Arriva il nuovo Attestato di Prestazione Energetica, cosa cambia per vendite e affitti

La scala europea dalla A alla G rende più leggibili consumi, impianti e qualità degli immobili, con effetti concreti per proprietari, acquirenti e inquilini

Dal 29 maggio l’Attestato di Prestazione Energetica cambia volto. L’APE, il documento che indica quanto consuma un edificio e quanto è efficiente dal punto di vista energetico, diventa una scheda più completa sulla qualità della casa e può pesare di più su vendite, affitti e ristrutturazioni. La nuova impostazione europea rende più leggibili consumi, impianti, dispersioni, produzione da fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e possibilità di miglioramento. La classificazione entra in una scala unica dalla A alla G, con la A riservata agli edifici a emissioni zero e la G destinata alla quota di immobili con le prestazioni peggiori del parco nazionale.

Per i proprietari il passaggio va letto con attenzione. Il nuovo modello riguarda soprattutto chi dovrà richiedere un attestato dopo l’avvio del sistema, per una vendita, un affitto, una nuova costruzione, una ristrutturazione profonda o interventi capaci di modificare la prestazione energetica dell’edificio. Gli APE già rilasciati restano validi fino alla loro naturale scadenza, che può arrivare a dieci anni, salvo lavori che rendano necessario l’aggiornamento. Il cambiamento entrerà quindi nelle case attraverso le pratiche immobiliari ed edilizie, trasformando la certificazione energetica in un indicatore sempre più vicino al valore economico dell’abitazione.

Perché la classe energetica pesa sul valore della casa?

La classe energetica sta diventando una delle informazioni più sensibili nel mercato immobiliare. Per anni molti acquirenti hanno valutato soprattutto prezzo, posizione, metratura, esposizione, piano, stato interno e spese condominiali. Oggi il consumo energetico entra con maggiore forza nella stima economica della casa, perché incide sulle bollette, sul comfort, sulla possibilità di accedere a mutui verdi, sulla convenienza degli interventi di riqualificazione e sulla futura rivendibilità dell’immobile.

Un appartamento con impianti efficienti, buon isolamento, serramenti performanti, produzione da fonti rinnovabili e consumi contenuti presenta un profilo più solido rispetto a un’abitazione energivora, anche a parità di zona e superficie. Il nuovo APE rende questa differenza più chiara. La lettera della classe resta importante, ma sarà accompagnata da dati più utili per capire da dove arrivano i consumi, quali elementi incidono di più e quali interventi possono generare benefici concreti.

Come funziona la nuova scala dalla A alla G?

Il passaggio più evidente riguarda la scala di classificazione. L’Italia utilizza oggi un sistema che va da A4 a G. Il modello europeo punta a una classificazione più immediata, dalla A alla G, così da rendere più confrontabili gli immobili nei diversi Paesi dell’Unione. La classe A rappresenta il livello degli edifici a emissioni zero; la classe G diventa il riferimento per gli immobili con le prestazioni più deboli all’interno del parco nazionale. Le classi intermedie distribuiranno gli edifici restanti.

L’effetto pratico sarà visibile al momento del rinnovo dell’attestato. Una casa potrà ritrovarsi in una classe diversa anche a parità di muri, impianti e consumi reali, perché cambia il sistema di misurazione. Il proprietario dovrà quindi leggere il nuovo APE come una fotografia aggiornata secondo criteri europei.

Quali informazioni compariranno nell’APE?

Il nuovo attestato punta a raccontare l’edificio in modo più completo. La direttiva prevede che l’APE riporti la prestazione energetica espressa in kWh per metro quadrato all’anno, il consumo di energia primaria, i valori di riferimento, i requisiti minimi, il livello degli edifici a energia quasi zero e il riferimento agli edifici a emissioni zero. L’obiettivo è aiutare proprietari, acquirenti e inquilini a valutare e confrontare la prestazione dell’immobile con maggiore chiarezza.

Nel nuovo modello contano l’isolamento dell’involucro, i ponti termici, la capacità dell’edificio di trattenere calore in inverno e di limitare il surriscaldamento in estate, l’efficienza degli impianti, la produzione di acqua calda sanitaria, i sistemi di raffrescamento, la produzione di energia rinnovabile e l’eventuale accumulo. L’attestato dovrà indicare anche la capacità dell’edificio di adattare i consumi a segnali esterni, un aspetto legato alla gestione intelligente dell’energia, e la possibilità del sistema di distribuzione del calore di lavorare a temperature più efficienti.

Quale ruolo hanno le raccomandazioni?

L’APE diventa anche una guida alle possibili migliorie. Le raccomandazioni dovranno riguardare interventi tecnicamente fattibili, con una stima del risparmio energetico e della riduzione delle emissioni operative. Potranno includere indicazioni sui tempi di ritorno, sul rapporto costi-benefici, sugli incentivi disponibili e sugli sportelli unici per ricevere consulenza.

Questa parte può aiutare chi deve decidere se sostituire la caldaia, installare una pompa di calore, migliorare l’isolamento, cambiare serramenti, intervenire sui ponti termici o valutare il fotovoltaico. Un attestato compilato con rigore può diventare una prima mappa tecnica per programmare lavori graduali e coerenti.

Chi deve richiedere il nuovo attestato?

Il nuovo APE riguarda anzitutto chi deve produrre una nuova certificazione. Rientrano in questa casistica le compravendite, le locazioni a un nuovo inquilino, i rinnovi contrattuali previsti dalla disciplina europea, le nuove costruzioni, gli edifici sottoposti a ristrutturazione profonda e gli immobili pubblici nei casi previsti. La direttiva indica anche il rilascio da parte di esperti indipendenti, sulla base di una visita in loco, con possibilità di controlli visivi tramite strumenti virtuali nei casi ammessi.

Per i proprietari con un attestato ancora valido, il passaggio al nuovo sistema avverrà al momento del rinnovo naturale oppure quando un intervento edilizio o impiantistico renderà necessario aggiornare la certificazione. L’APE diventa centrale quando la casa entra in una transazione, in una locazione, in un intervento rilevante o in una nuova fase documentale.

Perché il 3 giugno è una seconda data da seguire?

Accanto alla scadenza europea del 29 maggio va considerata anche una data nazionale molto vicina. Il decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 28 ottobre 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 dicembre 2025, aggiorna il decreto del 26 giugno 2015 sui metodi di calcolo delle prestazioni energetiche e sui requisiti minimi degli edifici. Il testo entra in vigore 180 giorni dopo la pubblicazione, quindi dal 3 giugno 2026.

Questa seconda scadenza pesa soprattutto sul lavoro dei tecnici, perché aggiorna il quadro delle verifiche energetiche e rende più rigorosa la lettura di involucro, impianti e ponti termici. Il nuovo APE europeo e i nuovi requisiti minimi nazionali aprono una stagione di certificazioni più dettagliate, più confrontabili e più legate alla qualità reale dell’edificio.

Quali effetti su vendite e affitti?

Nelle compravendite l’APE avrà un ruolo sempre più simile a una scheda tecnica economica. Una classe alta potrà rafforzare la richiesta del venditore, soprattutto nelle aree urbane dove le bollette pesano molto sul bilancio familiare e dove gli acquirenti valutano con attenzione la qualità dell’immobile. Una classe bassa potrà invece spingere l’acquirente a chiedere uno sconto, perché il prezzo dovrà tenere conto dei lavori necessari per ridurre consumi e dispersioni.

Negli affitti il ragionamento segue la stessa direzione. Un’abitazione efficiente offre costi di gestione più prevedibili e un comfort migliore. Per chi possiede immobili da mettere a reddito, il nuovo APE può diventare uno strumento utile per capire quali interventi aumentano l’attrattività dell’appartamento e quali spese portano benefici limitati.

Come conviene prepararsi?

Il primo passo è recuperare l’APE esistente e verificare data di rilascio, classe, impianti indicati, raccomandazioni e coerenza con lo stato attuale della casa. Il secondo è controllare la documentazione degli impianti, soprattutto libretti, manutenzioni e dati su caldaie, pompe di calore, climatizzatori, fotovoltaico, solare termico e sistemi di accumulo. Un attestato energetico serio parte da informazioni complete e verificabili.

Chi sta programmando una vendita, una locazione o lavori di riqualificazione dovrebbe confrontarsi con un tecnico abilitato prima di avviare interventi isolati. In molti casi la scelta più efficace nasce da una sequenza ragionata: prima si riducono le dispersioni, poi si dimensionano meglio l’impianto, quindi si valuta la produzione rinnovabile. L’APE aggiornato può diventare il punto di partenza per decidere dove investire, quanto spendere e quale beneficio attendersi.

Perché riguarda anche chi oggi resta fermo?

Il nuovo attestato energetico introduce una lingua comune per misurare gli edifici e rende più visibile la distanza tra case efficienti e case energivore. Anche chi oggi possiede un documento valido e rimanda ogni aggiornamento dovrà fare presto i conti con un mercato più attento alla prestazione energetica. La classe inciderà sempre di più sulle trattative, sulle scelte degli acquirenti, sulle richieste degli inquilini e sulla pianificazione delle ristrutturazioni.

Link utili:
Direttiva UE 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici, con il riferimento al nuovo modello APE e alla scala A-G

Gazzetta Ufficiale, decreto 28 ottobre 2025 sui requisiti minimi e sulle metodologie di calcolo della prestazione energetica
ENEA, pagina informativa sull’Attestato di Prestazione Energetica e sulla certificazione energetica degli edifici

Note per i lettori

Cosa cambia con il nuovo APE - Immagine creata con l'ausilio dell'IA

Roberto Zonca

Roberto Zonca è giornalista professionista, attivo nell’informazione digitale dal 2000. Ha lavorato per oltre venticinque anni nella redazione di Tiscali News, testata considerata tra le esperienze storiche del giornalismo online italiano, nata nella stagione pionieristica del web e cresciuta insieme alla trasformazione digitale del Paese. Oggi dirige GiornaleTecnologico.net.

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