Un miliardo per il reattore che alimenterà l’IA di Microsoft

Three Mile Island torna online per sfamare i data center: l’IA divora energia e gli USA riaccendono l’atomo

L’America rispolvera il nucleare e lo fa con un colpo da un miliardo di dollari, approvato dall’amministrazione Trump, per riportare in vita il reattore Unit 1 di Three Mile Island, lo stesso sito segnato dalla storia ma non lo stesso reattore dell’incidente del 1979. L’obiettivo? Alimentare l’espansione dell’intelligenza artificiale, le GPU divoratrici di corrente e i data center che sostengono la rivoluzione digitale. Nel quadro di un programma federale pensato per salvare infrastrutture energetiche esistenti e ridurre le emissioni, questa operazione diventa un simbolo del nuovo rapporto tra Stato e Big Tech: un mix di interesse industriale, necessità strategica e fame di elettroni.

Constellation Energy aveva già annunciato nel 2023 di voler riavviare l’impianto, spento nel 2019 perché sconfitto dal gas naturale sul piano dei costi. Ma ora la storia cambia: gli 835 megawatt della centrale saranno destinati interamente a Microsoft, grazie a un accordo ventennale che segna un nuovo livello di integrazione tra generazione nucleare e industria digitale. E se i dettagli economici restano riservati, gli analisti di Jefferies parlano di un prezzo tra 110 e 115 dollari per megawatt-ora, una cifra che “buca” l’attenzione e che nasce da un contesto molto diverso da quello delle rinnovabili tradizionali.

Altre notizie sullo stesso argomento:

La Francia rivoluziona il nucleare con i reattori Stellarator

Le IA consumano troppo, le Big Tech vogliono il nucleare

Nucleare, creato materiale “impossibile” che rivoluzionerà i reattori del futuro

Microsoft punta sulla centrale “rigenerata”

Secondo Jefferies, il prezzo stimato è più alto rispetto all’eolico o al solare, ma molto più basso rispetto alla costruzione di un reattore nuovo. E, soprattutto, offre ciò che alle rinnovabili ancora manca nella percezione delle Big Tech: una fonte stabile, 24/7, senza intermittenze, capace di sostenere l’impennata dei consumi dovuta a modelli sempre più grandi e affamati.

L’impianto sarà operativo entro il 2028 e richiederà un investimento complessivo di 1,6 miliardi di dollari. Three Mile Island diventa così non solo una centrale “resuscitata”, ma anche un simbolo della nuova frontiera energetica della Silicon Valley: quella in cui l’IA — non l’industria pesante — detta la legge della domanda elettrica. E mentre Microsoft sigla l’accordo più rumoroso, Meta non resta a guardare: la società ha già firmato un’intesa con Constellation per acquistare gli attributi di energia pulita di un impianto da 1,1 gigawatt in Illinois.

Insomma, Big Tech ha deciso di andare oltre i pannelli solari nei campus chic e i parchi eolici sponsorizzati. La priorità è la continuità del servizio: server sempre accesi, IA sempre attiva, processi di addestramento che non possono attendere un raggio di sole.

Perché proprio Three Mile Island?

La scelta dell’impianto richiama inevitabilmente la memoria del meltdown del 1979, ma la distinzione è fondamentale: il reattore coinvolto nell’incidente era Unit 2, non l’Unit 1 oggetto del riavvio. Il reattore destinato a Microsoft è stato fermato nel 2019 solo per ragioni economiche, non per problemi di sicurezza. È un passaggio che la stessa Constellation sottolinea con decisione, ricordando che “l’impianto rimane pienamente conforme alle normative federali”.

La riattivazione avviene inoltre in un contesto di crescente competizione energetica: oggi le rinnovabili dotate di accumulo utility-scale risultano ancor più competitive rispetto al nucleare riattivato. Eppure, nonostante la convenienza economica delle batterie, i grandi gruppi stanno scegliendo l’atomo per un motivo semplice: è stabile, prevedibile e soprattutto non è ostaggio del meteo.

L’offensiva federale sulle infrastrutture energetiche

Il sostegno al progetto non è un episodio isolato. Il Loan Programs Office ha già finanziato con 1,6 miliardi di dollari un enorme piano di ammodernamento di 5.000 miglia di linee elettriche, dimostrando che il governo USA considera l’energia un asset strategico — soprattutto quando alimenta data center e workload di machine learning. Three Mile Island rientra quindi in una strategia chiara: mantenere competitive le infrastrutture interne mentre le richieste energetiche dell’IA salgono verticalmente.

La domanda, però, resta sul tavolo: quanto è sostenibile, a lungo termine, un modello che richiede interi reattori nucleari dedicati a pochi campus digitali? Non è un dubbio ideologico, ma industriale. Le rinnovabili con storage costano meno. L’atomo costa di più. L’IA cresce più in fretta di qualunque previsione.

E in Europa? L’analisi degli esperti è chiara: qui il costo dell’energia è più alto, le normative più rigide e la valutazione della redditività a lungo termine molto più severa. Per questo il caso Microsoft–Three Mile Island è destinato a influenzare anche il dibattito regolatorio europeo.

Le grandi domande aperte del “nucleare per l’Ia”

Il quadro che emerge non è un manifesto pro-nucleare né un atto d’accusa. È la fotografia di una transizione: l’energia del passato sta tornando per alimentare la tecnologia del futuro. L’IA richiede potenza. Le big tech cercano soluzioni rapide. Il governo americano vuole infrastrutture stabili. Tutte esigenze che si incrociano in un punto: la centrale che, per un’intera generazione, era sinonimo di paura. Microsoft, dalla sua, sceglie un reattore garantito e già esistente. E il resto del mondo osserva.

Link utili:

US loans Constellation $1 billion for Three Mile Island reactor reboot | Reuters

Energy Department loans $1B to help restart nuclear reactor on Three Mile Island | AP News

Correlati