che entrano nell’Unione attraverso l’e-commerce. L’obiettivo è costruire una dogana più capace di seguire i flussi digitali.
Il contributo italiano da 2 euro
L’Italia aveva già previsto un contributo nazionale da 2 euro sui piccoli pacchi extra-UE sotto i 150 euro. Era stato presentato come contributo alle spese amministrative doganali e avrebbe dovuto affiancare la gestione delle spedizioni di modesto valore. La misura è stata poi superata dal nuovo intervento europeo, per evitare una sovrapposizione tra prelievo nazionale e dazio UE.
Cosa guardare prima di comprare
Chi acquista spesso da piattaforme extra-UE dovrà abituarsi a controllare meglio alcuni dettagli. Il primo riguarda la provenienza della merce. Un sito può essere tradotto in italiano, usare prezzi in euro e offrire assistenza localizzata, ma spedire comunque da un Paese esterno all’Unione europea. Il secondo elemento è la composizione del carrello. Comprare più prodotti simili può avere un effetto diverso rispetto a un ordine formato da articoli di categorie differenti. Il terzo riguarda la trasparenza del prezzo. Prima di confermare l’acquisto conviene verificare se IVA e oneri di importazione sono già inclusi, se il venditore aderisce a un regime che semplifica il pagamento e se il corriere potrebbe chiedere costi aggiuntivi.
Il confronto con i venditori europei diventerà quindi più concreto. Non conterà soltanto il prezzo iniziale, ma anche tempi di consegna, garanzia, reso, conformità del prodotto e assenza di sorprese doganali.
Il 2028 sarà il passaggio decisivo
Il dazio da 3 euro è soltanto una misura transitoria. A partire dal 1° luglio 2028 dovrebbe entrare a regime il nuovo hub doganale digitale europeo. In quella fase il sistema forfettario lascerà spazio a una gestione più ordinaria e si spera più precisa, basata sulla classificazione specifica delle merci e sulle aliquote doganali applicabili ai singoli prodotti.
Per chi compra sul Web, il cambiamento comincia in ogni caso dal prossimo 1° luglio. Il pacco extra-UE continuerà ad arrivare ma i costi della merce potrebbero non esser più così competitivi, aprendo anche una corsa al rialzo dei costi interni da parte di commercianti che, forti della nuova tutela, potranno decidere di aumentare i propri margini a discapito dei consumatori.
Link utili:
Consiglio dell’Unione Europea – Nuove regole sui piccoli pacchi extra-UE
Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Avviso sulle spedizioni di modesto valore
Agenzia delle Entrate – Regime IOSS per l’e-commerce
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale
