Tre morti, casi sospetti e un piano sanitario internazionale: alle autorità spetta ora gestire sbarco, controlli clinici e rientri protetti dei passeggeri
La Spagna ha dato il via libera allo sbarco della MV Hondius alle Isole Canarie, aprendo la fase più delicata del focolaio di hantavirus che ha già causato tre morti tra i passeggeri della nave da crociera specializzata in viaggi expedition. Dopo giorni trascorsi al largo di Capo Verde, la gestione entra ora dentro un sistema sanitario europeo fatto di ospedali, laboratori, ambulanze, controlli epidemiologici e coordinamento tra Stati. A bordo si trovano circa 150 persone di 23 nazionalità diverse. Il problema non riguarda soltanto la cura dei malati. Riguarda soprattutto il modo in cui far scendere, visitare, classificare e seguire tutti gli altri passeggeri senza disperdere il rischio sanitario lungo i rientri internazionali.
Il governo spagnolo ha accettato lo sbarco dopo una richiesta dell’Oms e dell’Unione europea. Le Canarie diventano così il punto in cui concentrare visite, ricoveri, tracciamento dei contatti e documentazione sanitaria. Ogni passeggero dovrà essere valutato prima di lasciare l’area portuale. Alcuni entreranno in un percorso ospedaliero. Altri partiranno con sorveglianza clinica prolungata. Altri ancora potranno rientrare con controlli più leggeri.
La scelta delle Canarie evita anche una dispersione immediata delle persone tra aeroporti e Paesi diversi. Una gestione frammentata avrebbe reso molto più difficile seguire i contatti stretti e ricostruire l’evoluzione del focolaio nelle settimane successive.
I dati dell’Argentina aggravano il quadro
Mentre la nave si prepara ad arrivare in territorio europeo, dall’Argentina arrivano dati che rafforzano l’ipotesi di un contagio avvenuto prima dell’imbarco. Il ministero della Salute argentino ha confermato che l’attuale stagione epidemiologica mostra una diffusione dell’hantavirus superiore agli anni precedenti e soprattutto “al di sopra della soglia di epidemia”. Secondo l’ultimo bollettino nazionale, dall’inizio della stagione 2025-2026, iniziata lo scorso luglio, il Paese ha registrato 101 casi e 32 decessi, con una letalità del 31,7%.
Il dato colpisce anche per il confronto con gli anni precedenti. I casi erano stati 57 nella stagione 2024-2025, 75 nel 2023-2024, 63 nel 2022-2023, 43 nel 2021-2022 e 54 nel 2020-2021.
A due mesi dalla chiusura della stagione epidemiologica, la crescita appare netta.
Il ceppo Andes e il contagio tra persone
L’Oms ritiene probabile che il virus sia entrato sulla Hondius attraverso passeggeri già esposti in Sudamerica. La coppia olandese deceduta rappresenta il primo punto della ricostruzione epidemiologica. Il ceppo Andes viene osservato con attenzione perché, a differenza della maggior parte degli hantavirus, può trasmettersi tra persone che hanno avuto contatti molto stretti e prolungati.
Questo cambia il tipo di indagine. I medici non devono limitarsi a capire chi era sulla nave. Devono ricostruire chi ha dormito nella stessa cabina, chi ha assistito i malati, chi ha condiviso escursioni, pasti, trasferimenti e permanenze ravvicinate negli stessi ambienti chiusi. In una grande nave da crociera questa ricostruzione può diventare caotica. In una expedition cruise, invece, i gruppi sono più piccoli, le attività vengono svolte quasi sempre con le stesse persone e i rapporti tra equipaggio e passeggeri sono più frequenti. Questo permette di costruire una mappa dei contatti più precisa.
Le visite inizieranno appena scesi
Alle Canarie il personale sanitario dovrà controllare subito temperatura, respirazione, saturazione dell’ossigeno, pressione, sintomi gastrointestinali e condizioni generali di ogni persona a bordo.
Chi presenta difficoltà respiratoria o peggioramento clinico verrà trasferito immediatamente in ospedale. I casi più lievi resteranno invece sotto osservazione clinica. I contatti stretti dei pazienti confermati entreranno in un programma di monitoraggio più rigoroso, con controlli ripetuti e indicazioni precise per le settimane successive.
Ogni passeggero riceverà una documentazione sanitaria con esposizioni accertate, data dell’ultimo contatto a rischio, sintomi registrati, eventuali test effettuati e periodo di sorveglianza previsto.
Il monitoraggio deve continuare anche dopo il rientro nei Paesi di origine. Senza una scheda sanitaria comune, il rischio è perdere continuità tra il lavoro svolto alle Canarie e quello che dovranno fare i sistemi sanitari nazionali nelle settimane successive.
I sintomi possono peggiorare rapidamente
L’hantavirus può iniziare con sintomi molto simili a quelli influenzali. Febbre alta, forte stanchezza, dolori muscolari, nausea, vomito, diarrea e dolori addominali rappresentano la fase iniziale più comune. Nei casi più seri possono comparire tosse, affanno, dolore toracico e insufficienza respiratoria.
Ed è proprio qui che la situazione può cambiare. Una persona apparentemente stabile può peggiorare nel giro di poco tempo. Per questo i medici puntano soprattutto sulla rapidità di intervento e sulla sorveglianza prolungata dei contatti stretti.
La terapia resta di supporto
Gianni Rezza, professore di Igiene e Sanità pubblica all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha spiegato all’ANSA che per l’hantavirus «la terapia è solo di supporto».
Nei casi gravi servono ossigeno, ventilazione assistita, terapia intensiva e intubazione. Gli antivirali studiati finora, compresa la ribavirina, non hanno ancora prodotto evidenze considerate sufficienti per una raccomandazione clinica forte. E ciò rende fondamentale la velocità dei trasferimenti. La scelta delle Canarie risponde anche a questo problema. Un paziente che sviluppa insufficienza respiratoria deve raggiungere rapidamente una struttura attrezzata. Nave, porto, ambulanza e ospedale devono funzionare come una sola catena operativa.
La quarantena generalizzata perde forza
Le autorità sanitarie stanno orientando la gestione verso una sorveglianza mirata dei contatti reali, più che verso un blocco indistinto di tutti i passeggeri. Rezza ha spiegato che la quarantena generalizzata non viene considerata la misura più utile per un virus con questa modalità di trasmissione.
La strategia punta invece su:
- identificazione dei contatti stretti
- monitoraggio clinico prolungato
- autoisolamento in caso di sintomi
- comunicazione immediata con le autorità sanitarie
Anche la nave finirà sotto controllo
La Hondius dovrà essere verificata anche dal punto di vista ambientale. Gli hantavirus si associano spesso a materiali contaminati da roditori infetti, soprattutto urine, saliva e feci. Cabine, cucine, magazzini, infermeria, aree tecniche e sistemi di gestione dei rifiuti verranno sottoposti a controlli e sanificazione. L’ipotesi principale resta quella di un contagio avvenuto prima dell’imbarco, ma il controllo della nave serve a escludere qualsiasi altra fonte di esposizione.
Una expedition cruise attraversa aree remote, utilizza materiali differenti rispetto alle normali crociere e affronta viaggi lunghi in ambienti complessi. Anche le procedure di bordo entreranno probabilmente nella verifica finale.
La pressione psicologica sui passeggeri
Jake Rosmarin, travel blogger presente a bordo, ha scritto sui social: «Non siamo solo una storia, siamo persone con famiglie che ci aspettano. Tutto ciò che vogliamo è sentirci al sicuro e tornare a casa».
La frase racconta il clima sulla nave. Passeggeri chiusi per giorni, informazioni che cambiano rapidamente, paura di sintomi improvvisi, incertezza sui tempi di rientro e attenzione mediatica internazionale.
Anche la comunicazione diventa fondamentale per la corretta gestione sanitaria. Ogni persona deve ricevere istruzioni semplici:
- quali sintomi controllare
- per quanto tempo
- chi contattare
- come comportarsi in caso di febbre o difficoltà respiratoria
Informazioni confuse o incomplete rischiano di compromettere anche il miglior protocollo sanitario.
Perché sono state scelte le Canarie
Le autorità avevano davanti tre possibilità. Lasciare la nave ancora al largo di Capo Verde. Autorizzare rientri immediati nei vari Paesi. Oppure concentrare tutto in un porto sanitario europeo attrezzato.
E proprio la terza opzione sembra offrire le condizioni migliori. Le Canarie offrono ospedali, collegamenti internazionali, capacità di evacuazione medica e coordinamento con le autorità europee. Permettono anche di effettuare un triage unico prima della dispersione dei passeggeri.
L’Ecdc considera molto basso il rischio per la popolazione generale europea, ma mantiene alta l’attenzione sui contatti stretti e sulle persone esposte direttamente ai casi sospetti o confermati.
La gestione continuerà dopo il rientro
Il lavoro sanitario non finirà con lo sbarco. I servizi sanitari dei Paesi coinvolti dovranno continuare il monitoraggio dei propri cittadini o residenti rientrati dalla Hondius. I contatti stretti potrebbero essere richiamati periodicamente durante il periodo di incubazione.
La continuità tra Stati sarà decisiva. Ogni sistema sanitario dovrà ricevere dati chiari e uniformi:
- livello di esposizione
- sintomi presenti
- data dell’ultimo contatto a rischio
- durata prevista della sorveglianza
L’emergenza è dunque ancora lontano dal poter esser considerata chiusa.
A cura della Redazione GTNews
