Indice
- 1 I colossi tech sbandierano la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, ma dietro le quinte migliaia di lavoratori vengono sacrificati come zavorra
- 2 Salesforce, crescita record ma “meno teste”
- 3 Microsoft: capitalizzazione da impero, tagli da carestia
- 4 I mestieri a rischio: addio alle professioni creative
- 5 Microsoft impone l’IA: usala o vattene
- 6 Nessuno è al sicuro: la fame di talenti IA
- 7 Ecco la nuova normalità
I colossi tech sbandierano la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, ma dietro le quinte migliaia di lavoratori vengono sacrificati come zavorra
Satya Nadella vola intorno al globo come un predicatore digitale, raccontando che l’intelligenza artificiale porterà “più ambizione e meno fatica”. Nel frattempo, però, in casa Microsoft scatta la mattanza: 15.000 licenziamenti in pochi mesi. Marc Benioff, numero uno di Salesforce, non usa nemmeno giri di parole: “Ho ridotto il personale da 9.000 a 5.000, perché ho bisogno di meno teste”. Teste: non persone, non lavoratori, solo numeri da tagliare. Il paradosso è servito: i bilanci crescono, le capitalizzazioni infrangono record storici, ma chi lavora viene trattato come un file inutile da spostare nel cestino. È la quarta rivoluzione industriale, ma questa volta non colpisce le braccia nelle fabbriche: mira dritto al cuore delle professioni intellettuali. Quelli che ieri pensavano di essere “salvi” oggi si risvegliano con la lettera di licenziamento.
Salesforce, crescita record ma “meno teste”
I numeri parlano chiaro: Salesforce ha chiuso l’anno con 34 miliardi di fatturato e un trimestre da urlo con 10,2 miliardi di dollari di ricavi. Il segmento data cloud e AI da solo vale 1,2 miliardi, con un balzo del 120% in un anno.
Ma mentre le azioni brillano a Wall Street e vengono siglati oltre 60 contratti milionari, in azienda regna la legge del taglio. Benioff non fa mistero: “Abbiamo bisogno di meno teste”. È la fotografia di un capitalismo che ride in faccia al buon senso: guadagni da capogiro e, nello stesso istante, 4.000 dipendenti lasciati per strada.
Per il 2026, la società prevede ricavi fino a 41,3 miliardi di dollari e un flusso di cassa operativo in crescita del 13%. Una macchina perfetta, oliata dagli algoritmi, che però divora la sua stessa forza lavoro come un mostro insaziabile.
Microsoft: capitalizzazione da impero, tagli da carestia
Redmond è l’impero più ricco della tecnologia: 245 miliardi di dollari di fatturato nel 2024, ricavi trimestrali da 76,4 miliardi (+18%), Azure in volo al +39%. Gli utili per azione hanno battuto le attese con 3,65 dollari. Tutto oro, tutto record.
Eppure, dietro i grafici verdi dei broker, il sangue scorre: 15.000 posti spazzati via. Dai team Xbox a LinkedIn, dal reparto legale alla ricerca. Nessuno è al sicuro, nemmeno chi ha contribuito a costruire i successi dell’azienda.
Nel 2025, Microsoft è diventata la prima software house della storia a valere più di 4.000 miliardi di dollari. Ma quel successo ha il prezzo di migliaia di stipendi evaporati. Altro che rivoluzione digitale: qui si gioca con la pelle delle persone.
I mestieri a rischio: addio alle professioni creative
Secondo uno studio della stessa Microsoft, non saranno i lavori manuali a sparire, ma quelli creativi e intellettuali. Nel mirino: interpreti, traduttori, storici, scrittori, giornalisti, programmatori, agenti di viaggio, dj, speaker radiofonici, artisti e grafici.
Tutto ciò che un tempo richiedeva cervello e fantasia ora è replicato da un algoritmo addestrato a velocità supersonica. È la beffa finale: ci avevano raccontato che le macchine ci avrebbero liberato dalle fatiche, invece ci stanno rubando l’immaginazione.
Intanto Nadella assicurava che “se ne andrà il lavoro noioso e resterà l’ambizione umana”. Oggi l’unica ambizione rimasta a molti dipendenti è trovare un nuovo impiego. Se esiste ancora.
Microsoft impone l’IA: usala o vattene
La verità è ancora più amara. A King, studio di videogame di proprietà Microsoft, i dipendenti raccontano che l’uso dell’IA era diventato obbligatorio. “L’obiettivo era arrivare al 70-80% di utilizzo quotidiano. Ora vogliono il 100%”, ha spiegato una fonte a mobilegamer.biz.
Poi, senza pietà, il 2 luglio sono arrivati i tagli: 200 licenziamenti. Il metodo? Una lista ordinata per stipendio: chi costava di più, fuori. Anni di esperienza, risultati ottenuti, fedeltà all’azienda: tutto cancellato con un colpo di mouse. La beffa finale? Alcuni dei licenziati sono stati riassunti di corsa perché il taglio era stato fatto “troppo in fretta”. Un gioco al massacro che dimostra quanto questa nuova rivoluzione sia tutt’altro che intelligente.
Nessuno è al sicuro: la fame di talenti IA
Nei corridoi di Redmond non si salva nessuno: Xbox, LinkedIn, legal, ricerca, vendite. Tutti colpiti. Parallelamente, però, le stesse aziende sono in caccia disperata di talenti IA, figure rare e strapagate, corteggiate a suon di milioni. Zuckerberg, si dice, ha offerto cifre folli ai dipendenti di OpenAI pur di strapparli a Microsoft.
Ma fino a quando? Quando gli algoritmi sapranno scrivere codice da soli, persino i guru dell’IA saranno superflui. La domanda che resta sospesa è spaventosa: quando l’IA diventerà capace di sostituire anche chi la sviluppa, chi resterà a lavorare?
Ecco la nuova normalità
Bilanci in crescita, persone in calo. L’IA, promessa come alleata dell’uomo, sta diventando la sua sostituta. Microsoft e Salesforce brindano ai miliardi, mentre migliaia di famiglie contano le perdite. È il prezzo della rivoluzione digitale, ed è salatissimo.
