Indice
- 1 Un’indagine condotta in tredici Paesi evidenzia la presenza combinata di diverse sostanze fitosanitarie. Sotto la lente anche campioni raccolti in Italia
- 2 Come sono stati raccolti e analizzati i campioni
- 3 Residui multipli e sistema dei limiti UE
- 4 PFAS nei campioni e autorizzazioni 1107/2009
- 5 Candidates for Substitution e uso ancora diffuso
- 6 Neurotossicità e criteri di classificazione
- 7 Italia: campioni in Val Venosta e risultati
- 8 Rischio cumulativo e obblighi del 396/2005
- 9 Baby food: la soglia 2016/127 e il confronto
- 10 Uso sostenibile e Direttiva 2009/128/CE
- 11 Governance UE tra autorizzazioni, residui e metodo
Un’indagine condotta in tredici Paesi evidenzia la presenza combinata di diverse sostanze fitosanitarie. Sotto la lente anche campioni raccolti in Italia
Il detto “una mela al giorno leva il medico di torno” attraversa generazioni e riassume un’idea di alimentazione semplice e benefica. La mela incarna equilibrio nutrizionale, accessibilità e salute quotidiana. Il report pubblicato nel gennaio 2026 da Pesticide Action Network Europe, Pesticide cocktails, PFAS and neurotoxins in most European apples, inserisce questa immagine nel contesto della melicoltura intensiva europea e del ricorso a trattamenti fitosanitari durante il ciclo colturale. Nel documento sono riportati risultati relativi a campioni acquistati nel settembre 2025 in 13 Paesi europei; i dati descrivono la presenza elevata di residui e la ricorrenza di combinazioni multiple. La discussione, come impostata dal report, riguarda la struttura dell’esposizione alimentare e l’adeguatezza degli strumenti regolatori.
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Come sono stati raccolti e analizzati i campioni
Tra il 1° e il 20 settembre 2025 sono stati acquistati 59 campioni di mele in Belgio, Croazia, Cechia, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Svizzera. Ogni campione comprendeva almeno 500 grammi di frutti della stessa varietà e provenienza dichiarata.
Le analisi sono state eseguite in un laboratorio secondo metodologie DIN EN 15662 e §64 LFGB L00.00-115, con un’incertezza dichiarata del ±50%. Il report considera esclusivamente risultati superiori al limite di quantificazione (LOQ), in genere compreso tra 5 e 10 μg/kg. Questo perimetro metodologico restringe l’attenzione a residui misurabili secondo criteri dichiarati e comparabili, evitando che nel conteggio rientrino risultati prossimi ai limiti strumentali.
Residui multipli e sistema dei limiti UE
Nel campione complessivo, il 93% dei campioni conteneva almeno un pesticida; l’85% presentava più sostanze attive contemporaneamente. In diversi casi sono stati rilevati fino a 7 residui nello stesso campione; la media europea si attestava intorno a 3.
Il quadro dei limiti massimi di residuo (MRL) è disciplinato dal Regolamento (CE) 396/2005, che definisce soglie per singola sostanza sulla base di valutazioni tossicologiche e dati di esposizione alimentare. Questo impianto, per costruzione, lavora “molecola per molecola”. I risultati riportati da PAN Europe fotografano invece un alimento in cui la compresenza di più residui costituisce una condizione frequente.
Da qui la questione centrale posta dal documento: la valutazione del rischio cumulativo e la capacità del sistema europeo di tradurre l’esposizione reale in criteri di controllo adeguati.
PFAS nei campioni e autorizzazioni 1107/2009
Nel 64% dei campioni presentavano pesticidi classificati dal report come PFAS; nel complesso sono state identificate 8 molecole diverse tra i Paesi analizzati. Il documento richiama le caratteristiche di persistenza associate a questa famiglia di sostanze e segnala che alcune molecole possono degradare in acido trifluoroacetico (TFA), metabolita descritto come mobile e persistente nei comparti ambientali.
Nel quadro normativo, il Regolamento (CE) 1107/2009 disciplina l’approvazione delle sostanze attive e richiede valutazioni su salute umana e ambiente, includendo profili di degradazione e metaboliti. La presenza di residui PFAS viene collocata dentro il perimetro delle autorizzazioni e dei criteri vigenti.
Candidates for Substitution e uso ancora diffuso
Il 71% delle mele analizzate conteneva pesticidi classificati come Candidates for Substitution.
La categoria è prevista dal Regolamento (CE) 1107/2009 per sostanze con profili tossicologici più critici, per le quali gli Stati membri applicano una valutazione comparativa che considera alternative tecniche disponibili.
Il report interpreta la diffusione di questi residui come un indicatore della continuità d’uso di molecole soggette a un meccanismo di sostituzione condizionata. La variabilità dell’applicazione dipende da decisioni nazionali, contesto fitosanitario, alternative agronomiche e criteri amministrativi, in un sistema in cui l’approvazione europea della sostanza attiva convive con l’autorizzazione nazionale dei prodotti fitosanitari.
Neurotossicità e criteri di classificazione
Nel 36% dei campioni analizzati era presente almeno un pesticida classificato dal report come neurotossico, sulla base delle categorie richiamate nel documento. La classificazione si basa su evidenze sperimentali relative a sviluppo del sistema nervoso, neurotossicità acuta o alterazioni comportamentali in modelli animali.
Nel sistema di valutazione, ADI (Acceptable Daily Intake) e ARfD (Acute Reference Dose) vengono determinati per singola sostanza e guidano la definizione dei limiti e delle valutazioni di rischio. Il report colloca questi risultati nel tema più ampio dell’esposizione combinata, che coinvolge sia la costruzione dei gruppi cumulativi sia l’aggiornamento dei parametri di riferimento, soprattutto quando nel consumo reale coesistono residui differenti nello stesso alimento.
Italia: campioni in Val Venosta e risultati
Dei 59 campioni complessivi analizzati a livello europeo, cinque provenivano dall’Italia, acquistati in Val Venosta, in Alto Adige. Ogni campione, come specificato nel report, era costituito da almeno 500 grammi di mele della stessa varietà e origine dichiarata, e non da un singolo frutto. Nei cinque campioni italiani esaminati, quattro (80%) contenevano residui di pesticidi. Nei campioni risultati positivi erano presenti anche sostanze appartenenti alla famiglia dei PFAS e molecole classificate come Candidates for Substitution.
Nel gruppo italiano non sono stati rilevati pesticidi neurotossici. Il dato riguarda esclusivamente i campioni inclusi nell’indagine e non rappresenta un’estensione statistica all’intera produzione nazionale.
Rischio cumulativo e obblighi del 396/2005
Il Regolamento (CE) 396/2005 prevede lo sviluppo di metodologie per la valutazione dell’esposizione cumulativa a pesticidi con meccanismi d’azione simili. Nel report i ricercatori hanno richiamato il ruolo dell’EFSA nello sviluppo di approcci basati su gruppi di valutazione cumulativa (CAG) e sull’additività per specifici endpoint.
Il passaggio metodologico rilevante riguarda l’allineamento tra ciò che viene misurato negli alimenti e ciò che viene effettivamente regolato: residui multipli frequenti da un lato, limiti individuali e cumulativi in evoluzione dall’altro. In questo spazio si colloca la tensione istituzionale: la velocità di aggiornamento delle metodologie, la disponibilità di dati comparabili e la traduzione in procedure operative che incidono su autorizzazioni, rinnovi e revoche.
Baby food: la soglia 2016/127 e il confronto
Il Regolamento (UE) 2016/127 stabilisce, per alimenti destinati a lattanti e bambini nella prima infanzia, un limite di 0,01 mg/kg per pesticida.
Secondo i dati, se i campioni analizzati fossero stati destinati a prodotti per questa fascia, il 93% avrebbe superato tale soglia; in alcuni casi i residui rilevati raggiungevano valori fino a 600 volte superiori al limite indicato per il baby food.
Il confronto mette in evidenza la coesistenza di standard differenziati all’interno del sistema europeo: una soglia molto bassa per prodotti destinati alla prima infanzia e un impianto basato su MRL specifici per la frutta fresca destinata al consumo generale, definiti dal Regolamento (CE) 396/2005.
Uso sostenibile e Direttiva 2009/128/CE
La Direttiva 2009/128/CE sull’uso sostenibile dei pesticidi prevede piani d’azione nazionali e promuove la gestione integrata dei parassiti, con l’obiettivo di ridurre rischi e impatti su salute e ambiente.
Il report inserisce i risultati sulle mele nel contesto di una coltura ad alta intensità di trattamento, anche in relazione a resa, standard di qualità e conservabilità richiesti dalle filiere commerciali. La riduzione dell’impiego di sostanze attive implica innovazioni agronomiche, investimenti, gestione fitosanitaria e criteri di mercato, con ricadute concrete sulla catena produttiva.
Governance UE tra autorizzazioni, residui e metodo
I dati riportati da PAN Europe delineano una configurazione diffusa nei campioni analizzati: residui presenti nella maggioranza dei casi, combinazioni multiple frequenti, presenza significativa di PFAS e incidenza elevata di sostanze candidate alla sostituzione.
Il punto di attrito istituzionale risiede nella capacità del sistema europeo di far convergere tre livelli: autorizzazione delle sostanze attive e dei prodotti (Reg. 1107/2009), controllo dei residui negli alimenti (Reg. 396/2005) e politiche di riduzione dell’uso (Dir. 2009/128/CE), mentre la metodologia cumulativa resta in sviluppo e richiede dati omogenei e aggiornamenti procedurali. In questa cornice si colloca il dibattito sull’adeguamento degli strumenti scientifici e amministrativi rispetto a un’esposizione alimentare che, per struttura, avviene spesso come miscela.
A cura della Redazione GTNews
Link utili:
Report_Pesticide cocktails, PFAS and neurotoxins in most European apples_29012026.pdf
