«Un piano segreto per sventrare Osilo ed estrarre l’oro sardo»: la denuncia di Pili e le carte australiane

Nei documenti societari emerge un percorso industriale che va ben oltre i semplici sondaggi

A cura di Roberto Zonca

LA NOTIZIA IN BREVE – La denuncia di Mauro Pili accende i riflettori sul progetto Sa Pedra Bianca e sui documenti presentati agli investitori australiani. Marquee Resources richiama una vecchia stima da circa 376 mila once d’oro, pari a 11,7 tonnellate, e indica un potenziale superiore al milione di once. Numeri importanti, ma da leggere con cautela: si tratta di valutazioni storiche e obiettivi esplorativi, non di riserve certificate. Più significativo è il contenuto degli accordi economici, che prevedono pagamenti, azioni, royalty e perfino una futura concessione mineraria tra le possibili tappe del progetto. Pili solleva inoltre dubbi sull’origine dei vecchi dati minerari utilizzati nell’operazione. Sullo sfondo restano il ruolo di Progemisa e il precedente di Furtei. Oggi, però, l’iter riguarda ancora soltanto il permesso di ricerca.

Domande e risposte Altri chiarimenti utili su stime dell’oro, permessi, valore economico, vecchi dati minerari e possibili sviluppi del progetto Sa Pedra Bianca.
Risposte elaborate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net sulla base delle fonti indicate nell’articolo.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – «Ecco il piano segreto per sventrare Osilo». Mauro Pili affida a un post pubblicato su Facebook il 25 agosto un nuovo attacco contro il progetto minerario Sa Pedra Bianca, che interessa oltre 3.100 ettari nei territori di Osilo, Cargeghe e Ploaghe, nel nord della Sardegna. L’ex presidente della Regione, ed ex parlamentare, parla di 11,7 tonnellate d’oro, rilancia una prospettiva che arriverebbe a oltre 31 tonnellate e traduce quelle quantità in un valore teorico vicino ai 4 miliardi di euro. Accuse pesanti, accompagnate dalla richiesta di fermare il procedimento e di verificare da dove arrivino i dati minerari utilizzati nell’operazione. Dietro il durissimo post, però, ci sono documenti reali. E raccontano una vicenda che vale la pena ricostruire andando oltre gli slogan.

Il progetto esiste e l’interesse della società australiana Marquee Resources Limited, quotata alla Australian Securities Exchange, è altrettanto concreto. La società ha sottoscritto accordi di opzione per acquisire Sa Pedra Bianca. Nelle comunicazioni rivolte al mercato parla del potenziale aurifero dell’area, delle vecchie perforazioni, delle stime realizzate in passato e delle condizioni economiche legate anche all’eventuale ottenimento, in futuro, di una concessione mineraria.

Quanto oro compare nei documenti australiani

Uno dei numeri rilanciati da Pili compare direttamente nelle comunicazioni di Marquee. Il 28 maggio 2024 la società australiana annunciò al mercato l’accordo per acquisire il progetto Sa Pedra Bianca e richiamò una vecchia valutazione del progetto Osilo elaborata da Gold Mines of Sardinia.

La stima parlava di circa 1,657 milioni di tonnellate di materiale con un tenore medio di 7,06 grammi d’oro per tonnellata, equivalenti a circa 376.140 once d’oro, oltre a 1,58 milioni di once d’argento. Tradotte nel sistema metrico, 376.140 once troy corrispondono a circa 11,7 tonnellate d’oro.

Il problema è capire che cosa rappresenti davvero quel numero. La stessa Marquee lo definisce una stima storica e avverte gli investitori che non può considerarlo una risorsa mineraria conforme all’attuale codice australiano JORC 2012. I vecchi dati dovranno essere verificati e potranno servire nuove esplorazioni. Le 11,7 tonnellate indicano quindi una stima storica, non una riserva certificata e commercialmente estraibile.

Nel documento del maggio 2024 Marquee spiegava inoltre che il perimetro iniziale di Sa Pedra Bianca copriva circa il 70% delle once d’oro contenute nella vecchia stima del progetto Osilo. La successiva domanda di permesso di ricerca ha raggiunto 3.135 ettari e, nei documenti societari più recenti, la società afferma che il nuovo perimetro comprende i cinque depositi sui quali si basava quella valutazione storica.

Le 31 tonnellate non sono oro già certificato

Più complesso il discorso sul secondo numero rilanciato da Pili. Nel post scrive che «il progetto viene presentato come possibile distretto aurifero da oltre un milione di once, cioè più di 31 tonnellate d’oro» e parla di una partita che potrebbe raggiungere «quasi 4 miliardi di euro».

Il riferimento al milione di once non nasce da una sua elaborazione. È Marquee a indicarlo nelle comunicazioni destinate agli investitori. Nel documento del 28 maggio 2024 la società sostiene, sulla base della due diligence condotta fino a quel momento, che il progetto potrebbe avere il potenziale per diventare un distretto aurifero superiore a un milione di once. Il concetto compare nuovamente dopo una visita sul posto effettuata nel giugno dello stesso anno.

Ma un milione di once non significa che sotto Osilo siano state già individuate 31 tonnellate d’oro. È una prospettiva esplorativa indicata dalla società, non una quantità certificata.

Per arrivare a una moderna stima delle risorse servono nuove perforazioni, campionamenti, analisi e modelli geologici costruiti secondo standard riconosciuti. Stabilire poi quanto minerale possa essere davvero estratto con convenienza economica richiederebbe studi tecnici, finanziari e ambientali molto più approfonditi.

Anche i quasi quattro miliardi indicati da Pili vanno letti in questo contesto. Il calcolo parte dal valore dell’oro: con una quotazione intorno ai 4.000 euro l’oncia, un milione di once porta teoricamente vicino ai quattro miliardi. Le 376 mila once della vecchia stima arriverebbero, con lo stesso calcolo, a circa un miliardo e mezzo.

Non è però il valore di una miniera e non è il possibile guadagno dell’operazione. È il valore lordo teorico del metallo. Prima bisognerebbe accertare quanto oro sia realmente presente e quanto possa essere recuperato. Poi entrerebbero in gioco investimenti, infrastrutture, perforazioni, trattamento del minerale, energia, personale, imposte, royalties, costi ambientali e tutti gli altri elementi che decidono se un giacimento possa diventare o meno economicamente sfruttabile.

Nei contratti compare l’ipotesi della concessione mineraria

Qui emerge uno degli aspetti più rilevanti dell’intera vicenda. Pili sostiene che «ai sardi parlano di ricerca, agli investitori parlano di tonnellate d’oro» e aggiunge che «ai sardi presentano una pratica tecnica, alla borsa australiana presentano un affare miliardario».

Al di là del tono scelto dall’ex parlamentare, i documenti mostrano che l’interesse di Marquee non si ferma alla raccolta di dati geologici. La società ha stipulato accordi di opzione con Timothy Spencer e Francesco Manca. In origine erano previsti 78 mila dollari australiani e tre milioni di azioni come corrispettivo iniziale. Per acquisire il progetto Marquee dovrà inoltre versare complessivamente 225 mila dollari australiani e assegnare 17,5 milioni di azioni, ai quali si aggiungono altri pagamenti collegati al raggiungimento di precise tappe.

Le condizioni economiche previste dall’accordo aiutano a capire dove potrebbe arrivare il progetto se le ricerche dessero risultati positivi.

La prima soglia prevede almeno 400 mila once equivalenti d’oro, con un tenore medio non inferiore a 5 grammi per tonnellata e una certificazione secondo il codice JORC corrente. La seconda entra in gioco con uno studio economico capace di attribuire al progetto un valore attuale netto superiore a 90 milioni di dollari statunitensi. La terza cita direttamente una Mining Concession, cioè una concessione mineraria. L’accordo prevede anche una royalty dell’1% del Net Smelter Return sui minerali eventualmente estratti e venduti.

La ricerca, quindi, non rappresenta necessariamente il punto d’arrivo. Nei contratti compare già il possibile passaggio successivo: una futura concessione mineraria. Arrivarci richiederebbe risultati geologici adeguati e tutte le autorizzazioni previste dalla normativa, ma quell’obiettivo economico compare nero su bianco nelle carte societarie.

I vecchi dati minerari della Sardegna tornano nell’operazione

Una parte centrale della denuncia di Pili riguarda proprio l’origine delle informazioni utilizzate oggi per valutare il sottosuolo di Osilo. «I tenori, le perforazioni, i campioni e le vecchie stime arrivano dalla stagione mineraria degli anni Novanta», scrive. Poi aggiunge: «La memoria geologica della Sardegna non può diventare merce privata da spendere oltre oceano».

Molte delle conoscenze utilizzate oggi arrivano realmente dalle campagne realizzate tra gli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila. Secondo Marquee, in quell’area i precedenti operatori completarono oltre 300 perforazioni per circa 53 chilometri complessivi, insieme a campionamenti, analisi geochimiche, indagini geofisiche, cartografia e studi legati allo sviluppo minerario. In quella stagione c’era anche Progemisa, la società regionale coinvolta nelle attività sull’oro insieme a Gold Mines of Sardinia.

Nei documenti australiani Francesco Manca viene indicato come ex direttore generale di Progemisa. Timothy Spencer viene invece presentato come manager che lavorò per Gold Mines of Sardinia in Sardegna nel 1998 e nel 1999.

Tra le attività programmate compare inoltre il recupero e l’analisi del maggior numero possibile di vecchi dati attraverso diverse fonti, compresi archivi detenuti da organismi pubblici sardi e geologi che avevano già lavorato al progetto.

A quel punto la domanda posta da Pili diventa concreta: di chi erano quei dati, quali erano pubblici, quali privati e con quali modalità sono entrati nell’attuale operazione?

Le carte disponibili non danno una risposta completa. Soprattutto, non dimostrano un’acquisizione illecita dei dati e non consentono di affermare che qualcuno abbia sottratto documentazione pubblica per metterla a disposizione di soggetti privati.

Pili chiede che su questo punto vengano fatti ulteriori accertamenti e invita la «Procura della Repubblica a valutare l’uso di quei dati, la loro provenienza, la loro legittima disponibilità e il ruolo di chi ieri operava nella filiera pubblica mineraria e oggi compare dentro l’affare privato sull’oro sardo».

È una richiesta formulata dall’ex parlamentare. Per capire se ci siano state irregolarità bisognerebbe ricostruire la storia degli archivi, i contratti dell’epoca e gli eventuali passaggi dei diritti sui dati.

In Italia si discute ancora del permesso di ricerca

Sul piano amministrativo la situazione è molto più indietro rispetto agli scenari industriali descritti nei documenti finanziari. Il proponente italiano indicato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica è Valmisa Srl. La domanda riguarda un permesso di ricerca per oro, argento, antimonio e numerosi altri minerali nei territori di Osilo, Cargeghe e Ploaghe.

Nel 2025 il Mase esaminò il progetto e stabilì che dovesse affrontare una Valutazione di impatto ambientale completa. Il 30 giugno 2026 il proponente ha presentato l’istanza per il Provvedimento unico in materia ambientale. Il portale ministeriale colloca attualmente il procedimento nella fase di comunicazione agli enti competenti per il rilascio delle autorizzazioni ambientali. Oggi, quindi, non esiste una concessione per estrarre oro a Osilo.

Il permesso di ricerca rappresenta il passaggio necessario per poter realizzare le perforazioni destinate a verificare i vecchi dati. Anche i tempi dell’accordo societario si sono adeguati all’iter italiano: Marquee e i venditori hanno esteso il periodo dell’opzione fino al 31 marzo 2027 oppure, se precedente, fino a sei mesi dopo il rilascio del permesso.

Pili conosce direttamente il procedimento. Tra i documenti della consultazione pubblica pubblicati dal MASE risultano anche le osservazioni presentate da Mauro Pili il 23 aprile 2025.

Il precedente di Furtei continua a pesare

Nel suo post Pili torna più volte sulla miniera di Furtei e scrive che «Osilo e il nord Sardegna non possono diventare la seconda Furtei». Il paragone pesa inevitabilmente in Sardegna. Non dimostra, però, che un eventuale progetto minerario a Osilo produrrebbe gli stessi effetti.

Furtei rimane un precedente difficile da ignorare. La miniera d’oro operò attraverso la Sardinia Gold Mining, nata dalla collaborazione tra soggetti privati e Progemisa. Dopo la cessazione dell’attività, sul territorio rimasero i problemi della messa in sicurezza e della bonifica.

Nel 2021 la Regione Sardegna quantificava in 37 milioni di euro gli investimenti già destinati al primo lotto degli interventi e indicava la necessità di trovare altri 20 milioni per il secondo lotto e per l’isolamento dei bacini degli sterili. Sono numeri che spiegano perché qualsiasi ipotesi di una nuova attività aurifera venga osservata con particolare attenzione. Furtei non consente di prevedere ciò che accadrebbe a Osilo, ma impone fin dall’inizio domande precise: quali tecniche verrebbero utilizzate, quali sarebbero gli impatti, come verrebbero trattati gli scarti e quali garanzie accompagnerebbero un eventuale progetto industriale.

Le accuse di Pili e quello che dicono le carte

Nel post Mauro Pili non usa mezzi termini. Parla di «speculazione internazionale», sostiene che «il valore corre fuori dall’isola, il danno resta qui» e chiede al Ministero di «bloccare ogni passaggio». Arriva inoltre ad affermare che, se la Regione non denunciasse l’operazione alle autorità competenti, «dimostrerebbe di essere complice di questa operazione».

Sono accuse molto gravi. Dalle carte esaminate non emergono prove di comportamenti illegali, né elementi che consentano di attribuire complicità a istituzioni, funzionari o soggetti privati. Resta però una differenza evidente tra il punto in cui si trova oggi il procedimento italiano e lo scenario economico descritto agli investitori.

In Sardegna l’iter riguarda ancora formalmente un permesso di ricerca. Nei documenti destinati al mercato australiano il percorso prosegue molto oltre: recuperare e verificare i dati storici, effettuare nuove perforazioni, cercare di costruire una risorsa conforme agli standard moderni, valutarne la sostenibilità economica e, se tutti i passaggi precedenti daranno esito positivo, arrivare a una concessione mineraria.

Pagamenti, azioni e royalties dell’accordo sono già collegati ad alcune di queste tappe.

Per una società mineraria quotata è normale spiegare agli investitori dove potrebbe portare un progetto ancora in fase esplorativa. Sa Pedra Bianca, però, non riguarda soltanto un bilancio societario australiano. Coinvolge oltre tremila ettari di territorio sardo, tre comuni e un sottosuolo sul quale esiste già una lunga storia di ricerche.

Le carte australiane indicano quindi un percorso preciso: verificare le vecchie stime, tentare di trasformarle in una risorsa mineraria certificata e, se i risultati geologici e le autorizzazioni lo permetteranno, arrivare fino alla richiesta di una concessione per l’estrazione.

Link e fonti

Documenti ministeriali, comunicazioni societarie e atti ufficiali per approfondire il progetto Sa Pedra Bianca, le vecchie stime sull’oro di Osilo e il precedente della miniera di Furtei.

  • Procedura ufficiale

    Permesso di ricerca “Sa Pedra Bianca” – stato dell’iter

    Ente: Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica · Procedura avviata:

    È la pagina ufficiale del MASE dedicata al progetto proposto da Valmisa Srl nei territori di Osilo, Cargeghe e Ploaghe. Permette di seguire lo stato del Provvedimento unico in materia ambientale e la precedente procedura di assoggettabilità a VIA.

    Consulta la procedura
  • Documentazione tecnica

    Fascicolo ambientale e vecchi documenti del progetto Osilo Gold

    Ente: Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica · Documenti depositati:

    Il fascicolo comprende lo Studio preliminare ambientale, le carte dell’area interessata e il documento “Progetto Osilo Gold – Verifica delle Risorse in Situ” del giugno 2000, utilizzato per ricostruire le precedenti conoscenze minerarie dell’area.

    Consulta i documenti
  • Osservazioni pubbliche

    Le osservazioni presentate da Mauro Pili al MASE

    Ente: Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica · Presentazione:

    Nel fascicolo della consultazione pubblica compare anche il documento depositato da Mauro Pili durante l’iter ambientale. È uno degli atti utili per ricostruire le contestazioni formulate contro il progetto prima delle più recenti denunce pubbliche.

    Consulta le osservazioni
  • Società mineraria

    Sa Pedra Bianca Gold-Silver-Antimony Project

    Società: Marquee Resources Limited · Consultazione:

    La scheda societaria riassume dimensioni e obiettivi del progetto, richiama la stima storica di circa 376.140 once d’oro e specifica che quel dato non costituisce una moderna risorsa mineraria conforme al codice JORC 2012.

    Consulta il progetto
  • Comunicazione ASX

    Accordo per l’acquisizione del progetto Sa Pedra Bianca

    Società: Marquee Resources Limited · Data:

    È la comunicazione al mercato australiano con cui Marquee annunciò gli accordi di opzione. Riporta la vecchia stima di 1,65 milioni di tonnellate a 7,06 grammi d’oro per tonnellata, pari a circa 376.140 once, e contiene le necessarie avvertenze sulla natura storica della valutazione.

    Consulta la comunicazione
  • Comunicazione ASX

    Avvio del periodo di opzione e obiettivi esplorativi

    Società: Marquee Resources Limited · Data:

    Il documento conferma il superamento delle condizioni preliminari degli accordi e l’avvio del periodo di opzione. Marquee vi indica l’obiettivo di verificare le vecchie risorse e richiama il potenziale attribuito dalla società a un possibile progetto aurifero superiore al milione di once.

    Consulta la comunicazione
  • Precedente ambientale

    Ex miniera di Furtei: bonifica e messa in sicurezza

    Ente: Regione Autonoma della Sardegna · Pubblicazione:

    Il comunicato regionale ricostruisce lo stato degli interventi sull’ex miniera di Santu Miali a Furtei: 37 milioni di euro già destinati al primo lotto e, all’epoca, circa 20 milioni ulteriori indicati come necessari per proseguire la bonifica.

    Consulta il comunicato
Fonti consultate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net. Ultimo controllo: .

Note per i lettori

L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

Correlati