La piattaforma di Optimal Transit sfrutta il gradiente termico oceanico e punta a fornire 40 MW alla costa, acqua dolce per 150.000 persone e 60 MW per il calcolo AI
A cura di Roberto Zonca
LA NOTIZIA IN BREVE – La statunitense Optimal Transit sta progettando Kraaken, una grande piattaforma galleggiante che dovrebbe sfruttare la differenza di temperatura tra le acque superficiali e quelle profonde dell’oceano per produrre elettricità senza bruciare carburante. Nella configurazione VITAL da 100 MW, 40 MW sarebbero inviati alla costa, mentre gli altri 60 alimenterebbero un data center dedicato all’intelligenza artificiale. A bordo troverebbe posto anche un impianto di desalinizzazione capace, secondo l’azienda, di ottenere quasi 30 milioni di litri di acqua dolce al giorno, sufficienti per circa 150.000 persone. Il progetto punta soprattutto a isole e aree costiere dove costruire nuove infrastrutture energetiche e idriche è complesso o costoso. Ma i numeri restano, per ora, obiettivi industriali: Kraaken da 100 MW non è ancora stata costruita né collaudata in mare.

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L’APPROFONDIMENTO – Nelle leggende del Nord Europa il Kraken emergeva dagli abissi per trascinare le navi verso il fondo. Kraaken, con una “a” in più, nasce invece con l’idea di sfruttare proprio le profondità dell’oceano per tenere in vita una nave molto particolare: una piattaforma capace, almeno secondo il progetto della statunitense Optimal Transit, di produrre 100 MW di elettricità, ricavare quasi 30 milioni di litri di acqua dolce al giorno e alimentare un grande data center dedicato all’intelligenza artificiale.
Il cuore del sistema sta nella differenza di temperatura tra l’acqua calda vicina alla superficie e quella molto più fredda che si trova in profondità. Da questo gradiente termico Optimal Transit vuole ricavare l’energia necessaria per far funzionare l’intera piattaforma senza bruciare carburante per la generazione elettrica. Dei 100 MW annunciati, 40 dovrebbero raggiungere la costa, mentre gli altri 60 resterebbero a bordo per server e sistemi di calcolo.
La configurazione, chiamata VITAL 100 MW Kraaken e presentata l’11 agosto 2026, riunisce così nello stesso impianto una centrale, un sistema di desalinizzazione e un data center. È una combinazione pensata soprattutto per isole e territori costieri dove costruire nuove reti energetiche e idriche può risultare costoso o complicato.
I numeri sono quelli che inevitabilmente attirano l’attenzione, ma c’è una precisazione importante da fare: quelli descritti sono obiettivi progettuali e la Kraaken da 100 MW non è ancora stata costruita né collaudata in mare.
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Quaranta megawatt alla costa, sessanta ai server
Optimal Transit aveva già sviluppato Kraaken come una famiglia di data center galleggianti da 10, 20, 50 e 100 MW. Con la versione VITAL una parte importante dell’energia prodotta lascia invece la piattaforma e raggiunge la rete elettrica terrestre. Nel modello da 100 MW, la società destina 40 MW alla costa, una quantità che nelle sue stime potrebbe coprire il fabbisogno di circa 32.000 abitazioni. I restanti 60 MW servirebbero ad alimentare i server installati a bordo, con particolare attenzione ai carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.
A questo si aggiunge la produzione di acqua potabile. Optimal Transit parla di 7,9 milioni di galloni al giorno, poco meno di 30 milioni di litri, ottenuti attraverso un sistema di desalinizzazione sotto vuoto. L’azienda considera questa quantità sufficiente per circa 150.000 persone.
La piattaforma nascerebbe quindi con tre funzioni distinte: fornire elettricità, produrre acqua dolce e ospitare capacità di calcolo.
Per una singola unità da 100 MW Optimal Transit indica un investimento di circa 587 milioni di dollari. Secondo la società, costruire separatamente sulla terraferma una centrale, un dissalatore e un data center equivalenti richiederebbe tra 750 milioni e 1,33 miliardi.
È un confronto che aiuta a capire il modello economico immaginato dall’azienda, ma arriva dallo stesso soggetto che sviluppa e promuove Kraaken. Solo analisi indipendenti potranno stabilire se il vantaggio economico rimarrà tale anche dopo aver considerato costruzione, manutenzione, infrastrutture costiere e costi operativi.
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L’oceano come serbatoio di energia termica
Il principio fisico utilizzato da Kraaken è noto ormai da decenni. Si chiama Ocean Thermal Energy Conversion, OTEC, e sfrutta la differenza di temperatura tra gli strati superficiali e quelli profondi dell’oceano. Nelle regioni tropicali il Sole può portare l’acqua superficiale oltre i 25 °C, mentre a grande profondità la temperatura scende verso i 4-5 °C. Un impianto OTEC utilizza questo salto termico per far funzionare un ciclo energetico.
In un sistema a circuito chiuso, l’acqua calda trasferisce calore a un fluido che evapora a bassa temperatura. Il vapore aziona una turbina; successivamente l’acqua fredda proveniente dalle profondità marine lo raffredda e permette al fluido di tornare allo stato liquido.
La U.S. Energy Information Administration indica generalmente in circa 20 °C la differenza di temperatura necessaria per ottenere condizioni favorevoli, motivo per cui l’OTEC trova il suo terreno naturale soprattutto nelle fasce tropicali.
Optimal Transit afferma di aver modificato questo schema attraverso una tecnologia proprietaria chiamata Digital Ocean Thermal, DOT. Nei diagrammi pubblicati dall’azienda compaiono acqua superficiale intorno ai 25 °C, acqua profonda sui 5 °C e il recupero del calore prodotto dal data center.
I server consumano elettricità e trasformano buona parte dell’energia assorbita in calore. Recuperarne una quota, invece di disperderla, può aiutare il ciclo termico e migliorare il bilancio complessivo dell’impianto. Quanto questo contributo incida davvero sulle prestazioni del DOT è però uno degli aspetti che i futuri test dovranno quantificare.
Il vero ostacolo dei 100 MW è l’efficienza
La quantità di calore immagazzinata negli oceani è enorme. Il problema sta nel trasformarla in lavoro utile partendo da una differenza di temperatura relativamente piccola. Con acqua a 25 °C da una parte e a 5 °C dall’altra, persino una macchina termica ideale avrebbe un rendimento massimo teorico inferiore al 7%. Un impianto reale deve poi sottrarre le perdite e l’energia utilizzata da pompe, scambiatori, sistemi di controllo e altre apparecchiature.
Questo rende necessarie portate d’acqua molto elevate. Ocean Energy Systems indica per un impianto OTEC convenzionale un ordine di grandezza di 2,5-3 metri cubi al secondo di acqua fredda per ogni megawatt netto prodotto. Quando la potenza sale verso decine o centinaia di megawatt, la quantità d’acqua da movimentare raggiunge valori enormi, ai quali bisogna aggiungere il circuito dell’acqua superficiale.
Le dimensioni delle condotte diventano allora uno dei principali problemi ingegneristici. Devono raggiungere acque profonde, resistere alle correnti e alle sollecitazioni meccaniche, limitare corrosione e crescita biologica e, soprattutto, non richiedere per il pompaggio una quota eccessiva dell’elettricità prodotta.
Nella storia dell’OTEC le grandi condotte di acqua fredda hanno rappresentato più volte un punto critico. Optimal Transit sostiene che il sistema DOT possa ridurre sia le dimensioni delle tubazioni sia l’energia necessaria alle pompe. Se i test confermassero queste prestazioni, il vantaggio avrebbe un peso concreto sull’economia dell’intero progetto. Al momento, però, manca ancora una dimostrazione su una piattaforma Kraaken operativa.
Dai 105 kilowatt delle Hawaii ai 100 megawatt annunciati
L’OTEC ha già dimostrato di poter produrre elettricità. Alle Hawaii, per esempio, ricercatori e aziende sperimentano questa tecnologia da diversi decenni. La EIA cita tra i progetti realizzati un sistema da 250 kW utilizzato negli anni Novanta e un impianto da 105 kW entrato in funzione nel 2015. Il salto verso i 100 MW di Kraaken è enorme. Tra 105 kW e 100 MW corre quasi un fattore mille, e aumentare la scala non significa semplicemente moltiplicare le dimensioni dei componenti già sperimentati.
Crescono le portate, le tubazioni, le sollecitazioni sulla struttura, i problemi di manutenzione e i costi. Anche questa difficoltà ha contribuito a mantenere l’OTEC ai margini dello sviluppo commerciale, mentre fotovoltaico ed eolico conquistavano quote sempre maggiori nella produzione elettrica.
Optimal Transit prova ad affrontare il problema economico facendo lavorare la stessa infrastruttura su più fronti. L’elettricità rappresenterebbe soltanto una delle fonti di ricavo: a bordo ci sarebbero anche un impianto per l’acqua potabile e un grande centro di elaborazione dati.
È forse questo l’elemento industrialmente più interessante di Kraaken. Se i tre servizi riuscissero davvero a condividere in modo efficiente la stessa infrastruttura, il costo della piattaforma potrebbe distribuirsi su attività diverse.
Quasi 30 milioni di litri d’acqua ogni giorno
La desalinizzazione si inserisce bene in un sistema che già lavora con differenze di temperatura e pressioni controllate. Riducendo la pressione, l’acqua evapora a temperature molto inferiori ai normali 100 °C. Applicando il processo all’acqua marina, i sali rimangono nel liquido mentre il vapore può condensare e formare acqua dolce.
Optimal Transit prevede un sistema di evaporazione rapida sotto vuoto e indica una produzione vicina ai 30 milioni di litri ogni 24 ore. Rapportata alle 150.000 persone citate dall’azienda, equivale a circa 200 litri al giorno per abitante.
Naturalmente una rete idrica non funziona dividendo semplicemente la produzione per il numero degli abitanti. Bisogna considerare perdite, attività produttive, servizi pubblici, stoccaggio e variazioni stagionali del consumo. La scala annunciata resta comunque rilevante.
Per molte isole, dove oggi produrre acqua dolce significa già utilizzare grandi quantità di energia, una struttura capace di fornire contemporaneamente elettricità e acqua avrebbe un vantaggio evidente. La convenienza reale dipenderà però dal rendimento dell’intero sistema e dai costi necessari per portare entrambi i servizi dalla nave alla costa.
Una centrale che può lasciare la costa prima della tempesta
Una piattaforma offshore deve convivere con condizioni marine che possono cambiare rapidamente, soprattutto nelle zone tropicali più esposte agli uragani. Optimal Transit ha scelto per Kraaken una configurazione SWATH, Small Waterplane Area Twin Hull, con due scafi immersi progettati per limitare il movimento provocato dalle onde. La società prevede anche sistemi di ormeggio e collegamenti verso terra che possano essere sganciati in caso di emergenza.
La piattaforma, secondo il progetto, potrebbe interrompere i collegamenti con la costa e allontanarsi prima dell’arrivo di una tempesta particolarmente violenta. La velocità massima dichiarata è di circa 16 nodi, poco meno di 30 chilometri orari.
La possibilità di spostare una centrale rappresenta un vantaggio rispetto a un’infrastruttura fissa, ma introduce anche nuovi problemi. Kraaken dovrebbe gestire cavi elettrici ad alta potenza, fibra ottica, condotte idriche e sistemi di ormeggio pensati per essere scollegati e poi ripristinati senza danneggiare gli impianti.
In una struttura che deve garantire corrente, acqua e servizi digitali, anche il tempo necessario per tornare operativa dopo una tempesta avrà un peso sulla disponibilità annuale dell’impianto.
Grandi portate d’acqua cambiano anche il rapporto con l’ambiente
Il funzionamento di una centrale termica oceanica richiede un continuo prelievo di acqua dagli strati superficiali e profondi. L’acqua che arriva dal fondo non è soltanto più fredda. Contiene anche concentrazioni di nutrienti diverse rispetto a quella presente vicino alla superficie. Il punto in cui l’impianto la restituisce al mare, la temperatura dello scarico e la quantità movimentata possono quindi influenzare localmente l’ambiente.
A questo si aggiunge il biofouling, cioè la crescita di organismi sulle superfici sommerse e all’interno delle condotte, un problema ben conosciuto negli impianti marini. Sono aspetti che la tecnologia OTEC affronta da tempo e che richiederanno, anche per Kraaken, studi oceanografici, una progettazione accurata delle prese e degli scarichi e monitoraggi durante l’esercizio.
Per la stessa ragione l’espressione “zero emissioni” utilizzata nella comunicazione del progetto va ridimensionata e circoscritta. Kraaken punta a produrre elettricità senza combustione di carburanti fossili a bordo. La costruzione della piattaforma, la manutenzione e le interazioni con l’ecosistema marino appartengono invece a una valutazione ambientale più ampia.
La roadmap pubblicata da Optimal Transit mostra lo stato di avanzamento del progetto. Nel luglio 2026 la società spiegava che i capitali raccolti attraverso un round Series A avrebbero finanziato nei nove mesi successivi il completamento dei disegni ingegneristici delle versioni da 20 e 100 MW e la validazione del DOT attraverso un digital twin, una replica digitale del sistema utilizzata per simulare il comportamento dell’impianto.
Un successivo finanziamento Series B, previsto nel 2027, dovrebbe accompagnare il passaggio verso la produzione. Per una piattaforma VITAL pronta all’impiego, Optimal Transit indica un orizzonte di circa tre anni. La società guarda già a una fase industriale nella quale potrebbe costruire fino a 20 unità da 100 MW all’anno. È una prospettiva molto lontana dal punto in cui si trova oggi Kraaken.
Prima vengono l’ingegnerizzazione, le certificazioni e i capitali. Poi la costruzione della prima nave. Infine arriveranno i dati che oggi mancano: quelli raccolti in condizioni reali di funzionamento.
Il dato decisivo saranno i megawatt netti
Optimal Transit immagina anche gruppi di cinque piattaforme, definiti Sovereign Power Park. Secondo le stime societarie, cinque Kraaken potrebbero inviare complessivamente 200 MW alla costa, produrre più di 150 milioni di litri d’acqua dolce al giorno e riservare 300 MW ai sistemi di calcolo. Per isole e territori con infrastrutture limitate è uno scenario facile da comprendere: invece di costruire separatamente una centrale, un grande dissalatore e un data center, una parte di questi servizi arriverebbe dal mare.
Il valore del progetto dipenderà però da un dato molto più semplice dei grandi numeri utilizzati nelle presentazioni. Bisognerà misurare quanta elettricità il DOT riesce realmente a produrre e sottrarre l’energia necessaria alle pompe, al raffreddamento, alla desalinizzazione, ai sistemi di bordo e a tutti gli altri servizi indispensabili per mantenere Kraaken in funzione.
Link e fonti
Documenti e risorse utilizzati per verificare i dati sul progetto Kraaken e approfondire il funzionamento dell’energia termica oceanica.
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Fonte primaria
VITAL 100 MW Kraaken
Presentazione ufficiale della configurazione VITAL da 100 MW: potenza destinata alla costa e al data center, produzione di acqua dolce, costo stimato e caratteristiche della piattaforma.
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Documentazione aziendale
Kraaken e tecnologia Digital Ocean Thermal
Documento con cui la società descrive l’architettura originaria di Kraaken, il sistema proprietario Digital Ocean Thermal (DOT), la roadmap industriale e gli obiettivi di sviluppo.
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Fonte istituzionale
Come funziona l’energia termica oceanica
La EIA spiega il principio dell’OTEC, che sfrutta la differenza di temperatura tra acqua superficiale e profonda, e indica un gradiente di circa 20 °C come riferimento per il processo.
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Approfondimento tecnico
Limiti e sfide tecnologiche dell’OTEC
Analisi delle principali difficoltà tecniche degli impianti OTEC: grandi portate di acqua marina, consumi di pompaggio, scambiatori di calore e condotte per il prelievo di acqua fredda in profondità.
Leggi l’analisi tecnica ↗
Note per i lettori
L’immagine usata per questo articolo è stata creata grazie all’utilizzo di un sistema di Intelligenza Artificiale

