Minori online, 434 adescamenti nel 2025: come si combatte il rischio digitale

Indagini più avanzate, formazione specialistica e prevenzione concreta nelle famiglie: cosa funziona e dove il sistema resta fragile

Nel 2025 la Polizia postale e per la sicurezza cibernetica ha trattato 434 casi di adescamento online, con un coinvolgimento sempre più frequente di minori molto giovani. Nello stesso periodo emergono 223 episodi di sextortion e 365 casi di cyberbullismo, mentre il totale delle attività investigative arriva a 2.623 interventi, con 224 arresti, 1.085 denunce e oltre 2.800 siti illegali oscurati.

Il fenomeno si sviluppa dentro ambienti digitali quotidiani, chat, social, piattaforme di gioco, spesso senza segnali evidenti nelle fasi iniziali. Il contatto può apparire normale e cambiare direzione nel giro di pochi messaggi. L’aumento dei casi segnala una pressione reale, ma anche una maggiore capacità di intercettazione da parte delle forze dell’ordine.

Indagini più rapide e mirate

Le indagini stanno cambiando velocità e metodo. Gli aggressori utilizzano anonimizzazione, dark web e strumenti basati su intelligenza artificiale, mentre le attività investigative si basano sempre più su analisi avanzate. Gli investigatori lavorano su reti di relazioni, metadati, immagini e geolocalizzazione, ricostruendo connessioni che permettono di risalire ai responsabili. Questo approccio consente di intervenire più velocemente e di bloccare, spesso ma non sempre, la diffusione dei contenuti. Il numero di arresti e perquisizioni indica che la risposta operativa è più efficace rispetto al passato, anche se il fenomeno continua a evolversi e a crescere.

Il progetto C.Y.P.H.E.R. sul campo

La risposta passa anche dalla formazione. Il progetto C.Y.P.H.E.R. – Cybersecurity Youth Protection Hub for Exchange and Resilience coinvolge 100 operatori specializzati in un percorso intensivo di due settimane, con il contributo di esperti internazionali. Gli operatori lavorano su casi concreti utilizzando strumenti come Griffeye, che consente di analizzare grandi quantità di contenuti e individuare collegamenti tra immagini e video.

Il lavoro si concentra su quattro aree operative. Open Source Intelligence per raccogliere informazioni pubbliche. Social media intelligence per analizzare comportamenti online. Digital forensics per ricostruire prove dai dispositivi. Geo-Osint per identificare luoghi e contesti. Questo tipo di formazione riduce i tempi di indagine e aumenta la capacità di individuare rapidamente chi agisce.

Più interventi, ma il rischio resta alto

I dati mostrano un doppio andamento. Crescono i casi trattati e aumentano anche arresti e siti oscurati. Questo indica un miglioramento della capacità di intervento, soprattutto nella fase repressiva. Allo stesso tempo, la velocità con cui i contenuti vengono creati e diffusi rende difficile ridurre il fenomeno.

Le piattaforme internazionali, le chat cifrate e i sistemi di anonimizzazione limitano la possibilità di intervento immediato. Le indagini funzionano meglio nel ricostruire e bloccare, meno nel prevenire il primo contatto. È su questo passaggio che si gioca la parte più delicata.

Come avviene l’adescamento

Gli adescamenti seguono schemi ricorrenti. L’aggressore costruisce un rapporto graduale, usa un linguaggio vicino a quello dei ragazzi e cerca di spostare la conversazione in spazi più privati. La minaccia diventa concreta nel momento in cui arrivano richieste di immagini o informazioni personali.

Riconoscere questo passaggio è fondamentale. Una richiesta di confidenza troppo rapida, il tentativo di isolare la conversazione o l’insistenza su contenuti personali sono segnali di rischio che un minore dovrebbe segnalare tempestivamente a un adulto.

Sextortion, quando scatta il ricatto

I 223 casi di sextortion mostrano una dinamica ancora più aggressiva, che spesso porta le vittime a non denunciare nella convinzione di poter evitare un danno. Dopo aver ottenuto materiale personale, l’autore minaccia di diffonderlo. La vittima si sente bloccata e reagisce nel modo sbagliato, pagando o continuando a inviare contenuti.

Le indagini mostrano che pagare non interrompe il ricatto, anzi. Chi estorce tende a ripetere la richiesta. La risposta più efficace è interrompere subito il contatto, conservare le prove e rivolgersi a un adulto di fiducia, segnalando il caso alle autorità.

Prevenzione concreta, cosa fare

La prevenzione funziona quando è operativa. I ragazzi devono sapere che un contatto che chiede rapidamente immagini o segretezza è un segnale di pericolo. Devono poter parlare senza timore di essere giudicati.

Per gli adulti, alcune azioni fanno la differenza. Mantenere un dialogo costante sull’uso delle piattaforme. Conoscere gli ambienti frequentati dai figli. Prestare attenzione a cambiamenti improvvisi nel comportamento. In caso di dubbio, è utile salvare le conversazioni e chiedere supporto. Il Commissariato di pubblica sicurezza online offre indicazioni pratiche e canali di segnalazione.

I limiti ancora aperti

Il sistema di contrasto incontra ostacoli concreti. Le piattaforme estere rallentano le procedure. Le tecnologie di anonimizzazione proteggono chi agisce. L’intelligenza artificiale permette di creare contenuti difficili da distinguere.

Molti episodi emergono tardi, quando il danno è già avvenuto. Questo riduce l’efficacia della prevenzione e rende più complesso il lavoro investigativo.

Tracce digitali, conseguenze reali

Le indagini sono oggi più efficaci sul piano operativo e la formazione degli operatori è sempre più specializzata, ma il fenomeno resta attivo e in continua evoluzione. La differenza si gioca nella rapidità con cui si riconosce il rischio e si interviene. Ogni segnalazione tempestiva può interrompere una catena di eventi che, nel giro di pochi passaggi, può diventare molto più difficile da fermare.

A cura della Redazione GTNews

Link utili:
INTERNET, TANTE STORIE DA RACCONTARE INSIEME – Polizia di Stato

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