L’IA taglierà i lavori manuali, l’avvertimento di Sap Italia

Tra promesse e timori, l’IA avanza, incontrollata. Per Carla Masperi la vera minaccia non è tuttavia la tecnologia, ma il Paese che rischia di arrivare impreparato

L’intelligenza artificiale continua a correre, ma il dibattito pubblico spesso rincorre i fantasmi sbagliati. C’è chi teme un’ondata di sostituzioni e chi invoca freni immediati. E poi c’è chi, come Carla Masperi, amministratore delegato di Sap Italia, prova a rimettere la conversazione sui binari giusti. Intervenendo alla terza edizione dell’evento “Intelligenza umana, supporto artificiale”, promosso da Adnkronos Q&A a Palazzo dell’Informazione a Roma, ha ricordato che l’IA è sì una tecnologia potentissima, ma richiede un Paese capace di capirla e governarla. “L’intelligenza artificiale è una tecnologia molto potente ma occorre capirne bene le potenzialità ma anche le condizioni per poterla usare pienamente”, ha spiegato. E poi ha aggiunto un concetto tanto scomodo quanto evidente: “L’Ia è destinata a eliminare le attività manuali, ma non è quello il problema”. Il punto reale, sostiene, è altrove: nel trovare un equilibrio tra innovazione, formazione e mercato del lavoro, senza produrre nuovo mismatch tra domanda e offerta.

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Agilità, shock esterni e aziende che cercano strumenti affidabili

Secondo Masperi, l’utilità dell’intelligenza artificiale non si discute, soprattutto in una fase economica segnata da volatilità, costi in aumento e tensioni geopolitiche. “Una delle parole chiave che ricorrono nelle conversazioni che noi facciamo con i nostri clienti è proprio quella di chiedere strumenti che possano aiutare a far fronte all’incertezza”, ha spiegato. Le aziende chiedono agilità, capacità di reagire, strumenti che anticipano situazioni critiche. Perché chi fa impresa oggi convive con shock continui e spesso imprevedibili.

Secondo la manager, l’IA può offrire molto: più resilienza, più capacità di analisi, più previsioni affidabili. Non è fantascienza, ma una richiesta concreta che arriva dai mercati, soprattutto da chi produce, distribuisce, esporta e deve prendere decisioni in tempo reale per non cadere fuori dai margini.

Supply chain sotto pressione: la sfida numero uno delle aziende

Il quadro diventa ancora più chiaro osservando i numeri raccolti da Sap. Masperi cita una recente indagine realizzata su 600 aziende italiane. Il risultato è netto: la sfida più dura resta la fragilità delle catene di approvvigionamento. “Il problema più grosso che emerge e a cui devono far fronte, la sfida più importante, è l’instabilità della supply chain”, ha spiegato. Un mix di pressioni che arriva da mercati imprevedibili, tensioni internazionali e variazioni della domanda impossibili da anticipare con i metodi tradizionali.

Tra geopolitica, domanda variabile e tecnologia che accelera

Questa instabilità nasce da fattori globali: cambiamenti politici, guerre commerciali, blocchi improvvisi sulle rotte, oscillazioni della domanda che piegano le previsioni. Secondo Masperi, è proprio qui che l’IA può trasformarsi in uno strumento cruciale: permette di individuare trend nascosti, simulare scenari, anticipare rotture improvvise della filiera.

Eppure, avverte la manager, nessuna tecnologia può funzionare senza competenze diffuse, scuole aggiornate, percorsi formativi che preparano ai nuovi lavori invece di proteggere quelli vecchi. Il rischio, oggi, è creare un Paese che ha gli strumenti ma non le persone giuste per usarli.

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