Pacifico sotto attacco: governi silenti di fronte al pericoloso mining oceanico

Rischi ambientali, licenze mai pubblicate e la protesta ignorata di migliaia di persone

Nel cuore del Mar di Bismarck, nelle acque territoriali della Papua Nuova Guinea, una nave danese sta scavando il fondale oceanico per raccogliere metalli preziosi. La MV Coco, unโ€™imponente imbarcazione da 4.000 tonnellate lunga 270 piedi, ha avviato le operazioni nel giugno 2023, usando un artiglio idraulico da 12 tonnellate per estrarre depositi ricchi di rame e oro. Il progetto รจ portato avanti da Deep Sea Mining Finance (DSMF), subentrata alla fallita Nautilus Minerals, titolare della contestata licenza Solwara 1.

A bordo della nave, lโ€™unico giornalista presente ha potuto documentare da vicino la trasformazione del fondale marino in un cantiere minerario sottomarino. Lโ€™obiettivo dichiarato era testare le condizioni fisiche e ambientali necessarie per lโ€™estrazione su larga scala. Ma ciรฒ che ha visto ha sollevato domande inquietanti: chi sapeva davvero della presenza della nave? Perchรฉ venivano accumulati sedimenti sul fondale? E, soprattutto, quali rischi sta correndo uno degli ecosistemi piรน delicati del pianeta?

Le altre notizie del canale AMBIENTE

Tecnologia estrema e rame al 12%: cosa succede sotto la superficie

Sulla Coco tutto รจ allโ€™avanguardia. Nel cuore del ponte posteriore, allโ€™interno di un container metallico convertito in sala comandi, un giovane brasiliano, Afhonso Perseguin, manovra un ROV (veicolo telecomandato) con precisione millimetrica. Le telecamere mostrano una distesa grigia punteggiata da camini idrotermali e conchiglie. Una chela robotica si dirige verso il fondo, afferra una roccia e la solleva. I denti dellโ€™artiglio si chiudono, sollevando sedimenti in una nube spessa che oscura per minuti la visione.

Una volta in superficie, il carico viene depositato su una bilancia industriale. Ma non sempre tutto arriva: frammenti si perdono durante la risalita e nuvole di silt si spargono per miglia. Lo scienziato australiano Josh Young e la sua collega Nicole Frani, incaricati di monitorare lโ€™impatto ambientale, raccolgono campioni a varie profonditร  tramite tubi Niskin per misurare ossigeno, torbiditร , aciditร , salinitร , densitร . โ€œWeโ€™re trying to understand how it can affect the sea life belowโ€, spiega Frani.

Ma il dato piรน impressionante arriva dal laboratorio a bordo: la concentrazione di rame tocca il 12,33%, come confermato dal geologo Paul Lahari tramite uno spettrometro a fluorescenza. โ€œThatโ€™s 10 times more than we get on landโ€, ha detto, visibilmente entusiasta.

Il silenzio dei governi e la licenza mai pubblicata

Dietro lโ€™euforia tecnica si cela perรฒ una preoccupante opacitร  istituzionale. Secondo Peter Bosip, avvocato del Centro per il Diritto Ambientale della PNG, la licenza mineraria e il permesso ambientale rilasciati alla Nautilus nel 2011 non sono mai stati resi pubblici, in violazione del principio costituzionale di trasparenza. Dopo il fallimento della Nautilus nel 2019, la licenza รจ passata alla DSMF, che ha rilanciato il progetto coinvolgendo la Magellan e una nuova societร , SM2.

Il governatore dellโ€™isola di New Ireland, Julius Chan, ha dichiarato: โ€œThose involved in Solwara certainly do not have my government support and approvalโ€, definendo la presenza della Coco โ€œillegalโ€. Ma il governo centrale tace: il direttore dellโ€™Autoritร  Mineraria, Jerry Garry, raggiunto via videochiamata, ha ammesso di non essere a conoscenza della presenza della Coco nel Mar di Bismarck. Da quel momento, non ha piรน risposto alle chiamate del giornalista.

La protesta: โ€œSiamo cavie. Nessuno qui usa auto elettricheโ€

Appena sbarcato, il giornalista ha raggiunto il villaggio di Kono, dove ha incontrato Jonathan Mesulam, portavoce dellโ€™Alleanza dei Solwara Warriors, movimento che da anni si oppone allโ€™estrazione marina. Dopo aver ascoltato il resoconto delle attivitร  della Coco, Mesulam ha reagito con sgomento e rabbia: โ€œPeople are surprisedโ€”they are shocked… We thought it was a dead issue nowโ€. E aggiunge: โ€œThese metals will not benefit anyone from here because nobody here is using electric carsโ€.

Alla riunione pubblica del villaggio, presieduta dal capo Chris Malagan, molti abitanti hanno espresso il timore che la pesca, unica fonte di sostentamento, venga compromessa in modo irreversibile. โ€œWe donโ€™t want to be used as guinea pigs for trial and errorโ€, ha ribadito Mesulam.

Chi finanzia davvero il progetto Solwara 1?

Nel complesso intreccio geopolitico-finanziario della DSMF compaiono nomi controversi. La societร  รจ finanziata da due tra i principali investitori globali: lโ€™oligarca russo Alisher Usmanov, vicino a Putin e oggi sottoposto a sanzioni internazionali, e lโ€™imprenditore omanita Mohammed Al Barwani, che controlla aziende nel settore petrolifero e minerario.

Secondo documenti legali canadesi, gli amministratori del progetto sono Christopher Jordinson, condannato per insider trading, e Matthias Bolliger, in seguito interdetto dalla carica di direttore nellโ€™Isola di Man. Il sito ufficiale della DSMF รจ stato rimosso e sostituito con quello di una nuova entitร : Sustainable Mining Solutions (SMS), che afferma che i benefici per la popolazione locale sono โ€œcurrently being negotiatedโ€.

I rischi ambientali del mining oceanico

Nonostante gli slogan ottimistici, lโ€™impatto ambientale resta incerto. Secondo la biologa marina Lisa Levin della Scripps Institution: โ€œIt couldnโ€™t possibly be [the same ecosystem after mining]. People have to be willing to give up the seafloor ecosystems if they want to mine them.โ€ Le attivitร  minerarie potrebbero portare allโ€™estinzione di specie esclusive dei camini idrotermali, mentre sedimenti tossici, rumore e inquinamento luminoso potrebbero danneggiare anche le zone di pesca aperta.

Uno studio giapponese su un progetto analogo ha mostrato che alcuni organismi impiegano anni per ripopolarsi, mentre altri scompaiono del tutto. Tuttavia, la SMS continua a sostenere che, โ€œthree years after mining ends, the environment will resemble the pre-mining conditionโ€. Unโ€™affermazione fortemente contestata dagli scienziati.

Una corsa globale al fondale marino, ma la legge resta indietro

Nel frattempo, anche altri Paesi si sono mossi: Norvegia, Giappone, Isole Cook e Svezia hanno autorizzato progetti minerari nelle loro zone economiche esclusive. La International Seabed Authority (ISA), lโ€™ente ONU incaricato di gestire i fondali internazionali, ha giร  concesso oltre 30 licenze esplorative. La nuova segretaria generale, l’oceanografa brasiliana Leticia Carvalho, ha promesso di concludere entro il 2025 il codice globale per lโ€™estrazione sottomarina.

Ma il rischio รจ che lโ€™industria preceda la scienza. Come ha scritto DSMF nella sua nota: โ€œExtensive scientific studies have enabled SMS to assess the risks to marine ecosystemsโ€. Eppure il vuoto normativo, la mancanza di trasparenza e il disinteresse delle autoritร  locali fanno pensare che i fondali dellโ€™oceano stiano diventando terra di nessuno, dove si sperimenta senza consenso.

A cura di Roberto Zonca

Fonte:

Miners Are Pulling Valuable Metals from the Seafloor, and Almost No One Knows about It | Scientific American

Correlati