Mpox, preoccupazione per la nuova variante “ibrida”

Unisce due cladi considerati prima “incompatibili”. Il virus rilevato in un uomo rientrato da un viaggio in Asia

Le autorità sanitarie britanniche hanno identificato un nuovo ceppo ricombinante del virus mpox, unione genetica dei cladi Ib e IIb, due linee evolutive finora separate che ora si ritrovano mischiate nello stesso genoma. La scoperta arriva dalla UK Health Security Agency (UKHSA) dopo l’analisi del campione di un uomo rientrato dall’Asia. Una notizia attesa, dicono gli esperti, ma comunque significativa: quando un virus ricombina, lo fa perché circola molto e trova spazio per mutare. L’episodio accelera la discussione internazionale su una malattia che nel 2024 ha portato l’OMS a dichiarare un’emergenza sanitaria globale, soprattutto dopo l’ascesa del Clade Ib, descritto da più ricercatori come “la variante più aggressiva finora osservata”.

Negli ultimi mesi tutte le varianti note hanno continuato a muoversi oltre i confini africani, mostrando una capacità di diffusione sottovalutata. Anche in Italia, nel 2025, è stato confermato il primo caso importato di Clade Ib. Una situazione in costante evoluzione che richiede attenzione.

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Mpox, come sta cambiando il virus

La crescita dei casi in Africa centrale e occidentale ha già definito una tendenza chiara: il virus mpox si espande e si diversifica.

Negli ultimi anni il sequenziamento genetico ha permesso di distinguere più cladi:
Clade I, prevalente nel bacino del Congo, storicamente più virulento;
Clade II, tipico dell’Africa occidentale, associato a forme meno gravi rispetto al Clade I;
– i sottogruppi IIa e IIb, responsabili della diffusione mondiale emersa dal 2022;
– il nuovo Clade Ib, identificato nel 2024 e legato a forme cliniche più severe, soprattutto nei bambini.

Il Clade Ib – oggi individuato in Congo, Ruanda e Burundi – ha attirato l’attenzione degli epidemiologi perché mostra un comportamento più aggressivo e una capacità di diffusione non trascurabile. Nell’ottobre 2025, l’OMS ha registrato 2.501 casi in 44 Paesi, con 12 decessi, e con l’Africa che concentra il 75% delle nuove diagnosi. Una circolazione ampia, che crea terreno fertile per eventi come la ricombinazione osservata nel Regno Unito.

Cosa significa “variante ricombinante”

La UKHSA ha spiegato che l’emergere di una variante ricombinante non è un evento sorprendente: quando due cladi circolano nella stessa area e infettano la stessa popolazione, la possibilità che si scambino segmenti genetici aumenta. Tuttavia, questo non rende il fenomeno irrilevante.

Ogni modifica del genoma può cambiare la dinamica della diffusione o la severità dei casi. Per questo la virologa Katy Sinka, responsabile dell’area infezioni sessualmente trasmissibili dell’UKHSA, invita alla prudenza: “È normale che i virus evolvano: ulteriori analisi ci permetteranno di capire in che modo il virus mpox stia cambiando”.

L’annuncio è servito anche per ricordare l’importanza della vaccinazione nei gruppi a rischio, fondamentale per ridurre quadri clinici severi. L’mpox, come ricorda l’ISS, è una zoonosi scoperta nel 1958 in scimmie da laboratorio e appartiene alla famiglia delle Poxviridae, la stessa del vaiolo umano. La trasmissione avviene tramite contatti diretti con animali infetti, ma anche tra persone durante rapporti stretti o sessuali. Il virus può inoltre restare sulle superfici contaminate e, seppure raramente, essere trasmesso dalla madre al feto.

La situazione globale: rallenta, ma non si ferma

L’ultimo rapporto OMS conferma un trend complesso: la circolazione cala rispetto ai mesi precedenti, ma resta sostenuta in molte aree.
– Grecia: primo rilevamento del Clade Ib;
– Belgio, Germania, Grecia, Regno Unito: nuovi casi importati;
– Africa: 21 Paesi mostrano trasmissione attiva con oltre 1.700 nuovi casi;
– Mali: primo caso confermato, legato a un viaggio in Guinea.

Il dato più critico riguarda i gruppi ad aumentato rischio, dove l’OMS conta almeno 15 nuovi casi attribuibili al Clade Ib soltanto nell’ultimo mese.

Il quadro complessivo parla di un virus che non corre come nel 2022, ma continua a muoversi e a consolidarsi in nuove aree. Per questo l’OMS chiede ai Paesi di non abbassare la guardia, soprattutto in presenza di catene di trasmissione sostenute o casi regolarmente importati da altre regioni.

Perché monitorare la variante ricombinante è fondamentale

Un virus che circola molto è un virus che cambia. Le ricombinazioni non indicano per forza un peggioramento clinico, ma offrono indizi preziosi sull’evoluzione futura. Questo nuovo ceppo ricombinante Ib-IIb non rappresenta oggi un allarme, ma un segnale da seguire, perché potrebbe influenzare la velocità di diffusione, la trasmissibilità o il quadro clinico dei casi. L’attenzione degli esperti, dunque, non nasce dal panico, ma dall’esperienza: ogni volta che un virus mescola parti di genoma già note, apre un capitolo da studiare.

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