Un’analisi su oltre un secolo di studi smonta la leggenda della creatività dei mancini: ecco cosa ha scoperto davvero la scienza
Leonardo da Vinci, Jimi Hendrix, M.C. Escher: tre icone del genio creativo e, guarda caso, tutti mancini. È anche grazie a esempi come questi che si è radicata nell’immaginario collettivo la convinzione che chi scrive con la sinistra sia anche naturalmente più creativo. Ma nonostante l’idea sia affascinante e diffusa, non trova riscontro nei dati scientifici. Una nuova ricerca dell’Università di Cornell ha analizzato più di cento anni di letteratura scientifica sul tema, arrivando a una conclusione netta: non esiste alcun vantaggio creativo nei mancini, se non in poche e specifiche discipline. Anzi, secondo i dati raccolti, in molti campi altamente creativi i destrimani sarebbero persino più rappresentati. Lo studio, pubblicato sulla rivista Psychonomic Bulletin & Review, è stato coordinato da Daniel Casasanto, psicologo cognitivo e docente presso Cornell. Assieme al team del laboratorio di Esperienza e Cognizione, ha confrontato centinaia di pubblicazioni per fare chiarezza su una leggenda che affonda le radici in pregiudizi, aneddoti e un pizzico di statistica mal interpretata.
Il mito dei mancini creativi è senza fondamento
I ricercatori hanno condotto una meta-analisi approfondita su quasi 1.000 studi pubblicati dal 1900 in poi, concentrandosi su quelli che indagavano il legame tra lateralità e pensiero divergente, ovvero la capacità di trovare soluzioni originali in poco tempo. Dopo aver escluso gli studi con dati incompleti o campioni non rappresentativi (in molti casi composti solo da destrimani), sono rimasti 17 studi validi, con quasi 50 indicatori statistici.
Il risultato? Le tre prove di laboratorio più comuni sul pensiero creativo non mostrano alcun vantaggio per i mancini. In alcuni casi, i destrimani hanno ottenuto punteggi leggermente superiori. “I dati non confermano in alcun modo che i mancini siano più creativi”, ha affermato Casasanto. “Al contrario, in alcune situazioni i destrimani sembrano avere la meglio.” Anche nei settori professionali dove la creatività è centrale, come scienza e matematica, i mancini sono significativamente meno presenti rispetto ai destrimani.
Arte e musica, le eccezioni che alimentano il mito
È vero che i mancini risultano più rappresentati tra artisti e musicisti, due settori in cui l’espressione personale e l’uso delle mani sono predominanti. Tuttavia, quando si passa ad altri ambiti tradizionalmente associati alla creatività, come l’architettura, questa sovrarappresentazione scompare. Per verificare con maggiore precisione la distribuzione dei mancini nei mestieri creativi, i ricercatori hanno rielaborato un ampio dataset basato su indagini del governo statunitense, che includeva oltre 12.000 lavoratori distribuiti su più di 770 professioni. Le occupazioni sono state classificate in base al grado di originalità e ragionamento induttivo richiesto. Risultato sorprendente: nelle professioni più creative, i mancini erano meno numerosi rispetto ai destrimani o agli ambidestri.
Cervello, creatività e sinistra: un’ipotesi interessante ma non provata
Uno dei motivi per cui i mancini sono stati a lungo considerati più creativi riguarda la funzionalità cerebrale. Il pensiero divergente, infatti, sembra coinvolgere soprattutto l’emisfero destro del cervello, che controlla il lato sinistro del corpo. Alcuni studi avevano evidenziato che stringere una pallina con la mano sinistra poteva attivare aree cerebrali legate alla creatività. Da qui, l’ipotesi che usare spesso la sinistra, come fanno i mancini, potesse stimolare più frequentemente quei circuiti. Tuttavia, questo meccanismo non si è tradotto in un vantaggio stabile o significativo. Casasanto spiega che “se davvero i mancini attivassero ogni giorno le aree creative solo usando una penna o un pennello, allora i dati avrebbero dovuto mostrarlo. E invece no”. Quella dell’esperimento involontario quotidiano, seppur suggestiva, rimane una teoria priva di prove solide.
Da dove nasce allora questo mito così resistente?
Il fascino del “mancino geniale” potrebbe derivare da una serie di errori cognitivi comuni e da generalizzazioni statistiche. Per esempio, è facile pensare che due caratteristiche rare, essere mancino e geniale, siano collegate solo perché coesistono in alcuni casi celebri. Un’altra ipotesi, secondo Casasanto, riguarda la cosiddetta “eccezionalità mancina”: se sei diverso nella scrittura, potresti esserlo anche nel pensiero.
Inoltre, il legame tra arte e disturbi mentali contribuisce a rafforzare l’idea del genio tormentato. I mancini, più presenti nel mondo dell’arte, mostrano tassi superiori di depressione e schizofrenia. Questo potrebbe aver alimentato il mito dell’artista “torturato”, che unisce creatività, sofferenza e lateralità atipica. “Si tratta di un classico esempio di cherry picking statistico”, conclude Casasanto. “Si citano solo due settori in cui i mancini sono numerosi, arte e musica, e si ignora tutto il resto. Ma appena allarghiamo l’analisi, il presunto vantaggio sparisce”.
