Nuraminis, l’inchiesta esclusiva di Pili: quasi un gigawattora di batterie al litio nei terreni agricoli

Le carte francesi ricostruiscono un’operazione da oltre 142 milioni di euro, già avviata sul piano autorizzativo, mentre restano da chiarire localizzazione, distanze dalle case e scenari di sicurezza

A cura di Roberto Zonca

LA NOTIZIA IN BREVE – A Nuraminis sono già entrati nell’iter autorizzativo due maxi sistemi di accumulo al litio da 177 MW e 932 MWh complessivi, previsti su terreni agricoli e inseriti in un’operazione dal valore stimato superiore a 142 milioni di euro. A svelare il progetto è un’esclusiva di Mauro Pili, che ha ricostruito la catena societaria e finanziaria attraverso documenti francesi e atti ufficiali. Quasi 5 milioni di euro sono già stati raccolti sul mercato francese per finanziare sviluppo, studi, pratiche e connessioni, con l’obiettivo di portare L25 e L26 allo stadio “Ready to Build” e poi cederli ad altri operatori. Le carte descrivono con grande dettaglio costi, tempi e strategia dell’operazione, ma lasciano ancora senza risposta le questioni che interessano direttamente chi vive sul territorio: dove sorgeranno esattamente gli impianti, quanto distano dalle abitazioni, quanti container saranno installati, quale tecnologia verrà utilizzata e quali misure saranno previste contro incendi, fughe termiche, emissioni tossiche e possibili contaminazioni delle acque.

Se vuoi andare oltre alla sintesi della nostra notizia leggi qui di seguito l’approfondimento

L’APPROFONDIMENTO – Due sistemi di accumulo al litio da 177 MW complessivi, quasi un gigawattora di capacità e costi stimati per oltre 142 milioni di euro. L’esclusiva di Mauro Pili porta alla luce un’operazione che passa dalla Sardegna a Napoli e arriva fino al mercato finanziario francese.I numeri trovano riscontro nelle carte. Molto meno chiaro è ciò che dovrebbe interessare per primo chi vive a Nuraminis: dove saranno costruiti gli impianti, quanto distano dalle case e che cosa potrebbe accadere in caso di incendio grave.

Nei documenti finanziari destinati agli investitori francesi il nome di Nuraminis viene citato per ben due volte. Accanto ci sono due sigle: L25 e L26. Il primo progetto prevede un sistema di accumulo da 99 MW e 521 MWh. Il secondo da 78 MW e 411 MWh. Sommando i due impianti si arriva a 177 MW di potenza e 932 MWh di capacità, poco meno di un gigawattora di energia accumulabile nello stesso territorio comunale.

A scoprire e rendere pubbliche le carte è stato Mauro Pili, giornalista professionista ed ex uomo delle istituzioni sarde. È stato sindaco di Iglesias, presidente della Regione Sardegna e deputato alla Camera per tre legislature. Negli ultimi anni è tornato all’attività giornalistica e alle inchieste sul territorio. È seguendo la pista societaria e finanziaria dei progetti energetici che è arrivato ai documenti francesi dai quali emerge l’operazione di Nuraminis.

I due siti vengono indicati come “Agricultural”. Terreni agricoli, dunque, destinati ad accogliere infrastrutture industriali per l’accumulo dell’energia. Non qualche batteria a servizio di un impianto fotovoltaico locale. L25 e L26 hanno dimensioni che impongono di guardare all’operazione da un’altra prospettiva: uso del territorio, sicurezza, gestione delle emergenze e rapporto con la popolazione.

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I due progetti valgono sulla carta più di 142 milioni

Le cifre pubblicate da Pili trovano riscontro nella documentazione finanziaria. Per L25 vengono stimati 7,920 milioni di euro per lo sviluppo, 2,621 milioni per la connessione alla rete e 68,607 milioni per la fase EPC, quella che comprende progettazione esecutiva, forniture e costruzione. Per L26 le cifre sono 6,240 milioni per lo sviluppo, 2,621 milioni per la connessione e 54,054 milioni per l’EPC.

Sono stime, al momento non vi sono capitoli di spesa più precisi. Non è neppure detto che coincidano con il costo finale degli impianti, ma resta chiara la portata economica dell’operazione. Nuraminis rappresenta inoltre soltanto una parte del portafoglio. I documenti descrivono quattro BESS, due in Sardegna e due in Puglia, per complessivi 375 MW e 1.974 MWh. Dietro L25 e L26 c’è dunque un progetto industriale e finanziario di dimensione nazionale.

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Pili segue la pista societaria fino a Montpellier

L’inchiesta di Mauro Pili diventa particolarmente interessante quando dai terreni sardi passa alle società che stanno sviluppando gli impianti. La struttura porta a Green Transition BSP 1, società francese attraverso la quale vengono raggruppati i quattro progetti italiani. Nella catena compaiono Altinium Invest e Altinium II.

Poi c’è il dato che inevitabilmente cattura l’attenzione. Gli statuti francesi riportano per Green Transition BSP I un capitale sociale di un euro. Una sola azione, valore nominale un euro, sottoscritta e liberata. Il socio costituente indicato negli stessi atti è Altinium Invest S.r.l., con sede a Napoli e capitale sociale di 2.500 euro. Da una parte, quindi, una struttura societaria con capitali nominali minimi. Dall’altra, un portafoglio energetico che richiederebbe centinaia di milioni per arrivare alla costruzione.

Le società-veicolo vengono costituite per sviluppare singoli progetti e possono essere finanziate successivamente attraverso capitale degli investitori, prestiti, obbligazioni o ingresso di nuovi soggetti.

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Quasi cinque milioni arrivano dagli investitori francesi

Per sviluppare il portafoglio sono state organizzate raccolte di capitale attraverso Enerfip. La prima ha raggiunto 2.984.300 euro. La seconda 1.965.700 euro. In tutto fanno 4,95 milioni di euro.

I documenti chiariscono la destinazione ultima dei fondi: studi, progettazione, procedure amministrative, autorizzazioni e connessioni alla rete. Mentre la costruzione delle batterie viene dopo. Prima bisogna trasformare il progetto in qualcosa che sul mercato vale molto più di un’idea: un impianto con terreni disponibili, connessione definita, progettazione avanzata e autorizzazioni ottenute. In gergo viene chiamato Ready to Build. Ed è proprio lì che si concentra una parte importante del business.

Domande e risposte Altri chiarimenti su autorizzazioni, distanze di sicurezza, responsabilità e diritti dei cittadini nei progetti BESS di Nuraminis.
  • Distanze

    Esiste una distanza minima obbligatoria tra un grande BESS e le abitazioni?

    Non esiste un unico numero valido per qualsiasi impianto. Le distanze di sicurezza dipendono dalle caratteristiche concrete del BESS: tecnologia utilizzata, energia contenuta nelle singole unità, disposizione dei container, sistemi antincendio, possibilità di propagazione e condizioni del sito.

    Per L25 e L26 sarà quindi decisivo conoscere il progetto depositato e le eventuali prescrizioni degli enti competenti. Senza layout e posizione esatta non è possibile stabilire se le distanze previste rispetto alle case siano adeguate.

  • Autorizzazioni

    Il Comune di Nuraminis può impedire da solo la realizzazione dei due impianti?

    Non basta una semplice decisione politica del Comune. Per progetti di queste dimensioni l’autorizzazione passa attraverso un procedimento nel quale intervengono più amministrazioni e vengono acquisiti pareri, nulla osta e prescrizioni.

    Il Comune può comunque avere un ruolo importante, segnalando criticità urbanistiche, territoriali, viarie o di sicurezza e facendo valere le proprie valutazioni durante l’istruttoria. Il peso effettivo di eventuali osservazioni comunali potrà essere ricostruito soltanto leggendo gli atti della Conferenza di servizi.

  • Cessione

    Se L25 e L26 vengono venduti dopo l’autorizzazione, il nuovo proprietario può cambiare liberamente il progetto?

    No. La vendita di una società o di un progetto non cancella automaticamente autorizzazioni, condizioni e prescrizioni già imposte. Il subentro di un altro soggetto deve essere gestito secondo le procedure amministrative previste e il nuovo titolare resta vincolato al progetto autorizzato.

    Modifiche rilevanti a potenza, layout, tecnologia o opere connesse possono richiedere ulteriori valutazioni o una variante autorizzativa. La prevista cessione al “Ready to Build”, quindi, non equivale a un assegno in bianco per chi acquisterà gli asset.

  • Trasparenza

    I cittadini possono chiedere planimetrie, particelle catastali e documenti dei progetti?

    Sì, almeno per la documentazione amministrativa accessibile secondo la normativa sulla trasparenza e sul procedimento. È possibile chiedere agli enti che detengono gli atti gli estremi del fascicolo e, quando ne ricorrono i presupposti, l’accesso ai documenti.

    Alcune informazioni possono essere sottratte o oscurate per ragioni previste dalla legge, ma planimetrie progettuali, procedimenti autorizzativi, pareri pubblici e documentazione ambientale non diventano automaticamente riservati perché riguardano un investimento privato. Conoscere il numero ufficiale dei procedimenti L25 e L26 renderebbe la ricerca molto più semplice.

  • Fine vita

    Che cosa succederà alle batterie e ai terreni quando gli impianti arriveranno a fine vita?

    La dismissione non dovrebbe tradursi nell’abbandono delle strutture sul terreno. Batterie, apparecchiature elettriche e altri materiali dovranno essere gestiti secondo le norme applicabili al momento della rimozione, mentre le condizioni autorizzative possono imporre interventi di dismissione e ripristino dell’area.

    Nel caso di Nuraminis sarà importante verificare nel fascicolo chi assume formalmente questi obblighi, quale piano di fine vita viene proposto e se siano previste garanzie economiche. È un punto particolarmente rilevante se, come indicano le carte finanziarie, i progetti potranno cambiare proprietario prima della costruzione.

Il progetto pronto per il cantiere può essere ceduto

Le carte Enerfip spiegano che gli asset, raggiunto lo stadio Ready to Build, potranno essere venduti ad altri operatori, che si occuperanno della costruzione e della successiva gestione. La cessione servirà anche a rimborsare il finanziamento obbligazionario sottoscritto dagli investitori. Nelle simulazioni compare persino un prezzo-base: 80.000 euro per MW.

Ecco come funziona: un progetto energetico ancora privo di autorizzazioni ha un determinato valore. Lo stesso progetto, con terreni assicurati, connessione alla rete e via libera amministrativo, ne ha uno molto più alto. Questo secondo aspetto per Nuraminis ottiene una rilevanza particolare. Parte del valore economico viene infatti costruita trasformando il territorio disponibile e l’autorizzazione pubblica in un asset cedibile.

È un modello industriale legittimo, ma come spesso accade lascia delle domande che non è detto lascino risposte piacevoli: che cosa resta al territorio che ospita l’impianto?

Per ora non è dato sapere i potenziali benefici occupazionali, le eventuali compensazioni, le ricadute economiche locali o gli eventuali accordi già presi con il Comune.

Le domande di autorizzazione risultano già presentate

Questi impianti non sono soltanto due idee inserite in un business plan. Secondo la documentazione finanziaria, le richieste di Autorizzazione Unica per L25 e L26 sono state presentate il 15 luglio 2025. Il cronoprogramma indicava il 15 ottobre 2026 come data-obiettivo per ottenere l’autorizzazione. Anche la procedura di connessione alla rete risulta avanzata. Eppure manca ancora all’appello il documento che per Nuraminis conta più di tutti: il progetto depositato presso le autorità italiane.

Allo stato attuale Pili non ha detto se ha recuperato le planimetrie, l’elenco delle particelle, la superficie impegnata dai due BESS, il numero dei container e la loro disposizione. La documentazione Enerfip conferma però che questi dati esistono. Nella due diligence risultano verificate anche le particelle catastali interessate dai contratti sui terreni, insieme alla topografia e alle servitù.

L’opposizione di Nuraminis porta il caso in Consiglio comunale

Il caso è arrivato intanto anche nel confronto politico locale. Il gruppo di minoranza del Consiglio comunale di Nuraminis ha annunciato di aver presentato un’interrogazione al sindaco e all’assessore competente, chiedendo chiarimenti sull’iter e un passaggio urgente in aula. «Apprendiamo oggi, dall’inchiesta giornalistica di Mauro Pili, e dall’approfondimento di GiornaleTecnologico.net, che l’agro di Nuraminis sarebbe stato individuato per la realizzazione di imponenti sistemi di accumulo dell’energia elettrica con batterie al litio, nell’ambito di un’operazione il cui valore stimato supera i 140 milioni di euro.

Come gruppo di minoranza esprimiamo forte preoccupazione. Abbiamo già presentato un’interrogazione al sindaco e all’assessore competente per fare piena luce sulla vicenda e ci siamo attivati per acquisire informazioni dettagliate presso tutti i livelli istituzionali coinvolti. Chiediamo all’Amministrazione comunale di chiarire se e quando sia venuta a conoscenza dei progetti e quali iniziative intenda assumere a tutela della cittadinanza e del territorio. Riteniamo inoltre necessario che la questione venga portata con urgenza e nella massima trasparenza in Consiglio comunale. Preoccupa in particolare il possibile utilizzo dell’agro di Nuraminis per infrastrutture di queste dimensioni, con le eventuali ricadute sull’economia agricola locale, sulla sicurezza e sulla salute dei cittadini.

Sosteniamo la transizione verso un sistema energetico più sostenibile, ma riteniamo che scelte di questa portata debbano essere affrontate coinvolgendo le comunità interessate e garantendo che il territorio non venga utilizzato per operazioni prive di benefici concreti per la popolazione».

La distanza dalle abitazioni e i possibili rischi per la popolazione

Prima di discutere del “possibile rischio” per la popolazione bisognerebbe capire dove saranno localizzati L25 e L26. Quale sarà la distanza dalle prime case, dalle aziende agricole, dalle strade e dagli altri luoghi frequentati dai cittadini. Serve vedere come saranno distribuiti i container e quali spazi li separeranno.

Nel funzionamento normale le batterie non producono fumi tossici

Sul rischio sanitario bisogna essere precisi. Un BESS agli ioni di litio non è una centrale termoelettrica. Non brucia continuamente combustibile e, durante il normale funzionamento, “non dovrebbe” liberare nell’aria una miscela di sostanze tossiche. La presenza dell’impianto, pertanto, non equivale a un pericolo certo per la salute. Restano però altri aspetti quali il rumore dei sistemi di raffreddamento e ventilazione, degli inverter, dei trasformatori, ma anche i campi elettromagnetici e linee di connessione.

Poi c’è un  altro problema, ancor più serio. Cosa accadrà quando una batteria smette di funzionare come dovrebbe?

La fuga termica resta lo scenario più delicato

Si chiama thermal runaway, fuga termica. Una cella danneggiata o interessata da un guasto può iniziare a scaldarsi. In alcune condizioni il processo si autoalimenta: aumenta la temperatura, partono nuove reazioni chimiche, si sviluppano gas e il fenomeno può raggiungere le celle vicine. Il rischio è reale e ben noto, ed è per questo che in tanti si oppongono a impianti di questo tipo vicino ai centri abitati.

La sicurezza dipende quasi totalmente da come il BESS viene costruito: chimica delle batterie, qualità delle celle, sistemi di controllo della temperatura, sensori, compartimentazione, ventilazione e distanza tra le unità. Prima dell’eventuale via al progetto sarà necessario conoscere tutti questi “dettagli”.

Un incendio cambia completamente lo scenario sanitario

Se si verifica una fuga termica con incendio, la questione cambia radicalmente e non riguarda più soltanto le batterie, ma anche l’aria. La combustione può produrre monossido di carbonio, fluoruro di idrogeno, acido cianidrico, acido cloridrico, particolato e altri composti. Tra questi, il fluoruro di idrogeno è uno dei più delicati, perché tossico e fortemente irritante. A concentrazioni elevate, inoltre, può provocare danni importanti all’apparato respiratorio. Le rassicurazioni per i residenti potranno arrivare soltanto dal fascicolo tecnico.

Gli incidenti nei grandi BESS esistono

La tecnologia è migliorata e gli incidenti, in rapporto alla capacità installata, sono diminuiti, ma ancora capitano. Il caso più noto degli ultimi anni è quello di Moss Landing, in California. Nel gennaio 2025 un incendio in una grande struttura di accumulo portò all’evacuazione temporanea di circa 1.200 persone. I monitoraggi ambientali successivi non rilevarono concentrazioni tali da indicare un rischio sanitario per la popolazione.

Gas e sovrapressione fanno parte degli scenari di emergenza

Durante la fuga termica le celle possono liberare anche gas infiammabili. Se rimangono confinati all’interno di un container e raggiungono determinate concentrazioni, un innesco può provocare una deflagrazione. È uno dei motivi per cui i BESS moderni prevedono rilevatori, ventilazione, sistemi di sfogo della pressione e distanze di separazione tra le unità. Anche questo rischio va però valutato sul progetto reale.

Quanti container saranno installati a Nuraminis? Quanto saranno distanti uno dall’altro? Quale energia conterrà ogni unità? Sono stati eseguiti test di propagazione dell’incendio? Quali sistemi impediranno che un problema in un container coinvolga quello accanto? Sono domande tecniche che richiedono risposte chiare perché riguardano chi vive nei dintorni.

Sui terreni agricoli pesa il problema delle acque contaminate

C’è poi l’acqua. Durante alcuni incendi di batterie viene utilizzata soprattutto per raffreddare le unità coinvolte o quelle vicine e impedire che il calore continui a propagarsi. Quell’acqua può entrare in contatto con residui delle celle e prodotti della combustione. In un sito industriale ben progettato non dovrebbe essere lasciata semplicemente defluire dove capita. Deve essere valutata la possibilità di contenerla e gestirla.

A Nuraminis questa precauzione ha un peso particolare perché i siti vengono classificati nei documenti finanziari come terreni agricoli. Il progetto dovrà mostrare dove finirebbe l’acqua utilizzata in caso di incendio, se siano previste vasche di contenimento e che rapporto esista con campi coltivati, fossi, canali e falda.

La Sardegna avrà bisogno delle batterie, ma il luogo conta

I sistemi di accumulo non sono un capriccio della transizione energetica. Più aumenta la produzione da sole e vento, più diventa importante conservare l’elettricità quando è abbondante e restituirla alla rete quando serve. In Sardegna, nei prossimi anni questo problema sarà particolarmente rilevante.

Le batterie sono indispensabili ma questo non può chiudere arbitrariamente la discussione su dove metterle. A Nuraminis si parla di 177 MW e 932 MWh, e questo significa che servirà un’area particolarmente vasta capace di ospitare 200–250 container batteria.

Nuraminis deve vedere le carte

L’esclusiva di Mauro Pili ha fatto emergere qualcosa che finora era molto più facile conoscere da investitore che da cittadino. E’ fondamentale conoscere le planimetrie di L25 e L26, i fogli e le particelle catastali, la superficie occupata, la distanza dalle abitazioni, il numero dei container, la chimica delle celle e le relazioni sulla sicurezza. Bisogna conoscere inoltre il piano antincendio, gli scenari di fuga termica, le modalità di contenimento delle acque e i pareri degli enti coinvolti. E bisogna capire, prima che si presenti la necessità, chi dovrebbe gestire un’emergenza di queste dimensioni sul territorio.

Link e fonti

Documenti finanziari, atti societari e fonti tecniche per approfondire i progetti BESS di Nuraminis e i rischi legati ai grandi sistemi di accumulo al litio.

  • Documento finanziario

    Green Transition BSP 1 – seconda tranche

    Enerfip · Consultato il 2 settembre 2026

    La documentazione destinata agli investitori descrive il portafoglio BESS sviluppato da Altinium, lo stato di avanzamento, le connessioni, la raccolta finanziaria e la strategia di sviluppo fino al “Ready to Build”.

    Consulta la documentazione Enerfip ↗
  • Finanziamento

    Green Transition BSP 1 – prima raccolta

    Enerfip · Raccolta conclusa

    La pagina della prima operazione documenta la raccolta di 2.984.300 euro attraverso il mercato francese per sostenere lo sviluppo del portafoglio di sistemi di accumulo.

    Consulta la prima raccolta ↗
  • Atto societario

    Statuti costitutivi di Green Transition BSP I

    Registro societario francese / Pappers · 14 febbraio 2025

    Gli statuti riportano un capitale sociale di un euro e indicano come socio costituente Altinium Invest S.r.l., società italiana con capitale di 2.500 euro e sede a Napoli.

    Apri gli statuti societari ↗
  • Autorizzazioni

    Guida operativa per i procedimenti BESS

    Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

    Documento istituzionale sulle procedure per la presentazione delle istanze di autorizzazione dei sistemi di accumulo elettrochimico e sulla documentazione richiesta ai proponenti.

    Consulta la guida del MASE ↗
  • Sicurezza

    Sicurezza e gestione degli incidenti nei BESS

    U.S. Environmental Protection Agency · Aggiornato nel 2026

    L’EPA analizza incendi, possibili emissioni pericolose, gestione delle acque utilizzate durante l’emergenza, monitoraggio dell’aria e criteri per eventuali misure di protezione della popolazione.

    Leggi l’approfondimento EPA ↗
  • Test antincendio

    UL 9540A e propagazione della fuga termica

    UL Solutions · Standard tecnico

    Il metodo UL 9540A valuta il comportamento delle celle e dei sistemi di accumulo durante una fuga termica, compresa la propagazione dell’incendio, il rilascio di gas e il rischio di deflagrazione o riaccensione.

    Approfondisci il test UL 9540A ↗
  • Salute

    Fluoruro di idrogeno: effetti sulla salute

    Centers for Disease Control and Prevention · 11 giugno 2026

    Scheda sanitaria sul fluoruro di idrogeno, una delle sostanze che possono essere considerate negli scenari di incendio delle batterie al litio. Descrive vie di esposizione ed effetti delle concentrazioni elevate sull’organismo.

    Consulta la scheda CDC ↗
Fonti selezionate e verificate dalla redazione di GiornaleTecnologico.net. Ultimo controllo dei collegamenti: 2 settembre 2026.

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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